domenica 11 novembre 2012

INSEGNAMENTI DI DON JUAN


Gli insegnamenti di Don Juan a Carlos Castañeda


"E’ meglio cancellare tutta la storia personale, perché ciò ci libera dall’ostacolo dei pensieri altrui. Solo perdendo l’importanza personale si diventa liberi e si perde un'altra cosa che deve essere abbandonata, ovvero la presunzione."

"Ogni volta che ti conoscono tu sei una cosa data per scontata e da quel momento in avanti non sarai più capace di rompere i legami dei loro pensieri. Io personalmente amo la libertà di essere sconosciuto.

D’ora in avanti devi semplicemente mostrare alla gente solo ciò che ti importa mostrare, ma senza mai dire come l’hai fatto. A poco a poco devi creare intorno a te una nebbia; devi cancellare tutto ciò che ti circonda finché non si possa dare nulla per scontato, finché più nulla è certo o reale. Ora il tuo problema è chesei troppo reale: i tuoi sforzi sono troppo reali, i tuoi umori sono troppo reali.

Non dare tanto per scontate le cose. Devi cominciare a cancellare te stesso. Parti dalle cose semplici, come il non rivelare quello che fai veramente."

"La morte è la nostra eterna compagna. E’ sempre a un passo di distanza. Ti osserverà sempre fino al giorno in cui ti toccherà. La morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e chiedile se è vero. La tua morte ti dirà che hai torto; chenulla conta al di fuori del suo tocco."

"Quando un uomo decide di fare una determinata cosa, deve andare fino in fondo ma deve prendersi la responsabilità di quello che fa. Qualunque cosa faccia, deve prima sapere perché lo fa, e poi deve andare avanti con le sue azioni senza dubbi o rimorsi. In un mondo in cui la morte ci da la caccia non c’è tempo per rimpianti o dubbi. C’è solo tempo per le decisioni." ...

"L’arte di un cacciatore è diventare inaccessibile. Il cacciatore è inaccessibile perché non spreme il mondo fino a deformarlo. Lo tocca lievemente, rimane quanto deve e quindi si allontana agilmente, lasciando appena un segno. Un cacciatore sa di poter attirare sempre selvaggina nelle proprie trappole, perciò non si preoccupa. Preoccuparsi vuol dire divenire accessibile, accessibile senza volerlo. Una volta che ti preoccupi ti afferri a tutto per disperazione, e una volta che ti afferri sei destinato a perdere tutto ciò a cui ti sei attaccato."

"Un cacciatore che vale il pane che mangia non prende la selvaggina perché mette trappole o perché conosce le abitudini della sua preda, ma perché lui stesso non ha abitudini. E’ questo il suo vantaggio. Non è come tutti gli animali cui dà la caccia, fissato da pesanti abitudini e guizzi prevedibili: è libero, fluido, imprevedibile."

"La nostra morte ci aspetta e questo stesso atto che eseguiamo adesso può ben essere la nostra ultima battaglia sulla terra. La chiamo battaglia perché è una lotta. Quasi tutti gli uomini passano da atto ad atto senza alcuna lotta o pensiero. Un cacciatore, al contrario, valuta ogni atto; e poiché ha una conoscenza intima della propria morte, procede con giudizio, come se ogni suo atto fosse l’ultima battaglia. Solo uno sciocco non noterebbe il vantaggio di un cacciatore sugli altri uomini. Un cacciatore dà alla sua ultima battaglia il dovuto rispetto. Perciò è naturale che il suo ultimo atto sulla terra debba essere il risultato del meglio che può dare di sè stesso. In tal modo tutto diventa piacevole e si attenua la morsa della paura."

"Un guerriero è solo un uomo. Un uomo umile. Non può cambiare i disegni della sua morte. Un guerriero potrebbe essere ferito ma non offeso. Per il guerriero non c’è nulla di offensivo negli atti dei suoi simili finché lui stesso agisce entro lo stato d’animo appropriato. Un cacciatore di potere osserva tutto. E tutto gli racconta qualche segreto."

"Il modo in cui si fa qualsiasi cosa è l'uso del potere personale.L’uomo è soltanto la somma del proprio potere personale, e tale somma determinerà come vivrà e come morrà.

Un uomo di conoscenza è un uomo che ha seguito le fatiche dell’apprendimento: un uomo che, senza precipitarsi e senza esitare, è andato fin dove ha potuto nello svelamento dei segreti del potere personale. Dar la caccia al potere è cosa molto strana. Non c'è un modo di creare un piano o un progetto per farlo. Il guerriero procede però come se avesse un piano, perché si fida del suo potere. Sa di certo che il proprio potere personale lo farà agire nel modo più appropriato."

"La parte più difficile della vita del guerriero è capire che il mondo è una sensazione. Quando uno non-fa, sente il mondo, e sente il mondo attraverso i suoi schemi. Non-fare sembra semplice ma è difficilissimo. E non si tratta di comprendere il mondo ma di padroneggiarlo.

Arrivare a vedere, naturalmente, è la conquista finale dell’uomo di conoscenza, e arrivarci è possibile solo quando si riesce a fermare il mondo attraverso la tecnica del non-fare. Fino a quando il guerriero continua ad agire senza credere, non-fa."

"Non c’è modo di sfuggire al fare del nostro mondo, perciò, quello che fa il guerriero è trasformare il proprio mondo nel proprio terreno di caccia. Come un cacciatore, il guerriero sa che il mondo è fatto per essere usato, perciò ne usa ogni minima parte. Il guerriero è come un pirata che non ha scrupoli a prendere e usare tutto ciò che vuole, con la differenza che il guerriero non si preoccupa e non si sente insultato quando a sua volta è preso e usato."

"Ti devi assumere la responsabilità dell’essere qui, in questo mondo meraviglioso, in questo tempo meraviglioso. Devi imparare a far contare ogni tuo atto, dal momento che resterai in questo mondo solo per breve tempo, troppo breve in verità per assistere a tutte le sue meraviglie. Se non rispondi a questa sfida, è come se tu fossi morto. Allora, se non pensi che la tua vita debba durare per sempre, che cosa aspetti? Perché questa esitazione davanti al cambiamento?"

Tratto da "Viaggio ad Ixtlan"

vedosentoeparlo-bacab.blogspot.it

"[...] Non siamo più uomini; non abbiamo più neanche la vita balzana degli animali; siamo cose di cui solo gli altri possono disporre. Dobbiamo fare ribrezzo, per poter essere usati meglio da chi lo vuole; perchè una sola libertà ci rimane: quella di tradirci. E infatti, ognuno di noi, cova, col suo leggero tanfo malato alle viscere, il desiderio di poter finalmente ammiccare ai suoi padroni, che vengono a condannarlo. Vogliamo essere noi i primi aiutanti dei nostri assassini, che hanno inventato complicati meccanismi per ucciderci insieme. [...]"
(P.P. Pasolini, "Calderòn": XVI EPISODIO - Rosaura risponde a Basilio)

Pubblicato da Catherine
http://crepanelmuro.blogspot.it/
da finta tolleranza

Nessun commento:

Posta un commento