giovedì 21 settembre 2017

Siamo solo tanti “Numero 6” nel villaggio globale del controllo sociale

“Siamo governati dal Pentagono, siamo governati da Madison Avenue, siamo governati dalla televisione e fino a quando accetteremo queste cose e non ci rivolteremo, dovremo continuare a scorrere con il flusso della valanga… Fino a quando continueremo a comprare cose, saremo alle loro mercé… Viviamo tutti in un piccolo Villaggio. Il tuo Villaggio può apparirti differente dal Villaggio degli altri ma alla fine siamo tutti prigionieri”. “Il prigioniero” venne descritto da un critico dell’epoca come “una serie televisiva basata sulla distopia, qualcosa che ricorda James Bond che incontra George Orwell, filtrato attraverso Franz Kafka”. I temi trattati, d’altronde, erano decisamente all’avanguardia: la nascita di uno stato di polizia, la libertà dell’individuo, la sorveglianza h24, la corruzione del governo, il totalitarismo, la corsa agli armamenti sia degli Stati che delle società civili, il pensiero di gruppo e il marketing di massa, fino al dato più devastante.

Ovvero, la tendenza dell’uomo ad accettare di essere prigioniero di un carcere che lui stesso ha contribuito scientemente a costruire. Non a caso, “The Village” ha le sembianza tranquillizzanti e positive di un paradiso cosmopolita in riva al mare ma dove gli abitanti non godono di reale libertà: non possono andarsene, sono sotto costante sorveglianza, ogni loro movimento è tracciato da telecamere o droni e la loro personalità è stata annullata. Sono soltanto identificati attraverso numeri. Come con le fidaty card.

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