mercoledì 17 giugno 2015

GLI HIPPIE, OVVERO GLI ULTIMI EUROPEI LIBERI


A distanza di più di sei lustri dal periodo in cui emerse e scomparve la figura dell'hippie, oggi molti credono che su di lui sia stato detto tutto, ma così non è. In realtà, a quanto mi consta, buona parte di ciò che si è scritto in proposito non lo riguarda. L'hippie, nel suo significato più nobile ed essenziale, non aveva infatti nulla a che vedere con il contestatore di sinistra, studente od operaio, con il reazionario di destra, con l'intellettuale impegnato, con il "drogato" o con il barbone mendicante, e neppure con il presunto artista che, insieme all'acqua sporca dell'ipocrisia culturale dominante, gettava via il bambino della bellezza atemporale.

L'hippie, essendo un uomo del Tao, si muoveva (o, meglio, si muove) fuori dal tempo e da una visione dell'uomo e della vita irriducibilmente fondata sull'ignoranza (avidya). L'illusione della Storia, il moto ondoso dell'apparire e scomparire delle civiltà, la teoria dell'evoluzione, con i suoi derivati, e le varie dottrine evoluzionistiche non gli interessavano; i suoi punti di riferimento fondamentali e fonti di ispirazione erano la Natura e il sapere-saggezza


In questo scorcio di Kali-yuga, egli va pertanto considerato come una testimonianza dell'archetipo dell'uomo irrudicibilmente libero (l'Adam Kadmon, l'Uomo universale, il Purusha) o, quantomeno, dell'aspirante alla Liberazione.

LA FUGA DALLE CITTA'
E DALLA VITA ARTIFICIALE MODERNA

Egli, innanzitutto, rifuggiva le città, considerandole un'espressione della grave malattia nella quale è andata gradatamente cadendo l'umanità;[2] le mura, i grandi agglomerati di case, le strade senza asperità, la ricerca della comodità ad oltranza, un'organizzazione sociale negatrice di ogni dignità e libertà da che cosa nascono, infatti, se non dalla paura della Natura sia nel suo aspetto femminile, che in quello maschile?

Nelle città l'individuo, pur essendo circondato da migliaia o milioni di altri suoi simili, vive in una condizione di profondo isolamento ed alienazione che lo impossibilita a comunicare.

L'USO DI PIANTE PSICOTROPE PER ABBATTERE
LE BARRIERE MENTALI DEL SISTEMA

Evadere dalla prigione-città non è però facile: per abbattere il muro interno ed esterno in cui il burattino-schiavo dell'Era Oscura si dibatte sono necessarie una grande forza ed una precisa conoscenza sovrasensibile che l'istruzione scolastica e quella religiosa, coadiuvate da un esercito di psichiatri, secondini della mente, hanno viepiù tentato di negare e cancellare, soprattutto in Occidente.
Ecco allora apparire provvidenzialmente all'orizzonte, insieme ad altre forme di iniziazione valide ma meno deflagranti e rapide, le medicine estreme delle sostanze psicotrope o "acque corrosive". Il fatto che siano "estreme" sottolinea subito la loro pericolosità, almeno dal punto di vista dell'identificazione nella soggettività. Esse, se utilizzate in senso liberatorio e sacrale, valgono infatti quali scorciatoie, esplosivi o veleni capaci di abbattere resistenze tenaci, corrodendo una coscienza di sé costipata nello spazio ristrettissimo di una visione di vita, quella moderna occidentale, secondo il cui falso sapere l'uomo si riduce ad essere soltanto un corpo ed una mente dicotomica.


Quanto sopra non dev'essere interpretato, si badi bene, come un incoraggiamento ad usare in modo superficiale le piante di potere, bensì quale argomentazione a sostegno dell'uso spiritualmente valido che ne fecero gli hippies. Le stesse, infatti, se usate soltanto a fini ludici, vanno né più né meno equiparate alle sigarette, all'alcool, alla televisione, agli psicofarmaci e alle numerose altre "droghe", più o meno nefaste, spacciate come lecite o illecite, a seconda del tornaconto, nella nostra società.

Gli hippies comunque non consideravano tutte le sostanze psicotrope valide ai fini della liberazione dall'ignoranza, ma tendevano a prediligere quelle naturali, le stesse usate dai sadhu indiani, con l'esclusione degli oppiacei (in particolare, morfina ed eroina) - che ottundono la coscienza invece di espanderla ed acutizzarla - e in genere di quelle che danno gravi effetti di dipendenza. Tra gli allucinogeni (naturali o sintetici) ebbero grande importanza l'LSD – sostanza semisintetica poiché per produrla è necessario partire sempre dall'alcaloide della segale cornuta –, la datura stramonium o, meglio, inoxia (la varietà più potente che cresce ai tropici) e il fungo psilocybe.

La morfina e l'eroina vennero introdotte negli ambienti dei giovani non omologati dall'establishment con il preciso intento di distruggere e vanificare dall'interno le loro istanze di liberazione. «We can change the world» faceva paura: non si poteva accettare che dal recinto degli schiavi produttori di energia qualcuno fuggisse. Molti caddero nella trappola, ma non tutti. Quei pochi che in India vennero iniziati da autentici Baba all'uso sacrale del chilum si sottrassero all'eccidio.

La consapevolezza che il chilum di ganja o l'LSD sono soltanto strumenti, il dito che indica e non la luna indicata, permise a costoro di non affondare nei pantani della dipendenza e di volare leggeri verso il Sole ineffabile.

GLI HIPPIE, OVVERO GLI ULTIMI EUROPEI LIBERI

Gli hippies furuno gli ultimi occidentali a poter calcare la via dell'Oriente in piena libertà. Essi amavano sia il viaggio interiore che quello fisico, considerandoli un tutt'uno. Percorsero il lungo tragitto dall'Europa all'India e al Nepal con treni, autobus, automobili o pulmini preparati in modo speciale, o altri mezzi di fortuna, spesso senza denaro e passaporto. I popoli islamici li guardarono con simpatia, intravvedendo in essi consonanze con la follia sufica. L'India del Sanatana-dharma li accettò e Shiva li prese sotto la sua protezione.

Per quanto mi riguarda, cominciai a "viaggiare" a diciott'anni, nel '65, allorché, dopo essermi fortunosamente diplomato, me ne andai a Roma in Piazza di Spagna, prima con una vespetta cinquanta e poi in autostop. Colà, i primi "capelloni" italiani cantavano le canzoni dei Rokes, solidarizzavano tra loro, bevevano vino e andavano a dormire a Villa Borghese, senza che Carabinieri o Polizia li disturbassero troppo.

GLI HIPPIE SFIDANO IL SISTEMA RIFIUTANDO
PASSAPORTO E DENARO


Fu quindi nell'ottica di un superamento della dicotomia esterno-interno che il passaporto e il denaro - i quali, pur essendo in sé e per sé solo carta straccia o semplici strumenti per nutrirsi e viaggiare, simboleggiavano l'attaccamento ad una identità artificiosa - vennero rifiutati.


Basta un attimo di riflessione impersonale per realizzare, almeno intellettualmente, che, prima di essere un nome e cognome (l'onda), siamo l'Io Sono Vita onnipervadente (l'oceano), in sanscrito l'Atman. Non si semina denaro per produrre grano, riso o frutta, e non abbiamo chiesto noi di vivere e di essere quello che siamo; perciò, se esiste uno stomaco preposto a precise funzioni, esisterà necessariamente un cibo adatto a lui


Prima di cacciare o di faticare, coltivando la terra, l'uomo si sostentava raccogliendo quello che la Natura gli offriva.[19] Il concetto di lavorare per vivere è dunque assurdo e sbagliato e contrassegna l'Era Oscura nella quale stiamo annaspando. Ne consegue che l'hippie, rigettando passaporto, denaro e lavoro, aspirava, in pieno Kali-yuga, a vivere nel Satya-yuga, l'Era della Verità e della spontaneità.

Parrà strano e persino crudele, ma il mio Maestro mi insegnò che l'attuale genere umano si divide sinteticamente in due categorie: quelli che, essendo soggetti all'ignoranza principiale (avidya), pagano la vita, e quelli che, essendosene liberati coll'abbandonarsi a Shiva - la Realtà indescrivile e intelligente che si prende cura di se stessa -, ottengono ricchezza e beatitudine senza compiere il minimo sforzo. I sadhu vanno però distinti dai mendicanti e infatti, nell'India tradizionale, offrire loro cibo costituisce un privilegio e fonte di meriti spirituali, non un'elemosina.

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