martedì 13 novembre 2018

ANTIPATOGENO

problemi di salute? Pensate di curarvi con il solito l'antibiotico?
Lo sapete che esiste un "martello neuroacustico" capace di distruggere i batteri e virus che si annidano nel vostro organismo e i fanno stare male?….


Questo programma è stato creato in base alle ultimissime ricerche che riguardano l'azione delle frequenze, svolte nella clinica del dr. Anthony Holand. Il Dr. Anthony Holand per molti anni aveva condotto delle ricerche cercando di trovare una frequenza che possa uccidere le cellule cancerose.

Avete sentito dei casi quando i cantanti d'opera spaccavano i bicchieri di vetro con la sola forza della loro voce? Alla base di questo fenomeno fisico c'è la risonanza: la frequenza della voce coincide con la frequenza del vetro, e il vetro si rompe.

E se proviamo a fare lo stesso con i germi patogeni? Anche i germi patogeni hanno delle frequenze di risonanza a cui reagiscono. Per anni il dr. Holand provò migliaia di frequenze, ma tutto era invano finché non fece coincidere due suoni, per caso: la frequenza portante e la sua undicesima armonica. Ogni frequenza possiede delle armoniche, pari e dispari. L'undicesima armonica è dispari e si ottiene moltiplicando la frequenza portante per 11 (per es. se la frequenza portante è 200 Hz, la sua undicesima armonica sarà 2200 Hz).

Le prove dell'azione comune delle due frequenze si mostrarono stupefacenti: questa copia era capace di uccidere non solo i germi “normali” come la candida, ma persino le cellule tumorali.

Questo sembra fantascienza, ma esistono già delle ricerche documentate: la combinazione della frequenza portante e della sua 11° armonica deprime gli organismi patogeni.
Abbiamo deciso di creare un programma basato sulle ricerche del dr. Holand, adoperando la frequenza portante 48 Hz + la sua undicesima armonica, 528 Hz. La loro sovrapposizione agisce in maniera letale sulle cellule patogene.


Recensioni:
Ivan B.

Mi sento di dire che é un programma stupefacente, ne ho constatato l'efficacia co una bronchite che era da antibiotico. Ho voluto ritardarne l'assunzione di qualche ora per vedere se riuscivo a evitarla, dopo circa un ora dall'ascolto della meditazione ho sentito un miglioramento nella respirazione e nello stato generale. Dopo due giorni meditandoci due volte al giorno i sintomi sono spariti quasi completamente e mi sento di nuovo in forma. Che dire...strabigliante.
Grazie Lenny.





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lunedì 12 novembre 2018

POSTUMANI OVVERO NON PIU' UMANI






Smartphones, social e tutto il resto. La fine dell’umanità così come è sempre stata.3 novembre 2018 Andrea Bizzocchi
Ho sempre avuto una istintiva repulsione, o come minimo diffidenza, nei confronti della tecnologia. Ovviamente la tecnologia presenta, come qualunque altra cosa al mondo, una commistione di caratteri sia negativi che positivi. Ma presenta anche delle caratteristiche ben precise: ad esempio la tecnologia non è tanto l’oggetto tecnologico che ha prodotto, quanto un certo tipo di mentalità e una certa “visione della vita” che quell’oggetto sono arrivati a concepire. Per dire: i popoli della natura non si sono mai sviluppati da un punto di vista tecnico-tecnologico non perché non avessero sufficienti capacità intellettive, ma semplicemente perché l’idea di progresso/sviluppo era del tutto alieno ad una mentalità che viveva “nel tempo” (e non del tempo) e nel “Tutto” (generalizzando, l’unione simbiotica con la Natura e il cosmo, la capacità di immedesimarsi in un animale, in una foglia che cade, in un fiume che scorre, eccetera). Più semplicemente questi popoli “freddi” (come li chiamava Levy Strauss) non hanno mai avuto smanie di “progresso” di alcun genere (tanto meno tecnologico) perché stavano bene così come stavano. A differenza nostra, che ci “agitiamo” a progredire e svilupparci proprio perché non stiamo bene.


Ma veniamo a noi. Ho scritto queste poche righe qualche mese fa seduto su una panca del terminal GreyHound di Port Autorithy (Newark) dopo aver passato quasi due giorni per aeroporti (Bologna, Parigi, Atlanta, Orlando, New York).Ovunque ho visto solo persone a testa bassa smanettare sul loro smartphone; e nessuno, dico nessuno, ridere/scherzare/giocare/parlare con il proprio compagno, con il proprio figlio, con l’amico o con lo sconosciuto vicino di sedia (che una volta era cosa assolutamente normale). Eppure ancora solo dieci anni addietro le cose stavano diversamente, e quando ho cominciato a viaggiare da solo per il mondo (una trentina d’anni fa, che non sono pochi ma non sono nemmeno un’altra era geologica) il viaggio era la quintessenza del conoscere persone e dell’intessere relazioni. Anzi, direi che si viaggiava soprattutto per questo. Ma oramai è così ovunque e la sostanza del discorso è che questi aggeggi che si sono impossessati delle nostre vite (unitamente a tutto il resto è ovvio), sono un formidabile strumento di distruzione del tessuto sociale e di rapporti.


E una società che piuttosto che delle molteplici e drammatiche realtà che sta vivendo a diversi livelli si preoccupa del numero dei like della pizza che sta mangiando e condivide in tempo reale su qualche social, è una società che ha poche speranze di combinare qualcosa di buono. Ed è anche una società in cui cooperazione, mutuo aiuto, condivisione, senso di solidarietà, eccetera, scompaiono progressivamente. Perché i valori (si fa per dire) diventano altri.


Che fare? Non credo ci siano soluzioni perché le operazioni di ingegneria sociale (cioè di trasformazione della società dirette dall’alto) sono molteplici e portate avanti in maniera scientifica e impercettibile (vedi tra le altre cose la distruzione della famiglia tradizionale, promozione di genderismo e gravidanze via uteri in affitto, ecc).
Siamo tutti in riprogrammazione e non ce ne rendiamo conto. Siamo, antropologicamente parlando, in una fase di transizione che ci scaricherà direttamente nel postumano. Eppure pochi paiono capirlo. Antropologicamente parlando, non siamo già più esseri umani, che ci piaccia o meno ammetterlo. Qui non si tratta di “salvare l’uomo”, ma di vivere con dignità e semmai di non essere complici di coloro che “l’uomo” lo stanno distruggendo.


Mi sento solo di dire: rendiamoci conto di dove, come umanità, stiamo andando, e mettiamo giù questi strumenti, non usiamoli o quantomeno il meno possibile.La realtà, la vita, l’amore e il cuore, che sono ciò di cui abbiamo bisogno per vivere bene, stanno da un’altra parte. Torniamo alla nostra umanità, che sarà pure molto imperfetta ma che nel suo farci ridere e piangere, gioire e soffrire, amare e a volte anche “odiare”, è pur sempre reale e soprattutto ci fa sentire ed essere “vivi” e non morti come quegli oggetti tecnologici con cui ci relazioniamo costantemente (anche qui si fa per dire. Non ci si può relazionare con qualcosa di morto).
Perché come “a stare con lo zoppo si impara a zoppicare”, a relazionarsi con ciò che è morto ci si spegne e poi si muore. Anche se si è “vivi”.
https://www.andreabizzocchi.it/smartphones-social-e-tutto-il-resto-la-fine-dellumanita-cosi-come-e-sempre-stata/

sabato 10 novembre 2018

La vera storia di un criminale chiamato Cristoforo Colombo...

QUELLO CHE A SCUOLA NON TI INSEGNANO…

Il Regno del Terrore di Colombo, come documentato da noti storici, fu così sanguinoso, il suo lascito così indicibilmente crudele..

Perché tutt’oggi continuiamo ad onorare questo criminale? Perché a scuola e nei libri di storia viene presentato come un eroe?

STERMINI VOLUTAMENTE DIMENTICATI

Ma se ci pensate, l’intero concetto della scoperta dell’America è, beh, arrogante. Dopo tutto, i nativi americani scoprirono il Nord America circa 14.000 anni prima che Colombo fu nato!

Sorprendentemente, la prova del DNA suggerisce ora che i coraggiosi avventurieri Polinesiani navigarono con delle piroghe attraverso il Pacifico e si stabilirono in America del Sud molto prima dei Vichinghi. In secondo luogo, Colombo non era un’eroe. Quando mise piede sulla sabbia della spiaggia alle Bahamas il 12 Ottobre 1492, Cristoforo Colombo scoprì che le isole erano abitate da gente amichevole e pacifica che si chiamavano Lucayans, Taino e Arawak.

Scrivendo il suo diario, Colombo disse che erano un popolo affascinante, intelligente e gentile. Egli osservò che i gentili Arawak furono eccezionali nella loro ospitalità.

I NATIVI AMERICANI PACIFICI, SENZA PRIGIONI NE PRIGIONIERI !

”Essi si offrivano di condividere con chiunque e quando si chiedeva qualcosa non dicevano mai di no”, diceva. Gli Arawak non possedevano armi; la loro società non aveva ne prigioni, né criminali né prigionieri. Erano così di buon cuore che Colombo annotava nel suo diario che il giorno in cui la Santa Maria naufragò, gli Arawak lavorarono per ore per salvare il suo carico e il suo equipaggio.

I nativi furono così onesti che nessuna cosa sparì. Colombo fu così impressionato del duro lavoro di questi isolani gentili che confiscò immediatamente la loro terra per la Spagna e li ridusse in schiavitù per farli lavorare nelle sue brutali miniere d’oro. In soli due anni, 125.000 (la metà della popolazione), degli originali indigeni dell’isola erano morti.

Se fossi un nativo americano, vorrei segnare il 12 ottobre nel mio calendario come il giorno nero. Incredibilmente, Colombo supervisionò la vendita di ragazze native ridotte in schiavitù sessuale. Le ragazze giovani di 9 e 10 anni erano le più desiderate dagli uomini. Nel 1500 Colombo ne scrisse casualmente sul suo diario.

E disse:”Un centinaio di castellanoes sono così facilmente ottenuti per una donna come per una fattoria ed è assai universale che ci siano molti commercianti che vanno in giro in cerca di ragazze, adesso c’è la richiesta di quelle da nove a dieci anni.” Egli forzò questi pacifici nativi a lavorare nelle sue miniere d’oro fino a quando non morivano di sfinimento.

MASSACRI E VIOLENZE SENZA FINE !
Se un “Indiano” non consegnava l’intera sua quota di polvere d’oro alla scadenza data da Colombo, i soldati avrebbero tagliato le mani dell’uomo e gliele avrebbero annodate saldamente attorno al collo per divulgare il messaggio. La schiavitù era così insopportabile per questi dolci e gentili isolani che ad un certo punto 100 di loro commisero un suicidio di massa.


Nel suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo, Colombo portò con sé cannoni e cani da attacco. Se un nativo resisteva alla schiavitù, gli si sarebbe tagliato via il naso o un orecchio. Se gli schiavi cercavano di scappare Colombo li bruciava vivi.

Altre volte mandava cani d’assalto a dar loro la caccia, e i cani strappavano via braccia e gambe dei nativi urlanti mentre essi erano ancora vivi. Se gli spagnoli si trovavano a corto di carne per nutrire i propri cani, venivano uccisi bambini Arawak e usati come cibo per cani.

Uno degli uomini di Colombo, Bartolome De Las Casas, fu così mortificato dalle brutali atrocità di Colombo contro i popoli nativi, che smise di lavorare per Colombo e diventò un sacerdote Cattolico. Egli descrisse come gli Spagnoli sotto il comando di Colombo “tagliavano le gambe dei bambini che correvano da loro, per testare l’affilatezza delle loro armi”.

STERMINI DI MASSA

In un sol giorno De Las Casas fu testimone oculare di come i soldati spagnoli smembrarono, decapitarono o violentarono 3000 persone native.”Tali disumanità e barbarie furono commesse ai miei occhi come nessun’altra età al confronto” scrisse De Las Casas. “I miei occhi hanno visto questi atti così estranei della natura umana che adesso Io tremo mentre scrivo.”

De Las Casas trascorse il resto della sua vita nel tentativo di proteggere il popolo nativo indifeso. Ma dopo un po non vi erano rimasti più nativi da proteggere. Gli esperti concordano sul fatto che prima del 1492 la popolazione dell’isola di Hispaniola probabilmente contava oltre 3 milioni di persone. Dopo 20 anni dall’arrivo degli spagnoli essa si ridusse a solo 60.000.

Nel 1516 lo storico spagnolo Peter Martyr scrisse:”…una nave senza ne bussola, ne carta o guida, ma solo seguendo la striscia degli indiani morti che erano gettati dalle navi, poteva trovare la strada dalle Bahamas a Hispaniola.”

A SCUOLA ERA UN EROE…

In realtà Colombo fu il primo mercante di schiavi delle Americhe. Quando gli schiavi indigeni morivano essi erano rimpiazzati con schiavi neri. Il figlio di Colombo diventò il primo trafficante di schivi africani nel 1505.

Sei sorpreso e non hai mai imparato nulla di tutto ciò a scuola?

Il regno del terrore di Colombo è uno dei capitoli più oscuri della nostra storia…


Articolo di: Ruggero Marino


https://terrarealtime3.blogspot.com/2018/10/la-vera-storia-di-un-criminale-chiamato.html?m=1&fbclid=IwAR0Fw5vL5j5VQIwCbBPVo5xaJzwoWoZRheC0EZcSe0CJA9NBm95Aeiephug

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giovedì 8 novembre 2018

Diffidate delle "bufale" affisse ai manifesti

Diffidate delle "bufale" 
affisse ai manifesti
Chiedetevi sempre 
quali interessi miliardari 
ci sono in gioco





a) Analizziamo insieme il cattivo gusto apertamente "manifesto", partorito dai 'dottor Mengele' del XXI secolo, quelli della medioevale congrega detta "Ordine dei medici", vetusta corporazione di epoca pre-moderna, sopravvissuta alla globale standardizzazione e omologazione che invece, per sua stessa natura, pone ogni prestazione, professione e competenza sul libero mercato, senza sconti, né privilegi, o protezioni di alcun genere...
Forse che questa non è la prima contraddizione che riscontriamo, se solo ci soffermiamo un attimo di fronte all'obbrobiosooffensivo e volgare manifesto in questione?! Una professione come quella medica che, in nome della tanto sventagliata modernità della scienza, si barrica dietro una vetusta e oggi mafiosa corporazione dalle origini medioevali, decontestualizzata e privata ormai del suo senso originario, quando i borghesi dei liberi italici Comuni dovevano necessariamente proteggere se stessi dai soprusi dei nobili e degli ecclesiastici...;

b) Il team dei grafici o i pubblicitari che hanno pensato di affiancare l'orsetto alla lapide tombale del presunto bimbo innocente, vittima della "paura" dei genitori, che per la loro proterva ignoranza non lo hanno vaccinato causandone la prematura scomparsa, fa da monito a chi disgraziatamente si imbatta nella visione del macabro manifesto - presumibilmente altri genitori con bimbi mentre li vanno a prendere da scuola o ve li accompagnano (li hanno affissi quasi sempre in prossimità delle scuole, se ci fate caso) - giocando sulla parola PAURA. Quella, in effetti, risulta essere la chiave di volta del loro asserto: richiamare e attivare la carica emozionale della paura in chi guarda, creando risonanza col concetto di MORTE, se non vaccini il tuo piccolo (il tenero orsetto ce lo ricorda melanconicamente, come se il piccolo fosse ancora vivo, accanto ai suoi giochi e al suo adorato 'oggetto transizionale', come avrebbe asserito l'illustre pediatra e psicoanalista Donald Winnicott!);

Attenzione ora ai condizionamenti subliminali occulti, di cui l'immagine straripa! 



c) La croce che si vede incisa sulla lapide ci dice di una comunità intera che si identifica in valori condivisi; chi ne rimane fuori ne rischia tutte le fatali conseguenze. La Chiesa avvalla e ammutolisce di fronte all'ineluttabilità della morte dovuta alla disobbedienza civile di una minoranza. Naturalmente i significati subliminali sono tutti rovesciati e  questo fa sì che rimangano irriconoscibili alla mente conscia, ma che funzionino molto bene lavorando nell'inconscio! 

d) La frase: "NON MI HANNO VACCINATO PER PAURA DELL'AUTISMO". Terribile la freddezza con cui questa bambina (il fiocchetto dell'orsacchiotto è di colore rosa) si rivolge non tanto ai genitori che giudica degli assassini e da cui sembra tenere le distanze con rabbiosa rassegnazione, ma a chi si trovasse a passare di lì per caso (in realtà è come un grido urlato a tutti: un manifesto affisso sui muri delle strade, nei tabelloni pubblicitari, in prossimità delle scuole).
La correlazione vaccini-autismo viene così svilita, svuotata di ogni significato, irrisa, poiché di fronte alla certezza della morte tutte le 'tesi' vengono prese solo come congetture, supposizioni senza alcun valore scientifico, tanto da non esser prese in alcuna considerazione. La morte infatti qui sopravviene per una paura, non certo per una causa scientificamente dimostrata! Bisognerebbe dirlo a tutti quei genitori che hanno avuto figli danneggiati da vaccino... Ma qui, naturalmente ogni contraddittorio non è ammesso, nemmeno sotto forma di dubbio o interrogativo!



e) Il medico allineato al sistema diventa quindi l'unico arbitro che può stabilire l'efficacia delle vaccinazioni, contro ogni fantomatico e ipotetico rischio per la salute. Non si fa nemmeno cenno ai medici dissidenti, i quali non rientrano più nella medioevale corporazione professionale, poiché radiati e quindi extra-lege.


Appello ai naviganti

Dopo aver preso atto della grave discriminazione fatta ormai spudoratamente alla luce del sole da una classe medica avida e corrotta, ultimo anello di una catena che prende gli ordini da persuasori occulti d'oltreoceano, attraverso la potente lobby chimico-farmaceutica, perpetrata ai danni della salute del singolo e del benessere delle famiglie che nel corso di decenni sono state colpite da disturbi e danni irreversibili nelle giovani vite dei loro figli, non ci resta che unire le forze, al di là di ogni differenza concettuale sul come operare per adottare una strategia difensiva e alternativa all'obbligo vaccinale, da parte di tutte le associazioni sul territorio nazionale, dei privati cittadini e di tutte quelle famiglie che, pur non riconoscendosi in alcuna delle associazioni a difesa della libertà di scelta, portano avanti la loro battaglia in difesa della medesima libertà.
Invito quindi tutti voi, tutti noi che ci riconosciamo in questa lotta per la civiltà contro la barbarie delle lobbies e contro l'arroganza di una scienza senza coscienza a rispondere con altrettanta sfacciataggine, ma non sconsiderata come la loro, nell'affiggere per i muri di tutte le città italiane manifesti altrettanto portentosi e non vili come i loro... Manifesti su tutti i muri per dire che ci siamo, che siamo tanti,CHE SIAMO UNITI! 

Prego pertanto tutte le associazioni, i liberi cittadini, il dott. Dario Miedico con il movimento SI-AMO, MEDICINA DEMOCRATICA, l'ASSOCIAZIONE VERITAS, POPOLO UNICO, COMILVA CORVELVA, CONDAV e tutti coloro che non ignorano il pericolo che tutti noi come comunità civile e come singoli cittadini corriamo, di organizzare una campagna mediatica senza precedenti, attraverso l'affissione di manifesti ed eventualmente con la presenza sulle strade e sulle piazze italiane di gazebo e banchetti di informazione.

Mettiamo da parte tutte le differenze (le differenze sono un valore aggiunto, non un ostacolo alla conoscenza) e uniamo le forze per un obiettivo comune. Continuando a rimanere divisi, ognuno sulle proprie posizioni a volte piccate, a volte autoreferenziali ed egoiche, non facciamo altro che dare forza 'al nemico', perdendo autorevolezza e disperdendo le forze. 
Creiamo un Comitato che rappresenti tutte le forze in campo e per azioni mirate come questa, soltanto per azioni mirate; troviamo un accordo di minima attraverso cui incidere ed operare uniti. Ognuno di noi, sia come Associazioni, movimenti o come singoli cittadini, può continuare a perseguire le proprie linee di forza, i propri obiettivi peculiari secondo il proprio modo di essere e secondo le proprie finalità specifiche.
Chi legge questo post può dunque lasciare un commento in fondo alla pagina con eventuali riferimenti mail per avviare tutti insieme un'azione congiunta: arginare la deriva dilagante dello strapotere mediatico nelle mani di una scienza senza coscienza che ora siamo costretti a vedere affisso ai muri delle nostre città in manifesti che offendono la ragione, la dignità delle persone e sono uno schiaffo per tutti coloro che hanno subito danni irreversibili alla salute a causa degli sporchi vaccini. 

Conclusioni

Concludo questo post con le parole di un grande profeta dei nostri giorni: Ivan Illich, che già diversi decenni fa ci metteva in guardia, con i suoi scritti, sulla pericolosità della delega, atteggiamento pervasivo in ogni aspetto e pratica della società contemporanea: dalla gestione della salute a quella dei trasporti, all'istruzione, ecc. Ricordo di esser rimasto attratto quando, ancora ventenne, mi imbattei nei suoi saggi: uno in particolare attrasse la mia attenzione; sembrava profetico: quello intitolatoDisoccupazione creativa. Ecco cosa scriveva invece a proposito dello strapotere della classe medica e degli interessi miliardari che soggiacciono ai diktat delle cure e dei farmaci:  

  
      "La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute".

Lo scriveva nel 1976 in Nemesi medica. L'espropriazione della salute.

Eccolo, di nuovo, nell'Introduzione al testo sopracitato:

Un sistema di tutela della salute a carattere professionale e basato sul medico, una volta cresciuto al di là dei limiti critici, diventa patogeno per tre motivi: produce inevitabilmente un danno clinico che sopravanza i suoi potenziali benefici; non può non favorire, pur se le oscura, le condizioni politiche rendono malsana la società; tende a mistificare e a espropriare il potere dell'individuo di guarire se stesso e di modellare il proprio ambiente. I sistemi sanitari contemporanei hanno superato questi limiti di tollerabilità. Il monopolio medico e paramedico sulla metodologia e sulla tecnologia dell'igiene è un esempio lampante del cattivo uso politico delle conquiste scientifiche, deviate a rafforzare la crescita industriale anziché personale. Questa medicina non è altro che un mezzo per convincere chi è stanco e disgustato della società che in realtà è lui che è ammalato, impotente e bisognoso di riparazione tecnica.

Ripropongo nuovamente la visione del seguente video, soprattutto per chi nutrisse ancora dubbi su quanto il principio di non nocuità venga praticamente non più preso in considerazione dalla pratica massiva delle vaccinazioni, in nome ed esclusivamente di interessi miliardari. Lo dimostrano le testimonianze che avrete modo di ascoltare e di vedere.
Ringrazio tutti coloro i quali sapranno per una volta porre da parte le differenze, quindi vedere non ciò che vi divide, ma ciò che vi unisce.
Grazie. Buona visione!

Dinaweh

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Il prete pedofilo: secondo lui il Signore risolverà la situazione.

Il prete pedofilo colto in flagrante con una bimba afferma: "E’ stata una stupidata, pregando si risolverà tutto"
Don Paolo, arrestato per abusi su una bambina, parla di ciò che è accaduto con distacco, freddamente, sorridendo, pare non riconoscere la gravità dell'accusa: secondo lui il Signore risolverà la situazione.


Il prete 70enne sorpreso assieme ad una bimba di 10 anni con le braghe calate sorride mentre parla con il cronista: nell’audio, realizzato dal Corriere Fiorentino, si colgono chiaramente i sentimenti del parroco di Calenzano, la leggerezza con cui racconta cosa è successo quella sera in cui è stato beccato da un uomo mentre, nella sua auto, molestava una bambina di 11 anni con gravi problemi familiari, assistita dagli assistenti sociali, è disarmante.


Il prelato si era insinuato nella vita della famiglia, della bimba e, dopo aver carpito la sua fiducia, ha deciso di completare il proprio osceno piano. Don Paolo è indagato per pedofilia e ha lasciato la parrocchia di San Ruffignano a Sommaia, attualmente si trova agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il vescovo Giuseppe Betori lo ha sospeso impedendogli di celebrare la Santa Messa.

Il prete candidamente osserva di aver commesso un errore e sostiene che deve affidarsi a Gesù e Maria perchè saranno loro ad aggiustare tutto. “È stata una mia stupidità ho avuto uno sgambetto del demonio, bisogna pregare. Pregando si risolvono i problemi”. Il ministro di Dio deve lasciare Calenzanodopo tanti anni: “Adesso è capitata questa cosa un po’ così, all’improvviso” ha sostenuto surrealmente.



L’accusa di pedofilia per lui è un “episodio poco buono“, continua a sostenere che credeva che la bambina avesse almeno 15 anni: era un amico di famiglia, conosceva perfettamente l’età della piccola, e viene da chiedersi se per lui avere rapporti intimi con una ragazzina, comunque, si può definire normale.

Il sacerdote ha ammesso che alcune volte è successo perchè vi era, semplicemente, una simpatia reciproca: “Ho commesso un errore, che vuoi farci… ci penserà nostro Signore, è lui che mette a posto ogni cosa” secondo lui vi è stato uno scambio di affetto, del resto la ragazza era molto più matura dell’età.


Paolo Glaentzer nell’audio parla come se si trovasse perduto in una realtà parallela, l’accusa di pedofilia non lo tocca, continua a ripetere che con altre “ragazze” non è mai accaduto e sostiene che la bambina si sarebbe tirata su la maglietta di sua spontanea volontà: in quel momento ha pensato che il poco affetto dei genitori la portasse a comportarsi in tal modo. Si dice logicamente pentito, come se la parola nella sua bocca avesse valenza.
https://news.fidelityhouse.eu/cronaca/il-prete-pedofilo-colto-in-flagrante-con-una-bimba-afferma-e-stata-una-stupidata-pregando-si-risolvera-tutto-355717.html?utm_source=fb_genera_C&utm_medium=fb_genera_00002&utm_content=355717&utm_campaign=fb_genera_00002_C
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perché i preti diventano pedofili?

Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina?

No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni.

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto.

Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere, potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.

Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e soprattutto con la propria identità.

La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!).

Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica.

E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre.

E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente.

***

A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete.

Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso. Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica!

Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere, aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.

Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.

Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica.

Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero?

Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene.

***

Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”.

Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri).

La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”.



Tra l’altro la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso).

In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente.

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Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”.

Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”. Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate.

Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui!

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Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale. Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita.

L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni.

Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.


http://www.cristianesimo.it/pedopreti2.htm

mercoledì 7 novembre 2018

L’ANTIFASCISMO DEI CRETINI

Abbiamo sempre avuto pazienza con i cretini non cattivi e con i cattivi ma intelligenti. Non riusciamo però ad averne con i cretini cattivi, magari in origine solo cretini poi incattiviti oppure solo cattivi poi rincretiniti. Ma sono cresciuti a dismisura e si sono aggravati. Sto parlando del nuovo antifascismo, collezione autunno-inverno, che si alimenta di fascistometri per misurare il grado di fascismo che è in ciascuno di noi e di istruzioni per (non) diventare fascisti, di Anpi posticce che sventolano l’antifascismo anche il 4 novembre, non più costituite da partigiani ma da militanti dell’odio perenne; e poi di mobilitazioni, manifestazioni e mascalzonate, veicolate da giornaloni, telegiornaloni, talk show e da tante figurine istituzionali.

Come quel Fico che alterna dichiarazioni d’antifascismo a dichiarazioni surreali d’amore a proposito degli stupri e i massacri tossico-migranti. Per lui le violenze si combattono con l’amore, come dicevano i più sfigati figli dei fiori mezzo secolo fa. Lui ci arriva adesso, cinquant’anni dopo e a proposito di un fatto così terribile come uno stupro mortale a una ragazzina.



Sopportavamo il vecchio antifascismo parruccone, trombone, un po’ di maniera. Arrivavamo a sopportare perfino un antifascismo di risulta, violento, intollerante, estremista. Finché si tratta dei dementi agitati dei centri sociali, di qualche femminista in calore ideologico o con caldane fasciofobe, oppure di sparsi cretini del grillismo e del vecchio sinistrismo, ce ne facevamo una ragione. Ma sconforta quando vedi pure intellettuali, direttori, editori, giornalisti, testate che avevano qualche credibilità intellettuale o almeno professionale, che leggevi e stimavi, avere una regressione idiota nell’odio verso un presunto e rinato neofascismo (che in realtà rinasce ogni settimana da 73 anni, in base ai loro dolori reumatici, i loro indicatori e delatori). Per non restare nel vago, mi riferisco a firme, filosofi, giornalisti, scrittori che esercitano il loro mestiere su la Repubblica, l’Espresso, i loro paraguru genere Saviano, per non dire nei talk show e nei tg rai, mediaset (solo un po’ meno), la 7 e sky. Probabilmente un combinato disposto ha dato loro alla testa: il fallimento inglorioso della sinistra su tutte le ruote, l’avanzata popolare di Salvini, il trionfo in tutto il mondo e non coi colpi di stato ma a suon di voti, di leader e movimenti opposti alla sinistra.

E poi le prediche, le censure e le leggi opinionicide di Suor Boldrina e Frate Fiano, solo per citare due chierici precursori di questo antifascismo. Ma devono aver raggiunto uno stato patologico così avanzato questi malati del morbo d’Antifascismo, se perfino il Corriere della sera, si è di recente ribellato alla deriva idiota dell’antifascismo con un equilibrato editoriale di Paolo Mieli, un frizzante corsivo di Gramellini, un incisivo affondo di Panebianco, e scritti di Battisti, della Tarquini. Poi, leggi Paolo Giordano in prima pagina del Corriere che prende sul serio i calendari di Mussolini (è la scemitudine dei numeri primi), leggi Aldo Grasso che nega le pagine di storia sociale del fascismo, carte del lavoro e garanzie per pensionati e donne, leggi l’inquisizione filosofica della Di Cesare, più menate varie di antirazzismo e antifascismo e ti accorgi che il Corriere gareggia con la Repubblica sullo stesso terreno.

L’antifascismo patologico è a uno stadio acuto se il 4 novembre Furio Colombo sul Fatto sbaglia ricorrenza e dedica il suo fondo all’apologia del 25 aprile. O se un giornalista de La Repubblica, Maurizio Crosetti, accecato da furiosa demenza, auspica il massacro a Piazzale Loreto di Salvini. Ma la demenza ha pure valore retroattivo nei secoli andati. Sono reduce dall’imbarazzante lettura di un libro dedicato a Dante di tale Chiara Mercuri, pubblicato da Laterza, in cui si presenta Dante come un precursore dei dem, uno che va in esilio perché dalla parte delle lotte proletarie e viene citato tra i grandi di tutti i tempi insieme a Saviano, senza un minimo senso del ridicolo. Saranno stati i fascisti del suo tempo a condannarlo a morte e all’esilio, evidentemente.

Quelli che una polpetta avvelenata di nome Michela Murgia vorrebbe misurare col suo fascistometro, lanciato come ultima moda ideologica magari da adottare anche nelle aule e nei media per schedare e discriminare chi non la pensa come te. Un formidabile misuratore non dell’altrui fascismo ma della propria demenza faziosa.




Ho sempre ritenuto che meriti rispetto chi fu antifascista col fascismo vivo e imperante, un antifascismo fiero e scontato sulla propria persona; quello postumo che infierisce contro i morti no. Ma quello posticcio, surreale e caricaturale dei nostri giorni, è un triplice insulto: al fascismo, all’antifascismo e all’intelligenza degli italiani. Come è un insulto quotidiano alla memoria di tutti i caduti, a partire dagli stessi ebrei, le ossessive, petulanti, rievocazioni del razzismo e dei campi di sterminio, lette come eventi in corso di replica. Il delirio antifascista e antirazzista porta anche ad alcune intelligenze un tempo rispettabili, un obnubilamento mentale con esiti deprimenti e grotteschi.

Il tutto si accompagna a un ritorno di odio patrio, di antiitalianità, che sembrava superato da alcuni decenni, e che invece rigurgita, identificando l’amor patrio col più aggressivo nazionalismo: il modo migliore per favorire davvero questo slittamento. Vogliono combattere il sovranismo ma questo è il modo migliore per aiutarlo a dilagare. Dopo una faticosa riconquista di un rapporto migliore con i temi nazionali nei decenni scorsi, grazie allo sforzo di Craxi e Spadolini, di Ciampi e anche di Napolitano, la sinistra residuale di oggi ha avuto una regressione feroce quanto insensata contro l’italianità, un conato di vomito antipatriottico per sancire che loro sono dalla parte dei migranti.Stranieri first. Ecco il 4 novembre celebrato dalla parte degli austriaci, dei disfattisti e dei disertori.

Se ragionassi in termini politici, o peggio elettorali, dovrei gioire perché assisti allo spettacolo di un suicidio dei radical, affogati nel ridicolo in una lotta contro gli italiani. Ma non sono mai contento quando un avversario si autodemolisce e si autoridicolizza in quel modo; non mi piace, per la democrazia, per la circolazione delle idee, per carità di patria vederli schiumare di odio e di rabbia, peggio degli haters che deprecano (“Buonisti un cazzo”, tuonava elegantemente la copertina de l’Espresso). E per il rispetto, non corrisposto, che continuo a nutrire per le persone nonostante i loro pregiudizi e le loro occlusioni mentali.

Ricredetevi, riavetevi, ripensateci. Non riducete il prefisso dem ad abbreviativo di dementi. Non seppellitevi nel vostro ridicolo rancore, elevando l’imbecillità a crimine contro l’umanità.

Fonte: Marcello Veneziani

https://www.controinformazione.info/lantifascismo-dei-cretini/?fbclid=IwAR1sZ1DM50MpahUOVqDdyKvBge7sOHVYZOSoiduL8NYqtIXPOaH9omQA9AQ

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lunedì 5 novembre 2018

Il golpe è servito: tutti gli uomini italiani del cartello finanziario che ci ha tolto la sovranità

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Cosa hanno in comune Andreatta, Amato, Prodi, Ciampi, Draghi, Monti e Letta? Quali sono i legami tra questi esponenti politici con le grandi istituzioni finanziarie? Come è avvenuto il furto della sovranità dell'Italia ? Le risposte di Francesaco Amodeo in questo video che conclude la serie de "La Matrix europea"

domenica 4 novembre 2018

Lavorare per il Bene Comune

Il 12 ottobre, in piazza Castello a Torino, due fantocci raffiguranti il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio sono stati bruciati da alcuni studenti che manifestavano scandendo slogan contro il Governo. Sui lampioni della piazza sono state attaccate alcune foto dei leader di Lega e Movimento 5 Stelle col volto imbrattato di vernice rossa. Il tutto davanti alla Prefettura di Torino, che si trova, per l’appunto, in piazza Castello.

Questo è solo uno fra gli episodi di intolleranza che continuamente si verificano da quando questo Governo è in carica. Le istituzioni vengono dileggiate e insultate spudoratamente, anche sulle copertine di riviste molto note. Al bar – la mia fonte d'ispirazione massima dopo Shamballa – le persone leggono le notizie e sorridono; quasi nessuno si rende conto di quello che sta succedendo: il concetto stesso di democrazia viene stravolto, poiché si pensa che attaccare l’avversario con tutte le armi a disposizione sia sintomo di “libertà democratica”.

Si crede che la libertà sia quella d’insultare la parte avversa e la democrazia il fatto che esistano più fazioni che s’impediscono di governare a vicenda.

Coloro che sfogano il proprio odio contro Salvini e Di Maio stanno agendo contro il Bene Comune, in quanto quei due personaggi rappresentano un governo eletto dai cittadini, non una dittatura militare che a giugno ha preso il potere in Italia. Quando sento di professori che tengono lezioni contro il razzismo citando come cattivo esempio Salvini, di artisti che si sentono in diritto di esprimersi pubblicamente contro il Governo, spesso argomentando la loro posizione per mezzo di insulti (un esempio di “signorilità” ce lo ha fornito la cantante Nina Zilli, che ha gridato “Salvini vaffanculo” dal palco nel corso di una sua esibizione), mi chiedo se tutti costoro si rendono conto che non stanno lottando contro una dittatura andata al potere con un golpe, ma stanno insultando milioni di cittadini come loro, che invece questo nuovo Governo l’hanno voluto.


Dopo i governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni questo è il primo Governo che rispecchia e rispetta la volontà della maggioranza degli italiani. In chi avversa il Governo pare manchi totalmente questo sentire. Quando sei al bar e sfoghi la tua sessualità repressa insultando un Ministro, ti rendi conto che, magari, chi beve il caffè al tuo fianco quel Ministro lo ha votato e crede fermamente in ciò che sta facendo, indipendentemente dal fatto che tu invece lo consideri un razzista?

L’educazione politica degli italiani è scesa a un livello da stadio: dobbiamo vincere a tutti i costi e se non vinciamo meniamo gli avversari.Nell’autentica Politica, invece, il Bene Comune prende il sopravvento e anche se la mia fazione non vince, lascio governare coloro che gli italiani hanno eletto, per una semplice questione di rispetto verso la persona che prende il caffè di fianco a me al bar. Questo non significa rinunciare a sostenere la propria posizione o smettere di considerarla quella giusta, significa TOLLERARE la posizione dell’altro. Quando saremo pronti per fare questo? Alcuni concetti come tolleranza e “libera espressione del pensiero” a mio parere andrebbero illustrati anche negli ambienti della cosiddetta sinistra, in quanto la politica fondata sull’aggressività e sulla denigrazione dell’avversario si muove contro il Bene Comune.


Come ho già ampiamente spiegato nel postIdentità e differenza, questo Governo non è arrivato a caso, ma aiuta l’Italia a procedere in una direzione evolutiva. Possiede dei difetti perché è formato da esseri umani e non da Maestri di Quinta Iniziazione. Non credo infatti che questo governo ci restituirà la sovranità monetaria e nemmeno credo che renderà di nuovo facoltative le vaccinazioni pediatriche, ma l’energia che ha messo in moto è importante, è un primo segnale, una boccata d’aria per l’Italia che stava soffocando avvolta nelle spire della finanza mondialista (https://www.youtube.com/watch?v=AOxDleCS6do ). Una voce fuori dal coro, per quanto avversata, è meglio che ascoltare sempre solo il coro. Se non altro, per qualche mese... o qualche anno... avremo dimostrato agli altri che ALZARE LA TESTA SI PUÒ... quando non ti interessa più che venga tagliata.


Salvatore Brizzi
[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]


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COME USCIRE DALLA CRISI

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sabato 3 novembre 2018

Il nazismo non è morto, si è solo modernizzato”. Ieri con le camere a gas, oggi con la finanza…

Paolo Barnard :”Il nazismo non è morto, si è solo modernizzato”. Ieri con le camere a gas, oggi con la finanza…


“Il Nazismo si è riciclato,ha capito che le camere a gas sono strumenti medievali e ha imbracciato la finanza.La Germania va commissariata dall’ONU”.Paolo Barnard.


MA ANCORA NON AVETE CAPITO COME SI E’ RICICLATO HITLER IN UE?

Ma possibile che dopo 6 anni che il Prof. Alain Parguez, il prof. Adam Tooze, io e altri ve lo diciamo, voi non avete ancora capito? Il Nazismo non è affatto morto, si è solo modernizzato. Ma quante dimostrazioni volete per convincervi?

Leggete i dati più sotto di Agence France Press, per convincervi. Ma prima una spiegazione.

La volontà di potere, distortamente estratta da Friedrich Nietzsche, della Germania è un mostro vivo sui fumi di Auschwitz. Ma no, nonostante le fiumane di prove della crudeltà sociale dei governi tedeschi oggi, nel loro tentativo di devastare centinaia di milioni, no, voi non volete accettarlo.

Sapete tutti cosa hanno fatto alla Grecia. E per chi non lo sa, il paradigma è semplice: negli anni ’90 la Grecia doveva comprare a debito il maggior numero di prodotti tedeschi possibili, per alimentare assieme ad altri Paesi il primato export di Berlino. Poi, quando è stata introdotta la moneta unica euro, la Germania ha incolpato la Grecia (e altri) di aver… speso TROPPO! Ma dai! Che figli di troia sti germanici eh?

Oggi, su queste basi, stanno veramente massacrando un popolo, i greci, per estrargli ancora più sangue. Per vederli morire con urla ancora maggiori, come ad esempio quando la maggior rivista scientifica del mondo, il The Lancet, ci dice che la mortalità dei bambini greci è aumentata del 40%, BAMBINI MORTI CAZZO!, e le infezioni da Aids sono aumentate del 3018% in Grecia a causa della mancanza di siringhe. Ok?


Ora emerge uno studio fin banale, nel senso che era visibile dalla luna, che ci dice che la Germania è il maggior beneficiario europeo della crisi greca. Cioè:

ORA NON SOLO I NEONAZISTI DI BERLINO STANNO FINENDO A MORTE I GRECI, MA CI HANNO GUADAGNATO SOPRA MOLTO DI PIU’ DI QUELLO CHE SBANDIERANO DI AVER PERSO.

Agence France Press ha fatto due conti: La Germania, usando lo spauracchio dell’ipotetica crisi europea causata dalla Grecia, ha goduto di un flusso d’investitori che si sono rifugiati nei Titoli tedeschi per un guadagno di 100 miliardi di euro, mentre la Germania stessa è creditrice dalla Grecia di solo 56 miliardi di euro. Capito? AVETE CA-PI-TO? Usando la Grecia che muore, Berlino ha guadagnato 100, e la Grecia gli deve 56.

Lo studio di Agence France Press ci dice che “Ciò che Berlino ha guadagnato dalla crisi greca, eccede ciò che ci perderebbe di un margine enorme anche se la Grecia facesse fallimento (default)”.

Ma perché?, ma perché? vi rifiutate di capire come funziona il Vero Potere? Il Nazismo si è riciclato, ha capito che le camere a gas sono strumenti medievali, e ha imbracciato la finanza. Continuo a sostenere che la Germania va commissariata dall’Onu, il suo governo va smembrato, e i tedeschi vanno condannati da tribunali internazionali a lavorare per un secolo per riparare i danni fatti in 3 guerre: la I Guerra Mondiale, la II Guerra, e questa finale finanziaria.

Fonte: paolobarnard.info

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