martedì 26 novembre 2013

BERLUSCONI aveva avviato le trattative a Bruxelles per uscire dall'euro"

 Quello che, fino a qualche settimana fa, era stato accolto come un inquietante retroscena, oggi prende i contorni di un vero e proprio complotto ai danni dell'Italia.

Nel libro Morire di austerità Lorenzo Bini Smaghi, l'ex board della Bce che oggi presiende la Snam Rete Gas, ha scritto che nel 2011 Silvio Berlusconi aveva "ventilato in colloqui privati con i governi di altri Paesi dell'Eurozona l'ipotesi di una uscita dall'euro".

Per questo, sarebbe poi stato costretto a dimettersi da Palazzo Chigi. In realtà, il Cavaliere non si sarebbe solo limitato a "ventilare" questa ipotesi, ma aveva addirittura già avviato le trattative in sede europea per uscire dalla moneta unica. A rivelarlo è Hans-Werner Sinn, presidente dell'istituto di ricerca congiunturale tedesco, Ifo-Institut, durante il convegno economico Fuehrungstreffen Wirtschaft 2013 organizzato a Berlino dal quotidianoSueddeutsche Zeitung.
Tocchi l'Europa e muori. Più si mettono insieme i pezzi del puzzle, più sembra chiaro che quello che inizialmente sembrava un vero e proprio attacco speculativo ai danni dei nostri titoli di Stato per far cadere il governo Berlusconi, adesso assume i toni di una resa dei conti ai danni del Cavaliere. L'allora presidente del Consiglio sarebbe stato fatto fuori perché, per non far morire il Paese dell'austerità imposta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, aveva deciso di tirar fuori l'Italia e gli italiani dal gigo della moneta unica. Quella moneta unica, l'euro, che un altro ex presidente del Consiglio (Romano Prodi) aveva super valutato gettando l'economia del Belpaese nella recessione. Come riporta anche l'Huffington Post, Sinn ammette che, nell'autunno del 2011, Berlusconi aveva "avviato trattative per far uscire l'Italia dall'euro". Intervenendo in un dibattito sulla crisi economica e sugli effetti disastrosi che sta avevndo sui paesi meridionali dell'Eurozona, il presidente dell'Ifo-Institut ha ammesso di "non sapere per quanto ancora l'Italia ce la farà a restare nell'Unione Europea: l'industria nel nord del paese sta morendo, i fallimenti delle imprese sono ormai alle stelle e la produzione industriale è in continuo calo".
"La possibilità di un'uscita (forzata o voluta, ndr) è sempre concreta per Francia, Grecia e Italia", ha spiegato Sinn facendo presente che il salvataggio della Francia e dell'Italia costerebbe all'Unione europea "qualcosa come 4.500 miliardi di euro". Berlusconi sapeva molto bene che tenere il Paese ancorato ai diktat dell'Unione europea e all'austerity voluta dalla Merkel non avrebbe fatto altro che mettere ulteriormente in ginocchio il Paese. Da qui l'idea di uscire dall'euro. Una crociata che gli è costata la poltrona a Palazzo Chgi. Non appena ha avviato le pratiche per dire addio all'Eurozona, lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi è stato preso d'assalto dalla speculazione ed è arrivato a soglie drammatiche. Un vero e proprio imbroglio che ha minacciato di far collassare l'economia reale del Paese. Le pressioni dei tecnocrati di Bruxelles e dei poteri forti mondiali hanno portato Berlusconi a rassegnare le dimissioni. Era l'11 novembre del 2011. Da allora l'Italia non ha più avuto un governo eletto dal popolo: prima ci è toccato il "tecnico" Mario Monti, ora il piddì Enrico Letta. Ma la solfa non è mai cambiata.
"La minaccia di uscita dall'euro non sembra una strategia negoziale vantaggiosa - scrive Bini Smaghi nel suo libro - non è un caso che le dimissioni di Berlusconi siano avvenute dopo che l'ipotesi di uscita dall'euro era stata ventilata in colloqui privati con i governi di altri paesi". La pratica, in realtà, era già arrivata sul tavolo della Merkel. Berlusconi non voleva limitarsi a minacciare, a fare la voce grossa, ma voleva tirar l'Italia fuori dal pantano e sapeva bene che per farlo non aveva altra scelta che uscire dalla moneta unica. Questa è una certezza. Adesso non resta che capire chi è riuscito a sovvertire un governo eletto dal popolo italiano perché contrario alla sua politica economica. (Fonte)

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