lunedì 31 ottobre 2016

LA SPERANZA ESISTE. PIRATI, ISLANDA, SVEZIA.

Premessa.

Mi scrivono decine di giovani italiani alla disperazione, ogni mese, e mi chiedono sempre la stessa cosa: “Barnard, ho un dottorato/master/laurea, dove espatrio per non morire?”. A loro rispondo di seguire queste parole. Ma anche voi.

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La speranza esiste, e, come la Mosler Economics ha sempre detto, la prerogativa assoluta è vivere in un Paese con sovranità monetaria; a seguire, vivere in un Paese con un popolo degno del nome di Popolo, non una fossa biologica come gli italiani che dai tempi dei pietosi ‘clientes’ della Roma Imperiale sono sempre stati dei servi inutili e sempre lo saranno. La speranza esiste, e queste ore lo dimostrano più che mai, ma fuori da qui, sorry.

La Svezia è nell’Eurozona? No.

L’Islanda è nell’Eurozona? No.

Sono Popoli? Sì.

Inizio da Stoccolma. Ovviamente il mefitico modello Neoliberista è arrivato anche lì, certo, e ha fatto il suo corso. Non mi sono mai aspettato dal Vero Potere che non ci provi, certo che ci provano, ovunque. Ma mi aspetterei che a un certo punto un Popolo capisca, e lo fermi. In Svezia è arrivato uno dei modellini più notori del Neoliberismo, il PSI, Private Sector Involvement, cioè quando il serpeggiante investitore si presenta dal governo e gli sussurra “Pssss… Governo… e se facessimo business insieme nelle tue prerogative?”. Prerogative del Governo significa soprattutto la Sanità, l’Istruzione, lo Stato Sociale, la Piena Occupazione. Stoccolma disse sì, e iniziò il percorso.

Il PSI è diventato realtà svedese nelle scuole, ospedali, e centri di assistenza, e talmente tanto da fare della Svezia il campione europeo del privato nei servizi pubblici. Mica scherzi. Ok.

Per 20 anni questo Paese nordico ha visto un’orda di Corporations e azionisti (le equity-backed companies) infiltrarsi ovunque, naturalmente previe leggi passate dal parlamento che gli hanno spianto la strada, cioè le famigerate ‘riforme’, eh? ne sappiamo qualcosina anche noi. La cosa che lascia sbalorditi di questo modello svedese è che i governi di Stoccolma hanno fatto ‘gli americani’ nel vero senso della parola, hanno cioè copiato il tragico esempio degli Stati Uniti dove lo Stato finanzia le maggiori ricerche e strutture (Pentagono o Dipartimento dell’Agricoltura o National Institutes of Health o MIT), e i privati se le pappano quasi gratis e ci fanno i profitti spaventosi. Esattamente questo hanno copiato gli svedesi.

Per esempio, nel loro sistema scolastico il PSI funziona così: fondi pubblici per le scuole, ma gestione e profitti ai privati. E la cosa sorprendente è che gli svedesi si sono ficcati in sta situazione con le loro mani e in modo, come si usa dire, bi-partisan, col consenso cioè di sinistra, destra, sindacati e lavoratori. Ma…

…ma appunto, gli svedesi sono un Popolo, e l’hanno capita la fregatura del Neoliberismo. Talmente tanto che oggi il malumore verso il PSI è sfociato in un sondaggio della Gothenburg University dove il 57% degli svedesi ha chiesto a gran voce uno sbarramento ai profitti dei privati nel settore pubblico. E’ successo che quando a questo Popolo è stato rivelato che i privati stavano scremando la bellezza di 20 miliardi di Corone di profitti ‘in eccesso’ sulle tasche dello Stato, si sono incazzati parecchio. Oplà…

E di nuovo, si sono incazzati bi-partisan, cioè l’elettorato di sinistra, centro e destra senza differenze sostanziali. Ed ecco che il governo oggi lavora a una legge che dovrebbe stabilire un tetto ai profitti ‘in eccesso’ dei privati che vogliono continuare a gestire scuole, ospedali e centri di assistenza in Svezia. SBAM! Porta in faccia. E che sberla. Guardate che se si esclude la Cina, non ci sono molti altri posti al mondo dove un governo, spinto dal suo Popolo, abbia avuto il coraggio di spezzare la Bibbia moderna del Diritto al Profitto, cioè letteralmente entrare a rinoceronte nei bilanci di aziende e investitori e dirgli “Stop ciccio, no, questi milioni sono troppi, e me li riprendo io Stato”.

La cosa mi entusiasma, ecco cosa fa un Popolo, altro che CIGL a culo perennemente a pecora, con tutti gli italiani a blaterare cazzate o al massimo a disperarsi per l’immondizia della Raggi, o inebetiti dalla Nano-Economia delle mance del caffè di Matteo Renzi. Questo fa un Popolo, si fa sentire, e incazzato nero, da sinistra a destra. La speranza in Svezia è, come dice la famosa frase, “viva e lotta insieme a…” no, non insieme a noi buffoni, ma insieme agli islandesi di certo.

E gli islandesi sono PIRATI. Yes.

Sappiamo dalla cronaca che l’Islanda è andata al voto proprio sabato. Anche gli islandesi sono un Popolo, e anche loro incazzosi, infatti queste elezioni sono arrivate a furor di popolo quando alcuni politici anche di governo sono stati pescati con le mani nella super marmellata dei Panama Papers, lo scandalo internazionale dei Paradisi Fiscali, e lì gli islandesi hanno inscenato le più massicce manifestazioni di strada della storia del Paese. Sono un Popolo.

Queste proteste hanno dato potenza a un partito nato dal Web e fatto di attivisti, anarchici e hackers, con a capo una poetessa, col nome di I PIRATI. Sembra uno scherzo, ma là cose di sto genere accadono, e i PIRATI mentre vi sto parlando rischiano di vincere le elezioni. Alè, così, perché quelli sono un Popolo.

Fra le tante proposte dei PIRATI c’è anche la promessa di offrire asilo politico a Edward Snowden, il super pentito della NSA americana che ha rivelato il sistema di spionaggio mondiale più grande della Storia, naturalmente operato dagli Amerikans. Il movimento 5 straccioni se l’è dimenticato per strada appena messo piede nella Trilaterale. Qui da noi sfidare gli americani fa venire il colon irritabile istantaneo a chiunque a Roma, sapete, Craxi l’ha pagata…

Ma la cosa fondamentale del Popolo islandese non sta nel fenomeno dei PIRATI, sta in eventi ben più lontani.

Quando l’Islanda nella crisi globale del 2008 è crollata sotto la bancarotta di 3 sue megabanche, l’intero arco politico e la Banca Centrale hanno immediatamente reagito imponendo controlli di capitali in entrata e in uscita, mica balle. SBAM, altra porta in faccia al turbo-Capitalismo, e hanno promosso misure protezionistiche per i cittadini e per le aziende nazionali. L’elettorato ha applaudito, certo, sono un Popolo.

Naturalmente la mega finanza internazionale li ha subito ricattati, minacciati, fatto boati spaventosi ecc. Ma l’Islanda ha moneta sovrana, e sa che cosa significa. Non si sono scomposti. Il Governatore della Banca Centrale ha semplicemente replicato: “Pagheremo tutti i nostri debiti appieno. Se gli investitori vogliono vendere, che si accomodino”. Li hanno distrutti? No. Invasi? No. Fatti fallire? No. Impossibile con moneta sovrana. Con moneta sovrana e sapendola usare, Wall Street incassa e va a spasso.

Provate… ma davvero provate a immaginare se Matteo Renzi o i 5 straccioni potrebbero dire una cosa del genere a Bruxelles, a Wall Street o alla BCE. Ci maciullano a poltiglia in 20 minuti, per forza, non abbiamo più uno straccio di sovranità monetaria né di bilancio. Siamo… Eurolesi.

Yes, la speranza c’è anche in Islanda. Ora chiudo, perché nella mia miserabile fantasia mi sogno che fra due ore mi parte un traghetto per la terra dei PIRATI. Ma ho una mamma cieca di 92 anni e devo rimandare. Ma voi che mi scrivete che aspettate?

Paolo Barnard

http://altrarealta.blogspot.it/2016/10/la-speranza-esiste-pirati-islanda-svezia.html



LONDRA – E’ passato poco piu’ di un anno da quando l’Islanda ha rinunciato ad aderire all’Unione Europea ma se qualcuno pensa che i membri del governo islandese si siano pentiti di questa scelta si sbaglierebbe di grosso.

A tale proposito pochi giorni fa il primo ministro Sigmundur David Gunnlaugsson ha dichiarato che rimanere fuori dalla UE e’ stata la migliore decisione presa dal governo perche’ ha permesso di far riprendere l’economia velocemente.

“Se l’Islanda avesse aderito alla UE, adesso si ritroverebbe in una situazione simile a quella greca o irlandese con un’economia in profonda recessione e un paese sull’orlo della bancarotta” aggiunge Gunnlaugsson, il quale non fa mistero del fatto che essere rimasti fuori e’ per lui un sospiro di sollievo.

Dopo essere cresciuto dell’1,9% l’anno scorso, quest’anno l’economia islandese dovrebbe avere una crescita del 3,5% e il debito pubblico che era dell’86% del Pil nel 2012 adesso e’ sceso al 64% e dovrebbe presto raggiungere il livello di prima della crisi del 34%. Un risultato semplicemente fantascientifico anche per nazioni come la Germania, figuriamoci per l’Italia, il cui dato è prossimo al 132%, non al 34%.


inoltre, grazie al fatto di avere una propria valuta, l’Islanda ha avuto piu’ margini di manovra e la svalutazione della krona ha fatto aumentare il numero di turisti nel paese scandinavo.

Se questo non fosse abbastanza, l’Islanda e’ stato anche l’unico paese al mondo che ha mandato in galera tutti i banchieri responsabili della crisi – cosa che in Italia perfino per la catastrofe MPS non è accaduto, strani “suicidi” a parte – e di recente ha anche offerto ai suoi cittadini il 5% della quota di una delle banche nazionalizzate durante la crisi degli anni scorsi a titolo di rimborso per le perdite subite da chi ne aveva acquistato le azioni.

Effettivamente cio’ che e’ accaduto in Islanda dovrebbe essere oggetto di studio in tutte le scuole d’Europa, ma cio’ non avviene perche’ alla nostra classe politica al governo conviene tenere il popolo ignorante, e non e’ un caso che questa storia sia stata censurata dai giornali di regime italico.

Noi non ci stiamo e ci auguriamo che i nostri lettori imparino dall’Islanda e capiscano che bisogna uscire dall’euro e dalla UE al piu’ presto possibile.

Fonte: IlNord

Tratto da: www.stopeuro.org

domenica 30 ottobre 2016

IL REGNO DEL CIGNO NERO

Il cigno nero, la crisi ( ossia recessione-stagnazione più disoccupazione edisinvestimenti, migrazione, instabilità, incertezza di prospettive) permane, compie otto anni e non si intravede alcuna uscita da essa.

Da un lato, permane perché è la conseguenza del nuovo tipo di economia, cioè dell’economia finanziaria che opera ormai apertamente attraverso la costruzione e lo svuotamento delle bolle, come strumento di aumento e di concentrazione del reddito e del potere, anche politico, nelle mani di chi la gestisce. Dall’altro lato, permane perché è uno strumento di riforma della società, della legge, dell’uomo, nel senso che consente a chi la gestisce di ridurre a chi la subisce, sostanzialmente col suo consenso, i diritti di lavoratore, di risparmiatore, di utente dei servizi pubblici, di partecipazione politica: di cittadino, in una parola. Quindi essa dissolve anche la polis cioè lo Stato nazionale, l’organizzazione del demos, nella globalizzazione e nella migrazione di massa.

Consente insomma di sottomettere e controllare, eliminando gradualmente il diritto anche alla privacy, alla quasi totalità della popolazione che non detiene il potere.

Essa gradualmente demolisce i processi di partecipazione, decisione, controllo che salgono dal basso per via elettorale, e lo fa soprattutto togliendo rappresentatività efacoltà ai parlamenti in favore di governi e di organismi tecnici; però al contempo pretende il consenso della base alle sue decisioni e alle sue riforme, ma non lo recepisce per come esso spontaneamente si forma, bensì lo produce come le serve agendo dall’alto, guidando l’informazione, ripetendo incessantemente dogmi spesso falsi finché vengono percepiti come realtà scontata, fissando l’agenda dei temi di cui parlare e i limiti entro cui farlo, de legittimando a priori le posizioni diverse con etichette quali euroscettico, razzista, islamofobo, omofobo, populista. E talora sanziona anche penalmente l’espressione critica o alternativa.

Per contro, elargisce sovvenzioni, appoggio, massima visibilità mediatica e autorevolezza istituzionale alle idee guida per il nuovo ordine sociale che sta formando.


La crisi non è in realtà crisi, ma struttura; e permane perché è utile, ed è l’elemento portante del nuovo ordinamento globale.

In questa logica comprendiamo il senso profondo, strutturale, dell’aumento verticale dei poveri e bisognosi, degli esclusi dal reddito dalle rendite, dal welfare, dalle garanzie. Cioè dal lavoro, dalla pensione, dalla pubblica assistenza come diritti.Sottolineo: come diritti, diritti stabili, non come concessioni volta per volta.
Quando si rileva che in Italia gli indigenti, nell’arco di cinque anni,sono passati da 1 milione e mezzo a 4 milioni, quando si rileva che si stanno formando masse di milioni di immigrati, esodati, disoccupati, e quando si rileva che si preparano milioni di futuri pensionati che non avranno una rendita pensionistica sufficiente a vivere – quando si rileva tutto questo, si dovrebbe capire il volto della società che stanno costruendo, aiutandosi molto anche con l’ideale tedesco di austerità elevato a metodo inflessibile di governo: un corpo sociale saldamente nelle mani dell’oligarchia dominante, anche grazie al fatto che gran parte di esso sarà costituita da masse miste di indigenti, di impoveriti, di disoccupati, di immigrati, di pensionati, che sopravvivono grazie a interventi caritatevoli ed emergenziali del governo e di agenzie ampiamente finanziate dal governo, come Caritas, chiesa e sindacati, cioè alti prelati e alti sindacalisti, Molto lautamente remunerati, essi già svolgono un importante ruolo di direzione, consolazione e collegamento in questo schema sociale. La mancanza di reddito e servizi sicuri, quindi la dipendenza da interventi anno per anno, bilancio dopo bilancio, da parte del governo, rende gradualmente queste masse sempre più passive, remissive, politicamente inattive.


Il cigno nero non è volato via, ha costruito il suo trono per restare. Effettivamente, il reddito di cittadinanza, al quale in linea di principio sono contrario per varie ragioni anche pedagogiche, sarebbe il miglior antidoto a questa strategia di ingegneria sociale. Ma non potrà mai funzionare se prima non si sarà capito che il denaro oggi è un mero simbolo a costo zero di produzione, e che dunque l‘unico ma decisivo vincolo alla politica di spesa è l’efficacia produttiva della spesa, mentre gli attuali dogmi di austerità e pareggio di bilancio sono un mero inganno genocida e liberticida.

08.08.16 Marco Della Luna


http://marcodellaluna.info/sito/2016/10/08/il-regno-del-cigno-nero/

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SIMULAZIONE E CONTROLLO


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In questo video troverai molte risposte “nascoste” del film all realtà che viviamo oggi. Interessanti i cenni filosofici, della letteratura e simbolici.

Questa spiegazione del film Matrix racchiude tra le tante:

il significato del bianconiglio
il significato del libro di filosofia dell’inizio del film
il perché il protagonista vive nella stanza 101
il perché il nome del protagonista NEO
il significato del personaggio MORPHEUS e il suo nome
La pillola blu e la pillola rossa
Che cosa è Matrix
Il tema dei sogni
Il ruolo dell’agente Smith
Il tema del “sii un bravo cittadino, sii un bravo lavoratore, fai come dico io o muori”
La programmazione mentale
Il vivere senza aprire veramente gli occhi
il ruolo delle macchine
l’uomo ridotto a merce da sfruttare
il concetto di realtà e di libero arbitrio
il significato della frase “benvenuto nella tua desertica nuova realtà”, frase connessa al libro presente all’inizio del film.



http://www.blogpositivo.it/film-libri/recensioni-film/straordinaria-spiegazione-del-film-matrix/

sabato 29 ottobre 2016

Italia: disintegrazione

Ho lasciato l’Italia nell’estate del 2014.
Avevo un contratto a tempo indeterminato, un lavoro come ingegnere nel settore aerospaziale, una famiglia con un bimbo di 4 anni.

Ció che mi spinse a lasciare il mio paese natale furono considerazioni di tipo economico e sociale, che ho spiegato qua, e che posso cosí riassumere:
1. La convinzione, basata sui miei nuovi e grossolani studi di macroeconomia, che all’interno della zona Euro non c’era futuro per l’industria italiana, e
2. la consapevolezza che il tessuto sociale ed etico del mio paese, e specialmente della mia cittá natale, Roma, stava disgregandosi. Non volevo che mio figlio vivesse una vita peggiore della mia.

Io e mia moglie abbiamo incontrato molte difficoltá ad ambientarci in Olanda. Un conto é trasferirsi con un’ambasciata, o quando la tua azienda pensa a tutto, un altro é affrontare tutte le difficoltá da soli, senza amici, parenti, e nel contesto di una lingua assolutamente ostica. Le maggiori difficoltá extra-lavorative erano per nostro figlio. Catapultato a 5 anni in una scuola dove non capiva una mazza. Ha ripetuto un anno. Qua in Olanda é normale. Lo fanno anche i bimbi dutch. Considerano lo sviluppo del bambino una cosa non standard: ogni bimbo ha i suoi tempi e li rispettano. Mio figlio ora a 7 anni é bilingue, mia moglie si sta impegnando a imparare l’olandese con un corso avanzato, io al lavoro parlo inglese tutti i santi giorni. Finalmente dopo due anni siamo riusciti a vendere casa in Italia, cancellando malumori, nervosismi, scazzi per extra tassazione etc.

E proprio dell’emigrazione e del mercato immobiliare vorrei parlare oggi.

Nonostante le difficoltá, sono felice delle scelte fatte. Nel 2014 non stavo nemmeno a pensare al problema dell’immigrazione dall’Africa all’Italia. Sapevo che era un problema enorme, ma avevo altro per la testa. Ignoravo la demografia e il legame migrazione-asset immobiliari.

Due notizie di oggi:

1. La prima da qua. Un giudice del nord Italia ha deciso che se uno é in ritardo coi pagamenti del mutuo, allora la sua casa puó essere “temporaneamente”assegnata a immigrati che godano dello stato di rifugiati. In altri termini, il giudice puó stabilire che la casa non vada all’asta, (per mezzo della
quale esiste almeno per il proprietario la possibilitá di ottenere qualche spiccio), ma venga concessa a uomini e donne di un altro paese.

Ho vissuto in un condominio dove l’appartamento sotto al mio era stato affittato ad una famiglia di quattro persone dell’est europa. Bene, funziona cosí: prima, arriva la famiglia. Ora, non sai se sono veramente marito moglie e figli, devi fidarti delle loro dichiarazioni (sbarcano in Italia senza documenti e ci vogliono gli interpreti). Questa famiglia prende possesso dell’abitazione. Ovviamente, dopo poche settimane, i loro familiari o amici andranno a vivere con loro. Da quattro finiscono per essere in almeno sette. Ora, se il proprietario originale non pagava il mutuo perché non aveva i soldi (o magari perché era un delinquente, ne ho conosciuto uno italianissimo che metteva sempre incinta la moglie per tenersi un serbatoio di figli minorenni per non dover sloggiare) sicuramente non pagava il condominio. Ora, pensate che la famiglia di immigrati, oltre a non pagare il mutuo, pagherá il condominio? Non credo. Immaginate quei condomini dove le spese per l’acqua corrente o il riscaldamento sono comuni. Se un condomino non paga, pagano tutti gli altri per lui. Con famiglie di migranti senza un lavoro, che vivono di sussidi statali, ci sará una impennata di inquilini morosi. E di condomini con bilanci in rosso. Se giá era impossibile prendere i soldi da un inquilino italiano, in questo caso sará impossibile. Ora, non parliamo proprio di rientrare in possesso della casa data “temporaneamente”in uso a extracomunitari. Siamo sinceri: la possibilitá diventa zero. Parliamo anche solo del fatto che abitiate vicino, nello stesso condominio, ad una di queste famiglie extracomunitarie, che da 4 membri sono diventati almeno 7, che non pagano, perché non possono, i servizi comuni. Che hanno le loro tradizioni. La loro cucina. Pensate che riuscirete a vendere la VOSTRA, di casa? Forse, ma con un ulteriore sconto rispetto allo sconto imposto dalla crisi attuale. Questo distruggerá il mercato immobiliare delle periferie delle cittá ancora di piú. Inutile girarci intorno. Verranno colpiti soprattutto gli anziani, che non hanno figli minorenni.

2. La seconda notizia da qua. Dice che c’é la proposta di legge di tassare di 100mila euro l’anno coloro i quali decidono di venire a vivere in Italia per godersi il sole e l’arte. Ovviamente sono benestanti che richiedono la residenza (tedeschi? olandesi? ah saperlo!). Sapete una cosa? In Spagna il tempo é bello uguale e le tasse sono piú basse. Andate verso Alicante. 250 euro al mese per 140 metri quadri. Ma non é questo il vero punto. Il punto é che quando sono venuto in Olanda, ho ottenuto per 8 (otto) anni una grossa riduzione delle tasse. Lo fanno per incentivare gli Expat che vengono in Olanda che hanno giá un contratto, sono medici, ingegneri, tecnici altamente specializzati cui viene riconosciuto uno stato fiscale privilegiato. Ho dovuto mostrare certificato carichi pendenti, casellario giudiziario, certificato di laurea, contratto di lavoro, e dichiarazione di due miei amici che mi conoscevano da piú di dieci anni! Se non avessi goduto di questa agevolazione, non sarei venuto in Olanda, ma sarei andato in Germania. In Italia, fanno l’opposto: tassano i benestanti che decidono di trasferisti nello Stivale! In Italia, assegnano case di italiani in stress finanziario, arredate con mobili pagati con i soldi di una vita, a estranei che non hanno qualifica, e che sovente non sanno leggere né scrivere.

Quanto a lungo puó durare un Paese in questo modo?

http://www.rischiocalcolato.it/2016/10/italia-disintegrazione.html

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TERRA PIATTA, TERRA SFERICA? LA SPIEGAZIONE DI CORRADO MALANGA



Il dottor Corrado Malanga, interrogato in merito alla questione della Terra piatta, analizza metodicamente la sua veridicità concludendo che si tratti di una semplice "moda", esponendo altresì una visione chiara e fondata del motivo per il quale tali credenze nascano, sottolineando il modo sibillino e ingannevole con il quale i suoi sostenitori usano sdoganare tali illazioni.

vedi anche
Verifica della Curvatura Terrestre
https://youtu.be/uzarL1ipoVw

Questo video contiene la dimostrazione qualitativa e quantitativa della curvatura terrestre, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Il filmato è solo un esempio di come sia possibile accertarsi in prima persona di come stiano le cose, senza bisogno di credere ai vari canali di "informazione", "controinformazione" e "disinformazione" che hanno lo scopo principale di confondere le nostre capacità critiche e tenere la nostra attenzione sotto controllo.

Ringraziamo il Prof. Corrado Malanga per la collaborazione e la disponibilità.






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giovedì 27 ottobre 2016

GORINO; Cronaca di una strumentalizzazione senza più vergogna

Gorino, Calais e “l’euforia da naufraghi”. Cronaca di una strumentalizzazione senza più vergogna

Evito di addentrami nella vicenda di Gorino, la piccola frazione di Goro che ha visto metà della popolazione – circa 300 persone su 600 residenti – scendere in strada ed ergere barricate per evitare l’arrivo nel locale ostello di 11 donne, di cui una incinta e 8 bambini. Ovviamente, la propaganda imperante dell’accoglienza a tutti i costi ha intinto il pane dell’ipocrisia in questa vicenda, assurda nella sua proporzione d’impatto -un paesino e venti persone fa accogliere – ma paradigmatica di una situazione sfuggita di mano. Gli abitanti hanno saputo solo 6 ore prima del loro arrivo che il Prefetto aveva requisito l’ostello per accogliervi dei migranti e ne conoscevano il numero, non che fossero donne e bambini. Potevano essere venti nigeriani con fisico da mobile dell’Ikea, per quanto ne sapevano. Perché non sapevano: decide il prefetto sulle teste di tutti.

E’ ovvio che guardando al telegiornale i volti di quelle donne e quei bambini ci si pone delle domande e ci si sente spiazzati nel giudicare quell’atto così estremo, almeno nell’immaginario della nostra società cloroformizzata al principio stesso di rivolta e reazione ma se c’è una cosa che non va fatta è cedere all’emotività. Perché quando uno come Matteo Renzi arriva a dire, “difficile giudicare la situazione, la popolazione è stanca” significa due cose. Primo, il suo grado di paraculaggine in vista del referendum e nella lotta con l’Ue per poter sforare i limiti nella manovra non ha davvero argine di decenza. Secondo, ha capito che la proverbiale corda si è spezzata. Per la prima volta, senza conseguenze gravi o violenze ma si è rotta.


E a offrire un grosso contributo a quello strappo sono state, oltre alla dissennata politica di porte aperte del governo, persone come il prefetto Mario Morcone, il quale intervenendo ai microfoni del Gr1 Rai, ha dichiarato quanto segue: “È un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo. Gli italiani che rifiutano l’aiuto doveroso a donne e bambini sono ottusi, mi vergogno di averli come connazionali. Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi, andassero a vivere in Ungheria. Noi staremo meglio senza di loro”. Ora, un rappresentante dello Stato che vede il suo lauto stipendio pagato anche dai 600 abitanti di Gorino si permette di dire una cosa del genere, senza che il Viminale lo rimuova immediatamente o lo richiami?

Un prefetto che prefigura, per vergogna verso le scelte pur contestabili di suoi connazionali, il loro espatrio e l’accoglienza al loro posto di migranti, ha ancora il suo posto di lavoro? Solo in Italia. Si può dire che non si è d’accordo ma non si può trascendere, se si rappresenta lo Stato. Lo stesso Stato che ha fatto entrare da inizio anno 153mila persone, l’80% delle quali senza alcun requisito per restare in Italia. Di fatto, clandestini. E il prefetto, cioè lo Stato, cosa fa? Attacca i cittadini italiani, invece di evitare che le nostre città diventino dei campi profughi a cielo aperto.



Perché è ovvio che le 20 persone che dovevano andare a Gorino non avrebbero creato problemi ma è l’idea stessa che lo Stato requisisca uno stabile privato e decida chi deve entrarci che non è accettabile per la popolazione di un Paese di 600 anime, così come di una metropoli come Milano che tra poco vedrà riempirsi di clandestini la caserma Montello. Questa

è la circolare con cui la Prefettura di Verona requisiva un albergo privato per le “urgenti ed indifferibili necessità di alloggiare e gestire” i profughi. Grazie ad una legge che risale all’Ottocento, infatti, i prefetti possono “per grave necessità” disporre della proprietà privata dei cittadini e adottare provvedimenti di requisizione di strutture private. Inoltre, appare molto facile adesso sventolare le barricate di Gorino come l’archetipo del razzista medio italiano e appiccicare quella definizione addosso a chiunque si rifiuti di subire un’invasione, soprattutto perché evita di fare vedere come siano ridotte le periferie di Milano e Roma, completamente al collasso e senza più strutture in grado di reggere il minimo sindacale di accoglienza organizzata e gestita in sicurezza. Lo ha ammesso il sindaco Beppe Sala, non un pericoloso estremista di destra.

A volte una Gorino oggi, senza violenza, può far spaventare la politica ed evitare che nasca una Calais, dopo sono in corso le operazioni di sgombero dalla famigerata “giungla”. Sono usciti già in 4mila ma adesso viene il difficile. Oltre al ricollocamento nei centri di accoglienza su tutto il territorio francese (e state certi che i simpaticoni d’Oltralpe, se potranno, spingeranno un po’ di quegli immigrati verso il nostro confine Nord), ci sono gli irriducibili, circa un migliaio, che ancora non accennano a lasciare il campo. La scorsa notte sono scoppiati diversi incendi nella zona dove si trovano i ristoranti, il fuoco ha fatto esplodere almeno due bombole a gas e un siriano è rimasto leggermente ferito al timpano. Le immagini diffuse in diretta dai canali all news francesi sono impressionanti e mostrano fiamme e fumo ma la prefettura si mostra rassicurante.

Stando alle autorità transalpine, gli incendi volontari rientrano nel quadro di una tradizione dei migranti. Il fuoco sarebbe infatti un modo per “dire addio” alle loro capanne: , ha detto il prefetto di Calais. Anche in Francia, a prefetti sono messi bene. Mi attendo a breve consegne su larga scala e pagate dall’Ue di Diavolina per facilitare i migranti nel loro rituale, mettendo contestualmente a rischio l’incolumità dei cittadini francesi che abitano nelle vicinanze. Tanto più che lo stesso Didier Leschi, direttore generale dell’ufficio francese per l’immigrazione e l’integrazione, intervistato in diretta da BFM-TV ha invece lanciato l’allarme: “Quello che sta succedendo è preoccupante, qualcosa di molto più serio di quanto si pensi. I pompieri stanno intervenendo per domare il fuoco che può essere pericoloso”. Ma come fai a negare ai migranti le loro tradizioni?

Come vedete nel titolo ho usato l’espressione “euforia da naufraghi”. E’ presente nel libro di Julius Evola, “Cavalcare la tigre” e si riferisce alla sensazione di disperazione tipica di chi non sa quale sia il suo destino e che si tramuta in euforia, quasi in un’ultima danza prima del precipizio: per Evola era la peggior pulsione del nichilismo che attecchiva in quella che nella tradizione indiana si chiama Kaly-Yuga, l’età oscura, ultima fase di un ciclo temporale.

E se ci pensate, fra crisi finanziaria ed economica, focolai sempre più diffusi di guerra, fenomeno migratorio e, non ultima, la rinnovata contrapposizione Est-Ovest, siamo davvero nella fase terminale di un’epoca, siamo davvero nell’età oscura. Bene, a Gorino hanno semplicemente deciso di dire basta all’euforia da naufrago, droga di ogni governo di questo Paese e mandare un segnale alle istituzioni: adesso basta.

Finora, infatti, in Italia abbiamo ballato sul Titanic di un debito pubblico fuori controllo grazie alle prebende e alle mance, grazie agli 80 euro, ai voucher e al nero, ai contratti farsa fino alle false partite Iva agli stage non retribuiti alla delocalizzazione e quant’altro, al posto fisso che si tramuta in privilegio e all’assenteismo. Ma anche grazie agli acquisti a rete, al credito al consumo, alle carte di credito e revolving, alle finanziarie, al desiderio di ciò che non ci serve e non ci possiamo permettere ma che ci fanno desiderare per essere come loro. Morti ma con abbigliamento alla moda. Ora, invece, la parte sana e produttiva del Paese, che è la maggioranza e ha la faccia di chi ha passato la notte si quelle barricate senza torcere un capello ad alcuno (a differenza degli antagonisti), sta raschiando il fondo del barile del rischio sociale, ora l’Italia sa – in sempre più ampie fasce di popolazione – cosa sia davvero la povertà, cosa significhi fare la coda alle mense della Caritas. Non il faticare per arrivare al 27 del mese ma non arrivare al 10, una volta pagato tutto il dovuto. E, magari, conosce il pane nero dell’umiliazione e la tragica scorciatoia del suicidio, come tanti imprenditori che hanno visto i loro capannoni passare da orgoglioso esempio di impegno e deserto di tasse e lettere di licenziamento da consegnare.

A Gorino non avevano paura di 11 donne e 8 bambini, avevano paura di cosa rappresentavano: il rischio di perdere, in prospettiva e guardando a cosa accade a Calais o in Germania, anche l’ultima cosa che si possiede. La propria terra e la propria vita, intesa come Weltanschauung e non come bene materiale, nonostante piaccia molto la declinazione malavogliana della difesa gretta della propria “roba”. L’Heimat dell’anima, prima che della carta d’identità. Così come l’anomìa, il caos, la trasgressione, l’anarchia diventano per l’evoliano occasioni per temprarsi in età oscura, così – più prosaicamente e senza certamente coscienza filosofica del gesto – quell’ordine di requisizione dell’ostello calato dall’alto da uno Stato visto come nemico, ha innescato la rivolta del popolo contro le istituzioni in nome di un’inconsapevole apolitìa, come la chiama Evola o “scelta impolitica”, come invece l’aveva definita Thomas Mann. Un gesto rivoluzionario, un gesto di autodifesa. Un gesto da non sottovalutare. E le parole di Matteo Renzi dimostrano che ha colpito nel segno. Indicando la luna, non chiedendo un giudizio sul dito.



http://www.rischiocalcolato.it/2016/10/gorino-calais-leuforia-naufraghi-cronaca-strumentalizzazione-senza-piu-vergogna.html



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domenica 23 ottobre 2016

Curare i sintomi NUOCE GRAVEMENTE alla Salute !!!



Curare i sintomi NUOCE GRAVEMENTE alla Salute !!!
"Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare fandonie nella camera del malato, sino a quando la natura non l'abbia guarito o i rimedi non l'abbiamo ucciso."
(A. Furetiére)

Per cura dei sintomi intendiamo gran parte dei medicinali e delle pratiche mediche attualmente in uso.

I medicinali che fanno passare la febbre, che alleviano il mal di testa, le infiammazioni alla gola o alle articolazioni, ma anche quelli che decongestionano le vie respiratorie o l’intestino e che calmano la tosse e persino la rimozione chirurgica di tonsille, appendice e cisti, sono tutte cure dei sintomi.

Questi sono solo alcuni esempi delle pratiche più comuni per i fastidi più banali, ma la lista sarebbe lunghissima e comprenderebbe patologie ben più gravi.

In pratica potremmo dire che tutta la moderna medicina (o quasi) si occupa esclusivamente della cura sintomatica e non si preoccupa minimamente della prevenzione o della rimozione dei problemi alla radice.

Anche quando si parla di esami preventivi in realtà si tratta di esami diagnostici che trovano o meno un determinato male (o presunto tale).

(Solo su quest’ultima affermazione si potrebbe parlare molto a lungo ma rischierei di andare un po’ fuori tema per approfondimenti comunque vi rimando a questo interessante video: Creazione di Malattie )

Curare i sintomi quindi non solo non migliora lo stato di salute, ma per assurdo potrebbe anche aggravarlo, anzi meglio togliere il condizionale:

Curare i sintomi aggrava la salute!

Questo accade per vari motivi il più semplice ed immediato è il seguente: curando i sintomi, non proviamo più un certo fastidio o dolore e quindi non ascoltiamo più il nostro corpo che attraverso quel determinato dolore/sintomo voleva comunicarci qualcosa che non andava.

Quindi noi prendiamo la pillolina, il dolore passa e così possiamo riprendere la nostra vita, comprese le nostra cattive abitudini che ci hanno portato alla cosiddetta malattia, ancora più non curanti del male che ci stiamo facendo.

A questo punto però è necessaria qualche definizione ...

Innanzitutto bisogna dire che la cosiddetta malattia non è altro che una crisi tossiemica cioè un eccessivo accumulo di tossine (scarti metabolici).
La produzione di tossine è un fenomeno naturale risultante da diverse funzioni metaboliche.
In condizioni ideali, queste tossine vengono eliminate dagli organi emuntori (intestino, reni, fegato, polmoni e pelle).


Finché l'apporto di tossine resta nei limiti delle capacità di smaltimento di questi organi, facciamo esperienza di uno stato di buona salute.
Quando per diversi fattori fisici (dovuti all'ambiente, allo stile di vita, all'alimentazione), psicologici (stress) o emozionali si arriva ad una perdita della capacità di smaltimento (indebolimento), le tossine si accumulano e c’è la comparsa dei sintomi della malattia.

Quindi la malattia potremmo anche definirla come l’estremo tentativo dell’organismo di liberarsi delle tossine in eccesso.
In pratica quella che consideriamo malattia è in realtà un processo diAutoguarigione.
Dunque cosa succede quando noi con un farmaco blocchiamo i sintomi e quindi il tentativo estremo del nostro sistema immunitario di liberarsi delle tossine in eccesso?


Le tossine non vengono più eliminate e cosa peggiore non vengono eliminate le cattive abitudini (fisiche, psicologiche ed emozionali) che hanno causato l’indebolimento. Quindi le crisi si ripeteranno fino a diventare croniche e degenerare in qualcosa di peggio.
Infine, ma non meno importante, la cura dei sintomi delle cosiddette malattie con farmaci o con interventi invasivi, genera un considerevole numero di effetti collaterali conosciuti e non, dovuti all’immissione nel corpo di sostanze sintetiche estranee (farmaci) o a vere e proprie mutilazioni (chirurgia).


L'unica medicina veramente utile rimane quella di primo soccorso, quella traumatologica e poco altro. La vera prevenzione invece sarebbe avere un’alimentazione sana, condurre uno stile di vita sereno, vivere in un ambiente il più salubre ed arieggiato possibile, fare lunghe passeggiate ed un attività fisica leggera, riposare, fare esercizi di respirazione, meditare, rilassarsi … etc ….


In caso di crisi acute di eliminazione di tossine (cosiddette malattie) lasciare che il tempo e la natura facciano il loro corso riposando, mangiando il meno possibile e soprattutto non ostacolando l’Autoguarigione.

Concludo con questa bella e provocatoria frase che secondo me si addice molto alla realtà attuale:
"Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare fandonie nella camera del malato, sino a quando la natura non l'abbia guarito o i rimedi non l'abbiamo ucciso."
(A. Furetiére)

CHIUDE EQUITALIA ? NO CAMBIA SOLO NOME

Mattarella firma decreto, Equitalia diventa 'Agenzia Riscossione'

Dal primo luglio 2017 le società del gruppo Equitalia "sono sciolte" e "al fine di garantire la continuità e la funzionalità delle attività di riscossione è istituito un ente pubblico economico, denominato 'Agenzia delle Entrate - Riscossione' sottoposto all'indirizzo e alla vigilanza del ministero dell'Economia e delle Finanze". La conferma dello scioglimento di Equitalia, e la sua sostituzione con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione che sarà guidata dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, arriva dal decreto fiscale ('Decreto di legge - Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili') che oggi è stato firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"A far data dell'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto -si legge nel provvedimento-, il personale delle società del gruppo Equitalia proveniente da altre amministrazioni pubbliche è ricollocato nella posizione economica e giuridica originariamente posseduta nell'amministrazione pubblica di provenienza la quale, prima di poter effettuare nuove assunzioni, procede al riassorbimento di detto personale, mediante l'utilizzo delle procedure di mobilità di cui all'articolo 30 del decreto legislativo 165 del 2001 e nel rispetto dei vincoli in materia di finanza pubblica e contenimento delle spese di personale".

Il riassorbimento, si rileva ancora, "può essere disposto solo nei limiti dei posti vacanti nelle dotazioni organiche dell'amministrazione interessata e nell'ambito delle facoltà assunzionali disponibili. Nel caso di indisponibilità di posti vacati nella dotare organica dell'amministrazione di provenienza, tale personale può essere ricollocato, previa intesa, ad altra pubblica amministrazione con carenze di organico, anche in deroga alle vigenti disposizioni in materia di mobilità e, comunque, nell'ambito delle facoltà assunzionali delle amministrazioni interessate".

Sempre dal 2017, si sottolinea nel decreto fiscale, la trasmissione dei dati Iva diventa trimestrale. Ai soggetti in attività nel 2017 "è attribuito una sola volta, per il relativo adeguamento tecnologico, un credito d'imposta pari a 100 euro. Il credito spetta ai soggetti che, nell'anno precedente a quello in cui il costo per l'adeguamento tecnologico è stato sostenuto, hanno realizzato un volume d'affari non superiore a 50 mila euro". Il credito, si legge ancora, "non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive, è utilizzabile esclusivamente a decorrere dal primo gennaio 2018 e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in cui è stato sostenuto il costo per l'adeguamento tecnologico e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l'utilizzo".

Dal testo del provvedimento emerge che le multe sono escluse dalla rottamazione delle cartelle prevista dal decreto fiscale mentre l'Iva rientra nell'operazione. Tra i carichi esclusi dall'operazione ci sono "l'imposta sul valore aggiunto riscossa all'importazione", le somme dovute "a titolo di recupero di aiuti di Stato"; "i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti"; "le multe, le ammende e le sanzioni pecunarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna"; "le sanzioni amministrative per violazioni al Codice della strada".

I termini per la 'voluntary disclosure', inoltre, si riaprono fino al 31 luglio 2017, con la possibilità di integrare l'istanza e presentare i documenti fino al 30 settembre. All'operazione, si precisa, non potranno partecipare i contribuenti che hanno già presentato un'istanza in precedenza. Le violazioni sanabili sono quelle commesse fino al 30 settembre 2016

http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2016/10/22/mattarella-firma-decreto-fiscale-equitalia-diventa-agenzia-riscossione-multe-escluse-dalla-rottamazione-delle-cartelle_81VF2XBH0leiuD62iLuDdN.html

Matteo Salvini: EQUITALIA sparisce? No, cambia nome.
Si chiamerà "Agenzia delle entrate - riscossione".
Quindi si tratta dell'ennesima presa per il culo renziana.


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sabato 22 ottobre 2016

POLLI FOREVER POLLI

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Lista dei brevetti di Tesla

A sinistra: Nikola Tesla con una sua invenzione,una lampadina senza fili accesa da un campo elettrico che la circonda.

Il fisico serbo Nikola Tesla (1856–1943) fu un inventore estremamente prolifico, arrivando ad ottenere circa 300 brevetti.[1] In questa voce è raccolta una lista dei brevetti di Tesla. Alcuni di questi tuttavia non sono menzionati in quanto, come diverse fonti hanno scoperto, sono rimasti nascosti negli archivi, probabilmente sottoposti a segreto da parte dell'FBI statunitense nel periodo immediatamente successivo alla morte del fisico (vedi paragrafo Anomalie).

Dei brevetti a nostra disposizione se ne contano almeno 272, assegnati a Nikola Tesla in 25 paesi. La maggioranza di essi è concentrata in Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada: molti altri furono approvati in diversi paesi sparsi per il globo. Va poi notato che molte sue invenzioni non furono brevettate.[2] I brevetti di Tesla possono essere consultati online sul sito di Espacenet.



Tra le invenzioni di Tesla possiamo trovare: il motore a corrente alternata, la bobina a doppia spira, diversi strumenti che utilizzano campi magnetici rotanti, un sistema di distribuzione di potenza a corrente alternata polifase, strumenti fondamentali di sistemi per la comunicazione senza fili (antecedenti all'invenzione della radio), oscillatori a radio frequenza, apparecchi per l'amplificazione di onde stazionarie, porte logiche per comunicazioni sicure in radio frequenza, apparecchi a raggi x, apparati per la generazione di ozono,[3] strumenti per gas ionizzati, apparecchi per l'emissione di grandi campi magnetici e per raggi di particelle cariche, metodi per procurare livelli estremamente bassi di resistenza al passaggio di corrente elettrica,[4] mezzi per incrementare l'intensità di oscillazione elettriche, circuiti di amplificazione di voltaggio, apparecchi per scariche ad alto voltaggio, per protezione da illuminazione, una turbina senza pale, aerei a decollo verticale (VTOL), una macchina per disattivare i terremoti e alcune riguardanti la robotica.
la lista dei brevetti di Tesla
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_brevetti_di_Tesla

vedi anche
http://altrarealta.blogspot.it/2015/08/tesla-un-uomo-magico-spirituale.html

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mercoledì 19 ottobre 2016

INCONSAPEVOLI SCHIAVI

Los voladores: oscuri predatori

Perché siamo così addormentati e dipendenti? Perché desideriamo spesso che qualcuno ci dica cosa fare e che ci guidi quando possiamo fare da soli? quando spetta alla nostra personale responsabilità compiere le scelte?

«Gli sciamani dell’antico Messico scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita, un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita.»
(don Juan) 1

Le considerazioni che seguono possono apparire davvero sconcertanti e possono generare una varietà di reazioni: di difesa come il rifiuto o di consapevolezza profonda come angoscia, senso di schifo, paranoia.

Ti prego di sospendere per un istante il giudizio e di aprirti alla possibilità che vi siano cose nella tua testa che non sono davvero tue. Gli sciamani toltechi dell’antico Messico si accorsero per primi che qualcosa non andava per il verso giusto. Essi videro che le emanazioni luminose dei bambini – tenute insieme da una forza agglutinante nella forma di un uovo – erano anche ricoperte da una patina di straordinario splendore.

Videro che alla crescita del bambino questa patina, anzi- ché svilupparsi anch’essa di conseguenza, diminuiva drammaticamente. Videro che questo involucro di luce era diret- tamente correlato alla consapevolezza dell’individuo e lo chiamarono lo splendore della consapevolezza.

La consapevolezza non si sviluppava come sarebbe stato naturale. Inquietati da questa incongruenza estesero le loro indagini e scoprirono la presenza di esseri oscuri posti di- rettamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili.

Gli sciamani videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa.

Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscien- ti, e molto evoluti, e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire vengono chiamati los voladores , ovvero «quelli che volano».

Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!».

Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica».

Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. 

Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie»

I voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e noi produciamo molta di quella energia. questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici, dotati di possibilità infinite, condannati a brandelli di consapevolezza: i voladores consumano rego- larmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani possono vedere quanto la patina di luminosità rimastaci sia soltanto una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci.

questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di compren- dere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo.

Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li ma- celliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli e i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà»


Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.»

L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è irrimediabilmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano.

I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, la paura, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità «eccessive e vibrazionalmente basse» sono il loro cibo prediletto.

FONTE
avrah ka dabra - creo quel che dico

1 Carlos Castaneda, Il lato attivo dell’infinito, BUR, Milano 2007

I QUATTRO NEMICI NATURALI DELL'UOMO


Chi sono i "4 NEMICI NATURALI DELL'UOMO" e come vincerli

DON JUAN: «Quando un uomo comincia a imparare, non sa mai con chiarezza quali sono i suoi obiettivi. Il suo scopo è imperfetto; il suo intento è vago. Spera in una ricompensa che non si concreterà mai, perché non sa nulla delle difficoltà dell'imparare. Comincia lentamente a imparare, dapprima a poco a poco, poi a grandi passi. E presto i suoi pensieri entrano in conflitto. Quello che impara non è mai quello che ha sperato o immaginato, e così incomincia ad aver paura. Imparare non è mai quello che ci si aspetta.


Ogni passo dell'imparare è un compito nuovo, e la paura che l'uomo prova comincia a salire implacabilmente, inflessibilmente. Il suo scopo diventa un campo di battaglia. E così si è imbattuto nel primo dei suoi nemici naturali:

LA PAURA! Un nemico terribile, traditore, e difficile da superare. Si tiene nascosto a ogni svolta della strada, in agguato, aspettando. E se l'uomo, atterrito dalla sua presenza, fugge, il nemico avrà messo fine alla sua ricerca.»

CARLOS CASTANEDA: «Che cosa accadrà all'uomo che fugge per il terrore?»

DON JUAN: «Non gli accadrà nulla, tranne che non imparerà mai. Non diventerà mai un Uomo di Conoscenza. Sarà forse un uomo borioso, o innocuo, o spaventato; in ogni caso, sarà un uomo sconfitto. Il suo primo nemico avrà messo fine ai suoi desideri.»

CARLOS CASTANEDA: «E che cosa può fare per vincere la paura?»


DON JUAN: «La risposta è semplicissima. Non deve fuggire. Deve sfidare la sua paura, e a dispetto di essa deve compiere il passo successivo nell'imparare, e il successivo e ancora il successivo. La sua paura deve essere completa, e tuttavia non si deve fermare. Questa è la regola! E verrà il momento in cui il suo primo nemico volgerà in ritirata. L'uomo comincia a sentirsi sicuro di sé. Il suo intento diviene più forte. Imparare non è più un compito terrificante. Quando arriva questo lieto momento, l'uomo può dire senza esitazione di aver sconfitto il suo primo nemico naturale.»

CARLOS CASTANEDA: «Ciò avviene tutto in una volta, don Juan, oppure a poco a poco?»

DON JUAN: «Avviene a poco a poco, e tuttavia la paura è vinta improvvisamente e rapidamente.»

CARLOS CASTANEDA: «Ma l'uomo non avrà ancora paura se gli succederà qualcosa di nuovo?»

DON JUAN: «No. Una volta che un uomo ha vinto la paura, ne è libero per tutto il resto della sua vita perché, invece della paura, ha acquistato la lucidità: una lucidità mentale che cancella la paura. A questo punto l'uomo conosce i suoi desideri; sa come soddisfare tali desideri. Può anticipare i nuovi passi dell'imparare, e una limpida lucidità circonda ogni cosa. L'uomo sente che nulla è nascosto. E così ha incontrato il suo secondo nemico:

LA LUCIDITA'!

Quella lucidità mentale, che è così difficile da ottenere, scaccia la paura, ma acceca anche. Costringe l'uomo a non dubitare mai di se stesso. Gli dà la sicurezza di poter fare tutto quel che gli piace, perché vede chiaramente in tutto. Ed è coraggioso perché è lucido, e non si ferma davanti a nulla perché è lucido. Ma tutto questo è un errore; è come qualcosa di incompleto. Se l'uomo si arrende a questo falso potere, ha ceduto al suo secondo nemico e sarà maldestro nell'imparare. Si affretterà quando dovrà essere paziente, o sarà paziente quando dovrebbe affrettarsi..»E sarà maldestro Dell'imparare finché non cederà, incapace di imparare più nulla.»

CARLOS CASTANEDA: «Che ne è di un uomo sconfitto in tal modo, don Juan? Muore come risultato?»


DON JUAN: «No, non muore. Il suo secondo nemico lo ha semplicemente bloccato impedendogli di diventare un uomo di conoscenza; l'uomo può, invece, trasformarsi in un allegro guerriero o in un pagliaccio. Tuttavia la lucidità pagata a così caro prezzo non si trasformerà mai più nella tenebra e nella paura. Avrà la lucidità finché vivrà, ma non imparerà, o bramerà, più nulla.»

CARLOS CASTANEDA: «Ma che cosa deve fare per evitare di essere sconfitto?»

DON JUAN: «Deve fare quello che ha fatto con la paura: deve sfidare la sua lucidità e usarla solo per vedere, e aspettare con pazienza e misurare cori cura prima di fare nuovi passi; deve pensare, dopo tutto, che la sua lucidità è quasi un errore.
E verrà un momento in cui comprenderà che la sua lucidità era solo un punto davanti ai suoi occhi. E così avrà superato il suo secondo nemico, e sarà in una posizione in cui nulla potrà mai nuocergli. Questo non sarà un errore.

Non sarà solamente un punto davanti ai suoi occhi. Sarà vero potere. A questo punto saprà che il potere che ha inseguito così a lungo è finalmente suo. Può fare tutto quel che vuole. Il suo alleato è al suo comando. Il suo desiderio è la regola. Vede tutto quel che è intorno a lui. Ma si è anche imbattuto nel terzo dei suoi nemici:

IL POTERE! Il potere è il più forte di tutti i nemici. E naturalmente la cosa più facile è arrendersi; dopo tutto, un uomo a questo punto è veramente invincibile. Comanda; comincia col correre rischi calcolati e finisce col creare regole, perché è un padrone.

A questo stadio difficilmente l'uomo si rende conto che il nemico lo sta circondando. E improvvisamente, senza saperlo, avrà certamente perduto la battaglia. Il suo nemico lo avrà trasformato in un uomo crudele e capriccioso.»

CARLOS CASTANEDA: «Perderà il suo potere?»

DON JUAN: «No, non perderà mai la sua lucidità o il suo potere.»

CARLOS CASTANEDA: «Allora che cosa lo distinguerà da un uomo di conoscenza?»


DON JUAN: «Un uomo che è sconfitto dal potere muore senza sapere veramente come tenerlo in pugno. Il potere è solo un fardello sul suo destino. Un tale uomo non ha il comando su se stesso, e non può sapere quando o come usare il suo potere.»

CARLOS CASTANEDA: «La sconfitta da parte di uno qualsiasi di questi nemici è una sconfitta definitiva?»

DON JUAN: «Certo che è definitiva. Una volta che uno di questi nemici ha avuto il sopravvento su di un uomo non c'è nulla che questi possa fare.»

CARLOS CASTANEDA: «È possibile, per esempio, che l'uomo sconfitto dal potere possa vedere il proprio errore e correggersi?»

DON JUAN: «No. Quando un uomo cede è spacciato.»

CARLOS CASTANEDA: «Ma che cosa accadrebbe se fosse accecato temporaneamente dal potere e poi lo rifiutasse?»

DON JUAN: «Significherebbe che la sua battaglia ancora continua. Significherebbe che sta ancora cercando di diventare un Uomo di Conoscenza. Un uomo è sconfitto solo quando non tenta più, e si lascia andare.»

CARLOS CASTANEDA: «Ma allora è possibile, don Juan, che un uomo possa abbandonarsi per anni alla paura, ma alla fine vincerla?»

DON JUAN: «No. Questo non è vero. Se cede alla paura non la vincerà mai, perché avrà paura di imparare e non tenterà più. Ma se cerca per anni di imparare, pur in mezzo alla sua paura, alla fine la vincerà perché non si è mai veramente abbandonato a essa.»

CARLOS CASTANEDA: «Come può sconfiggere il suo terzo nemico, don Juan?»


DON JUAN: «Deve sfidarlo, deliberatamente. Deve arrivare a rendersi conto che il potere da lui apparentemente conquistato in realtà non è mai suo. Deve stare sempre in guardia, tenendo in pugno con cura e con fede tutto ciò che ha imparato. Se riuscirà a vedere che la lucidità e il potere, quando manca il suo proprio controllo su di sé, sono peggio ancora di errori, raggiungerà un punto in cui tutto è tenuto sotto controllo. Saprà allora come e quando usare il suo potere. E in questo modo avrà sconfitto il suo terzo nemico.

L'uomo sarà, ormai, alla fine del suo viaggio di apprendimento, e si imbatterà, quasi senza esserne stato avvertito, nell'ultimo dei suoi nemici:

LA VECCHIAIA!

Questo nemico è il più crudele di tutti, il solo che non potrà essere sconfitto completamente, ma solo scacciato. Questo è il momento in cui l'uomo non ha più paure, non più un'impaziente lucidità mentale; un momento in cui il suo potere è tutto sotto controllo, ma anche il momento in cui prova un irresistibile desiderio di riposare. Se si arrende totalmente al desiderio di lasciarsi andare e dimenticare, se si adagia nella stanchezza, avrà perduto l'ultimo combattimento, e il suo nemico lo ridurrà a una creatura debole e vecchia.

Il suo desiderio di ritirarsi annullerà tutta la sua lucidità, il suo potere, e la sua conoscenza. Ma se l'uomo si spoglia della sua stanchezza, e affronta il proprio destino, può allora essere detto uomo di conoscenza, pur se soltanto per il breve momento in cui riesce a sconfiggere il suo ultimo e invincibile nemico. Quel momento di lucidità, di potere e di conoscenza, è sufficiente.»



Leggi altro su: http://www.carloscastaneda.it/Libri-Castaneda/Citazioni-Gli-insegnamenti-di-don-Juan/4-Quattro-Nemici-Naturali.htm

http://altrarealta.blogspot.it/2016/10/i-quattro-nemici-naturali-delluomo.html

domenica 16 ottobre 2016

Hillary Clinton ha venduto le armi all' ISIS


 

Wikileaks conferma Hillary ha venduto le armi all' ISIS

Altro che le chiacchiere da spogliatoio di Trump,altro che i sondaggi vinti dichiarati dalle rincoclintoniane Giovanna Botteri per la rai e la Forcella per le reti mediaset la Hillary Clinton è una criminale,il suo compito è quello di guidare alla terza guerra mondiale.Caos e destabilizzazione del mondo sono i preparativi ora bisogna mettere la parola fine e creare questo nuovo ordine mondiale.
Alfredo d’Ecclesia


Anche se Hillary Clinton ha ripetutamente negato che lei ha venduto armi ai terroristi islamici mentre prestava servizio come Segretario di Stato, il fondatore di Wikileaks Julian Assange sostiene che ha la prova del contrario. Thepoliticalinsider.com ha riferito: Nel secondo mandato di Obama, il segretario di Stato Hillary Clinton ha autorizzato la spedizione di armi di fabbricazione americana in Qatar, un paese in debito con i Fratelli Musulmani, e amichevole per i ribelli libici, nel tentativo di rovesciare il governo libico di Gheddafi , e poi spedire quelle armi verso la Siria al fine di finanziare al Qaeda, e rovesciare Assad in Siria. Clinton ha preso il ruolo principale nell'organizzazione dei cosiddetti "Amici della Siria" (alias Al Qaeda / ISIS) per eseguire l'insurrezione della CIA guidato per un cambio di regime in Siria. Sotto giuramento Hillary Clinton ha negato che sapeva sulle spedizioni di armi durante la testimonianza pubblica all'inizio del 2013 dopo l'attacco terroristico di Bengasi. In un'intervista a Democracy Now, Wikileaks 'Julian Assange ha affermato che 1.700 messaggi di posta elettronica contenuti nella cache di Clinton si collegano direttamente Hillary alla Libia alla Siria, e direttamente ad Al Qaeda e ISIS. Leggi la sua testimonianza completa @ (Link: www.thepoliticalinsider.com)
http://www.thepoliticalinsider.com/wikileaks-confirms-hillary-sold-weapons-isis-drops-another-bombshell-breaking-news/#ixzz4GUgUfkzT

traduzione di Alfredo d’Ecclesia

http://alfredodecclesia.blogspot.it/2016/10/boom-wikileaks-conferma-hillary-ha.html

http://altrarealta.blogspot.it/

venerdì 14 ottobre 2016

RIBALTIAMO TUTTO !!!!




Questo video lo registrai personalmente il 19 febbraio 2013 in piazza del Duomo, a Milano. Beppe Grillo e Dario Fo, insieme su un palco. Grillo racconta di come Repubblica rifiutò di pubblicare la recensione del libro di un Premio Nobel, solo perché l’aveva scritta insieme a lui. Poi Dario prende la parola, e dice:

“Mi sembre di essere tornati indietro di molti anni, alla fine della guerra, l’ultima guerra mondiale. Ci fu una festa come questa, e c’era tanta gente come siete voi, felici, pieni di gioia. Non dico speranza – la speranza lasciamola a parte – di certezza! Che si sarebbe rovesciato tutto… e non ci siamo riusciti!“.

E poi l’urlo, che a risentirlo ancora adesso fa venire il groppo in gola: “Fatelo voi, per favore! Fatelo voi! Ribaltate tutto, per favore!“.

Vien il magone a sapere di averci provato, e con tutte le forze, ma non esserci ancora riusciti. Certo, non è che sia un’impresa facile, quella che ci avevi chiesto, ma in qualunque modo uno ci abbia provato, sente sempre di non avere fatto abbastanza. Sente sempre di essere un uomo piccolo piccolo davanti alle lezioni di un gigante. Si guarda indietro e sente di avere lasciato che i grandi sogni, i grandi ideali, venissero contaminati dalle piccole miserie umane che sempre li accompagnano.

Però c’è ancora tempo, sai Dario? Qualcuno disse che non è mai finita, finché non è finita. E io ci credo profondamente. Credo che non bisogna mai smettere di lottare, né quando si è vinto tutto, né quando si è perso tutto. Hai urlato disperatamente “Fatelo voi!“. Si può ancora fare, Dario. C’è un tempo che va da qui all’eternità in cui si può ancora fare, e la tua scomparsa è stato l’ultimo urlo che hai lasciato per incitare questo popolo a guardarsi allo specchio e ad amarsi finalmente un po’.

Salutami Gianroberto, e vedete se riuscite a mandarci, tutti e due, un’indicazione, una mappa, o semplicemente un abbraccio, perché ne abbiamo tanto bisogno. Tutti.

giovedì 13 ottobre 2016

SCIE CHIMICHE: LA GUERRA SEGRETA



Tanker Enemy ha realizzato il primo documentario professionale dedicato alla geoingegneria clandestina, alias "scie chimiche". Tutti noi saremo i produttori di un documentario che non porrà solo domande, ma che snocciolerà, una ad una, prove inconfutabili sulla "guerra climatica". La produzione porrà di fronte alle loro responsabilità tutti coloro che, in questi anni, hanno negato, ridicolizzato, sminuito il problema, che non è un problema, ma IL PROBLEMA.

Sìì parte integrante del progetto! Sìì l'artefice del cambiamento! Contribuisci anche tu.

Pagina ufficiale: http://www.tanker-enemy.eu/scie-chimi...

CHE COS'E' "SCIE CHIMICHE: LA GUERRA SEGRETA" ("CHEMTRAILS: THE SECRET WAR")

E' il primo documentario professionale dedicato alla geoingegneria clandestina, alias "scie chimiche", realizzato da Tanker Enemy.

Volete anche voi un prodotto che condensi le centinaia di prove e testimonianze e che affronti il soggetto senza mezzi termini? Allora aiutateci a realizzarlo.

"Scie chimiche: la guerra segreta" sarà una summa volta ad analizzare le caratteristiche salienti della questione attraverso un approccio scientifico e rigoroso. Ci si prefigge così l'obiettivo di colmare una lacuna nella divulgazione del nostro paese: infatti, mentre negli Stati Uniti sono stati prodotti alcuni dossiers circa la geoingegneria illegale, anche se imperniati quasi esclusvamente sulle manipolazioni meteorologiche, che sono un aspetto collaterale del fenomeno, in Italia manca ancora un documentario ad hoc. Importantissima sarà la diffusione capillare del reportage con il fine di trasmettere il più possibile informazioni esaurienti ed inattaccabili.

GRAZIE DI TUTTO!

Antonio e Rosario Marcianò
Comitato Nazionale Tanker Enemy

www.tankerenemy.com

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vedi anche
Gianni Lannes - Scie Chimiche e Manipolazione ...https://youtu.be/ZiRSSOraZsw

domenica 9 ottobre 2016

IL RICATTO DEI POTERI FORTI SUL REFERENDUM

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BIG PHARMA; IL DOMINIO DEI TITANI

LA DOMINAZIONE DEI TITANI

Esistono i nani ed esistono i titani. La crescita di entrambi non è commisurata alla grandezza e ai valori morali e spirituali che essi contengono, ma piuttosto alla loro capacità di metabolizzazione del carburante chiamato merce, merce di scambio, ovvero danaro. Karl Marx ha insegnato qualcosa che tutti sapevamo e sappiamo, e cioè che l'economia, il soldo, il capitale prevale e predomina su tutto il resto. I titani di oggi, cresciuti a dismisura, sono i cartelli della chimica e del petrolio, ed in particolare le multinazionali del farmaco, del vaccino e dell'integratore sintetico..



UN MONDO DI INIEZIONI, DI FIALETTE, DI PASTIGLIE E DI PILLOLE

Circola infatti una marea di danaro in quel settore e loro ci sguazzano dentro in piena beatitudine. I soldi non si fanno col carbone, con l'acciaio, con i tessuti, con i macchinari ingombranti, voluminosi e pesanti, ma con le pillole. Quelle pillole che il dr Pietro Bisanti, uomo di scienza e di coraggio, oltre che uomo dell'Arma, ha evidenziato magnificamente nella sua memorabile opera "Assassini in Pillole". Le borse mondiali sono spesso in perdita, sono altalenanti e rischiose. C'è chi vince e chi perde. Ma i titani di Big Pharma non perdono mai. Sono un settore vincente, protetto e vezzeggiato. I loro guadagni stratosferici servono a comprare tutto.

POTERE DI ACQUISTO ILLIMITATO

I titani comprano governi, ministeri, parlamenti, presidenti, premier, sindacati, università, giornali e soprattutto televisioni. Le briciole servono alle lobbies e ai lustrascarpe per strisciare ed arraffare avidamente quello che resta. Non esiste un solo programma televisivo che non sia intriso e contaminato dal loro assoluto dominio. Chiunque si contrapponga o faccia da ostacolo alla loro marcia viene depotenziato e schiacciato. Schiavizzata la medicina, accalappiata la legge e addomesticati i media, i titani se ne strafottono dei diritti dei cittadini e della loro salute. Anzi sono interessati a rendere la massa sempre più malandata, sempre più sofferente e sempre più malata.
Questa è purtroppo la realtà nuda e cruda da cui partire.

sabato 8 ottobre 2016

IL LECCHINO

Caro Benigni l'imbecille sei tu se alla tua età non hai ancora capito che i figli vengono su in base all'educazione che i genitori gli impartiscono e all'intelligenza di questi ultimi. Sempre che il figlio non si affranchi quando vede da che genitori viene cresciuto.
I genitori del popolo sono coloro che lo governano e che lo hanno sempre governato perché così fosse.
E tu hai partecipato in prima fila alla creazione dell'ignoranza collettiva già con il tuo film da "Oscar" che stravolgeva la realtà dei fatti, con carri americani a liberare Aushwitz.
Poi dopo esserti appropriatato di una Storia che non ti appartiene, non pago, ma come sempre e lautamente prezzolato, continui a svenderti come le peggiori baldracche della Storia repubblicana, imperiale e monarchica di questo Paese.
Difficilmente si incontrano sulla terra persone brutte come te.
Stefano Davidson


http://alfredodecclesia.blogspot.it/2016/10/caro-benigni-limbecille-sei-tu-di.html

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ORIANA FALLACI: COSA VUOL DIRE ESSERE CATTIVI? DIRE LA VERITA?

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Oriana Fallaci: la vita e le opere
La piccola «vedetta» della Resistenza. La grande inviata di guerra. Le interviste ai potenti. I libri tradotti in 30 lingue

Oriana Fallaci nasce a Firenze il 29 giugno 1929.
Il padre fu un attivo antifascista, talmente convinto delle sue scelte da coinvolgere Oriana, a soli 10 anni, nella resistenza con compiti di vedetta. Adolescente, Oriana si unì al movimento clandestino di resistenza, diventando un membro del corpo dei volontari per la libertà contro il nazismo. E' agli avvenimenti di questo periodo della sua vita che viene fatta comunemente risalite la sua celebre tempra Terminato il conflitto decide di dedicarsi alla scrittura in maniera attiva e continuativa..

LA GIORNALISTA - Inizia così, giovanissima, la sua carriera giornalistica, da principio come cronista per vari giornali, ma presto cominciano incarichi di maggiore responsabilità, come le interviste a importanti personalità della politica o il resoconto di avvenimenti internazionali. La sua eccezionale bravura la porta all«'Europeo», e al Corriere della Sera, come inviato speciale e poi come corrispondente di guerra: dal 1967 in Vietnam, poi nella guerra Indo-Pakistana, in Sud America, in Medio Oriente.
In seguito si è dedicata alle interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti.
Tra i suoi intervistati: Henry Kissinger, il generale Giap, Golda Meir, Yasser Arafat, re Hussein di Giordania, Indira Gandhi, Alì Bhutto, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l'arcivescovo Makarios e Alekos Panagulis. Un confronto spesso a muso duro con il Potere incarnato negli uomini che lo detengono e che facendo la Storia determinano le vite di molti. Tra gli exploit più memorabili è da ricordare la sua infiammata intervista all'ayatollah Khomeini, leader del regime teocratico iraniano e poco incline a riconoscere diritti e dignità alle donne, contrariamente alla Fallaci, che è sempre stata all'avanguardia in questo genere di rivendicazioni.

I LIBRI - Ricca la sua bibliografia. Nel 1975 pubblica il suo primo bestseller «Lettera a un bambino mai nato». Quattro anni dopo, nel 1979, esce «Un uomo», dedicato al suo compagno Alekos Panagulis, eroe della lotta contro la dittatura di destra dei colonnelli in Grecia. Dopo undici anni esce «Insciallah» (1990), romanzo sul Libano, in cui, come nella maggior parte dei suoi libri anche in questo caso la scrittrice mostra lo sforzo, da parte di normali individui piuttosto che di vasti gruppi, di liberarsi dal giogo di oppressioni e ingiustizie di vario tipo e specie.
Un altro lunghissimo silenzio di undici anni viene rotto da «La rabbia e l'orgoglio» (2001): il libro riprende con poche modifiche un lunghissimo articolo scritto per il quotidiano «Il Corriere della Sera» poco dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti. Un pamphlet contro le dittature, il terrorismo, l'estremismo, il fanatismo religioso dell'Islam, ma anche contro la mediocrità dei governanti, le ragioni di real politik per colpa delle quali la società occidentale (in primis l'Europa) non difende più, nel confronto con l'Islam, i valori che la contraddistinguono (molti i richiami al risorgimento, alla resistenza). Il libro ha suscitato molte critiche e polemiche per il suo taglio duro e per certe affermazioni che, inizialmente attribuite allo shock per gli attentati, in seguito sono state confermate dall'autrice e riprese nel libro successivo «La forza della ragione» (2004). Il suo ultimo libro è «Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci» (2004). I suoi libri sono stati tradotti in più di trenta paesi; fra i riconoscimenti va segnalata la laurea ad honorem in letteratura ricevuta dal Columbia College of Chicago. 

TRA FIRENZE E NEW YORK - Seppure di origini fiorentine, Oriana Fallaci ha abitato a lungo a New York: «Firenze e New York sono le mie due patrie», ha raccontato lei stessa. Ed è proprio dal grande attaccamento per gli Stati Uniti, dalla grande ammirazione che la Fallaci sente per questo Paese, che è nata la sua reazione all'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 alle Twin Towers. Con una lettera inviata all'allora direttore del «Corriere della Sera», Ferruccio De Bortoli, Oriana Fallaci ha rotto il silenzio che durava da tempo. Lo ha fatto nel suo stile, uno stile viscerale e potente che non lascia mai indifferenti e che ha sollevato una vasta eco in tutto il mondo. Da quell'articolo è nato il pamphlet «La rabbia e l'orgoglio» che ha provocato polemiche a non finire e anche denunce alla scrittrice per istigazione all'odio razziale contro i musulmani. 

«LASCIO BRANDELLI D'ANIMA» - L'atteggiamento di fondo di Oriana Fallaci si può comprendere da una sua dichiarazione che si riferisce al suo modo di condurre le interviste: «Su ogni esperienza personale lascio brandelli d'anima e partecipo a ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione (infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale)».

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/09_Settembre/15/fallaci_biografia.shtml

venerdì 7 ottobre 2016

IMMIGRAZIONE; iL PIANO E' DISTRUGGERE GLI STATI NAZIONALI

di Roberto de Mattei

Ormai anche i più riluttanti cominciano ad aprire gli occhi. Esiste un piano organizzato per destabilizzare l’Europa attraverso l’invasione migratoria. Questo progetto viene da lontano. Fin dagli anni Novanta, nel libro 1900-2000. Due sogni si succedono: la costruzione, la distruzione (Fiducia, Roma 1990), descrivevo questo progetto attraverso le parole di alcuni suoi “apostoli”, come lo scrittore Umberto Eco e il cardinale Carlo Maria Martini..

Eco scriveva: «Oggi in Europa non ci troviamo di fronte ad un fenomeno di immigrazione. Ci troviamo di fronte a un fenomeno migratorio (…) e come tutte le grandi migrazioni avrà come risultato finale un riassetto etnico delle terre di destinazioni, un inesorabile cambiamento dei costumi, una inarrestabile ibridazione che muterà statisticamente il colore della pelle, dei capelli, degli occhi delle popolazioni».



Il cardinale Martini, da parte sua, riteneva necessaria «una scelta profetica» per comprendere che «il processo migratorio in atto dal Sud sempre più povero verso il Nord sempre più ricco è una grande occasione etica e civile per un rinnovamento, per invertire la rotta della decadenza del consumismo in atto nell’Europa occidentale».

In questa prospettiva di “distruzione creatrice”, commentavo, «non sarebbero gli immigrati a doversi integrare nella civiltà europea, ma sarebbe al contrario l’Europa a doversi dis-integrare e rigenerare grazie all’influenza delle etnie che la occupano (…) È il sogno di un disordine creatore, di una scossa simile a quella che diede nuova vita all’Occidente all’epoca delle invasioni barbariche per generare la società policulturale del futuro».

Il piano era, e resta, quello di distruggere gli Stati nazionali e le loro radici cristiane, non per costruire un Superstato, ma per creare un non-Stato, un orrido vuoto, in cui tutto ciò che ha la parvenza di vero, di buono, di giusto, venga inghiottito nell’abisso del caos. La postmodernità è questa: non un progetto di “costruzione”, come era stata la pseudo-civiltà nata dall’umanesimo e dall’illuminismo e poi sfociata nei totalitarismi del XX secolo, ma una nuova e diversa utopia: quella della decostruzione e della tribalizzazione dell’Europa. Il fine del processo rivoluzionario che da molti secoli aggredisce la nostra civiltà è il nichilismo; il “nulla armato”, secondo una felice espressione di mons. Jean-Joseph Gaume (1802-1879).

Gli anni sono passati e l’utopia del caos si è trasformato nell’ incubo che stiamo vivendo. Il progetto di disgregazione dell’Europa, descritto da Alberto Carosa e Guido Vignelli nel loro documentato studio L’invasione silenziosa. L’“immigrazionismo”: risorsa o complotto? (Roma 2002), è divenuto un fenomeno epocale. Chi denunciava questo progetto veniva definito “profeta di sventura”. Oggi sentiamo dirci che si tratta di un processo inarrestabile, che deve essere “governato”, ma non può essere frenato.

Lo stesso si diceva negli Settanta e Ottanta del ‘900 del comunismo, finché non arrivò la caduta del muro di Berlino, a dimostrare che nulla è irreversibile nella storia, tranne forse la cecità degli “utili idioti”. Tra questi utili idioti sono sicuramente da annoverare i sindaci di New York, Parigi e Londra, Bill de Blasio, Anne Hidalgo e Sadiq Khan, che il 20 settembre, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in una lettera su The New York Times, dal titolo Our immigrants, our strenght (I nostri immigrati, la nostra forza), hanno lanciato un appello «a prendere misure decise per garantire soccorso e un rifugio sicuro ai profughi in fuga dai conflitti e ai migranti in fuga dalla miseria».

Le centinaia di migliaia di immigrati che approdano sulle nostre coste non fuggono né i conflitti, né la miseria. Sono giovani in ottima salute, ben curati nell’aspetto, senza segni di ferite né di denutrizione, come accade a chi proviene da zone di guerra o di fame.

Il coordinatore dell’anti-terrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, parlando il 26 settembre al Parlamento europeo, ha denunciato una massiccia infiltrazione dell’ISIS tra questi immigrati. Ma anche se, tra di essi, i terroristi fossero un’esigua minoranza, tutti i clandestini che sbarcano in Europa sono portatori di una cultura antitetica a quella cristiana e occidentale.

I migranti non vogliono integrarsi in Europa, ma dominarla, se non con le armi, attraverso il ventre delle loro e delle nostre donne. Dove questi gruppi di giovani maschi islamici si insediano, le donne europee rimangono incinte, si formano nuove famiglie “miste”, sottomesse alla legge del Corano, le nuove famiglie richiedono allo Stato moschee e sussidi economici. Ciò avviene con l’appoggio dei sindaci, delle prefetture e delle parrocchie cattoliche.

La reazione della popolazione è inevitabile e in paesi ad alto tasso di immigrazione come la Francia e la Germania sta diventando esplosiva. «Siamo sull’orlo di una guerra civile», ha dichiarato Patrick Calvar, capo della DGSI, la Direzione generale della sicurezza interna francese, davanti a una commissione parlamentare (Le Figaro, 22 giugno 2016). Il governo tedesco, da parte sua, ha redatto un “piano di difesa civile” di 69 pagine, in cui si invita la popolazione a fare scorte di cibo e di acqua e a «prepararsi in maniera appropriata ad un evento che potrebbe minacciare la nostra esistenza» (Reuters, 21 agosto 2016).

Chi sono i responsabili di questa situazione? Bisognerebbe cercarli a più livelli. C’è naturalmente la classe dirigente postcomunista e sessantottina, che ha preso in mano le redini della politica europea; ci sono gli intellettuali che hanno elaborato teorie deformi nei campi della fisica, della biologia, della sociologia, della politica; ci sono le lobby, le massonerie, i potentati finanziari, che agiscono talvolta nelle tenebre, talvolta alla luce del sole. È noto, ad esempio, il ruolo del finanziere George Soros e della sua fondazione internazionale Open Society.

In seguito a un attacco hacker, oltre 2.500 mail sono state trafugate al server del magnate americano-ungherese e diffuse su Internet, attraverso il portale DC Leaks. Dalla corrispondenza privata sottratta a Soros risulta il suo finanziamento di attività sovversive in tutti i campi, dall’agenda LGTB ai movimenti pro-immigrazione. Attingendo a questi documenti, Elizabeth Yore, con una serie di articoli su The Remnant, ha dimostrato il sostegno di Soros, diretto e indiretto, anche a Papa Bergoglio e ad alcuni dei suoi collaboratori più stretti, come il cardinale Oscar Andres Rodríguez Maradiaga e mons. Marcelo Sanchez Sorondo.

Tra George Soros e papa Francesco appare un’oggettiva convergenza strategica. La politica dell’accoglienza, presentata come la “religione dei ponti” opposta alla “religione dei muri”, è divenuta il leit-motiv del pontificato di Francesco, al punto che qualcuno si chiede se la sua elezione non sia stata favorita proprio allo scopo di offrire agli artefici dell’invasione migratoria l’“endorsment” morale di cui essi hanno bisogno. Quel che è certo è che oggi la confusione nella Chiesa e quella nella società avanzano di pari passo. Il caos politico prepara la guerra civile, il caos religioso apre la strada agli scismi, che sono una sorta di guerra civile religiosa.

Lo Spirito Santo, a cui non sempre i cardinali corrispondono in conclave, non cessa però di operare e oggi alimenta il sensus fidei di coloro che si oppongono ai progetti demolitori della Chiesa e della società. La Divina Provvidenza non li abbandonerà. (Roberto de Mattei)

Fonte: Corrispondenza Romana

Stiamo uniti, di Beppe Grillo

La paura è qualcosa che non lascia spazio a commenti. Lo scopo biologico, la funzione della paura, è di fermarti e per lo più funziona. Non ci sono santi questa è la paura però ci sono le persone: tanto è perfetta la paura quanto è miracolosa la soluzione. Noi non abbiamo geni migliori per gestirla. Non abbiamo geni a 5 stelle o cazzate del genere, e la paura ci accomuna tutti in qualunque luogo e situazione, ci accomuna meglio di una preghiera oppure della fame. Essere in tanti vicini a chi sta sotto minaccia la farà scomparire, meglio del più perfetto dei balsami miracolosi.

Le minacce che riceviamo e la paura che evocano, hanno tre conseguenze logiche:
1) significa che siamo sulla strada giusta, questo è certo quanto ovvio
2) significa che siamo umanamente normali, se abbiamo timori per noi ed i nostri cari
3) vuol dire che è arrivato il momento di scoprire se stiamo qui per effetto della curiosità elettorale del "stiamo a vedere come va a finire" oppure di un vero desiderio di cambiamento.

Non possiamo scroccare la solidarietà, soltanto riceverla, non è una delle tante frasi fatte della vita la solidarietà: se ci sarete vicini senza aspettare il giorno delle lacrime di coccodrillo vorrà dire che le minacce continue noi nostri confronti sono solo una freccia che indica la direzione da percorrere per liberare il Paese da queste mostruose sanguisughe.
Senza i cittadini le minacce, le malversazioni di opinionisti da mezzo soldo e le isterie dei giornalisti ci potranno condizionare? Non lo so, preferirei non doverlo scoprire.
Con i cittadini al nostro fianco diventeranno semplicemente la parte brutta, la più odiosa, di un sogno che si sta concretizzando.

Non abbiamo bisogno di scudi umani, ma di umanità. Siamo davvero così votati e, al contempo abbandonati? Non credo proprio, non posso e non voglio crederci! Se volete il cambiamento, se votate il movimento, stiamo uniti.

Beppe Grillo


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