la realta' è un'altra

giovedì 20 novembre 2014

IL PECCATO PIU' GRANDE ; PERDERE IL LATO ANIMALE

http://altrarealta.blogspot.it/



Da qualche parte lungo il cammino avevo perso il passo, mi ero indebolito
Il mio istinto mi stava abbandonando, forse avevo commesso il peggiore dei crimini, mi ero civilizzato, quindi ora avrei azzerato l'orologio, soltanto  io e questo mondo senza nome, dovevo ritrovare il mio lato animale


Riddick



mercoledì 19 novembre 2014

Massoneria, Ecco i potenti nelle logge

Centinaia di nomi, tra cui Napolitano, Obama, Draghi, Bin Laden e Papa Giovanni XXIII. Tutti "fratelli" secondo l'autore del volume presentato domani a Roma. Che però dice: "Le prove le esibiscono soltanto se me le chiede il giudice"

Esistono i massoni e i supermassoni, le logge e le superlogge.Gioele Magaldi, quarantenne libero muratore di matrice progressista, ha consegnato all’editore Chiarelettere (che figura tra gli azionisti di questo giornale) un manoscritto sconcertante e che sarà presentato domani sera alle 21 a Roma, a Fandango Incontro. Il libro, anticipato ieri dal sito affaritaliani.it, è intitolatoMassoni società a responsabilità illimitata, ma è nel sottotitolo la chiave di tutto: La scoperta delle Ur-Lodges. Magaldi, che anni fa ha fondato in Italia il Grande Oriente Democratico, in polemica con il Grande Oriente d’Italia, la più grande obbedienza massonica del nostro Paese, in 656 pagine apre ai profani un mondo segreto e invisibile: tutto quello che accade di importante e decisivo nel potere è da ricondurre a una cupola di superloggesovranazionali, le Ur-Lodges, appunto, che vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali. Non sfugge nessuno a questi cenacoli. Le Ur-Lodges citate sono 36 e si dividono traprogressiste e conservatrici e da loro dipendono le associazioni paramassoniche tipo la Trilateral Commission o il Bilderberg Group. Altra cosa infine sono le varie gran logge nazionali, ma queste nel racconto del libro occupano un ruolo marginalissimo. Tranne in un caso, quello della P2 del Venerabile Licio Gelli.

cover3I documenti che mancano sono a Londra, Parigi e New York. Prima però di addentrarci nelle rivelazioni clamorose di Massoni è d’obbligo precisare, come fa Laura Maragnani, giornalista di Panoramache ha collaborato con Magaldi e ha scritto una lunga prefazione, che l’autore non inserisce alcuna prova o documento a sostegno del suo libro, frutto di un lavoro durato quattro anni, nei quali ha consultato gli archivi di varie Ur-Lodges. Tuttavia, come scrive l’editore nella nota iniziale, in caso di “contestazioni” Magaldi si impegna a rendere pubblici gli atti segreti depositati in studi legali a Londra, Parigi e New York. Detto questo, andiamo al dunque non senza aver specificato che tra le superlogge progressiste la più antica e prestigiosa è la Thomas Paine (cui è stato iniziato lo stesso Magaldi) mentre tra le neoaristocratiche e oligarchiche, vero fulcro del volume, si segnalano la Edmund Burke, la Compass Star-Rose, la Leviathan, la Three Eyes, laWhite Eagle, la Hathor Pentalpha.

Tutto il potere del mondo sarebbe contenuto in queste Ur-Lodges e finanche i vertici della fuUnione Sovietica, a partire da Lenin per terminare a Breznev, sarebbero stati superfratelli di una loggia conservatrice, la Joseph de Maistre, creata in Svizzera proprio da Lenin. Può sembrare una contraddizione, un paradosso, ma nella commedia delle apparenze e dei doppi e tripli giochi dei grembiulini può finire che il più grande rivoluzionario comunista della storia fondi un cenacolo in onore di un caposaldo del pensiero reazionario. In questo filone, secondo Magaldi, s’inserisce pure l’iniziazione alla Three Eyes, a lungo la più potente Ur-Lodges conservatrice, di Giorgio Napolitano, attuale presidente della Repubblica e per mezzo secolo esponente di punta della destra del Pci: “Tale affiliazione avvenne nello stesso anno il1978, nel quale divenne apprendista muratore Silvio Berlusconi. E mentre Berlusconi venne iniziato a Roma in seno alla P2 guidata da Licio Gelli nel gennaio, Napolitano fu cooptato dalla prestigiosa Ur-Lodge sovranazionale denominata Three Architects o Three Eyes appunto nell’aprile del 1978, nel corso del suo primo viaggio negli Stati Uniti”.

Altri affiliati: Papa Giovanni XXIII, Bin Laden e l’Isis, Martin Luther King e i Kennedy. C’è da aggiungere, dettaglio fondamentale, che nel libro di Magaldi la P2 gelliana è figlia dei progetti della stessa Three Eyes, quando dopo il ‘68 e il doppio assassinio di Martin Luther King Robert Kennedy, le superlogge conservatrici vanno all’attacco con una strategia universale di destabilizzazione per favorire svolte autoritarie e un controllo più generale delle democrazie. “Il vero potere è massone”. E descritto nelle pagine di Magaldi spaventa e fa rizzare i capelli in testa. Dal fascismo al nazismo, dai colonnelli in Grecia alla tecnocrazia dell’Ue, tutto sarebbe venuto fuori dagli esperimenti di questi superlaboratori massonici, persino Giovanni XXIII (“il primo papa massone”), Osama bin Laden e il più recente fenomeno dell’Isis. In Italia, se abbiamo evitato tre colpi di Stato avallati da Kissinger lo dobbiamo a Schlesinger jr., massone progressista.


L’elenco di tutti gli italiani attuali spiccano D’Alema, Passera e Padoan. Il capitolo finale è un colloquio tra Magaldi e altri confratelli collaboratori con quattro supermassoni delle Ur-Lodges. Racconta uno di loro, a proposito del patto unitario tra grembiulini per la globalizzazione: “Ma per far inghiottire simili riforme idiote e antipopolari alla cittadinanza, la devi spaventare come si fa con i bambini. Altrimenti gli italiani, se non fossero stati dei bambinoni deficienti, non avrebbero accolto con le fanfare i tre commissari dissimulati che abbiamo inviato loro in successione: il fratello Mario Monti, il parafratello Enrico Letta, l’aspirante fratello Matteo Renzi”. Per non parlare del “venerabilissimo” Mario Draghi, governatore della Bce, affiliato a ben cinque superlogge. Ecco l’elenco degli italiani nelle Ur-Lodges: Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Massimo D’Alema, Gianfelice Rocca, Domenico Siniscalco, Giuseppe Recchi, Marta Dassù,Corrado Passera, Ignazio Visco, Enrico Tommaso Cucchiani, Alfredo Ambrosetti, Carlo Secchi, Emma Marcegaglia, Matteo Arpe, Vittorio Grilli, Giampaolo Di Paola, Federica Guidi. Berlusconi, invece, avrebbe creato una Ur-Lodge personale, laLoggia del Drago. Bisognerà aspettare le “contestazioni”, per vedere le carte di Magaldi.

Da Il Fatto Quotidiano del 19 novembre 2014


http://altrarealta.blogspot.it/

Torpore nella miseria, demenza nel potere

Scendano i cosacchi

… nella situazione di divisione dell'Europa civilizzata da barriere, da interessi e da passioni che impediscono agli individui e alle nazioni di comunicare liberamente fra di loro e di rigenerarsi a vicenda, sono possibili solo le sommosse, ma non più le rivoluzioni; — ed infine, siccome la Rivoluzione è la condizione d'esistenza delle società, occorre che la società europea sia sconvolta, rimaneggiata, rimescolata, rinnovata da cima a fondo come uomini e come istituzioni; — occorre che il suo cuore incancrenito sia attraversato dal ferro rovente e che questa cauterizzazione sia l'incendio, la distruzione, la liquidazione del vecchio mondo.

Milleottocento anni fa l'impero romano si faceva vecchio; si dibatteva nelle convulsioni dell'agonia. Le scosse prodotte su questo grande corpo morto dalle lance dei barbari invasori non erano in grado di galvanizzarlo. La dittatura dei Cesari era caduta da Augusto ad Augustolo. Il popolo-re, guidato da appetiti materiali, da istinti guerrieri, domandava pane e spettacoli; andava nei circhi ad inebriarsi all'odore del sangue dei martiri. Le classi patrizie erano assillate dal lusso e dalla depravazione. Solo il feroce dispotismo dei Tiberio, dei Nerone, dei Caligola riuscì a mantenere una coesione sanguinosa fra le diverse parti del corpo sociale incancrenito; l'impero in declino era minacciato ogni giorno da una nuova usurpazione militare. La corruzione, la venalità delle cariche, il disprezzo delle leggi, l'assenza di ogni fede si erano infiltrati dappertutto.

Torpore nella miseria, demenza nel potere
: questo era il quadro dell'impero romano crollante.
Germe di una nuova fase di civiltà, il cristianesimo — scontratosi con una valanga di Barbari, organizzazioni di ferro, intelligenze incolte che, ignorati ancora da tutti alla vigilia, si abbandonavano nudi sui pendii dei ghiacciai — si diffuse sul vecchio continente.
Fra la società romana della decadenza e le società borghesi odierne, tutto è simile: stesso disprezzo per una religione che non comprende le aspirazioni del secolo; stesso abbassamento sotto dispotismi senza gloria e senza sanzioni; stesse mostruose ricchezze; stesse miserie desolanti; stessi sentimenti di egoismo e di indifferenza; stessa negazione radicale del passato; stessa esplorazione avida nel campo dell'avvenire; stessa maggioranza di interessi materiali contro le nuove idee; stessa devozione ardente, stesse intelligenze di elite in minoranza per realizzarle.

Ma allora è l'annientamento, la rovina, il cataclisma, il giudizio finale, il caos, che la vostra voce sacrilega reclama sulle società moderne!
Sì, io reclamo tutto ciò; è colpa mia se l'umanità è perduta, tremante, gelata sotto il sudario di denaro che la copre, e se essa domanda invano la strada a chi ha la pretesa di guidarla?
Sì, io invoco il caos; e occorre chiamarlo in nostro aiuto, perché una società che vegeta, si trascina e agonizza come la nostra, è una società decomposta!
Sì, io invoco la morte; almeno c'è calore, vita e un intero mondo nuovo nella putrefazione delle tombe, mentre in mezzo alla corruzione e allo scetticismo che ci divorano non c'è altro che immobilità, impotenza e freddi cadaveri!
[…]

Ernest Cœurderoy


Non c'è più energia, non più onore, nel paese che si lascia taglieggiare, saccheggiare, sgozzare a piacere e misericordia da un pugno di banditi, e che guarda passare con indifferenza, fra file di pretoriani ebbri, i difensori del diritto legati, traditi, venduti da coloro che si dicevano loro amici, umiliati dai loro nemici come animali immondi!!
Non c'è più senso morale nel popolo che sancisce con un voto generale, pure forzato, l'assassinio, la tortura e il brigantaggio!!!
Non c'è più sensibilità, non c'è più cuore, nella nazione che lascia fucilare donne, bambini e vecchi e che presta giuramento ad un pazzo furioso e ubriaco!!!!
Non c'è più né odio, né amore, né indignazione capaci di disselciare una strada nella città capitale in cui i proletari curvano la testa e vanno a stordirsi al banco o ai fuochi artificiali!!!!!
Non c'è più sangue nelle vene di una popolazione che tende il proprio collo al coltello, i polsi alle manette, la schiena al piatto della sciabola, e che lascia sbavare sul suo onore le più ignobili gozzoviglie dell'orgia!!!!!!
Non c'è più slancio, non c'è più elasticità nelle fibre delle masse, quando l'odore del sangue sale alle loro narici ed esse non sobbalzano, non ruggiscono e non si vendicano!!!!!!!
Dite che il diritto di rivendicazione non muore mai!... Allora quand'è che il popolo lo eserciterà?... Da dove verranno i vendicatori?... Appoggiate l'orecchio su qualsiasi punto di questa terra imbrattata di sangue e bagnata di lacrime, e questa terra, le cui rocce dovrebbero ergersi e gli alberi spalancarsi per polverizzare l'infame che la insudicia, questa terra non freme quasi più.
Dove sono allora quei rumori terribili che presagiscono le Rivoluzioni? Dove c'è un sotterraneo che faccia risuonare il calcio del fucile? Dov'è la segreta da dove si sprigioni l'odore della polvere che si fabbrica o del piombo fuso? Dov'è una foresta il cui silenzio sia turbato per una notte dagli uomini senza paura che cospirano sotto lo sguardo di Dio? Dove sono, dunque, una opinione pubblica, una emozione potente, un uomo attaccato ai suoi principi o ai suoi colori, una coscienza che non possa essere comprata, una intelligenza che non sia falsata, un corpo che non sia infettato da un virus contagioso? […]
Io oso fissare il nord, invece di distogliere lo sguardo dalle nuvole che vi si addensano, dalla folgore che brontola, da quella potenza russa che ci spaventa con tutto il suo peso, e affermo: non ci sarà più rivoluzione finché non scenderanno i cosacchi.

[De la révolution dans l'homme et dans la société, 1852

http://finimondo.org/node/1494
http://altrarealta.blogspot.it/

martedì 18 novembre 2014

SUPERARE LA PAURA DELLA MALATTIA ...


Superare la paura della malattia (e del cancro) ed iniziare ad usare la forza che sta alla base dell’esistenza.



Il coraggio non è non aver paura, ma avere
la forza di superarla. – Tiziano Terzani
In ogni momento mi “scontro” con persone che pur riconoscendo alcune teorie di queste fantomatiche medicine alternative nonché alcuni processi corporei si intimoriscono quando si parla di cancro o altre malattie di forte impatto sociale; non riescono a superare la massiccia programmazione mediatica, perché di questo si tratta, che è andata avanti in questi ultimi decenni sulla vicenda e mi risulta difficile in poco tempo far sopraggiungere la consapevolezza che “il diavolo” non è così cattivo come lo si dipinge.





Chiariamoci subito: tutti abbiamo paura è naturale ed è biologico che sia così, essa ha la sua funzione e guai se non ne avessimo, tuttavia se essa dipende da una mancanza di conoscenza e determina un atteggiamento inadeguato al superamento delle situazione della vita appare opportuno ridurla nei limiti entro i quali possa essere utile alla nostra esistenza.
Abbiamo paura del cancro, della leucemia, della sclerosi multipla, dell’aids ecc. semplicemente perché non abbiamo la minima idea di cosa sono nel dettaglio e quello che ci viene detto giornalmente non fa altro che incrementare questo timore in quanto si diffonde in ogni dove l’incapacità di arginare tali fenomeni patologici che spesso portano alla morte.
Siamo proprio sicuri che quello che ci dicono sia reale?
Vorrei spiegare a parola mie e con le più genuine motivazioni come sfuggire al fenomeno globale e sociale del terrore del cancro e delle altre malattie di rilevante entità, con una disamina molto semplificata di un argomento per il quale servirebbero migliaia di libri, che peraltro già esistono; invitando per i dovuti approfondimenti alla visione dei link e dei consigli di lettura citati a fondo articolo.


Segue su COMPRESSA-MENTE

http://altrarealta.blogspot.it/

I Masai sfrattati dagli sceicchi arabi

Ai principi degli Emirati piace la caccia e il governo della Tanzania ha dato lo sfratto ai pastori guerrieri. Dovranno lasciare le loro terre entro fine anno con meno di 500mila euro in tasca: «Neanche in contanti, ma sotto forma di progetti di sviluppo»

Corriere della Sera, martedì 18 novembre 2014

I Masai contro Dubai, ultimo atto: nel cuore dell’Africa, vicino al famoso parco nazionale del Serengeti, gli emiri cacciatori del Golfo stanno per sfrattare i pastori guerrieri che abitano da sempre la savana e le montagne.
Il governo della Tanzania ha ordinato ai Masai di sloggiare entro fine anno dalle terre intorno a Loliondo. Il motivo? Far posto a una riserva di caccia da 1.500 chilometri quadrati che servirà i principi degli Emirati e i loro ospiti. Oggi i rappresentanti Masai incontreranno il primo ministro Mizengo Pinda, che si è rimangiato una promessa fatta un anno fa. Il governo di Dar Es Salaam si era impegnato a recedere dal piano che offriva i diritti sulla terra (per un prezzo ignoto) all’agenzia turistica Ortelo Business Corporation (Obc), compagnia legata ai regnanti di Dubai che organizza safari di lusso in una delle aree faunistiche più ricche del continente.
Il piano è stato ripreso: il governo offre ai Masai sfrattati meno di 500 mila euro di compensazione. Neanche in contanti, ma sotto forma di progetti di sviluppo. «Quella terra non ha prezzo – dice al Guardian Samwel Nangiria, coordinatore della Ong locale Ngonett —. Gli avi dei Masai, le loro madri e le loro nonne, sono sepolti là».
Avi e mucche da latte: l’allevamento del bestiame è la prima fonte di sostentamento della comunità. Lo sfratto, dicono gli attivisti, sconvolgerebbe la vita di 40-80 mila persone. Interi villaggi, quasi la metà del territorio di Loliondo. Negli anni scorsi le donne sono state in prima linea nella protesta. Cosa eccezionale, in una cultura in cui tradizionalmente primeggiano i maschi. Proprio a Loliondo, dove la Obc è presente da vent’anni con i suoi safari (a cui hanno partecipato altri reali come il principe Andrea d’Inghilterra), molti uomini Masai già lavoravano come addetti alla sicurezza in una tenuta di caccia più piccola già esistente. La vendita del latte è affidata soprattutto alle donne. E sono state loro ad alzare la voce contro l’esproprio di una intera regione che corrisponde a un quadrato di 40 km per 40: nell’aprile scorso le donne Masai si tassarono per poter mandare alcune rappresentanti nella capitale e difendere i loro diritti ancestrali (che non figurano al catasto).
La mobilitazione dal basso, amplificata a livello mondiale dalla campagna Web (due milioni di firme su Avaaz.org), sembrava aver dato frutti. Quello della Tanzania è stato descritto come una storia di successo, un caso da manuale su come affrontare il land grabbing (grandi estensioni sottratte alle comunità locali a vantaggio di investitori esteri). «Ora ci sentiamo traditi – accusa l’attivista Nangiria – Il governo ha finto un passo indietro aspettando che la pressione internazionale calasse. I Masai perderanno la terra, gli emiri verranno a cacciare elefanti».
Anche se molti Masai sono cacciatori di frodo (per esempio in Kenia), il problema degli elefanti in Africa (100.000 uccisi negli ultimi 3 anni) è il commercio illegale di avorio alimentato dal mercato asiatico. A confronto gli emiri in cerca di trofei possono considerarsi dei conservazionisti. Se mettono a rischio la vita degli umani il discorso cambia. Nel 1959 i britannici cacciarono i Masai da quello che sarebbe diventato il Parco Nazionale del Serengeti. Adesso si annuncia un nuovo sfratto. La natura sarebbe forse meglio preservata. Ma gli umani? Meglio una gazzella in più o una mucca Masai?
Michele Farina

http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=546af8c28d7ac
http://altrarealta.blogspot.it/

lunedì 17 novembre 2014

SCIOPERO SOCIALE E ROVESCIAMENTO DEL MODELLO NEOLIBERISTA

I dati economici per l’Italia e le proiezioni degli organi specializzati non lasciano dubbi: la recessione continuerà, le riforme di Renzi faranno cilecca, la situazione a breve si farà pericolosa. Gli interessi costituiti, la casta europeista e austerofila, si attrezzano per fronteggiare una possibile situazione prerivoluzionaria mediante una riforma del parlamento e della legge elettorale che metta tutto nelle mani dei segretari di pochi grandi partiti politici, e in particolare si consolida l’asse neoliberista Renzi-Berlusconi.

Andiamo infatti verso uno scenario di fallimento delle promesse renziane, di forte peggioramento economico, di dirompenti tensioni sociali, con un parlamento ultra-maggioritario neoliberista che assicurerà, sì, la maggioranza a un governo fedele al modello economico in via di costruzione, ma che non rappresenterà la popolazione, anzi sarà in palese contrapposizione agli interessi di questa, e dovrà ricorrere alla repressione, legittimandola con i numeri in aula e con l’appoggio dell’”Europa”,  e alla bisogna perfezionandola con l’arrivo della Trojka e dell’Eurogendfor.
L’etica finanziaria del rigore e della virtuosità, incarnata dall’UE, è un’etica per i creditori renditieri, per gli usurai, per i produttori monopolisti di moneta e credito. Storicamente, l’inflazione del primo del secondo dopoguerra assieme alle politiche di spesa pubblica a sostegno della crescita economica, alla forte crescita dei redditi nazionali e all’effetto redistributivo di questa combinazione, è ciò che aveva sostanzialmente ridotto i loro privilegi economici.
Essi ora si prendono la rivincita imponendo un modello che antepone a tutto la salvaguardia delle rendite anzi la loro rivincita, attraverso l’imposizione di condizioni opposte a quelle del secondo dopoguerra, cioè stagnazione, spostamento di ampie quote dei redditi dal lavoro alle rendite, concentrazione dei redditi e dei capitali nelle mani di cerchi sempre più ristrette, crescita della quota della spesa pubblica che i paesi subalterni, come l’Italia, devono destinare al pagamento degli interessi sul loro debito pubblico.
La popolazione generale viene posta dai mass media e dalle istituzioni in condizione di conoscere solo la vulgata economica sottesa a questo modello economico e di dimenticare, in quanto ai meno giovani, e di non apprendere, in quanto ai meno vecchi, che è possibile, è esistito ed ha funzionato modello economico diverso, in cui il denaro veniva prodotto e speso per assicurare occupazione e sviluppo, in cui le banche centrali assicuravano l’acquisto dei titoli pubblici a un tasso sostenibile escludendo la possibilità di default, e che in questo modello i disavanzi interni ed esteri nonché i debiti pubblici erano molto più
sostenibili di quanto lo sono ora nel sistema della virtuosità per
usurai, sicché i governi e i parlamenti avevano la capacità di elaborare e decidere politiche economiche e sociali anziché farsele dettare dai mercati. E le persone avevano la possibilità di fare programmi di vita – cosa che in fondo è lo scopo non solo dell’economia ma della stessa esistenza dello Stato.
La popolazione generale italiana, se tiene la testa dentro alla “realtà” che le è permesso conoscere, cioè dentro il predetto modello di economia virtuosa per usurari e renditieri marca Maastricht, può davvero pensare che il rimedio alle sofferenze che sta vivendo consista nel rinegoziare i parametri per spuntare qualche punto percentuale di flessibilità, di spesa a deficit in più, come promettono vari statisti-contaballe, oppure l’immissione di qualche centinaia di miliardi da parte della BCE, che, come in passato, finirebbero alle banche per chiudere i loro buchi sommersi o per gonfiare nuove bolle speculativa, come sempre avvenuto durante questa “crisi”. L’unico rimedio effettivo sarebbe la sostituzione di quel modello con altri, che ho descritto anche in questo blog.
Un’opposizione sociale vera e realistica dovrebbe puntare apertamente a questo rovesciamento di modello, non a negoziati per ottenere qualche concessione che, per forza di cose, sarebbe presto revocata. E dovrebbe lottare con la coscienza che i tagli di salari, occupazione, garanzie, servizi sono stati intenzionalmente introdotti dalle istituzioni nazionali e sovranazionali come strumento per garantire e rafforzare le posizioni di una classe di renditieri finanziari, di monopolisti del credito; e che quindi si tratta di fare, con i mezzi necessari, se disponibili, una lotta di classe diretta a rovesciare un ordinamento economico-giuridico e a riprendersi i poteri pubblici, governativi, istituzionali, togliendoli a un preciso avversario di classe, per darli alla generalità dei cittadini.
È probabile che la rottura dell’equilibrio, dell’omeostasi di questo attuale sistema, sia alle porte, determinata dalla continua contrazione del reddito nazionale, che
rende insostenibile il servizio dei debiti pubblici e privati, quindi
tende a far saltare il sistema bancario. Se a questo punto i poteri forti decidono di
mettere le mani nei conti correnti della gente e confiscare il risparmio
per puntellare le banche e i conti pubblici, questa può essere la
scintilla che coalizza le forze euro-scettiche e trasforma gli “scioperi sociali” della Fiom (novembre 2014), e in cui già si nota il ritorno di una coscienza e di una rabbia di classe, in un’attuazione di reale sovranità popolare di contro alla irreale rappresentanza di un parlamento di nominati e ultramaggioritario. Anche perché tale opzione di bail-in a carico dei risparmiatori farebbe capire a molti che il sistema
di governance globale creato intorno al FMI, alla FED, alla BCE, al MES, alla Banca dei Regolamenti internazionali, alla Commissione, ha proprio la funzione di scaricare su
lavoratori, pensionati, risparmiatori, cittadini, i danni
causati dalle attività di azzardo e dalle truffe finanziarie di quella
stessa classe internazionale che dirige le predette istituzioni sovranazionali.
Un simile rovesciamento dal basso del modello socioeconomico non è possibile su scala nazionale, bensì solo su scala almeno continentale. Ed è improbabile che parta dagli italiani, che sono storicamente incapaci di simili imprese.
16.11.14  Marco Della Luna

http://altrarealta.blogspot.it/

sabato 15 novembre 2014

Il serpente dell’Eden era un ingegnere genetico


Elohim
















Leggere la Bibbia (Antico Testamento; la Torah ebraica corrispondente al nostro Pentateuco) per come è scritta (naturalmente da traduzione letterale originale) e senza calarci dentro mille interpretazioni o significati misterici, evidenzia una storia completamente diversa da quella alla quale siamo stati abituati. Molto probabilmente gli autori, in realtà, ci hanno raccontato reali cronache storiche e non artificiose metafore. La sua lettura letterale acquisisce, a questo punto, una logica lucidissima e una coerenza scientifica strabiliante; dissolve ogni dogma e va a colmare ogni buco e ogni lacuna sia evolutiva, sia mistica.
Premessa
Dalle traduzioni letterali effettuate sui testi originali in ebraico (consiglio i libri e le conferenze di Mauro Biglino – nella sezione Video) si scopre che la narrazione biblica racconta in realtà una storia molto diversa da quella interpretata e veicolata dalla filologia e dalla teologia ebraica e successivamente cristiana.
Molto rapidamente; (Qui per un ottimo approfondimento) i termini Elyon, Elohim e Yahweh, che gli esegeti ebrei prima e le traduzioni teologiche cattoliche dopo, hanno unificato con la figura unica di Dio; in realtà descrivono tre differenti parole per tre differenti significati.
Elohim [אלהים‎] innanzitutto è un termine ebraico plurale (del singolare El o Eloah) che viene tradotto in molti modi quali “gli splendenti” “Coloro che discendono” “Governatori” “legislatori” e per quanto la teologia miri a convincere che sia stato usato il plurale come accrescitivo della potenza di Dio, in molti diversi passi dell’antico testamento tale giustificazione cade in palesi contraddizioni. Nei testi originali appare ogni volta che nella traduzione italiana troviamo la parola “Dio”. Calato nel contesto delle scritture nella loro completezza, emerge in modo evidente che gli Elohim erano un nutrito gruppo di individui assolutamente in carne e ossa, corrispondenti agli Anunnaki descritti nelle tavolette cuneiformi sumero-accadiche.
AngelMichael
Elyon [עליון] corrisponde alla traduzione italiana “l’Altissimo”. In Deuteronomio (cap. 32  ver. 8) viene descritta la suddivisione della Terra in Nazioni e la spartizione dei popoli tra gli Elohim. [Nella traduzione masoretica, così come nella versione cattolica, il termine plurale Elohim come destinatari delle assegnazioni da parte di Elyon, viene sostituita con israeliti: "Quando l'Altissimo divideva i popoli, quando disperdeva i figli dell'uomo, egli stabilì i confini delle genti secondo il numero degli Israeliti"]. Naturalmente il testo originale non menziona affatto il termine “israeliti” in quanto a quel tempo né il popolo né la lingua ebraica esistevano. Tuttavia le esigenze teologiche non potevano permettersi di lasciare il termine Elohim, sarebbe stato assolutamente troppo esplicita la pluralità degli “Dei”. In sostanza dai testi originali si evince che Elyon era con molte probabilità il comandante supremo degli Elohim e discese sulla Terra solamente in pochissime occasioni. Al tempo della spartizione delle Nazioni e in occasione di un concilio (riunione) di Elohim narrata in Salmi 82:  “Dio si alza nell’assemblea divina, giudica in mezzo agli Dei” “Io ho detto: Voi siete Dèi, siete tutti figli dell’Altissimo“. “Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti..” In questa narrazione l’originale traduzione ci racconta come durante un’assemblea degli Elohim, Elyon si alzò e parlò loro riprendendoli. Disse loro, voi siete tutti Elohim, ma ricordate che anche voi morirete, proprio come gli Adàm.
Gli Elohim erano presumibilmente una razza (presumibilmente non umana) ma certamente in carne e ossa, il loro aspetto (tratto da pochissimi indizi veterotestamentari e scritti extrabiblici) li descrive come alti, dalla pelle coriacea bianca come il latte, capelli bianchi argentei e occhi grandi e iridescenti. (nell’immagine di copertina potete vederne una ricostruzione) Vengono considerati eterni o immortali (come Dei) ma solo per una loro spropositata longevità rispetto all’Adàm (abitanti dell’Adamà, letteralmente i terrestri) pare potessero vivere dai 20 ai 30.000 anni ma potevano essere uccisi come chiunque altro.

SENZA COLPO FERIRE

La non-violenza? Gran bella idea, quella resa celebre molti anni fa da Gandhi! Da allora in tutto il mondo sono risuonate le sue parole, che parlano dell’orrore della violenza e della felicità che attende gli uomini non appena si decideranno ad addomesticare le proprie passioni. Siccome la dottrina proviene da una delle terre più povere del mondo; siccome udendola si ha davanti agli occhi l’immagine del sant’uomo che, per mettere in pratica le proprie convinzioni, si spogliò di tutto e visse in totale frugalità; siccome non si può dimenticare che il suo autore, a causa delle idee che professava, fu arrestato dalle truppe del colonialismo britannico; siccome è noto che egli morì tragicamente da martire della verità — non si può fare a meno di emozionarsi intimamente al suo pensiero.

La lacrime riempiono gli occhi, ma il disgusto sale alla gola. Ecco un politicante figlio di politicanti dedito all’intrigo e all’opportunismo. Ecco un vecchio ipocrita che, dopo essere stato interventista guerrafondaio quando viveva in Inghilterra, si trasforma in pacifista non appena fa ritorno in India. Ecco un mistico fanatico che bramava per il proprio paese «la supremazia religiosa del mondo». La teoria lanciata da questo pontefice di tutte le castrazioni è il riassunto delle sue dottrine avvelenate. Non uccidere! Niente spargimenti di sangue! Nessuna violenza! Il bene finirà per trionfare sul male. Vale a dire: soffrite, accettate tutto, rassegnatevi alla volontà divina, pregate per coloro che vi perseguitano...

I seguaci del Mahatma s’indigneranno. A loro dire la non-violenza è una vera e propria tattica di lotta che ha dato prova della sua efficacia, in India, all’epoca dell’indipendenza dal dominio britannico. Eccolo qua, il mito fondativo che amano sbandierare per rendere più appetibile la loro dieta di rassegnazione. Il loro braccio potrà anche non ricorrere alla forza, ma la loro lingua di certo non rifugge la menzogna. Come ogni brava leggenda, anche l’acclamata vittoria del pacifismo in India si fonda sulla manipolazione. Nessun conflitto sociale presenta un’uniformità di metodi, in ogni contesto convivono azioni nonviolente e violente. È risaputo anche dai seguaci della non-violenza, che infatti sono costretti a cancellare dalla storia tutto ciò che mal si concilia coi loro precetti morali.
Volete sentire una favola? C’era una volta un paese estremamente povero, l’India, vessato dal colonialismo di Sua Maestà l’Inghilterra. Sebbene la sua popolazione subisse massacri e feroci repressioni, non amava ricorrere alla violenza poiché questa ripugnava alla sua indole sensibile. Sotto l’illuminata guida di Gandhi, essa preferì costruire un movimento non-violento di massa dedito ad azioni di protesta, di non-cooperazione, di boicottaggio, a scioperi della fame e ad atti di disobbedienza civile che finirono col mettere in crisi il dominio britannico. Alla fine il Bene vinse la sua battaglia contro il Male, e l’India conquistò senza colpo ferire la sua indipendenza.

Purtroppo la storia è assai meno nobile d’animo del mito. In realtà sono molti i fattori — fra cui anche le violente pressioni ricevute — che consigliarono al governo inglese di ritirarsi. L’Inghilterra non era più in grado di mantenere il controllo sulla sua colonia dopo le batoste riportate durante le due grandi guerre mondiali. Anche la lotta armata condotta sia da arabi che da ebrei in Palestina, dal 1945 al 1948, aveva contribuito ad indebolire l’Impero Britannico. E se gli echi di quella lotta fossero arrivati fino in India, cosa sarebbe successo? Ipotesi nient’affatto peregrina, se si considera che l’immagine non-violenta del movimento che si batté per l’indipendenza dell’India è del tutto selettiva e affetta da una certa parzialità. La non-violenza non fu prerogativa di tutti in India, l’opposizione al colonialismo inglese incluse anche l’azione armata. Ma i non-violenti preferiscono tacere questo aspetto, per poter meglio propagandare la leggenda che vuole Gandhi e i suoi seguaci come gli unici animatori della resistenza indiana. Nessuno di loro ricorderà Chandrasekhar Azad, che combatté a mano armata i colonizzatori inglesi, oppure Bhagat Singh, il rivoluzionario (e fiero ateo) che lottò per il «rovesciamento di entrambi i capitalismi, quello straniero e quello indiano» e le cui azioni di attacco contro strutture e uomini del dominio britannico gli valsero l’ammirazione e la simpatia di larghi strati della popolazione (catturato dagli inglesi, Singh venne impiccato senza che Gandhi muovesse un dito in suo favore, cosa che gli procurò numerose ed aspre critiche; ma non è anche così che si eliminano i concorrenti?). E se davvero gli indiani erano tutti fedeli alla morale non-violenta, come spiegare che Subhas Chandra Bose, il candidato dell’ala più “estremista” del movimento, venne eletto per due volte presidente del Congresso Nazionale Indiano, nel 1938 e nel 1939?

Insomma, se oggi la storia si premura di ricordare il solo Gandhi a scapito di tutti gli altri che si sono battuti contro l’Impero britannico, non è perché abbia rappresentato la voce unanime dell’India. Egli era semplicemente il più rappresentativo dal punto di vista occidentale, colui su cui era più conveniente puntare: ecco perché la stampa britannica gli prestò tanta attenzione e perché venne ammesso ai negoziati con il governo inglese. Meglio avere a che fare con un leader politico riformista e religioso che più volte aveva espresso “fedeltà” e benevolenza nei confronti del dominio inglese, piuttosto che con qualche pericolosa testa calda sovversiva.
A questo proposito va anche precisato che il movimento di liberazione in India non vinse affatto: gli inglesi non furono costretti a lasciare l’India. Caso mai, scelsero di modificare la forma di governo, passando da quella diretta a quella indiretta. Che razza di vittoria è quella che permette ai perdenti di dettare tempi e modi dell’ascesa dei vincitori? Gli inglesi vararono una nuova costituzione e trasferirono il potere sui propri successori scelti. Agitarono lo spettro del separatismo religioso ed etnico in modo da dividere l’India, le impedirono di acquisire prosperità e la resero dipendente dagli aiuti degli Stati occidentali. L’India è ancora sfruttata dalle multinazionali occidentali (sebbene diverse multinazionali indiane si siano unite al banchetto) e fornisce ancora risorse e mercati agli Stati occidentali. Sebbene l’India goda di maggiore autonomia in alcune aree, il che ha permesso ad un pugno di indiani di occupare posizioni di potere, sotto molti aspetti la povertà della sua popolazione non è diminuita e lo sfruttamento è diventato ancora più efficiente. Ciò non depone a favore della non-violenza, ma la sua utilità la si vede altrove e serve ben altri interessi. Nel Medioevo tutto ciò che era umano, e voleva durare, doveva accettare la livrea della fede; le scienze, le arti, la filosofia, erano tutte costrette ad indossare il cilicio. Oggi la fede, perduto l’antico prestigio, ricorre al travestimento umanitario. Finge di rinunciare ai dogmi per conservare solo la morale, lo spirito benefattore. Si copre con la maschera della devozione all’Umanità. La superstizione si camuffa in guida per la felicità terrestre.

Gandhi è stato utile come apripista. Dietro di lui si agitano un groviglio di personaggi sfuggiti ai seminari, vomitati da tutte le fognature, che predicano la passività e la rassegnazione. Dappertutto li si può sentir recitare le litanie della rinuncia e della pazienza. Si mescolano anche fra i ribelli, seminando lo scoraggiamento, incitando alla sfiducia, castrando le energie. Vengono a parlare di tolleranza. Ma non ci può essere tolleranza per il nemico. E nemico è anche colui che predica pazienza e rassegnazione, colui che si oppone all’uso della violenza. Nemico è anche chi sostiene che non bisogna attaccare e che bisogna attendere.

Attendere! L’operaio crepa bruciato vivo; attendete. La povertà costringe la donna a vendersi; attendete. Il bambino, fra il martello della famiglia e l’incudine della scuola, viene allevato al mestiere di bestia da soma; attendete. Il cibo con cui ci nutriamo è contaminato; attendete. L’aria che respiriamo è inquinata; attendete. Il territorio dove viviamo viene devastato; attendete. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri; attendete. I banchieri vengono soccorsi, i risparmiatori vengono truffati; attendete. Il politico ciarlatano prospera e ingrassa; attendete. Le guerre mietono vittime in tutto il mondo; attendete.
Attendere cosa? Dopo la spaventosa mistificazione del passato, cosa c’è da attendere? Ricordate le speranze che i continui passi avanti del progresso fecero nascere in molti? Tutte le chiacchiere sulla liberazione dalla schiavitù del lavoro, sul benessere infine disponibile per tutti, sulla parità e l’uguaglianza sociale...

Anni e anni di miseria, di attesa vana, di disperazione. Guardate a che punto siamo oggi: all’imminente catastrofe del presente, alla terrificante assenza di futuro. E questo perché? Perché, anziché lasciare che la rabbia armasse i nostri cuori e le nostre braccia, si è preferito dare ascolto alle infamie della moderazione, della tolleranza, della non-violenza.

Attendere cosa? Non siamo forse divisi da un abisso, i poveri da una parte e i ricchi dall’altra? Tutti i poveri sanno che, se soffrono e crepano, è a causa dell’esistenza dei ricchi. Tutti i ricchi sanno che, se godono e gozzovigliano, è grazie alla mansuetudine dei poveri. Esiste un solo ricco che non sappia perché mangia? Esiste un solo povero che ignori perché viene mangiato? Non c’è più tempo per le ipocrisie. Non si può più fare spallucce.

I non-violenti predicano una religione di pace... vogliamo forse la pace, noi? No di certo! È la guerra, la guerra senza quartiere contro l’ordine sociale imposto dall’Autorità e dal Mercato. I non-violenti ci aspettano al varco per rammentarci che tutte le rivoluzioni del passato sono fallite, finendo col dar vita a nuovi regimi ancora più oppressivi. Da quale pulpito elevino questa loro predica, lo abbiamo già visto. Non ci risulta che esista un’idea o un metodo che possa vantarsi di aver dato la felicità all’uomo. E allora, dovremmo per questo rinunciare a cercare di raggiungerla? Già udiamo la seconda obiezione: non si può eliminare la violenza con altra violenza! Ma benedette creature, noi non vogliamo affatto eliminare la violenza. Mica siamo frati. Vogliamo che essa sia una delle tante occasionali espressioni dell’Individuo nei suoi rapporti diretti con ciò che lo circonda, e non la perenne intimidazione dello Stato che impone la propria autorità. D’altronde, senza la violenza come si potrà costringere il Potente e il Ricco a rinunciare ai propri privilegi, come si potranno neutralizzare i loro cani da guardia? I non-violenti lo sanno. Sono astuti, loro. Pensano che alla fine la virtù trionferà sul vizio. «La nostra santità li fulminerà», blateravano anni fa alcuni di loro. Macchè! I tiranni non hanno una coscienza da convertire e godono di ottima salute, almeno finché non finiscono sotto un mirino. È solo la nostra dignità a rimanere fulminata.

Bisogna condannare ogni forma di violenza, dicono i politici che votano in favore della guerra. Bisogna farla finita con ogni forma di violenza, dicono i militari mentre sganciano le loro bombe. Bisogna contrastare ogni forma di violenza, dicono gli sbirri dal manganello facile. Anche loro sono contro la violenza, ma solo quella degli oppressi. La violenza in uniforme, quella sempre pronta a scattare sull’attenti, la adorano e la praticano con fervore. Cos’altro è lo Stato se non il monopolio della violenza? Anziché sfidare questo monopolio, i non-violenti lo ribadiscono. Sappiate che solo noi possiamo usare la violenza, tuonano i funzionari di Stato. Sappiate che noi non useremo mai la violenza, tuonano gli ideologi della non-violenza. Gli opposti si attraggono e fanno una coppia perfetta. Lo Stato e la non-violenza sono fatti per intendersi, come il sadico e il masochista.

Machete, n. 3,

http://finimondo.org/node/1261
http://altrarealta.blogspot.it/