la realta' è un'altra

domenica 27 luglio 2014

Maria Elena Boschi: UNA COMICA CITAZIONE


Le favole del Fantaboschi
di Alessandra Daniele
Maria Elena Boschi, ministra-immagine del rinnovamento renziano, ha citato come suo maestro jedi Amintore Fanfani (quello contrario alla legalizzazione del divorzio) dicendo “le bugie in politica non servono”.
La citazione suona particolarmente comica adoperata da una vestale di Mister #enricostaisereno, che sta riscrivendo la Costituzione col Cavalier Menotassepertutti.
Dopo aver promesso ”mai più larghe intese con Berlusconi”.
E poi una riforma al mese, d’intesa con Berlusconi.
Entro febbraio riforma elettorale, del Senato, e del Titolo V della Costituzione.
Entro marzo riforma del mercato del lavoro, e sblocco totale del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.
Entro aprile riforma della burocrazia, più un miliardo e mezzo di finanziamenti per la tutela dell’ambiente, e tre miliardi e mezzo per la messa in sicurezza delle scuole pubbliche.
Entro maggio energia meno cara per le aziende.
Entro giugno riforma della Giustizia, con specifica accelerazione dei tempi della Giustizia civile.
Entro luglio era prevista l’attivazione dello stargate di Cuneo per Atlantide, che però è slittata a causa del semestre europeo, per il quale Renzi ha promesso di contestare i vincoli di bilancio “che ci chiede l’Europa”.
E poi di rispettare i vincoli di bilancio, ”ma non perché ce lo chiede l’Europa”.
Perché “ce lo chiedono i nostri figli“.
Come ci chiedono riforme strutturali, da fare entro i primi cento giorni.
Anzi, entro i primi mille.
Perché “l’Italia deve cambiare faccia, ma anche interfaccia”.
“Bicos Meucci uos a ginius, but i uosnt ebol”. Il virus?
Fra tutte le favole raccontate da Mago Renzi, una delle più truffaldine è che le sue riformeservano a restituire “credibilità internazionale” all’Italia, consentendoci di contrattare un “ammorbidimento” dell’austerità impostaci dalla BCE.
Cazzate. La BCE se ne fotte di come eleggiamo il Senato, se lo riempiamo di sindaci, pranoterapeuti, criceti, o palline colorate dell’Ikea.
Alle banche interessa solo che restiamo solvibili. Quindi non ci concederanno nessunaflessibilità, e ce l’hanno già detto chiaro più di una volta.

Intanto tutti i dati della nostra economia continuano a peggiorare velocemente, la disoccupazione cresce, le esportazioni crollano, la domanda interna langue, il PIL striscia.
È il default in our stars.
Mentre in Parlamento si fa a borsettate su una riforma che, ammesso sopravviva alla sua deformità incostituzionale, comunque non diventerà effettiva prima d’un anno.
Con Renzi l’Italia non cambierà interfaccia.
Manterrà la stessa interfaccia da culo.
Fonte · in Schegge taglienti ·
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sabato 26 luglio 2014

GRILLO: "si stanno mangiando la democrazia pezzo per pezzo


GRILLO: "si stanno mangiando la democrazia pezzo per pezzo. Incredibile che la gente non capisca quello che sta succedendo".

Beppe Grillo risponde al telefono intorno alle 20: "Io non ho più parole, questi si stanno mangiando la democrazia pezzo per pezzo, giorno per giorno: oggi l'elettività dei senatori e la possibilità di scegliere i deputati, domani i referendum, dopodomani le leggi popolari... Stanno tappando tutti i buchi. E Napolitano avalla tutto. Incredibile che la gente non capisca quello che sta succedendo. Io sto preparando un discorso per denunciare tutto, ora vediamo se farlo a Bruxelles perchè l'Europa sappia quel che accade in Italia, o a Roma, in piazza. Domani o dopodomani vado a Roma e ne parlo con i nostri ragazzi...".


E ironizza: "Napolitano non ha incontrato i capigruppo delle opposizioni perché era leggermente indisposto...". Al telefono aggiunge concitato: "Dobbiamo far capire agli italiani quello che sta succedendo. Organizzarci nel modo migliore, con un'iniziativa proporzionata alla gravità della situazione. E gli intellettuali, dove sono gli intellettuali? Perchè non appoggiano tutti questa battaglia di democrazia? I nostri ragazzi piangono in Parlamento, non si aspettavano alla prima esperienza di vedere uno spettacolo simile. Ora dobbiamo reagire con tutti i mezzi possibili"
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Crescita addio, il tuffo di Renzi nel mare della recessione


—  Roberto Ciccarelli, ROMA, 24.7.2014

Crisi. Per la prima volta il presidente del Consiglio ammette che le stime del governo sono errate: «sarà molto difficile arrivare alla stima dello 0,8%». E poi si esibisce in una spettacolare teoria economica: «Che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia niente per la vita quotidiana delle persone». A suo dire, gli italiani aspettano con ansia la legge elettorale e l'abolizione del Senato



Era solo una que­stione di tempo. Ieri il pre­si­dente del Con­si­glio è uscito dalla bolla in cui vive e sem­bra avere ricon­qui­stato un con­tatto con la realtà. In un’intervista andata in onda su La7 ha ammesso che sarà «molto dif­fi­cile» arri­vare alla stima dello 0,8% con­te­nuta nel Def. Ma poi non ha resi­stito e si è pro­dotto in una teo­ria eco­no­mica sin­go­lare: «Che la cre­scita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cam­bia niente per la vita quo­ti­diana delle per­sone». «La nostra prio­rità è lavoro.

 Ma le sta­ti­sti­che, credo, ini­zie­ranno a miglio­rare solo dal 2015». E il prin­ci­pio di realtà, risco­perto nella prima parte della frase, è scom­parso d’un colpo. Forse per­chè gli ita­liani ten­gono mol­tis­simo all’abolizione del Senato e alla legge elet­to­rale. Cioè alla bolla in cui vive il sistema poli­tico in quest’estate sur­reale. La bolla in cui vive lo stesso Renzi.

La visione del baratro

Per­ché una cre­scita all’1,5% è cer­ta­mente diversa da una cre­scita allo 0,3%, quella sti­mata ieri dal Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale che ha riag­gior­nato la stima sul Pil ita­liano per il 2014. Se ci fosse una simile cre­scita, per­sino l’auspicio di Renzi potrebbe essere veri­fi­ca­bile nei fatti. La cre­scita sarebbe infatti il pro­dotto anche di un nuovo lavoro che tut­ta­via non verrà nè nel 2014 nè nel 2015. L’Fmi sostiene che il Pil sarà all’1,1%. Ad oggi, con l’ormai rico­no­sciuta “jobless reco­very”, cioè la cre­scita senza occu­pa­zione fissa, non c’è alcuna cer­tezza di que­sta stima. Serve a rin­cuo­rare Palazzo Chigi che ieri ha visto il bara­tro in cui si trova. Se crisi ci sarà, verrà dalla realtà illu­strata dal Cen­tro studi di Con­fin­du­stria nella sua “con­giun­tura Flash” di luglio:

“E’ sem­pre più palese — scrive il cen­tro studi — la con­trad­di­zione tra una Bce che fa tutto quel che può per con­tra­stare la minac­cia di defla­zione e tutte le altre poli­ti­che che verso la defla­zione spin­gono, sia come mec­ca­ni­smo di aggiu­sta­mento degli squi­li­bri com­pe­ti­tivi sia come con­se­guenza dei bilanci pubblici”.

Renzi, e il mini­stro dell’Economia Padoan, sono costretti ad andare in dire­zione della defla­zione, radi­cando sem­pre più la reces­sione in atto, come dimo­strano gli impie­tosi dati snoc­cio­lati ieri dall’Fmi e pochi giorni fa dalla Banca d’Italia.

http://ilmanifesto.info/crescita-addio-il-tuffo-di-renzi-nel-mare-della-recessione/






































Non ci sara' nessuna crescita nessuna ripresa nè nel 2015 ne' 2016 o 2017 ma sara' una continua
caduta nella recessione nella poverta' la situazione continuera' a peggiorare

la soluzione UNICA è uscire dall' Europa UE e ritornare alla moneta sovrana, arrestare i responsabili della situazione attuale con una RIVOLUZIONE DI MASSA

ma visto che la gente continua a fidarsi del buffone di turno ora è la volta di Renzi, il disastro economico è cio' che ci aspetta e che ci meritiamo


Antar Raja
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venerdì 25 luglio 2014

ALESSANDRO magno ASSETATO di potere e di(vino)


Alessandro, sete di potere e di vino
secondo studi recenti condotti dallo storico americano John Mavell O' Brien, Alessandro Magno era un alcolizzato

Uno storico rivela che il Macedone era alcolizzato Che Alessandro Magno non disdegnasse "il goccetto" e' cosa nota agli storici. Ma, secondo un nuovo studio, il grande Macedone sarebbe stato addirittura alcolizzato e proprio la devozione a Bacco lo avrebbe ucciso a soli 32 anni nel 323 a. C. E quanto sostiene lo storico americano John Mawell O' Brien che ha dedicato alla questione un saggio dal titolo "Alessandro Magno: il nemico invisibile". O' Brien ipotizza che il condottiero sarebbe stato spinto sui sentieri del vizio dai suoi stessi aggressivi ed esigenti genitori. Il padre Filippo certo non era personaggio tenero e il suo sarcasmo, unito all' imprevedibilita' , riusciva a creargli intorno un alone autoritario tale da spaventare anche un cuor temerario come quello del figlioletto. Il piccolo Alessandro non poteva nemmeno cercare consolazione tra le braccia materne perche' anche li' , sebbene camuffate da lusinghe, le insidie non mancavano: la madre del condottiero in erba, donna energica e dispotica, amava infatti insinuare che un Dio e non Filippo sarebbe stato il vero genitore del futuro re.


I guasti sul carattere in formazione del ragazzo non avrebbero percio' tardato a manifestarsi creando quella invincibile sete (non solo di potere) che Alessandro sviluppo' anni dopo. Il profilo psicologico del Macedone, tracciato dallo storico newyorchese, ci presenta quindi l' immagine di un uomo torturato dall' insicurezza, ansioso di trovare se stesso, divorato da crisi di identita' . "La fuga nell' alcolismo e il desiderio di conquistare il mondo . ha detto lo studioso al settimanale inglese The Independent on Sunday . non sono altro che le due facce della medesima medaglia". Alle marce trionfali che portarono il regno di Alessandro a estendersi dalla Grecia all' India in soli dieci anni si alternavano solenni bevute con scoppi d' ira. L. B.

Bondi' Loretta

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per la serie la vita infelice del padrone del mondo e il potere è degli psicopatici, come sempre..

LE PIRAMIDI "RUSSE" DI ALEXANDER GOLOD



Avete mai sentito parlare delle Piramidi Russe?

Ho saputo di loro leggendo alcuni articoli sulle ricerche del gruppo di Gariaev (genetica ondulatoria). E siccome questa era anche per me una novità, ho fatto un po’ di ricerche nel web russo.

Ecco cosa posso raccontarvi dopo aver esaminato decine di siti web che contengono testimonianze degli sperimentatori e notizie ufficiali.

Dal 1990 in poi sul territorio dell’ex-URSS sono state costruite 17 piramidi alte 11e 22 m; la Piramide più famosa è alta 44 m.


E’ situata sulla statale Mosca –Riga ed è da anni oggetto di pellegrinaggio da parte di moltissime persone in cerca di salute e di tanti curiosi. L’idea della costruzione delle grandi piramidi appartiene ad Alexander Golod, matematico, ora imprenditore.







La piramide sulla statale Mosca - Riga è stata costruita da A. Golod (foto) nel 1999 a spese proprie ed è costata circa 1 milione di dollari. E’ la più grande d’Europa, pesa 55 tonnellate ed è fatta di pannelli di fibra di vetro senza l’uso delle parti metalliche; i pannelli sono attaccati con dei perni dello stesso materiale e con la colla.

A differenza delle piramide egizie, le piramidi di Golod sono costruite tenendo conto della “sezione aurea”, sono più slanciate, rivolte al cielo e al Cosmo.






Le piramidi di questa forma emettono anche all’esterno influenzando l’ambiente a molti km di distanza. L’altezza della piramide deve superare circa due volte il lato del quadrato alla base. La piramide va orientata a Nord, e uno spigolo deve “guardare” la Stella Polare.


A CHE SERVONO LE PIRAMIDI, SECONDO GOLOD?

E PERCHÉ GOLOD SI È ALLONTANATO DALLE PROPORZIONI DELLE PIRAMIDI EGIZIE, LE CUI PROPRIETÀ SONO BEN NOTE?

All’inizio le dichiarazioni di A.Golod mi hanno sorpreso, ma poi...

Ecco cosa scrive lui stesso nell’articolo “Le piramidi dalla “sezione aurea”, generatori di Vita”:

“...Dobbiamo tenere presente che tutte le piramidi sono potenti, e agire con criterio costruendole: quando ci allontaniamo dalle proporzioni della sezione aurea, ci allontaniamo dalla cosa più importante – dall’Armonia. Allontanandoci dall’armonia assisteremo agli effetti molto potenti, sia in positivo sia in negativo. Basta pensare alle Piramidi dell’Antico Egitto, o a quelle del Messico, del Perù. Le piramidi egiziane per millenni sono state considerate la prima meraviglia del mondo. E tutto questo tempo nello spazio attorno alla Terra aveva dominato la logica che corrisponde alla loro forma. La struttura e i collegamenti di questo spazio sono dominati da questa logica. Certo, per quei tempi tutto ciò ha avuto effetti positivi per la Terra e i suoi abitanti. Ora però, nel XXI secolo, l’Umanità è spinta, istintivamente, verso una logica più elevata, è cresciuta e ha bisogno di un nuovo ambiente. Le Grandi Piramidi in Egitto meritano tutta la nostra stima, sono la nostra memoria. Sono un monumento alle civiltà del passato.

Ma ora altre Piramidi, che mirano nel cielo e suggeriscono la strada ai nostri cuori e ai nostri pensieri, diventano oggetti del nostro interesse.”

Secondo Alexander Golod, la struttura degli spazi dell’Universo che possiedono oggetti materiali densi, come il sistema solare, è soggetta alle deformazioni prodotte anche dall’attività mentale, dalla Coscienza. Immaginiamo di entrare in una stanza con specchi deformanti e vedere la nostra immagine ... anch’essa sarà deforme, ed è così che appare il mondo diventato disarmonico a causa dell’attività distruttiva dell’uomo. Tutto ciò che di negativo succede nella società, come conflitti sociali, malattie, epidemie, criminalità, guerre, crisi economica, nonché molti disastri naturali, sono la conseguenza della deformazione dello spazio in cui viviamo, che è altamente disarmonico.

Una piramide costruita secondo le regole dell’armonia, corregge la disarmonia dello spazio; tutto ciò che cade nella sfera della sua influenza comincia a svilupparsi verso il raggiungimento dello stato armonico. Il raggio d’azione della piramide di 22 m (costruita vicino al lago di Seliger) è di 100-150 km.

Se l’altezza della piramide si raddoppia, la sua influenza cresce 105 – 107 volte! PROBABILMENTE, PIRAMIDE DI 44 m COPRA TUTTO LO SPAZIO TERRESTRE.


- Secondo Golod, “le piramidi si sviluppano nel tempo, simili agli alberi dai quali noi aspettiamo i frutti.... i frutti della piramide appaiono dopo un po’ di tempo e ogni anno diventano più forti... non è possibile costruire una piramide di 22 m senza aver prima preparato il posto con una piramide di 11 m... il ciclo di preparazione per la costruzione della grande Piramide ha richiesto 5 anni”




Sulle piramidi russe sono state condotte molte ricerche e prodotti molti documenti, a firma di medici, biologi, fisici, chimici e persino astronauti. A tutte le domande dei giornalisti Golod risponde con i certificati in mano, abituato a sentire giudizi negativi e persino ostili (in un sito cristiano-ortodosso piuttosto "fondamentalista" le sue piramidi sono descritti come esempi dell’architettura “satanica”).


Tuttavia è risultato che:

I radar militari misurano sopra la Piramide di 44 m una colonna di energia che continua per diversi chilometri in alto, ed è simile a quelle che si riscontrano sopra le centrali nucleari, senza però procurare nessun allarme radiazioni. Lo strato di ozono nell’area delle piramidi è migliorato: Alexander Golod è convinto che la costruzione delle piramidi possa aiutare a risolvere questo grosso problema dell’umanità;

Un pozzo di petrolio a Ishimbaj ha aumentato la produzione perché il petrolio è diventato meno viscoso;

L’acqua nel lago Seliger, da anni sporca, è tornata pulita, sono riapparsi i gamberi d’acqua dolce, scomparsi da decenni, e anche le cicogne. Vicino al letto del fiume che scorre nei pressi della piramide, sono comparse le fonti d’acqua pura, i prati sono cosparsi di fiori delle specie protette;

Le proprietà fisico-chimiche di molte sostanze cambiano, come cambiano i riferimenti considerati costanti;

Il sistema immunitario degli animali soggiornati nella zona della piramide si rafforza, si bloccano molti processi tumorali;

I medicinali diventano molto più efficaci perdendo i loro effetti collaterali;

Secondo Golod, “ABBIAMO A CHE FARE CON LA FISICA CHE ANCORA NON CONOSCIAMO”.


Le sostanze cristalline – pietre e minerali - sono un importante mezzo per trasmettere l’informazione delle piramidi. Dentro la grande Piramide fanno crescere i cristalli – le cosiddette “MATRICI ENERGETICO-INFORMAZIONALI” che entrano in risonanza con la forma della piramide-madre. Secondo il costruttore, questi cristalli memorizzano le caratteristiche della grande Piramide. Le matrici vanno orientati a nord, come erano orientati durante la loro crescita. Ultimamente è iniziata la produzione dei cristalli che crescono ruotando costantemente (metodo “multipolare”), e non hanno bisogno di essere orientati. Questi cristalli si vendono dentro le piramidi e nei laboratori di Golod. Le pierre caricate dentro la piramide, messe poi sul terreno formando un cerchio, trasmettono il messaggio della Piramide;

Secondo Golod, “l’età ha il ruolo molto importante per una piramide, ma ha la sua importanza anche l’età delle piramidi che le erano precedute “. Si progetta di costruire una piramide ancora più grande di quella di 44 m;

Un modellino della piramide insieme alla MATRICE crea l’effetto risonanza, e allora l’effetto del modellino aumenta moltissimo;

L’ingresso nella Piramide di 44 m è gratuito, molte persone ci tornano diverse volte all’anno e ci passano delle ore. Le braccia di una persona che si trova al centro della piramide, sotto la sua apice, si elevano nell’aria da soli, come se fossero mosse da una corrente invisibile;

L’effetto della piramide sui visitatori è particolarmente forte durante i primi 4-5 giorni, alcuni si sentono peggio di prima, soprattutto coloro che hanno diverse patologie. Si tratta di uno stato transitorio; in seguito l’organismo acquista uno stato più armonico;

Qualcuno usa le “MATRICI” attaccandoli a sinistra e a destra della settima vertebra che è la proiezione dell’ipotalamo; messe così sono capaci di agire su tutto l’organismo. Si usano anche per eliminare i blocchi di energia nei punti dell’agopuntura. Molti visitatori li comprano per attaccare alla piramide casalinga fatta di stecchi di legno legati insieme e fissati su una base quadrata (devono essere messe una di fronte all’altra);

Le MATRICI possono essere divise in più parti e messe agli angoli delle stanze di casa. Tali matrici non hanno bisogno di essere orientati se sono state ottenute con il metodo multipolare: si potrebbe addirittura attaccare alla tazza e al piatto che usiamo tutti i giorni un millimetro della sostanza per avere il cibo e le bevande portatori dell’effetto Piramide;

Nel 1998 Golod aveva collocato le pietre trattate nella Piramide attorno ad alcuni carceri ed istituti di pena situati nella regione di Tver (circa 5000 detenuti), nello stesso tempo ai detenuti si dava nel cibo il sale trattato nella piramide. I risultati: la quantità di suicidi tra i detenuti è calata drasticamente, come pure le violazioni del regime carcerario, mentre i crimini commessi nei luoghi di detenzione sono scomparsi del tutto. Le guardie erano unanime nell’osservare che i detenuti erano diventati “più umani”;

Sul tetto dell’ospedale della città di Togliatti è stata costruita una piramide alta 11 m, molto amata sia dai medici sia dai pazienti; il tempo di recupero della salute dei pazienti si è accorciato;

Nel reparto della rianimazione neonatale (Mosca) è stata sperimentata una soluzione di glucosio con l’aggiunta di una goccia della stessa soluzione trattata nella grande Piramide; gli strumenti avevano registrato un immediato e stabile miglioramento dello stato di salute dei neonati;

L’acqua nella grande Piramide non si congela nemmeno a 40° sotto zero e rimane in stato liquido per anni;

Qualsiasi sostanza bruciata dentro la Piramide acquista l’odore d’ INCENSO e perde l’odore proprio;

Nelle foto si vedono dei grandi globi terrestri al centro della Piramide; ai visitatori è vietato toccarli. Ho capito che i globi sono lì in qualità dei testimoni della TERRA; cercano di trattare radionicamente il nostro pianeta con l’uso della Piramide!

Nel 1998 Golod ha convinto il governo russo a portare campioni di sostanze cristalline sottoposti all’energia della piramide, sulla stazione spaziale MIR e beneficio di questa astronave e del mondo in generale.

Commento al video:

- Probabilmente, qualche pittore aveva portato i propri quadri nella Piramide per caricarli di energia!

LE PROSPETTIVE DELLA PIRAMIDE (SECONDO ALEXANDER GOLOD):

Per armonizzare l’ambiente sarà sufficiente collocare su un territorio qualsiasi un circuito (cerchio chiuso) fatto di sostanze cristalline trattate nella Piramide, e col tempo la loro forza accrescerà (questo è già stato fatto in alcune città maggiori della federazione russa);

Si potrà trattare le scorie nucleari;

GLI USI DELLA PIRAMIDE DOMESTICA
Ho costruito alcune piramidi (intere e tronche) di cartone altre 50 cm secondo le misure di Golod per metterle in casa. Lo spigolo deve superare 2.176 volte il lato del quadrato alla base. Secondo alcuni, il raggio d’azione di questa piramide è di 6-7 m.
UNA PIRAMIDE IN CASA: COME COSTRUIRLA


Le misure per costruire una piramide


Serve un foglio di cartone 80x100 cm, reperibile nei negozi degli articoli per il disegno, di qualsiasi colore. Mettiamo in alto un punto (A6).
Da questo punto tracciamo in giù una linea verticale 52,5 cm (A6 - A3). Adesso dobbiamo tracciare una linea curva, pensando ad una circonferenza con il raggio pari a 52,5 cm (punto A3). Il compasso qui non serve, come facciamo? Adoperiamo un trucchetto. Fissiamo al punto in alto (A6) un filo flessibile, tipo telefonico, semi rigido, con una spilla, e misuriamo 52,5 cm (è facile se facciamo un buchino sul filo e ci mettiamo la punta di una matita). Ora teniamo la mano sx sul punto in alto, e con l'altra mano tracciamo la linea curva. Deve toccare il punto A3. Partendo dal punto A3 in basso tracciamo a sx e a dx due volte le linee lunghe 23,4 cm(A2-A3 e A3-A4, A2-A1 e A4-A5). Saranno i lati della base. Colleghiamo A6 con A2, A2, A3, A4 e A5. Queste linee rappresentano gli spigoli della piramide. Aggiungiamo 1,5 cm ad uno degli spigoli (dalla A1), questo spazio servirà per unire tutti i lati della piramide con la colla - vedi riquadro, e ritagliamo tutto. Cerchiamo di fare tutte le linee regolari e nette, meglio tagliare non con le forbici ma con un cutter e una riga di metallo (sotto mettiamo una tavola di compensato o simili).



fonte:http://radionicaesoterico-scientificarussa.blogspot.it/2012/12/le-piramidi-russe-di-alexander-golod.html
http://compressamente.blogspot.it/2014/06/le-piramidi-russe-di-alexander-golod.html#more

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vedi anche
http://divinetools-raja.blogspot.it/2011/08/la-piramide-di-luce.html

giovedì 24 luglio 2014

DOVE PORTANO QUESTE RIFORME


Ci sono due linee di riforme “indispensabili per la crescita”. Linee convergenti. Pericolosamente.
La prima linea è istituzionale-strutturale e sta producendo:
-svuotamento dei poteri e dell’autonomia degli Stati nazionali parlamentari
-concentrazione dei poteri politici in organismi sovrannazionali
-isolamento tecnocratico degli organismi decidenti
-soprattutto, indipendenza e gestione autoreferenziale delle banche centrali e della politica monetaria
-riduzione della partecipazione e dell’influenza democratiche sugli organismi decidenti
-riduzione della trasparenza, della responsabilità, della controllabilità degli organismi decidenti
-riduzione della conoscibilità dei loro obiettivi di medio e lungo termine e degli effetti di medio e lungo termine delle loro decisioni.
Queste caratteristiche (votate da quasi tutto il parlamento, perché comportano la blindatura della partitocrazia contro la società civile) sono marcatamente proprie soprattutto dell’UE: quasi tutto il potere, e tutto il potere legislativo, sono in mano ad organismi non elettivi, non responsabili, non trasparenti, burocratici, intergovernativi. L’unico organo elettivo, cioè il parlamento, ha poteri limitati, che preferisce non esercitare (non ha mai costretto la Commissione a un rendiconto), e la sua natura di cagnolino da passeggio è stata evidenziata da come è stato fatto votare il nuovo presidente dell’UE: era ammesso un solo candidato – Juncker – e il voto era segreto. Per giunta, nessun elettore europeo, prima di votare, aveva saputo che sarebbe stato Juncker il candidato unico alla presidenza.
Nessuna meraviglia se le medesime caratteristiche le ritroviamo anche nella urgente e irresistibile marcia delle riforme istituzionali di Renzi: queste riforme, appunto, diminuiscono la partecipazione e l’influenza degli elettori, ostacolano i referendum, danno al premier i poteri sia politico-legislativi, che di controllo (su se stesso) anche solo con un 22% dei consensi. Nessuna meraviglia: è chiaro che l’Italia e la sua costituzione devono essere riformate in questo senso per integrarsi nella struttura autocratica dell’UE.
La seconda linea di riforme, iniziata alla fine degli anni ’70, è quella economico-finanziaria, e punta essenzialmente a difendere e tutelare gli interessi dei creditori finanziari con sacrificio degli altri interessi sociali: il modello di sviluppo keynesiano, caratterizzato dallo Stato che corregge il mercato e fa investimenti anticiclici per evitare la recessione e assicurare l’occupazione, al prezzo di una costante, fisiologica inflazione, viene sostituito con un modello da alcuni ritenuto hayekiano, ma che tale non è perché F. Von Hayek voleva non solo il libero mercato come unico regolatore dell’economia, ma anche uno Stato che tenga il mercato libero dai monopoli e che si astenga dall’assistenzialismo sociale e imprenditoriale. Il modello economico-finanziario imposto all’UE fa per contro tutto questo, anzi in esso i grandi monopoli bancario-finanziari dettano la politica degli Stati e dell’Unione.
Il detto modello raggiunge lo scopo della tutela degli interessi dei creditori-finanziari mediante alcuni principali strumenti: indipendenza-irresponsabilità delle banche centrali dai parlamenti, vincoli di bilancio pubblico (proibizione della spesa pubblica antirecessiva), stretta monetaria, compressione salariale (e della domanda interna) per assicurare un pareggio o un surplus della bilancia estera, socializzazione delle perdite delle banche. Quando la politica economica è affidata ai banchieri centrali, che, per statuto, deliberano e operano non solo in autonomia ma nella segretezza e nella irresponsabilità, la democrazia rappresentativa è finita, il consenso popolare è superato.
Il risultato – prevedibile e inevitabile perché facente parte degli obiettivi – è la deflazione, la disoccupazione, l’avvitamento fiscale, la recessione o stagnazione – che ora si prospetta pure per la Germania.
La Costituzione italiana del 1948 è, per contro, esplicitamente keynesiana: l’art. 1 fonda la Repubblica sul lavoro, non sul capitale, e numerose altre norme riconoscono al lavoro (all’occupazione, alla produzione, agli investimenti) il primato assoluto e la funzione di perequazione sostanziale tra i cittadini; quindi essa è in opposizione radicale e inconciliabile col modello politico-economico costitutivo dell’UE e della BCE, che si basa sulla priorità alla prevenzione dell’inflazione (primaria minaccia per le rendite finanziarie), e per prevenirla impone l’austerità, cioè innanzitutto l’astensione dagli investimenti pubblici anticiclici per uscire dalla recessione – sicché la recessione perdura, diviene strutturale e non accidentale.
La storia della c.d. integrazione europea è in realtà la storia della sostituzione di un modello socio-economico-istituzionale con un modello opposto, ossia dei valori sociali e produttivi, fondanti per la democrazia elettiva e la legittimità costituzionale, col loro contrario: parassistimo finanziario e autocrazia. E’ la storia di un’inversione non dichiarata, che è avanzata di soppiatto, sotto il camuffamento di ideali sbandierati e mai attuati di solidarietà integrazione dei popoli, identità comune, di promesso sviluppo che non arriva mai. Un’inversione di cui oramai sentiamo fortemente gli effetti pratici, anche se molti di noi non sanno da che cosa provengano, e pensano che le cause siano la corruzione o l’evasione o l’articolo 18.
In Italia, oltre a queste piaghe, le due linee di riforme, di cui Napolitano, Monti, Letta e Renzi sono paladini e artefici – soprattutto Napolitano, che, per imporla e accelerarla, deborda continuamente dalla sua funzione di garante e arbitro per intervenire nella politica dei partiti – sul piano economico sta producendo un continuo e rapido aumento del debito pubblico – cioè l’opposto di ciò che promette – e l’emigrazione di capitali, imprese e cervelli, con la deindustrializzazione del paese e la moria delle sue aziende (dirò poi perché queste loro azioni non vanno condannate, nemmeno moralmente).
La direzione, la finalità autocratica, essenzialmente dittatoriale, a cui mira la prima linea di riforme, cioè quelle istituzionali, spiega chiaramente la ragione per la quale, paradossalmente, ci si ostina a portare avanti la seconda linea di riforme, cioè quella economico-finanziaria, sebbene stia producendo effetti rovinosi e contrari a quelli che dovrebbe produrre, tra la sofferenza di milioni di persone: le due linee di riforme convergono in un’operazione di ingegneria sociale, di costruzione di una società radicalmente e apertamente oligarchica che comandi incontrastata le popolazioni fiaccate e rassegnate da molti anni di frustrazioni e insicurezze, e impoverite di redditi, risparmi, diritti civili, sociali, politici. Il modello economico in via di imposizione, con le sue riforme, non importa se produce recessione o stagnazione, il suo scopo reale e non detto non è la crescita, ma una riforma dell’ordinamento sociale e giuridico che assicuri il dominio sulla popolazione generale, la possibilità di sfruttarla senza limiti, l’estrazione da essa di rendite certe per il capitale finanziario anche in periodi di contrazione del pil, e il tutto in modo formalmente legittimo. A questo servono le riforme. E le privatizzazioni, che ieri Padoan ha ripromesso, parlando in Cina, che verranno eseguite.
Torniamo alle riforme strutturali: giustizia, amministrazione, lavoro, privatizzazioni . Il governo afferma che servirebbero per rilanciare il Paese economicamente, ma chiaramente così non può essere.
Le privatizzazioni sono state già ampiamente fatte, coi risultati che sappiamo: regali agli amici del palazzo, peggioramento e rincaro dei servizi per i cittadini, immediato sperpero dei ricavi senza alcuna riduzione del debito pubblico né della spesa pubblica. Le riforme del lavoro ci sono state, e hanno già peggiorato la situazione. La giustizia è già stata riformata molte volte, ed è sempre andata peggiorando. Il processo civile è stato riformato ogni anno per circa 22 anni, ma la situazione non è affatto migliorata. Quello penale ha pure avuto le sue riforme, ma il risultato è negativo. Si può diminuire il numero dei processi aumentando le tasse su di essi, per scoraggiare la domanda di giustizia – e anche questo è stato fatto molte volte, l’ultima il mese scorso – ed è una schifezza. Si può accelerare i processi diminuendo le garanzie e i diritti processuali, e così si peggiora la qualità delle sentenze, già molto bassa. La situazione della giustizia, o meglio della giurisdizione, deriva non tanto dalle regole processuali, quanto dall’incertezza e pletoricità, contraddittorietà e mutevolezza delle norme, comprese le norme di riforma. Deriva dalla litigiosità della popolazione e dalle manie giudiziarie instillate dai mass media. Deriva dalla mentalità e dalle prassi dei magistrati. Tutte cose che non si correggono con le leggi e soprattutto che possono cambiare solo con le generazioni. Analogo discorso vale per la pubblica amministrazione, che è per giunta dominata da una mentalità-prassi tradizionalmente, nel suo insieme, burocratica, corporativa, parassitaria, clientelare, indifferente ai risultati pratici per la gente. E anche questo non lo si cambia con una legge di riforma.
Quindi è assurdo ciò che promette Renzi, ossia che queste riforme strutturali rilancerebbero l’economia. Possono solo rilanciare l’affarismo spartitorio e screditare ulteriormente il settore pubblico – e questo credo sia il vero obiettivo.
Ce le presentano come riforme necessarie e salvifiche, ma queste sono riforme sbagliate e in mala fede sin dal loro concepimento. Nel 1999 l’Ocse tracciava una sintesi delle riforme economiche attuate in numerosi paesi nel decennio che si stava chiudendo. In breve, le linee lungo le quali si era sviluppata l’azione di politica economica in quel decennio e lungo le quali si sarebbe sviluppata negli anni seguenti sono queste:
i) Ampliamento degli strumenti finanziari e riduzione della regolamentazione dei sistemi finanziari;
ii) Riduzione delle aliquote per i redditi più alti;
iii) Liberalizzazione dei movimenti dei capitali e ulteriore liberalizzazione del commercio internazionale;
iv) Deregolamentazione e privatizzazione nei settori delle utilities;
v) Restrizioni all’utilizzo delle politiche industriali;
vi) Flessibilizzazione dei mercati del lavoro e irrigidimento dei criteri di fruizione del welfare state;
vii) Riduzione dell’area dell’intervento pubblico nell’economia;
viii) Riduzione degli oneri, legali ed economici, allo svolgimento dell’attività d’impresa.
Maurizio Zenezini, in Riforme economiche e crescita: una discussione critica, Quaderni del dipartimento di economia politica e statistica dell’Università di Siena, n.696 – Aprile 2014, studiando come, negli ultimi vent’anni, i paesi europei hanno introdotto numerose riforme economiche orientate a rendere le istituzioni economiche più “favorevoli ai mercati”, nella convinzione che l’ambiente regolativo costituisca un fondamentale fattore di crescita economica. In base ai dati empirici, ossia sottoponendo queste riforme alla prova dei fatti, gli effetti sulla crescita e l’occupazione dei più recenti interventi di riforma in Italia appaiono virtualmente nulli nel breve periodo e modesti, nel migliore dei casi, nel lungo periodo. O meglio, risultano nettamente negativi: le riforme flessibilizzanti del mercato del lavoro hanno peggiorato l’occupazione, le riforme bancarie hanno destabilizzato il sistema bancario, etc.
Di fronte agli insuccessi delle riforme che ha imposto, l’OCSE le difende con gli argomenti più arbitrari, chiaramente in mala fede, come il dire che, se non le si fosse fatte, ora le cose andrebbero molto peggio. Conclude Zenezini:
Se le riforme non mantengono le loro promesse, potremo dichiarare che l’efficacia di una riforma già effettuata dipende da qualche altra riforma ancora da effettuare che, a sua volta, richiederà quasi certamente riforme in nuove direzioni: le riforme del mercato del lavoro non funzionano se i mercati dei prodotti restano rigidi, le riforme delle utilities non funzionano se il commercio al dettaglio resta impantanato nelle regolamentazioni comunali, se le lavanderie restano chiuse il sabato pomeriggio, se i giudici non compilano il “calendario udienze” (Ocse, 2013a, p. 86).
In alternativa, si potrà affermare che le riforme agiscono nei tempi lunghi, mentre gli effetti di breve termine sono difficili da modellare, e potrebbero anche essere negativi: “le riforme […] dovrebbero aumentare il prodotto potenziale di lungo periodo, ma la grandezza di questo effetto, specialmente nel breve periodo, è difficile da stimare con qualsiasi grado di precisione” (Ocse, 2013a, p. 84).
Potremmo, infine, puntare il dito contro gli indici “formali” di deregolamentazione.
Gli organismi economici internazionali hanno misurato le numerose riforme fatta in Italia, su questa base esperti e responsabili della politica economica hanno regolarmente tracciato bilanci di tale attivismo riformatore, ma, dato che il paese si è infilato in una traiettoria di declino economico, “si può sospettare che i principi legali della regolamentazione delle attività economiche divergano dalla pratica, o dalla loro percezione, in Italia più che in altri paesi” (Ocse, 2013a, pp. 82 sgg.): se le riforme non funzionano, dovremo rivedere gli indici delle regolamentazioni.
Sarebbe impossibile fornire un’immagine più sconcertante della irresponsabilità che costituisce la cifra latente della politica economica degli ultimi decenni. Nessun riesame delle riforme effettuate è permesso, è impedita la discussione su politiche economiche alternative: se le riforme non funzionano, si può sempre dire che senza di esse le cose sarebbero andate peggio, se gli indici di deregolamentazione non sono correlati con la desiderata performance potremo denunciare l’insufficienza degli indici, se le riforme hanno effetti trascurabili, si chiederà comunque di rafforzarle e di aumentare la flessibilità, se una riforma mirata ad un particolare obiettivo non ha successo, si modificherà l’obiettivo o si punterà in qualche altra direzione.
E’ la stessa irresponsabilità che Keynes denunciava nel 1925 esaminando le conseguenze dellapolitica economica del governo Churchill (Keynes, 1925): Poiché il pubblico afferra sempre meglio le cause particolari che le cause generali, la depressione verrà attribuita alle tensioni industriali che l’accompagneranno, al piano Dawes, alla Cina, alle inevitabili conseguenze della grande guerra, ai dazi, alle tasse, a qualunque cosa al mondo fuorché alla politica monetaria generale, che è stata il motore di tutto.”
Da quanto detto prima appaiono alcune evidenti realtà, confermate dai fatti:
-in un sistema basato sulla moneta-debito, salvo ripudiare il debito o condonarlo o eliminare i creditori, è matematicamente impossibile azzerare o anche solo ridurre il debito complessivo;
-quindi chi lo propone come principio di virtuosità o come obiettivo o è un cretino o è un mistificatore;
-un singolo paese, se è competitivo nelle esportazioni, può ridurre e persino azzerare il proprio debito estero realizzando avanzi della bilancia delle partite correnti, cioè prendendo denaro da altri paesi, ma ciò matematicamente aggrava in pari misura l’indebitamento estero di questi altri paesi; analogamente, un particolare cittadino, un’impresa, un ente pubblico può chiudere i propri debiti accumulando attivi negli scambi con gli altri soggetti economici, ma ciò si traduce in un pari aumento dell’indebitamento di questi; tuttavia, siccome l’indebitamento complessivo inarrestabilmente cresce per effetto dell’accumularsi degli interessi, tutti i paesi, tutti gli altri soggetti in competizione tra loro tendono ad affondare nell’indebitamento (in metafora: su una barca che sta affondando io mi posso salvare arrampicandomi sulle tue spalle, ma solo provvisoriamente);
-ridurre il debito aggregato implica ridurre la liquidità nel sistema, perché tutta la liquidità è debito-credito;
-quindi comporta un aumento delle insolvenze e dei fallimenti;
-causa inoltre calo della domanda aggregata, quindi calo degli investimenti produttivi, i quali vengono fatti in base alle aspettative di redditività al netto delle tasse; sicché se i potenziali investitori vedono che la prospettiva è di tagli alla spesa pubblica, alta tassazione, riduzione del debito-liquidità, allora prevederanno che la domanda sarà bassa, cioè che non ci sarà domanda solvibile per i loro prodotti, perciò investiranno altrove.
Attualmente in Italia abbiamo un programma di tagli alla spesa pubblica, una pressione fiscale che non può calare anche a causa dei 40 miliardi all’anno di riduzione del debito pubblico che il governo dovrà fare in esecuzione del Fiscal Compact, un reddito e una capacità di spesa in picchiata anche a causa dell’alta disoccupazione e maloccupazione, soprattutto giovanili; inoltre le banche stanno riducendo il credito alle imprese e alle famiglie e tengono altissimi i tassi: sanno che gli aspiranti mutuatari, data la mancanza di continuità del loro reddito, non avranno i mezzi per ripagare i prestiti, quindi logicamente non erogano prestiti, se non raramente e con spread altissimi, al decuplo dell’Euribor, per compensare il rischio – dicono. Quindi oggettivamente non ci sono le condizioni per un’uscita dalla depressione economica. Anzi, è in corso un avvitamento recessivo, che determinerebbe rendimenti altissimi sul debito pubblico, senonché qualcuno -la BCE e/o la Fed-, comprando sul mercato secondario, e distorcendo il mercato, li tiene artificialmente bassi – come fa ancora più vistosamente con le nuove emissioni del debito pubblico greco.

D’altronde le banche italiane (ma non solo italiane) sono piene di sofferenze sommerse, ossia non dichiarate, e magari fanno aumenti di capitale di miliardi, uno dopo l’altro, per un multiplo della valorizzazione di borsa, ogni volta bruciando la liquidità acquista, in base a bilanci falsi, che nascondono questa realtà. Se essa affiorasse, avremmo il global meltdown del sistema bancario. A quale cliente una banca presterebbe il triplo di quello che vale in borsa?Qui siamo davvero “au bord du gouffre”! Eppure il sistema globale non pare aver esaurito la sua capacità di rilanciare e differire. I numeri sono infiniti, quindi, essendo la moneta fatta di numeri, infinita è anche la possibilità di rinviare la soluzione degli squilibri finanziari…
Negli ultimi 20 anni o poco più un altro fattore è all’opera, a danno dell’economia reale e dell’occupazione: il settore speculativo, remunerando i capitali in esso investiti in tempi assai più brevi del settore produttivo dell’economia (consideriamo che un’operazione speculativa può durare mesi o giorni, mentre il ritorno negli investimenti industriali si può avere solo dopo anni), quindi dando rendimenti maggiori di quest’ultimo, sottrae al medesimo molti capitali, tendendo a lasciarlo a secco. Addirittura vediamo che molte banche, dopo aver ricevuto fondi pubblici o della banca centrale, non li prestano, ma li usano in parte per comperare titoli pubblici al fine di migliorare la loro capitalizzazione e di lucrare le cedole, e in parte per speculare, fare trading, in proprio.
Conseguenza di questa competizione sui rendimenti, è che il settore produttivo, per cercare di trattenere i capitali offrendo loro una remunerazione competitiva col settore speculativo, si forza di dare, anno per anno, i massimi utili-dividendi possibili, e a tal fine fa alcune cose aventi un impatto negativo sull’occupazione, sulla produzione e sulla competitività, soprattutto nel lungo periodo:
a)riduce la produzione dal livello che dà il massimo ricavo totale al livello che dà il massimo ritorno sul capitale investito (quindi fa tagli agli impianti e alle maestranze);
b)riduce quanto possibile le spese correnti (compresi salari e manutenzione) nonché per investimenti (compresa l’innovazione) necessari a mantenere le posizioni sul mercato, cioè sacrifica gli obiettivi di medio e lungo termine a quelli di budget – da qui il termine budgetismo, che indica questa distorsione della politica aziendale.

L’ottimizzazione del bilancio è anche richiesta dal bisogno di avere un buon rating dell’affidabilità bancaria, onde mantenere le linee di credito e contenere i tassi di interesse.
Consideriamo anche che i managers degli investitori istituzionali come i fondi di risparmio e quelli pensionistici sono pagati in ragione al volume degli investimenti che attirano, e che questo dipende dai rendimenti che raggiungono, e che questi rendimenti a loro volta dipendono dai rendimenti delle azioni, ad esempio, che hanno in portafoglio. I rendimenti delle azioni dipendono ampiamente dai dividendi che si prevede che staccheranno, quindi di nuovo dalla prestazione anno per anno. Anno per anno, perché i managers restano usualmente in carica pochi anni, sicché non si interessano a come andrà una determinata corporation nel medio o lungo termine. La strategia delle imprese dell’economia reale avrebbe bisogno di pianificazioni e respiro di molti anni, specialmente in campi ad alta tecnologia; ma tutto cospira a distorcerla in funzione dei criteri dell’economia improduttiva. “Tutto questo è il mercato, quindi va bene, interferire sarebbe sbagliato” obietteranno alcuni. In effetti, è il mercato finanziario che interferisce con quello produttivo, cioè con quel mercato che, secondo la teoria, se libero e trasparente, dovrebbe, in base alle leggi sue proprie, portare alla piena occupazione e alla stabilità. E le interferenze del mercato finanziario nuocciono palesemente a quello produttivo. Molte società valide, quando si quotano in borsa, incominciano in effetti a subire queste interferenze disturbanti, che le fanno degenerare gestionalmente. Ciò succede regolarmente con le banche italiane che vanno in borsa. L’idea che la borsa serva a finanziare e a premiare la buona gestione delle imprese è smentita e capovolta dai fatti.

Alla luce di quanto sopra detto, possiamo tranquillamente concludere che, quando un leader comunitario, soprattutto un leader italiano, promette crescita o impegno per la crescita, promette la sospirata flessibilità, promette che l’UE porta allo sviluppo – quando promette queste cose, e insieme dice che “le regole europee”, “il risanamento”, “il rigore di bilancio” saranno rispettati, mente sapendo di mentire, mente per imbonire la gente: il modello che viene implementato attraverso l’UE e l’Italia in particolare non vuole crescita, lavoro, sicurezza, rilancio produttivo, ma stagnazione. Come non vuole partecipazione popolare né diritti sociali. Al massimo sono ammessi interventi di riduzione del disagio sociale per prevenire che evolva in sommossa, o sussidii a categorie sociali realizzati a spese di altre categorie sociali (come gli 80 euro di Renzi), in una logica di divide et impera. Logica peraltro applicata anche tra gli Stati membri: consentire ad alcuni (Germania e soci) un relativo (e provvisorio) sviluppo a spese degli altri, onde avere il loro appoggio per completare l’opera di inversione costituzionale. Che si appalesa, oramai, come un’opera eversiva. E quando ci dicono “fare le riforme istituzionali è condizione per ottenere flessibilità di bilancio dall’Europa”, il significato è: “se non ci lasciate riformare la costituzione per realizzare l’autocrazia che vuole la grande finanza, la grande finanza vi lascia senza soldi”.

Diversamente da altri, io non biasimo moralmente i progettisti e gli autori di quanto sopra. Non dico che sono criminali perché sacrificano il 99% della popolazione agli interessi dell’ 1%. Infatti, il loro modello socioeconomico deflativo-parassitario-autocratico è più adeguato a ciò che i popoli sono, al loro effettivo livello mentale e di consapevolezza, che non è molto diverso da quello del bestiame, come dimostra la bovina docilità con cui si lasciano “riformare”. Il modello democratico, e anche il modello (post)keynesiano, presuppongono che l’uomo mediano e il popolo siano qualcosa che in realtà non sono affatto, quindi semplicemente non possono funzionare. Il modello socioeconomico deflativo ha, inoltre, il vantaggio di riuscire a imporre coercitivamente e dall’alto, di fronte al raggiungimento dei limiti fisici dello sviluppo e alla necessità di ripiegare, la necessaria decrescita ecologica dei consumi e della stessa popolazione, che in regime di democrazie nazionali non si potrebbe ottenere.

24.07.14 Marco Della Luna
http://marcodellaluna.info/sito/2014/07/23/dove-portano-queste-riforme/
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