mercoledì 2 novembre 2016

RAZZISMO ?!?

Mentre persino il Papa mette qualche paletto sull’immigrazione, il Garante si tramuta in Orwell

Un amico e collega mi ha fatto scoprire questa perla assoluta, quindi voglio condividerla con voi perché rappresenta l’esempio plastico di cosa ci attende.

Per chi non ha voglia di spendere qualche minuto, faccio un rapido sunto: i telegiornali e i programmi di intrattenimento dovranno evitare parole cariche di intolleranza, odio e razzismo quando parlano degli immigrati. A chiederlo è il Garante per le Comunicazioni, l’AgCom, in un “atto di indirizzo” di cui è curatore il commissario Antonio Nicita. Il Garante chiede, ad esempio, che espressioni come “invasione” dei migranti siano sempre supportate da dati sulle dimensioni reali del fenomeno. Quindi, finché non calano stile Attila e arrivano direttamente con gli scafi via Naviglio, non si può dire nulla o comunque occorre sempre ricordare che in Italia siamo 60 milioni.

Inoltre, se un ospite in studio utilizza frasi razziste in diretta, l’intervistatore dovrà prendere subito le distanze da questi toni. Non è escluso che l’incauto ospite debba proseguire la trasmissione in ginocchio sui ceci come Fantozzi in sala mensa. Per il Garante, “non è in discussione la libertà delle testate giornalistiche di criticare le migrazioni e la loro gestione da parte del governo. Ma servono equilibrio e rispetto dei soggetti deboli, come i minori”. I famosi minori non accompagnati, quelli che per la legge tedesca, austriaca o svedese contemplano tutti, fino ai 35 anni di età. Poi, la perla: “Criticare chi li fa arrivare… ma senza esagerare”.

Il problema è: cosa si intende per razzismo? Dire che stiamo vivendo flussi migratori incontrollati che aprono le porte a persone che non hanno diritto a stare in Italia come profugo, è razzismo o no? Criticare il business dell’accoglienza, è razzismo? Sottolineare il degrado e i sempre crescenti atti di vandalismo e delinquenza in aree ad alta densità di immigrazione, ad esempio dove si trovano i centri di accoglienza, è razzismo? Nel quale caso, sto per compiere un atto di razzismo, mi autodenuncio.

Partiamo da Narcao, nel Sulcis sardo, dove questa mattina è andata in scena una nuova protesta dei migranti. Un gruppo di profughi, ospiti della struttura di accoglienza di Rosas sono scesi in strada e hanno bloccato la viabilità, sulla provinciale, non distante dal luogo in cui stanno soggiornando. All’origine della protesta ci sarebbe ancora il rilascio del pocket money: il 20 ottobre scorso, infatti, i profughi avevano manifestato per la stessa ragione, bloccando per qualche minuto la strada. Vogliono i soldi, altro che protezione dalla guerra, da Assad e da Barbablù: è razzismo, caro Garante? E spostiamoci a Feltre, dove due coppie di nigeriani e la donna in stato di gravidanza che vivono in una casa di via Po, hanno gettato per strada la spesa di cui godono senza pagare nulla. I vicini di casa, quasi tutti anziani con una pensione non da milionari, non hanno preso bene il gesto e hanno allertato i responsabili dell’accoglienza. Questi, giunti sul posto, hanno spiegato ai residenti di provvedere, in tutto e per tutto, ai bisogni primari degli ospiti e poi hanno raccontato quale sia la quotidianità con cui hanno a che fare.

Se lorsignori che scappano dalla guerra, da Assad e dalla cometa di Halley si intestardiscono nel volere l’aranciata o la cola al posto dell’acqua minerale o se non vogliono il riso normale perché si impuntano su un’altra qualità, inscenano delle eclatanti azioni di protesta, come quella di gettare gli alimenti sulla strada. Tradizioni nigeriane che vanno rispettate, vero Garante? E lo stendino, di cui sono stati dotati? Niente, si utilizzano le reti di recinzione del condominio per stendere i panni. E chi protesta è razzista e se la vedrà con il Garante, in caso mai dovesse essere intervistato. E che dire di quanto successo all’hotel Paradiso di Noventa Padovana, struttura che ospita 80 migranti da più di un anno: le risorse, infatti, si sono arrabbiate perché volevano fare colazione prima dell’orario stabilito. Quando l’inserviente ha detto che bisognava attendere qualche minuto prima di mangiare, i migranti hanno iniziato ad urlare, offendendo e strattonando la donna. Tradizioni da rispettare e comprendere, altrimenti il cuore del Garante sanguina.


Ora, siccome il refrain è quello che queste persone scappano dalla guerra e della fame, mi dite per favore in quale conflitto o stato di miseria si più comunque scegliere tra Coca Cola e acqua minerale o tra Carnaroli e Basmati, oltretutto non pagando la spesa? Perché se esiste una guerra del genere, mi arruolo volontario subito e la smetto di pagare affitto, bollette, tasse e mi faccio mantenere, oltretutto avendo anche da ridire. Non vi pare che stiamo rasentando la presa per i fondelli totale? Magari il Garante non la pensa così e ci resta malissimo se uno glielo fa notare ma siccome di casi simili ce ne sono decine al giorno ovunque in Italia, occorrerà prima o poi decidere tra tutela del politically correct e dell’ordine pubblico. Certo, quando miei concittadini festeggiano l’arrivo dei primi 50 immigrati alla caserma Montello facendo una festa di strada e dicendo “gli unici stranieri sono i residenti razzisti e fascisti del quartiere”, un pochino la speranza tende ad abbandonare il lido del buonsenso e vira verso l’ineluttabilità del precipizio. Ma si sa, il tempo è galantuomo.

E che la misura sia colma lo confermano queste parole: “Non è umano chiudere le porte, chiudere il cuore. Alla lunga questo si paga politicamente. Come anche si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli, nel ricevere di più di quelli che si possono integrare. Qual è il pericolo quando un rifugiato non viene integrato? Se un immigrato non è integrato si ghettizza e una cultura che non si sviluppa in un rapporto entra in conflitto con un’altra cultura e questo è pericoloso. Credo che il motivo per cui alcuni chiudono le frontiere è la paura. Il miglior consigliere è la prudenza”.

Le ha pronunciate Papa Francesco tornando dal suo viaggio in Svezia. Ovvero, l’uomo che fino a non più tardi di una settimana fa parlava di accoglienza senza se e senza ma, per tutti, comincia a mettere dei paletti e fa riferimento alla prudenza. Forse, essendo stato a Malmo, si è reso conto di persona di quale sia il prezzo che la Svezia sta pagando all’accoglienza ottusa e meramente ideologica di un ventennio? Occhio, perché ora il conto sociale è dei tedeschi ma i prossimi siamo noi. E siamo già su un’ottima strada.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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