giovedì 8 settembre 2016

LE SOCIETA’ LIBERISTE – UN COACERVO DI IMBECILLITA’


“La moderna ignoranza è una nuova scienza che traduce le aspirazioni in beni di consumo”.
Prima dell’avvento di questo liberismo demente, l’umanità si regolava in ragione di un meccanismo perfetto, intrinseco al progetto primigenio di creazione, suddividendo in categorie le molteplici diversità individuali che si auto/collocavano all’interno di realtà speculari. E non solo in relazione dello stato socio/economico e livello culturale, ma sulla spinta di passioni, ideali, sogni, vocazioni e capacità creativa, che ponevano l’individuo ben oltre i confini e i limiti dei vari strati sociali, per collocarsi dentro speciali aree spirituali, che fungevano da collante, interagendo con tutto il resto della piramide sociale.
L’ignorante, ben differenziato di un tempo, non solo era innocuo, ma come un certo colesterolo apportava benefici all’intricato sistema sociale e ai suoi fragilissimi equilibri. Con la rivoluzione industriale, l’ignoranza si è resa palese, condivisa, a tal punto da essersi resa la sola condizione per avere accesso ai vertici del potere senza averne titolo e merito – ma esclusivamente sulla base di una personale capacità di contraffazione, manipolazione e di mistificazione, che in ragione dei moderni mezzi di propaganda mediatica, ha prodotto quell’inferno in cui oggi è trasfigurata la nostra realtà quotidiana.

Il liberismo, attraverso il suo piano di commercializzazione e di consumo su larga scala di ogni bene prodotto, ha messo nelle mani della stragrande maggioranza dei mediocri e degli imbecilli, gli strumenti tecnologici e mediatici in virtù dei quali dare visibilità alla loro ignoranza, fino a trasfigurarla a dottrina e dogma. Attraverso questa operazione di omologazione delle diversità in un unico blocco, la mediocrità ha subito un’impennata devastante, che nel tempo è assurta a verità assoluta condivisa, essendo la stessa il prodotto più gettonato da grandi e piccini, e nel quale la maggior parte degli individui oggi si riconosce, facendone baluardo di conquista sociale – un riscatto della “pochezza, della bassezza, della grettezza, dell’inefficienza e inettitudine” da quello stato di ignavia e di sana e dovuta emarginazione che (da sempre, e a ragione), la logica intrinseca alle regole della natura, aveva relegato nei tuguri della società, ed evitato che si mescolasse con le eccellenze intellettive, culturali, umane e filosofiche, eludendo in questo modo ogni forma di contaminazione e di degenerazione.

L’individuo iper/tecnologico, dunque, è il risultato di una perversa operazione di lavaggio mentale che, in breve tempo, si è attestato a carattere genetico. La maggior parte del suo cervello, che per milioni di anni gli ha consentito di sopravvivere, di adattarsi e produrre vera conoscenza, non solo è rimasta inattiva, ma nella gran parte degli individui occidentali (nuove generazioni in particolare), è totalmente assente.

Oggi l’ignoranza, non è specifica caratteristica di una classe sociale ma, nelle moderne società industrializzate, esprime la sua massima virulenza nella rappresentazione del potere politico, economico e mediatico.
Questi soggetti, oggi sempre più comuni, sono in parte il prodotto di una sottocultura, consumistica e deresponsabilizzante, che nella potenzialità degli individui a rischio, trova terreno di coltura per attuare il suo progetto di omologazione delle coscienze. Così non sono in grado di procurarsi il cibo, di scaldarsi, di produrre alimenti, di soffrire e di decidere. Un uomo monco, incompiuto, privo della più remota forma di volontà, che come un infante egoista ed egocentrico, rifiuta ogni fatica fisica, responsabilità individuale e ragione di consapevolezza, essendosi consegnato, anima e corpo, fra le grinfie del Sistema Padrone.

Un uomo che interpreta alla lettera le indicazioni di un libretto di istruzioni che il Sistema gli consegna al momento della sua venuta al mondo. Le comodità poi, che il Sistema ha messo ha sua disposizione, lo hanno rammollito, fino a ridurlo ad uno stato di invalidità permanente. Etica, deontologia, morale e umanità si sono in lui, estinte per sempre, privandolo così della spiritualità; un essere completamente manipolabile, ricattabile e corruttibile.

di Gianni Tirelli

http://altrarealta.blogspot.it/

Nessun commento:

Posta un commento