🔴SACRIFICIO NEL FUOCO DI MOLOCH Nella Bibbia ebraica, il nome di Moloch emerge come una figura oscura, legata in modo inseparabile al FUOCO e al sacrificio dei figli. Non si tratta di un dio lontano o astratto, ma di un simbolo concreto di una pratica che la Torah condanna con una durezza senza appello: il passare i bambini “per il FUOCO”. Il termine Moloch (o Molek) compare in particolare nel Levitico, dove Yahweh stabilisce un confine netto e invalicabile. In Levitico 18,21 viene ordinato: “Non darai nessuno dei tuoi figli per farlo passare a Moloch”, mentre in Levitico 20,2-5 la trasgressione è punita con la morte, non soltanto per chi offre il figlio, ma anche per la comunità che chiude gli occhi su tale crimine. Qui il sacrificio non è visto come un errore rituale, ma come una contaminazione radicale del popolo e della terra. L’espressione “far passare per il FUOCO” è centrale. Il testo biblico non descrive nei dettagli il rito, ma l’associazione costante con il FUOCO suggerisce un sacrificio cruento, probabilmente legato all’idea di consacrazione totale attraverso la distruzione della vita. Il FUOCO, che nella Bibbia può essere anche segno della presenza divina, diventa in questo contesto il suo opposto: strumento di annientamento e profanazione. Il luogo simbolo di questi riti è il tofet. La Bibbia colloca il tofet nella valle di Ben-Hinnom, a sud di Gerusalemme, un’area che diventerà in seguito emblema di maledizione e giudizio. Il tofet non è semplicemente un altare, ma uno spazio rituale dedicato a sacrifici estremi, dove i figli venivano offerti come prezzo per ottenere favore, protezione o prosperità. Il nome stesso potrebbe derivare da una radice legata al “bruciare” o al “focolare”, rafforzando l’immagine di un luogo dominato dal FUOCO. Secondo molte interpretazioni storiche e filologiche, Moloch potrebbe non essere stato un dio nel senso classico, ma il nome di un tipo di sacrificio o di un titolo cultuale associato a queste pratiche. Wikipedia riporta che il termine è stato variamente inteso come una divinità cananea, come un epiteto o come una deformazione intenzionale del termine “melek” (re), alterato vocalmente per evocare “boshet” (vergogna). In questa prospettiva, la Bibbia non soltanto condanna il rito, ma ne marchia il nome come infame. Ciò che rende Moloch così centrale nella narrazione biblica è il contrasto che incarna. Il sacrificio dei figli rappresenta l’inversione totale dell’alleanza: invece di ricevere la vita come dono, l’uomo la distrugge per placare una potenza percepita come esigente e vorace. Per questo Yahweh reagisce con una condanna assoluta: non si tratta di competere con un altro culto, ma di estirpare una pratica che nega il valore stesso della vita e della responsabilità genitoriale. Il legame tra Moloch, il FUOCO e il tofet diventa così un monito narrativo e simbolico. Il FUOCO che consuma i bambini non è segno di divinità, ma di un abisso religioso e umano. La Bibbia lo trasforma in un paradigma del male cultuale: un culto che promette ordine e sicurezza, ma si fonda sulla distruzione dei più vulnerabili. Da qui nasce anche l’eredità simbolica del tofet e della valle di Hinnom, che nella tradizione successiva diventeranno immagini dell’inferno, luogo di FUOCO non redentivo ma definitivo.



Nella Bibbia ebraica, il nome di Moloch emerge come una figura oscura, legata in modo inseparabile al FUOCO e al sacrificio dei figli. Non si tratta di un dio lontano o astratto, ma di un simbolo concreto di una pratica che la Torah condanna con una durezza senza appello: il passare i bambini “per il FUOCO”.

Il termine Moloch (o Molek) compare in particolare nel Levitico, dove Yahweh stabilisce un confine netto e invalicabile. In Levitico 18,21 viene ordinato: “Non darai nessuno dei tuoi figli per farlo passare a Moloch”, mentre in Levitico 20,2-5 la trasgressione è punita con la morte, non soltanto per chi offre il figlio, ma anche per la comunità che chiude gli occhi su tale crimine. Qui il sacrificio non è visto come un errore rituale, ma come una contaminazione radicale del popolo e della terra.

L’espressione “far passare per il FUOCO” è centrale. Il testo biblico non descrive nei dettagli il rito, ma l’associazione costante con il FUOCO suggerisce un sacrificio cruento, probabilmente legato all’idea di consacrazione totale attraverso la distruzione della vita. Il FUOCO, che nella Bibbia può essere anche segno della presenza divina, diventa in questo contesto il suo opposto: strumento di annientamento e profanazione.

Il luogo simbolo di questi riti è il tofet. La Bibbia colloca il tofet nella valle di Ben-Hinnom, a sud di Gerusalemme, un’area che diventerà in seguito emblema di maledizione e giudizio. Il tofet non è semplicemente un altare, ma uno spazio rituale dedicato a sacrifici estremi, dove i figli venivano offerti come prezzo per ottenere favore, protezione o prosperità. Il nome stesso potrebbe derivare da una radice legata al “bruciare” o al “focolare”, rafforzando l’immagine di un luogo dominato dal FUOCO.

Secondo molte interpretazioni storiche e filologiche, Moloch potrebbe non essere stato un dio nel senso classico, ma il nome di un tipo di sacrificio o di un titolo cultuale associato a queste pratiche. Wikipedia riporta che il termine è stato variamente inteso come una divinità cananea, come un epiteto o come una deformazione intenzionale del termine “melek” (re), alterato vocalmente per evocare “boshet” (vergogna). In questa prospettiva, la Bibbia non soltanto condanna il rito, ma ne marchia il nome come infame.

Ciò che rende Moloch così centrale nella narrazione biblica è il contrasto che incarna. Il sacrificio dei figli rappresenta l’inversione totale dell’alleanza: invece di ricevere la vita come dono, l’uomo la distrugge per placare una potenza percepita come esigente e vorace. Per questo Yahweh reagisce con una condanna assoluta: non si tratta di competere con un altro culto, ma di estirpare una pratica che nega il valore stesso della vita e della responsabilità genitoriale.

Il legame tra Moloch, il FUOCO e il tofet diventa così un monito narrativo e simbolico. Il FUOCO che consuma i bambini non è segno di divinità, ma di un abisso religioso e umano. La Bibbia lo trasforma in un paradigma del male cultuale: un culto che promette ordine e sicurezza, ma si fonda sulla distruzione dei più vulnerabili. Da qui nasce anche l’eredità simbolica del tofet e della valle di Hinnom, che nella tradizione successiva diventeranno immagini dell’inferno, luogo di FUOCO non redentivo ma definitivo




Commenti

Post popolari in questo blog

Stephen Hawking “Vi spiego perché Dio non esiste”

TESTIMONIANZA DI UN EX TESTIMONE DI GEOVA

persona fisica vs persona umana.