martedì 29 luglio 2014

Dalla Maremma all’India in autostop






















testo di Stefano Pacini - foto di Filippo Capponi e Claudio Martini
Quaranta anni dopo, la narrazione di un viaggio compiuto alla fine del grande incanto hippie, verso la Turchia, l’Afghanistan, il Pakistan, l’India del Nord e l’India del Sud, fino a Goa e ritorno. ”Era un viaggio vero, senza “paracadute”, senza telefoni o mezzi di comunicazione rapida, con mesi di autostop o mezzi scassati e soggetti a incidenti, budget ridicoli, e sostenuto più che altro dalla solidarietà degli altri viaggiatori di tutto il mondo incontrati durante il viaggio“. ”Era una vita fa, un mondo fa, e non solo per le modalità del viaggio e le differenze geopolitiche fecero“, scrive Stefano. Non a torto. Dal viaggio nacque un reportage, e dal reportage un libro. Vi proponiamo un estratto di “Oriente ultimo viaggio. Lungo le strade che portavano in India” di Maurizio Lipparini (Effigi edizioni).

Era l’estate del ’69 quando per me tutto davvero iniziò. Arrivavo con il bus a Follonica, fino a Pratoranieri, allora famosa per tre grandi pini sulla spiaggia a pochi metri dal mare. Qui era sorto un piccolo villaggio alternativo formato da due piccole tende e molti ragazzi e ragazze della zona o di passaggio, autostop zaini e sacchi a pelo, capelli lunghi e sorrisi, chitarre e discussioni, bimbi, cani, turisti diffidenti e complici, e una bandiera rossa e nera, che alcuni scambiavano per calcistica invece che anarchica.


E una mattina arrivarono due carabinieri in bicicletta chiedendo chi fosse il capo, ottenendo una risata collettiva e una risposta da Roberto “qui non ci sono capi”. Fu in quell’estate che sentii parlare per la prima volta dell’India, non come terra di grandi carestie ma come meta di un viaggio alla ricerca di una nuova spiritualità, di incontri, scoperte, per varcare insieme a lontane frontiere il confine invisibile tra l’adolescenza e una giovinezza più consapevole.
L’inverno dell’anno seguente tornò dal viaggio in oriente Mario, il figlio del maestro della scuola elementare di Massa Marittima, il primo per il nostro paese maremmano almeno dai tempi di Marco Polo. Ricordo che organizzò una proiezione pubblica di diapositive alla Associazione Misericordia, e tutti noi lì a guardare la proiezione ed ascoltare le sue spiegazioni, per ore, non saremmo mai andati via.
Era una generazione in rivolta,  una generazione in cammino, ansiosa di scoprire e conoscere, alla ricerca di se stessa e di nuovi modi di vivere più egualitari, più profondi: volevamo cambiare tutto, non riformare qualcosa o dettare nuove mode. Uscì per Stampa Alternativa il manualetto “Andare in India” con le dritte, informazioni e considerazioni di migliaia di fratelli e sorelle che in quel periodo avevano preso le strade dell’oriente. Fabio, che è il coprotagonista del libro, aveva fondato a Follonica il collettivo di controcultura. Kerouac e “Sulla strada” una bibbia comune, e il viaggio con Maurizio maturò in modo naturale. Era un viaggio vero, senza “paracadute”senza telefoni o mezzi di comunicazione rapida, con mesi di autostop o mezzi scassati e soggetti a incidenti, budget ridicoli, e sostenuto più che altro dalla solidarietà degli altri viaggiatori di tutto il mondo incontrati durante il viaggio. Era scoperta, stupore, meraviglia, era varcare colonne d’Ercole considerate intangibili fino a pochi anni prima. Come bene spiega Maurizio Lipparini:
“Nelle mie migliori intenzioni il viaggio non aveva un limite; non sapevo dove sarei andato, quanto sarei rimasto, tutto pareva possibile e la scoperta di quell’economia frugale mi rinfrancò e incrementò i miei sogni. Ancora una volta pensai agli amici lasciati a casa con i quali avevo condiviso il fremito gioioso che serpeggiava per le strade d’occidente: compresso dal mondo del metallo e delle consapevolezze questo sentimento spingeva verso la liberazione per ritrovare la purezza dell’infanzia, il sogno che predomina sulla realtà“.
E a noi rimasti da quest’altra parte del mare, nella nostra piccola, grande, selvaggia,profonda provincia maremmana, immaginavamo, sentivamo quello che stava accadendo ai nostri amici con la fantasia più che con le rare e scarne notizie che ci potevano dare le famiglie. Negli anni a seguire molti avrebbero ripercorso il Viaggio.
Maurizio termina il suo racconto nel ’76, una vita fa, un mondo fa, e non solo per le modalità del viaggio e le differenze geopolitiche. Quel mondo non esiste più, quella generazione in cammino si è dispersa in mille rivoli, molti nostri amici e fratelli non sono più con noi, ma a me piace sentirli ancora sulla pelle e nel cuore con le parole di Maurizio:
Cos’è quel senso che ti pervade tutto, quando rimani solo sulla banchina rituale dell’esistenza e quelli che divisero con te il tempo e i pensieri inesorabilmente si staccano? Quante volte dovevo provare quel gusto amaro! Era lo stesso delle perdute estati di un tempo e aveva il medesimo umore della nostalgia portoghese di Goa che si confondeva con quella della mia infanzia ed ora di fronte a quell’eterno distacco tutto mi ritornava, fino allo sgomento di perdere i nostri angoli di soave penombra che già le luci delle responsabilità a venire minacciavano. Abbandonavamo per sempre i magici orpelli (le figurine, le sfide sul pavimento), e ne eravamo coscienti. Questo cantava la mia nuova, totale solitudine nel mattino radioso di Goa.
Per chi vuole conoscere, immaginare, sognare, con gli occhi innocenti della generazione in cammino.
da “Oriente ultimo viaggio. Lungo le strade che portavano in India” di Maurizio Lipparini (Effigi edizioni)
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