lunedì 1 agosto 2016

LA FINE DELL'IMPERO ROMANO



La fine dell’impero non giunse con grandi battaglie, i visigoti di Alarico dovevano essere alcune decine di migliaia, un numero rispettabile ma non certo un esercito imponente, ma quando discesero in Italia e assediarono Roma non trovarono nessun esercito romano a contrastarli, solo le mura protessero Roma dai primi due assedi, fino a che nel 410 anche quelle cedettero permettendo il famoso sacco di Roma. Dove erano finiti i soldati di quello stato militarista che aveva consumato tutte le sue ricchezze nel mantenimento dell’esercito per difendere i confini?

L’esercito romano non esisteva più. Stilicone, l’ultimo generale che combatté contro i barbari, era egli stesso barbaro, e così le sue truppe, e anche Alarico era stato assunto dall’impero d’oriente come generale. Si può dire che ormai i barbari fossero l’esercito romano, per questo non poteva esserci nessuna battaglia, e più che una invasione fu un ammutinamento dei soldati, che non potevano più essere comprati e avevano capito che l’impero era ormai così debole che, invece di farsi semplicemente dare una mancia per non attaccarlo e difenderlo da altri nemici, si poteva semplicemente saccheggiare.

Anche la distruzione della cultura romana non avvenne, se non in minima parte, in conseguenza degli attacchi dei barbari. I visigoti e gli ostrogoti erano popolazioni che rispettavano la complessità e la raffinatezza della società romana, infatti non volevano distruggere l’impero ma entrare a farne parte. Quindi non ci furono particolari cambiamenti subito dopo la fine dell’impero romano d’occidente, il sacco di Roma apparve come un evento epocale all’epoca, ma solo per il suo valore simbolico, in pratica l’impero era già morente e i romani già molto barbarizzati. Maggiore fu la distruzione che portò nel secolo successivo Giustiniano, quando cercando di riconquistare la parte occidentale del vecchio impero sbarcò in Italia combattendo con gli ostrogoti per un decennio.

Con l’inizio dei regni barbarici inizia anche il medioevo, ma non c’è un taglio netto rispetto all’epoca precedente, la civiltà romana continua a influenzare anche quel mondo. Tuttavia molte cose andranno perdute nel corso del tempo: le conoscenze tecniche dei romani in molti casi progressivamente vanno perdute, non perché i barbari avessero fatto delle stragi ma semplicemente perché i medici, gli architetti, gli artigiani e simili professionisti morivano di morte naturale e non c’era più nessuno che li potesse sostituire. L’economia dell’Europa smise di essere monetaria, dal tempo di Augusto le monete ebbero una grande diffusione principalmente perché servivano a pagare l’esercito e permettevano di mantenerlo in servizio permanente. Ma i nuovi stati barbari non hanno bisogno di un esercito permanente come l’impero romano, e preferiscono pagare i soldati con elargizioni di terre, dando così inizio al feudalesimo. E senza una economia monetaria si va verso una vita di sussistenza, con pochi scambi commerciali, e anche senza scuole, perché non c’è più uno stato che abbia bisogno di gente che sa leggere e scrivere. Per questo molte conoscenze vengono perdute, dimenticate perché chi le conosce non ha nessuno a cui trasmetterle, e perché gli scritto antichi e recenti in poco tempo diventano incomprensibili a quasi tutti in un mondo di analfabeti; il latino e il greco divengono lingue morte e sconosciute al di fuori dell’impero bizantino, e Severino Boezio morendo nel 525 sarà l’ultimo intellettuale che conosce entrambe queste lingue, e oltre alla bibbia anche Aristotele e Platone.

Gli imperi sono sempre preoccupati di qualche minaccia esterna, ma alla fine, a parte casi particolari come gli imperi precolombiani distrutti dagli europei grazie alle malattie e alla grande superiorità tecnologica, gli imperi si distruggono da soli

http://www.massimilianopizzirani.com/vere-cause-caduta-impero-romano-e-imperialismo-254/

Dopo il 410 era chiaro che Roma e l'Italia si trovavano esposte alle incursioni dei popoli germanici e che ormai l'Impero d'Occidente esisteva solo di nome, destinato a sbriciolarsi sotto la spinta irresistibile di queste genti affamate di terre: nel corso del V sec. d.C. le invasioni barbariche si moltiplicarono e alcuni di questi popoli si insediarono stabilmente nei territori soggetti all'autorità imperiale, in qualche caso ottenendo il riconoscimento da parte dello stesso princeps. La storia finale dell'Impero d'Occidente è dunque la cronaca di imponenti migrazioni di popoli provenienti da nord e da est, anche se non bisogna pensare a movimenti "biblici" di centinaia di migliaia di persone che si abbattevano sull'Europa come cavallette: i Germani erano anzitutto guerrieri e si spostavano in piccoli gruppi con donne e masserizie al seguito, anche se questo non li rendeva meno pericolosi e temibili. Talvolta ci furono saccheggi e distruzioni indiscriminate (specie ad opera dei Vandali), ma spesso la penetrazione avveniva in modo quasi indolore e semplicemente i Germani si impadronivano delle terre dei latifondisti romani, sostituendosi a loro nello sfruttamento dei contadini. Vediamo i popoli protagonisti di queste invasioni e le direttrici dei loro movimenti migratori.
http://geostoria.weebly.com/barbari-e-romani.html
http://altrarealta.blogspot.it/

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