sabato 8 ottobre 2016

ORIANA FALLACI: COSA VUOL DIRE ESSERE CATTIVI? DIRE LA VERITA?

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Oriana Fallaci: la vita e le opere
La piccola «vedetta» della Resistenza. La grande inviata di guerra. Le interviste ai potenti. I libri tradotti in 30 lingue

Oriana Fallaci nasce a Firenze il 29 giugno 1929.
Il padre fu un attivo antifascista, talmente convinto delle sue scelte da coinvolgere Oriana, a soli 10 anni, nella resistenza con compiti di vedetta. Adolescente, Oriana si unì al movimento clandestino di resistenza, diventando un membro del corpo dei volontari per la libertà contro il nazismo. E' agli avvenimenti di questo periodo della sua vita che viene fatta comunemente risalite la sua celebre tempra Terminato il conflitto decide di dedicarsi alla scrittura in maniera attiva e continuativa..

LA GIORNALISTA - Inizia così, giovanissima, la sua carriera giornalistica, da principio come cronista per vari giornali, ma presto cominciano incarichi di maggiore responsabilità, come le interviste a importanti personalità della politica o il resoconto di avvenimenti internazionali. La sua eccezionale bravura la porta all«'Europeo», e al Corriere della Sera, come inviato speciale e poi come corrispondente di guerra: dal 1967 in Vietnam, poi nella guerra Indo-Pakistana, in Sud America, in Medio Oriente.
In seguito si è dedicata alle interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti.
Tra i suoi intervistati: Henry Kissinger, il generale Giap, Golda Meir, Yasser Arafat, re Hussein di Giordania, Indira Gandhi, Alì Bhutto, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l'arcivescovo Makarios e Alekos Panagulis. Un confronto spesso a muso duro con il Potere incarnato negli uomini che lo detengono e che facendo la Storia determinano le vite di molti. Tra gli exploit più memorabili è da ricordare la sua infiammata intervista all'ayatollah Khomeini, leader del regime teocratico iraniano e poco incline a riconoscere diritti e dignità alle donne, contrariamente alla Fallaci, che è sempre stata all'avanguardia in questo genere di rivendicazioni.

I LIBRI - Ricca la sua bibliografia. Nel 1975 pubblica il suo primo bestseller «Lettera a un bambino mai nato». Quattro anni dopo, nel 1979, esce «Un uomo», dedicato al suo compagno Alekos Panagulis, eroe della lotta contro la dittatura di destra dei colonnelli in Grecia. Dopo undici anni esce «Insciallah» (1990), romanzo sul Libano, in cui, come nella maggior parte dei suoi libri anche in questo caso la scrittrice mostra lo sforzo, da parte di normali individui piuttosto che di vasti gruppi, di liberarsi dal giogo di oppressioni e ingiustizie di vario tipo e specie.
Un altro lunghissimo silenzio di undici anni viene rotto da «La rabbia e l'orgoglio» (2001): il libro riprende con poche modifiche un lunghissimo articolo scritto per il quotidiano «Il Corriere della Sera» poco dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti. Un pamphlet contro le dittature, il terrorismo, l'estremismo, il fanatismo religioso dell'Islam, ma anche contro la mediocrità dei governanti, le ragioni di real politik per colpa delle quali la società occidentale (in primis l'Europa) non difende più, nel confronto con l'Islam, i valori che la contraddistinguono (molti i richiami al risorgimento, alla resistenza). Il libro ha suscitato molte critiche e polemiche per il suo taglio duro e per certe affermazioni che, inizialmente attribuite allo shock per gli attentati, in seguito sono state confermate dall'autrice e riprese nel libro successivo «La forza della ragione» (2004). Il suo ultimo libro è «Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci» (2004). I suoi libri sono stati tradotti in più di trenta paesi; fra i riconoscimenti va segnalata la laurea ad honorem in letteratura ricevuta dal Columbia College of Chicago. 

TRA FIRENZE E NEW YORK - Seppure di origini fiorentine, Oriana Fallaci ha abitato a lungo a New York: «Firenze e New York sono le mie due patrie», ha raccontato lei stessa. Ed è proprio dal grande attaccamento per gli Stati Uniti, dalla grande ammirazione che la Fallaci sente per questo Paese, che è nata la sua reazione all'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 alle Twin Towers. Con una lettera inviata all'allora direttore del «Corriere della Sera», Ferruccio De Bortoli, Oriana Fallaci ha rotto il silenzio che durava da tempo. Lo ha fatto nel suo stile, uno stile viscerale e potente che non lascia mai indifferenti e che ha sollevato una vasta eco in tutto il mondo. Da quell'articolo è nato il pamphlet «La rabbia e l'orgoglio» che ha provocato polemiche a non finire e anche denunce alla scrittrice per istigazione all'odio razziale contro i musulmani. 

«LASCIO BRANDELLI D'ANIMA» - L'atteggiamento di fondo di Oriana Fallaci si può comprendere da una sua dichiarazione che si riferisce al suo modo di condurre le interviste: «Su ogni esperienza personale lascio brandelli d'anima e partecipo a ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione (infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale)».

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/09_Settembre/15/fallaci_biografia.shtml

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