giovedì 18 ottobre 2012

FANNO IL DESERTO E LA CHIAMANO CRESCITA

Le piccole e medie imprese sono vicine al collasso. E' una questione di mesi. Il tessuto produttivo del Paese si sta sfaldando. Le banche, impegnate a comprare titoli di Stato sul mercato internazionale e di nuova emissione, non concedono più crediti alle aziende. i prestiti sono in continua contrazione. Il Governo non paga i debiti della PA di 80 miliardi che Rigor Montis ha rinviato al prossimo esecutivo, dopo le elezioni del 2013. Nel frattempo le imprese sono strangolate dalle tasse più alte dell'area UE e dagli interessi di Equitalia quando non riescono a far fronte ai pagamenti. Ogni giorno falliscono 35 imprese. Nel 2011 sono state 11.600, il peggiore dato dall'inizio della crisi. La previsione per il 2012 è di 13.000 nuovi fallimenti, più di mille al mese. Questa è la vera emergenza nazionale. Tutto il resto, anche il paradiso, può attendere. La cura di Rigor Montis ha l'obiettivo di salvare le banche ed evitare la svalutazione dei nostri titoli pubblici, nel frattempo però il Paese muore. Un'impresa su quattro chiude entro i primi tre anni di vita. Lo Stato è totalmente assente nello svezzamento delle imprese, anzi, se può, ne aiuta la morte in culla con una burocrazia folle e tasse su redditi presunti. Se aprire un'azienda è quasi impossibile in Italia, farla chiudere è un attimo. Un'impresa che chiude lascia in mezzo alla strada i suoi dipendenti con le loro famiglie. Nella ricca Lombardia ben 2.613 aziende hanno chiuso nel 2011. Un imprenditore che si stanca di questo Stato baronesco e feudale, cialtrone e vessatorio, se può lascia l'Italia per Paesi più civili, come la Slovenia, la Carinzia, la Svizzera che lo accolgono a braccia aperte. Paesi dove i servizi, come la connettività e le poste per fare un esempio, costano meno e funzionano. La parola "funzionare" dovrebbe essere scritta dai ministri su una lavagna cento volte al giorno per prendere coscienza dello sfascio in cui, insieme a Rigor Montis, ci stanno trascinando. Un Paese non può "funzionare" senza le imprese. Si crede veramente che si possa vivere soltanto di servizi, pensioni e Pubblica Amministrazione. Chi paga il conto? L'ovetto Kinder Passera? Un'impresa che chiude è un fallimento per il Paese. L'idrovora di Stato sta succhiando la linfa delle piccole e medie imprese come un immenso parassita. Quando il gettito fiscale di impresa, e dei suoi dipendenti, verrà meno (è una questione di tempo) lo Stato chiuderà i battenti. Dove fanno il deserto, la chiamano crescita. fonte link

2 commenti:

  1. vivo sulla mia persona la condizione di umiliazione e sfruttamento del parassita che chiamano stato e per combatterlo ho deciso di togliergli il nutrimento perciò non ho più un conto corrente, non ho televisione, telefono, non uso il loro gas per riscaldamento, è poco lo so ma se lo facessimo tutti diventerebbe tanto. Caterina

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    1. Ciao Caterina,
      sei una persona da prendere a esempio,la strada giusta è togliere il nutrimento allo Stato
      predatore

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