lunedì 18 aprile 2016

THE SHAMAN

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In un 2204 oscuro e minaccioso, Joshua è uno Sciamano mandato in missione per convertire l’anima di una colossale macchina da guerra

The Shaman è il nuovo cortometraggio di fantascienza scritto, diretto, montato e prodotto dal regista austriaco Marco Kalantari. Ambientata in un 2204 oscuro e minaccioso, quest’epica avventura con allure da blockbuster ci trasporta nel pieno di una guerra che infuria da 73 anni e vede contrapposti la Federazione Bianca e l’Alleanza Atlantica. Negli ultimi tempi, tuttavia, il volto del conflitto è cambiato. Nonostante il mondo sia in fiamme e gli uomini continuino ad ammazzarsi, l’umanità ha riscoperto le arti magiche e lo Sciamanesimo. Ogni essere e ogni oggetto hanno un’anima. Persino le gigantesche ed intelligenti macchine da guerra. Quando uno Sciamano attraversa il confine dell’Altromondo, nel limbo tra la vita e la morte, può affrontarle e distruggerle.

È per questo che gli Sciamani sono diventati delle autentiche armi letali, capaci di stanare e convertire i colossi di ferro e soggiogarli in una spietata battaglia psicologica. L’ayahuasca si è trasformata in eroina e le note del violino sono diventate magici icaros per il Netherworld. Lo Sciamano Joshua (Danny Shayler) ed il suo scudiero Lene (David Sayers) sono chiamati ad un’ultima, disperata lotta per sconfiggere l’Anima di un Colosso (Susanne Wuest, la madre in Goodnight Mommy di Severin Fiala e Veronika Franz) e riuscire lì dove gli eserciti e i generali hanno fallito.

“Dio dorme nella pietra, respira nelle piante, sogna negli animali, e si risveglia nell’uomo”. È questa massima Hindu che ha ispirato il filmmaker nella realizzazione di The Shaman. Cresciuto a pane, George Lucas, Ridley Scott e James Cameron, Kalantari proietta il presente in una science fiction distopica e senza speranza, mettendo continuamente in dialogo passato e futuro. Il suo è un confronto visionario tra ciò che siamo oggi, una metafora del nostro potenziale umano e un monito sull’orrore dei nostri enormi difetti. Con stile magniloquente, complici la fotografia di Thomas Kiennast e lo score di Taq Sakakibara, tenta di non perdere di vista l’umanità e gioca le sue carte migliori nel serrato e asfittico confronto tra Josh e l’Anima del Colosso (lo aiuta il volto dalle fattezze aliene della Wuest).

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