mercoledì 25 aprile 2012

ABBIAMO BISOGNO DI DISINFESTAZIONE


di GILBERTO ONETO
25 aprile, giorno della liberazione. Da chi? Da cosa? Le comunità padane non sono affatto libere e festeggeranno solo quando lo saranno davvero.
Oggi sono oppresse dall’Italia e dall’Europa ma sono due padani doc i personaggi che  meglio (o peggio) di altri riescono a rappresentare la situazione di sudditanza:  il capo del governo e il capo dell’opposizione, il vertice dell’esecutivo che rapina i padani e il capo supremo di chi fa finta di opporsi,  quello che prosciuga le risorse e quello che ruba le speranze.
Mario Monti è lo sceriffo di Nottingham che si inventa ogni giorno nuove tasse e balzelli, è quello che manda gli esattori a togliere il pane alla povera gente. Umberto Bossi dice di fare il Robin Hood ma in realtà tiene bordone ai gabellieri, si circonda di gente che appena può arraffa di suo ma – soprattutto – impedisce a chi voglia opporsi davvero alla rapina di farlo. É il Tecoppa di Gemonio.
Vivono entrambi una situazione di monopolio e di strapotere.
Pur senza alcuna legittimazione popolare, Monti gode di una maggioranza parlamentare bulgara, come non esisteva dai tempi di Mussolini ma – a differenza del Duce – non prende decisioni di nessun genere, riesce solo a inventarsi tasse, tasse, tasse e tasse.
Bossi è diventato di fatto l’unico referente dell’autonomismo e dell’indipendentismo padano, ha fatto fuori tutti i concorrenti e si è inventato una serie di catenacci che impediscono ad altri di prenderne il posto o anche solo di fargli concorrenza.  Non fa opposizione padanista ma impedisce a tutti gli altri di provarci, è un tappo ma anche una garanzia per lo Stato italiano che tutto resti così com’è. Strepita, urla ma non combina un tubo, tiene in frigorifero i voti e il malessere della sua gente. È la vera “guardia bianca” del regime.
Alleati nella conservazione, i due non potrebbero però essere più diversi nella persona. Ingessato come uno stoccafisso uno, sbracato come un pescivendolo  malgascio l’altro. Compassato come un becchino il primo, inutilmente sboccato il secondo.
Fanno venire in mente una vecchia canzone di Gaber, “Barbera e Champagne”, se non fosse che uno è pure astemio (brutto segno per un padano):  così finisce  a “Coca-cola e Champagne”, un indigesto cocktail  marroncino con doppie bollicine che è l’immagine perfetta del patriottico ambaradan in cui i due ci tengono. Uno ci imprigiona e l’altro ci impedisce di scappare, facendo finta di organizzare evasioni. Siamo di fronte a uno sciagurato gioco delle parti che ci priva delle libertà.
Più che di liberazione, abbiamo però forse bisogno di disinfestazione.




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