mercoledì 25 luglio 2012

L'INFORMAZIONE LIBERA STA PER MORIRE!


Negli anni 70 ha origine una grande rivoluzione, sfidando il monopolio RAI, nascono le TV Locali, le cosidette TV Libere. Libere perché affrancate al proprio territorio e lontane dalle logiche politiche della TV di Stato.

Nel mezzo della grande affermazione delle TV Libere, arriva un signore molto ammanicato coi socialisti di allora che decide di farsene una anche lui e già che c’è si pappa metà dell’etere. Risultato: dopo il Monopolio pubblico, nasce un Monopolio privato.

E arriviamo ai giorni nostri:

In Italia esiste una TV del potere politico, controllata dai partiti. Ne esiste un’altra controllata da un uomo solo (un uomo solo al telecomando!! ) a costui le tv sono servite per prendere in mano il Paese per quasi 20 anni. In buona sintesi le uniche televisioni che fanno informazione senza il controllo dei poteri forti sono quelle di territorio, sono talmente tante che non è possibile controllarle. In più ognuna pensa con la propria testa e cura gli interessi del territorio e non quelli di Roma...

Per garantire democrazia e pluralismo dell’informazione, nel 1993 venne varata una legge, la 422, che prevedeva che una piccolissima parte del canone Rai che i cittadini sono costretti a pagare, andasse alle televisioni di territorio, quelle regionali e locali, per permettere un’informazione non controllata dai partiti e dai grandi gruppi. Mai rispettata. Mai.

Poi arriva la legge 112 del 2004, la famosa Gasparri. Ovvero la grande truffa del digitale. Come funziona?

Una sentenza definitiva prevedeva che la concentrazione di potere e la posizione dominante di Mediaset doveva avere un correttivo, anche perché tale posizione permetteva al Gruppo di drenare una quantità di pubblicità spaventosa, come in nessun paese al mondo. Bene il correttivo era semplice: Rete4 doveva andare sul satellite.

Le malelingue sostengono che quella legge il povero Gasparri non solo non l’avesse scritta, ma neanche letta. La legge comunque prevede la grande rivoluzione del digitale. Il mondo cambia, i canali diventano centinaia, anzi migliaia, il Pluralismo è garantito. Il Paese diventa libero, l’Informazione ancora di più. Non c’è più bisogno di spedire Rete4 sul satellite, altro che posizione dominante.
Però bisogna correre, se no la sentenza diviene esecutiva. Correre, correre. Passare al Digitale entro il 2006!
Tutte le piccole televisioni, quelle libere per intendersi, sono costrette a spendere cifre vergognose per continuare a trasmettere, ovvero a esistere. Devono cambiare ripetitori, sistemi di trasmissione. Al Ministero parlano di investimenti. Ma qualsiasi azienda è libera di decidere se fare o meno degli investimenti. E quali. No, questa è una tassa. O paghi o chiudi.
Nel frattempo tutti gli Italiani, sono costretti ad un’altra tassa se vogliono continuare a vedere la Televisione. O comprare un nuovo televisore, o comprare un aggeggio, il decoder da attaccare al vecchio televisore.
All’inizio non si vede nulla, ma Rete4 , la Tv di Emilio Fede è salva.

Ma questo è niente. I due gruppi che controllano il 90% dei ricavi pubblicitari televisivi e il 70% dell’informazione si trovano ad avere anziché 3 canali a testa, qualcosa come 15 canali a disposizione!! Una potenza di fuoco mai vista, non esiste niente di simile in nessun Paese al mondo.
Possono vendere la pubblicità a prezzi ridicoli, hanno moltiplicato per 5 gli spazi da vendere. Possono massacrare tutte le televisioni e già che ci sono anche i giornali.
Alla faccia del pluralismo! In tutto il mondo il pluralismo è garantito dal controllo delle risorse, non dal numero dei canali. Come dire: ci sono mille giornali, ma la pubblicità la possono raccogliere solo due! Che ragionamento è?!?!

Ma non finisce qui. Una volta avviata questa simpatica puttanata, il Governo si accorge che le frequenze possono essere vendute alle compagnie telefoniche e fare un sacco di soldi, così magari si può continuare a dare i soldi ai partiti e ai giornali di partito.
Sono quattro miliardi che il governo riesce a prendere dalle compagnie telefoniche. Mica male. Ma a chi le prendiamo 'ste frequenze? Ovviamente alle nazionali che hanno tanti di quei canali che non sanno nemmeno che farsene e poi magari così si fa finta di essere un po’ democratici.
Neanche per idea.
Andiamo a riprenderci un po’ di quelle frequenze che abbiamo dato a quei piccoli sfigati che oltre a tutto continuano a dire quello che vogliono loro anziché quello che vogliamo noi. Vabbè, è un esproprio, e allora? Facciamo che gli diamo 400 milioni. Il 10% di quanto becchiamo noi. Poi si pentono e decidono che i 400 diventano 170. Neanche a rimborsare una parte dei cosidetti investimenti che sono stati costretti a fare.
Poi si pentono ancora e si inventano che questi rimborsi vanno tassati, così con la nuova fiscalità se ne riprendono più della metà.
Ma pensate che prima di morire le piccole televisioni si faranno espropriare in questo modo? Sarebbe bene che le compagnie telefoniche ragionassero sul concetto dell’incauto acquisto.

Questo genocidio organizzato e pensato a tavolino farà sì che tutte le informazioni televisive che vi arriveranno a casa, partiranno tutte da Roma, dai Palazzi dei partiti, delle Banche, dal Potere. Eppure queste piccole televisioni in questi 20 anni hanno dato voce al vostro territorio, a voi, alle piccole e medie aziende che hanno potuto crescere con una pubblicità a loro accessibile.
Oggi come potranno crescere?
Cresceranno ancora e solo i grandi gruppi, quelli che guarda caso frequentano i Palazzi. Eppure sono queste tv che sono sempre arrivate prime sulla notizia, che sia il ritrovamento del povero Moro o il disastro aereo di Linate, la nave incagliata al Giglio o l'ultimo terremoto. Che hanno acceso le telecamere sul G8 di Genova, sull’alluvione del Nordest o su tutti gli scandali della vostra città.

Queste bastarde (ovvero senza genitori certi) hanno osato troppo. Fanno informazione, danno voce ogni giorno a milioni di cittadini, senza il controllo dei poteri forti. Chiudete tutti i Davide, chiudeteli tutti!
Davide deve morire.


fonte http://www.davidenondevemorire.it/

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