domenica 9 dicembre 2012

DESIDERATA

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi ed incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso ed amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.

Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.

Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde.

Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine.

Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere.

Perciò sta in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice.



“Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo”. Questa poesia ha una storia che è degna di essere conosciuta. L’autore è Max Ehrmann, poeta e avvocato dell’Indiana, USA, che visse dal 1872 al 1945. Si dice che l’abbia scritta nel suo diario con l’ambizione di lasciare ai futuri lettori qualcosa che fosse di insegnamento.

Pochi anni dopo la sua morte, il reverendo Frederick Kates, rettore della chiesa di San Paolo in Baltimora, Maryland, ebbe l’idea di usare la poesia ad uso e consumo dei suoi fedeli in un libretto di preghiere. Qualche anno prima l’aveva scoperta e gli era piaciuta. In testa al foglio aveva scritto l’annotazione riferita alla data di costruzione della sua chiesa, “Old St. Paul’s Church, Baltimore A.C. 1692.
Diverse trascrizioni passarono di mano in mano per diversi anni e quando la poesia apparve a stampa il primo tipografo riferì l’iscrizione alla poesia e non al testo aggiungendovi un gusto di antico nono stante il fatto evidente che lo stile della lingua usata non fosse affatto del tempo. Negli anni la poesia è diventata famosa, insieme al noto slogan degli anni sessanta, in occasione della guerra in Corea “Fate l’amore, non fate la guerra”.
D’allora ne è susseguita anche una disputa sui diritti di autore con varie sentenze di diverse tribunali americani visto e considerato che la poesia è stata stampata in molte edizioni ed è in vendita variamente aggraziata da disegni, immagini e altri richiesti spirituali in tutte le chiese e musei sia in Inghilterra che negli USA. Ne sono state fatte anche diverse trascrizioni sfruttando il filone letterario e sentimentale del lettore. La poesia è diventata anche oggetto di riferimento di un sito web che si propone lo scopo di sfatare miti e leggende metropolitane nel mondo e che abbiamo qui sotto riportato

Queste parole non vengono da un singolo individuo queste parole vengono dall'esistenza,tramite una persona sono veicolate fino a noi, queste parole sono sempre esistite ed esisteranno sempre.Grazie a chiunque sia stato da tramite e Grazie a chiunque le abbia trascritte cosi' da farle arrivare fino a noi.

Antar Raja

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