domenica 24 giugno 2018

CREARE UN NUOVO MONDO E’ POSSIBILE

IMMAGINARE: “IN ME MAGO AGERE” LASCIO AGIRE IL MAGO CHE è IN ME Semplicemente basta andare oltre tutto ciò che ci hanno imposto, che ci hanno ordinato, obbligato, delegato, che ci hanno fatto credere fosse cosa giusta per noi, per tutti, per le apparenze, da quando siamo nati sino ad oggi. Fin da piccoli ci hanno fatto credere che per vivere felici in questa realtà era necessario seguire le regole, ma la domanda fondamentale e necessaria da porsi è: Regole di chi? Regole per chi? Queste regole mi hanno reso felice? Tutte queste imposizioni hanno creato un mondo migliore? Vedo intorno a me persone felici? Ed io sono felice?


Tutto questo può sembrare un atto estremo di ribellione, ma non è così, è semplicemente un bisogno interiore e senza dubbio per porsi queste domande ci vuole molto coraggio. “A volte, la cosa peggiore che può capitare alle domande è la risposta” scrisse Romain Gary, ne “L’angoscia del re Salomone” nel 1979.
Il nostro intelletto, il nostro spirito ha bisogno di porsi queste domande ed ha un estremo bisogno di darci le risposte. Dentro di noi giace un potenziale inesauribile, una scintilla mai accesa che vuole ardere e scàlpita ed aspetta di essere liberata. Molti di noi stanno iniziando ad affacciarsi sul davanzale della propria coscienza, questa finestra è solo un piccolissimo spazio di essa ed affaccia in un infinito mondo di possibilità, di idee mai pensate, di desideri mai richiesti; ed ogni tanto, quando siamo stufi del mondo in cui viviamo, spostiamo la tenda e sbirciamo oltre. Ma l’altezza ed il vuoto che si cela lì dietro ci spaventa, ci fa venire dei capogiri, non riconosciamo più il mondo fuori di noi, forse, non riconosciamo più neanche noi stessi e subito dopo ritiriamo la testa dentro, ma là fuori, OLTRE quella finestra, possiamo tutto.

L’immaginazione è la voce dello spirito che attraverso l’intuizione vuole connetterci alla nostra coscienza. Questa connessione avviene tutte le volte in cui ci rendiamo conto che il mondo là fuori non ci basta più, non ci piace più e senza accorgercene iniziamo ad immaginare come vorremmo che fosse. La società, le culture hanno sempre fatto in modo di bloccare questo processo, mettendo paletti nella nostra “testa”, hanno creato le famose “regole”, dando spiegazioni errate sul potere dell’immaginazione, perchè un essere umano che non ha paura di guardare fuori da quella finestra è totalmente libero di immaginare, di interrogarsi, di “ascoltarsi” e quindi di creare nuove realtà.

L’uomo è nato per creare. La vocazione umana è quella di immaginare, inventare, osare nuove imprese.



(Michael Novak)



Immaginare deriva dal greco “In me mago agere” che significa: faccio agire il mago che è in me.

Roberto Assagioli, psichiatra e teosofo italiano, fondatore della Psicosintesi, ha scritto dieci leggi che descrivono come funziona l’essere umano. La prima, in particolare, ben descrive questo nostro importante potere: “Ogni immagine ha in sé un impulso motore; le immagini o figure mentali e le idee tendono a suscitare le emozioni, a produrre le condizioni fisiche e gli atti esterni ad esse corrispondenti.”

Ogni volta che immagini dai un impulso, dai il via a qualcosa che poi si crea nella realtà.

In verità, ogni movimento richiede una sua immagine che lo preceda. Funzioniamo così: immaginiamo, visualizziamo cosa fare nella nostra mente e agiamo.
Immaginazione. Una parola che è come uno scrigno in cui sono racchiuse meraviglie. Un contenitore di bellezze sempiterne scolpite nella assenza di cose, oggetti, materia. Nell’immaginazione esistono cose, parole, pensieri, immagini, mai esistite ed il mondo per evolversi ha bisogno di tutto questo. Ad oggi, in questo periodo storico della nostra evoluzione, vediamo nel mondo come se ci fosse un blocco, percepiamo che c’è qualcosa che non va, questo qualcosa è la mancata fiducia nella nostra immaginazione, nella nostra facoltà di creare ed il nostro spirito “piange”, si “dispera” e la conseguenza è un malessere collettivo. Le persone che hanno paura di immaginare si sono arrese perchè la società ci ha detto che non basta immaginare per migliorare. Eppure, quando immaginiamo, ci sentiamo liberi e da quella finestra trapela una tiepida luce: la luce della coscienza, la strada che porta verso “casa”.

L’immaginazione crea ciò che non esiste, scompone la realtà e la rimescola, evoca immagini indipendentemente dalla presenza dell’oggetto cui si riferiscono. Se ci fermiamo ad osservare la vita in ogni suo aspetto, ci accorgiamo che tutte le realizzazioni umane discendono da una intuizione. E che cos’è l’intuizione, se non un germoglio dell’immaginazione? Essa si colloca, per esempio, alla base di tutte le creazioni artistiche, ne è il fondamento imprescindibile, se non ci fosse stata questa superiore facoltà umana il mondo non sarebbe mai stato quello che conosciamo e quindi l’immaginazione è capace di “creare” un mondo: chi immagina può creare un mondo, un nuovo mondo.
La dimensione sensibile rappresenta il nutrimento dell’immaginazione e attraverso i nostri sensi percepiamo il mondo, comunichiamo con esso.

Nella storia del pensiero occidentale vi sono quattro grandi sistemi filosofici: Platonico, Aristotelico, Kantiano ed Hegeliano. Ebbene, ciascuno è nato da un’immagine, dall’esigenza di cercare la verità e di definire il mondo ordinandolo. Agli albori del Novecento l’immagine divenne l’emblema dei movimenti Avanguardistici, nei campi dell’arte ma anche del pensiero speculativo. La prima volta che sentimmo pronunciare la frase l’immaginazione al potere, era il 1909 e il Futurismo cominciò a farsi largo: si creò cosi un nuovo modo di vedere il mondo.
Negli anni sessanta il filosofo/politologo tedesco Herbert Marcuse, riprese il concetto dell’immaginazione al potere donandolo agli studenti sessantottini. I quali attribuirono a quella locuzione un significato profondamente rivoluzionario. Il piedistallo su cui si erge il monumento dell’arte, in tutte le sue declinazioni, è l’immaginazione. I paesaggi dell’anima hanno preso forma grazie alle intuizioni artistiche.

Ho visto un angelo nel marmo e non l’ho scolpito finché non l’ho liberato.

(Michelangelo)
L’immaginazione nutre l’arte e dall’arte discendono i contorni di ciò che non si vede. Tutto ciò che vi è di superiore nell’uomo, gli invisibili spazi interiori, i panorami della nostra spiritualità, sono il felice esito di tutte le figure/immagini che attraversano la nostra mente. Michelangelo e Raffaello, Leonardo e Leon Battista Alberti devono ringraziare il loro ingegno immaginifico.
Il progresso dell’umanità in campo scientifico è legato a questa facoltà, tutto nasce da un’immagine e intuizione.

L’estrema religiosità che appartiene alla musica. Potrei continuare ricordando che se la pittura ha disegnato l’immagine di Dio, la musica lo ha evocato illuminando la sua essenza. Nella forma musicale del “Requiem” ha raggiunto vette espressive assolute: Mozart, Verdi e Brahms. L’accrescimento perpetuo dello spirito, sostenuto dall’immaginazione, ha trovato un luogo privilegiato anche nel teatro. Nelle opere di W. Shakespeare, del nostro L. Pirandello, A. Checov, H. Ibsen sino ad arrivare, attraversando gli anni, al teatro di Eduardo De Filippo, Carmelo Bene e la coppia Fo/Rame.

In conclusione, quella che si è soliti definire come la facoltà di elaborare liberamente e con fantasia i dati dell’esperienza e i pensieri, è in realtà una cosa più semplice:

il motore della vita.

Ciò che è oggi dimostrato fu un tempo solo immaginato.

(William Blake)



Michela Marini

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sabato 23 giugno 2018

UNA NUOVA VISIONE DEL DENARO

Negli ultimi anni, affrontare la questione dei soldi ha smesso di essere una scelta individuale per trasformarsi in un’urgenza sociale che coinvolge sempre più persone. Prima o poi tutti dovranno confrontarsi con la loro concezione di ricchezza e, volenti o nolenti, saranno chiamati a modificarla radicalmente... se vorranno sopravvivere. La crisi che incombe da anni sulla nostra economia – e che è ben lungi dal volgere al termine – svolge esattamente questa funzione: svegliare con un calcio nel sedere chi si era addormentato all’interno d’un lavoro stipendiato, chi si sentiva al sicuro alla guida della sua aziendina di successo o chi pensava di avere diritto a un lavoro solo per essersi laureato.

Non è infatti ammissibile che una società civile continui a sostenere una concezione della ricchezza che include il senso del possesso, la competitività e la paura di perdere denaro. Proprio affinché tale vecchia visione possa essere finalmente messa da parte, l’esistenza sta mettendo in atto la “crisi perfetta”, un piano che pare studiato a tavolino con lo scopo di portare i cittadini a perdere progressivamente tutto ciò che hanno e diventare sempre più dipendenti dallo Stato. Chi uscirà dalla crisi sarà un uomo nuovo, libero, con una nuova visione del denaro e della vita in generale; gli altri... semplicemente non usciranno dalla crisi.

Il successo economico, in particolare in Italia – e ancor di più negli ambienti della spiritualità – sovente viene visto come un obiettivo indegno, ignobile, se non addirittura moralmente riprovevole. Ciò è dovuto principalmente alla cultura religiosa, che nei secoli ha condotto milioni di persone a credere che spirito e denaro non potessero coabitare nello stesso individuo. Se posso essere d’accordo sul fatto che l’attaccamento al denaro abbia origini “diaboliche”, non sono d’accordo sul fatto che il denaro di per sé rappresenti qualcosa di diabolico, essendo il denaro unicamente l’espressione di un’energia che sta a noi utilizzare in maniera corretta. Con il fuoco potete scaldare o bruciare, lo stesso potete fare con il denaro.


La Via della Ricchezza
Il denaro al servizio dell'umanità
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IL FENOMENO

La Gomorra di Saviano. Condannato in cassazione: “Ha copiato tre articoli”
Roma, 29 set 2017 – Il moralista tende sempre a dire la sua, peccato che spesso finisca per scopiazzare il già detto. E’ il caso di Roberto Saviano, che in preda all’onniscenza manettara si è ridotto a scippare parole in libertà. Almeno è quanto sostenuto dalla Corte di Cassazione che lo ha condannato per aver copiato tre articoli inseriti poi nel suo bestseller Gomorra. Tre pezzi, comparsi prima su Cronache di Napoli e Cronache di Caserta, e poi inseriti nel libro pubblicato da Arnoldo Mondadori. La Cassazione ha confermato l’accusa di plagio al terzo grado di giudizio, sentenza definitiva e quindi inappellabile. Curioso poi che Saviano abbia copiato proprio i giornali da lui stesso tanto odiati e spesso attaccati.


Ma si sa, omnia munda mundis, scriveva San Paolo nell’epistola a Tito, frase che poi Manzoni farà pronunciare a frà Cristoforo per condannare il moralismo e rilevare che la purezza dell’animo umano dipende esclusivamente dall’integrità della sua coscienza. Se tutto è puro per gli impuri allora tutto sarà impuro per i puri. Ecco, lo scrittore partenopeo non perde mai occasione per lanciare i suoi anatemi a destra e a manca, dall’alto di una presunta purezza che a ben vedere cela qualche macchiolina d’inchiostro. Saviano la sa lunga su molte cose, talmente tanto da ostentare sovente la sicurezza dei vecchi saggi, ergendosi in prima persona a tribunale dell’inquisizione del terzo millennio. Funziona sempre allo stesso modo: quello che ritiene indiscutibile l’inquisitore è verbo, il resto è scoria.


Peccato che, come spesso capita, a forza di condannare si finisce sulla forca ed ovviamente poi da strenui giustizialisti ci si trasforma in garantisti dell’ultima ora.Capita a tutti di commettere errori, eppure i moralisti tendono a non accorgersi dei propri, tocca quindi pensare che Saviano abbia copiato per sbaglio. Come nella Gomorra biblica, il decadimento dell’uomo sul piano morale giunge proprio quando si pensa di essere immuni dagli attacchi altrui. Ecco allora che il re finisce per denudarsi da solo, senza neppure scomodare i detrattori tira fuori il peggio di sé. Ma chi è senza peccato scagli la prima pietra, purché non finisca per rubarla al peccatore che ha vicino e che aveva già messo in croce.

Eugenio Palazzini




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venerdì 22 giugno 2018

Il problema dell’Africa si chiama Francia

L'Africa, per dimensioni geografiche, demografiche e dotazione di risorse naturali, è il continente dalle più elevate e rosee prospettive di sviluppo e crescita del mondo, ma l'esistenza di un disegno neo-coloniale noto come 'Françafrique' ne ha determinato il sottosviluppo cronico
di Emanuel Pietrobon - 15 giugno 2018



La Francia è una delle poche (ex) potenze del defunto sistema europeo ad aver preservato e perpetuato dei disegni egemonici su quel che fu il suo impero coloniale, nonostante la perdita di potere relativo, sia in Europa che nel mondo, e l’affermazione di un nuovo ordine internazionale non più eurocentrico. In principio fu Charles de Gaulle a voler impedire l’involuzione della Francia da una grande potenza mondiale ad una potenza regionale in declino ed in posizione periferica nel nuovo ordine post-bellico. A questo scopo, la Francia si dotò dell’arma atomica e tentò di riconquistare gli ex territori imperiali africani attraverso una politica di neocolonialismo economico seguendo l’ambizioso quanto visionario piano per l’Africa francofona elaborato da Jacques Foccart, uno dei più importanti ideologhi e strateghi dell’era gollista. Il piano di rinascita neoimperiale per la Francia di Foccart non puntava soltanto alla riconquista dell’Africa, ma all’espansione su ogni territorio francofono del mondo. In questo contesto si inquadrano il sostegno fornito dallo Sdece, i servizi segreti per l’estero, al movimento separatista quebecchese, e quel controverso “Vive le Québec libre!” gridato da De Gaulle alla folla di Montreal nel 1967.



Québec a parte, le mire francesi, dal gollismo ad oggi, si sono rivolte verso l’Africa francofona, di cui si è tentato di condizionarne in ogni modo le dinamiche economiche e politiche attraverso omicidi politici, colpi di Stato, sostegno a dittature militari e gruppi terroristici, alimentazione di guerre civili e conflitti inter-etnici, creando nel tempo una sfera d’influenza egemonica ribattezzata Françafrique, sostanzialmente estesa sull’intero ex impero coloniale. Foccart è stato il potere dietro la corona da De Gaulle a Jacques Chirac, chiamato per fornire pareri, elaborare strategie, effettuare missioni diplomatiche segrete, dal 1960 al 1995. Si può affermare che Foccart è stato per la Francia, ciò che Henry Kissinger è stato per gli Stati Uniti, ossia, uno stratega guidato da visioni tanto intelligentemente lungimiranti quanto subdolamente imperialistiche. La Françafrique è una realtà multidimensionale, agisce infatti sul piano economico, politico, diplomatico ed ideologico di numerosi paesi, dal Magreb al Sahel, all’Africa sub-sahariana.

La sottomissione economica è essenzialmente esplicitata nell’esistenza della cosiddetta area franco, di cui fanno parte 14 paesi africani, obbligati ad utilizzare il franco CFA, della cui convertibilità in euro si occupa il Ministero dell’economia e delle finanze francesi. L’appartenenza all’area franco prevede inoltre che i paesi membri depositino almeno il 65% delle riserve di moneta estera in Francia. Inoltre, le grandi realtà francesi dei settori energetico e minerario godono di trattamenti privilegiati nello sfruttamento del territorio e nella divisione dei profitti con gli Stati. La dimensione politico-diplomatica riguarda le pressioni fatte ai paesi della Françafrique affinché essi sostengano gli interessi nazionali, le posizioni e le dottrine di politica estera francesi in sede internazionale, ad esempio in luogo dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La dimensione ideologica ha riguardato inizialmente il contenimento delle spinte anticoloniali di liberazione nazionale durante l’epoca della decolonizzazione, in seguito si è concentrata sul contenimento dei movimenti comunisti nel continente foraggiati dall’Unione Sovietica, ed oggi è principalmente focalizzata su due fronti: la competizione con l’Italia per l’egemonia su Libia e Tunisia ed il contenimento dell’espansionismo sinico, quest’ultimo molto più difficile del primo obiettivo, tanto che nel vocabolario di politologi e geopolitici è entrato a pieno titolo il neologismo Cinafrica.




I numeri della Françafrique sono impressionanti: oltre 40 interventi militari diretti tesi a difendere regimi filo-francesi, sia democratici che dittatoriali, o ad aiutare dei ribelli a rovesciare dei regimi ostili. Attualmente, la Francia è legata a 12 paesi da accordi militari di tipo difensivo, ed è presente in 10 paesi con delle missioni militari, per un totale di oltre 5mila unità presenti. Dietro la scusante della guerra contro l’imperialismo delle multinazionali occidentali, la Francia ha utilizzato la compagnia di sicurezza privata dello storico mercenario Bob Denard per combattere in Katanga e Biafra, e tentare dei cambi di regime in Gabon, Angola, Zimbabwe, Benin, Repubblica Democratica del Congo ed Unione delle Comore. Lo Sdece è stato il principale strumento di difesa della Françafrique, coinvolto pubblicamente o presuntamente in numerosi omicidi politici, soprattutto di leader carismatici noti per le loro denunce nei confronti della sottomissione del continente all’imperialismo occidentale: Ruben Um Byobe e Félix-Roland Moumiédell’Unione Popolare del Camerun, Barthélemy Boganda del Partito Nazionalista Centrafricano, l’oppositore politico ciadiano Outel Bono, l’attivista anti-apartheid Dulcie September, sino ad arrivare ai mostri sacri del fronte nazionalista africano Thomas Sankara e Patrice Lumumba.

Spesso e volentieri i governi francesi hanno sfruttato le tensioni interetniche e interreligiose presenti nei paesi più etno-religiosamente eterogenei per alimentare guerre civili decennali, attraverso le quali mantenere i regimi più ostili, o i territori più ricchi, in un costante stato di assedio e sottosviluppo, utilizzato per acquistare a basso costo materie prime contrabbandate da terroristi e ribelli: un vero e proprio capitalismo di rapina. Fra il 1967 e il 1970, la Francia è stata coinvolta attivamente nella guerra del Biafra, sostenendo i secessionisti attraverso armi, capitale, mezzi, mercenari, viveri. Insieme all’intervento in Libia del 2011, la guerra del Biafra rappresenta uno dei capitoli più cupi della storia della Françafrique. La Francia era intimorita dalla prospettiva che la Nigeria, una delle economie più dinamiche del continente, potesse cadere sotto influenza britannica o sovietica, pertanto alimentò il malcontento presente fra le forze armate e l’etnia Igbo nei confronti del governo centrale per dar luogo ad un movimento secessionista che frazionasse il paese in maniera permanente. Furono Foccart, la Michelin e la Société Anonyme Française de Recherches et d’Exploitation de Pétrolières (Safrap), a convincere De Gaulle, demoralizzato dagli insuccessi in Algeria e nel Katanga, ad introdursi nella nascente questione nigeriana per accaparrarsi le importanti riserve di greggio presenti nel Biafra.



In blu: l’Africa francofona; in celeste: paesi considerati come francofoni; in verde: paesi non francofoni ma membri o osservatori dell’OIF

Un delicato lavoro di diplomazia segreta effettuato da Foccart portò numerosi paesi, europei e africani, a sostenere la Francia nella guerra segreta contro la Nigeria, fra i quali Israele, Portogallo, Spagna, Rhodesia, Gabon, Sud Africa, Costa d’Avorio, che aiutarono i secessionisti inviando loro armi, scambiando informative d’intelligence, addestrandoli. Un ruolo di fondamentale importanza fu svolto anche dalle organizzazioni non governative, segno precursore del prossimo avvento delle nuove guerre descritte da Mary Kaldorall’indomani dell’implosione della Jugoslavia; infatti gli aerei della Croce Rossa francese furono utilizzati per trasportare carichi di armi ai secessionisti. In concomitanza all’appoggio francese ai secessionisti, l’autoproclamato governo del colonnello Ojukwu introdusse corsi di lingua francese nelle scuole del Biafra e firmò delle importanti concessioni petrolifere alla Safrap. Inoltre fu messa in moto un’efficace macchina propagandistica tesa a dipingere negativamente il governo nigeriano agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, in modo tale da legittimare l’intervento francese nel paese. L’agenzia di stampa fittizia Biafra Markpress, con sede a Ginevra, finanziata dallo Sdece, diventò la principale fonte d’approvvigionamento delle maggiori testate giornalistiche europee, sfornando oltre 250 approfondimenti sulla guerra del Biafra.

Il governo nigeriano fu accusato di aver ridotto in carestia la popolazione biafrana attraverso blocchi navali ed aerei, con l’obiettivo di depurare il paese della componente Igbo. Diversi giornali, tra cui Le Monde, iniziarono a parlare di genocidio. Una storia di terrorismo psicologico e guerra di informazione molto familiare, se si pensa alle bufale prodotte dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, gestito da un solo individuo, e finanziato dal governo britannico, sin dallo scoppio della guerra civile siriana, allo scopo di plagiare l’opinione pubblica mondiale e creare una falsa immagine sul ruolo delle parti in conflitto. L’intervento in Libia del 2011, fortemente voluto dall’allora presidente della repubblica Nicolas Sarkozy, ha riconfermato l’importanza per la Francia di avere l’intero continente sotto la propria egemonia. La caduta di Gheddafi ha significato non soltanto la ri-tribalizzazione della Libia, oramai considerabile uno Stato fallito comparabile alla Somalia, ma anche tante altre cose: il ridimensionamento della posizione geopolitica dell’Italia nel Mediterraneo e in Nord Africa, la caduta del paese in una guerra civile che lo ha reso vulnerabile all’avanzata del Daesh e alla radicalizzazione dei più giovani, la fine del patto italo-libico per il controllo dei confini marittimi ed il contrasto all’immigrazione clandestina.




L’interventismo francese nei confronti di un paese tradizionalmente vicino all’Italia è stato reso possibile anche e soprattutto dall’assenza di una classe politica nostrana realmente votata all’interesse nazionale. Quando nel 1986 gli Stati Uniti decisero di reagire militarmente all’attentato alla discoteca La Belle di Berlino, imputato ai servizi segreti libici, con l’operazione El Dorado Canyon, l’allora presidente del consiglio Bettino Craxi, suggerito dall’allora ministro degli esteri Giulio Andreotti, decise di avvertire Gheddafi dell’imminente attacco e negò l’utilizzo dello spazio aereo ai velivoli della US Air Force, nella consapevolezza che la destabilizzazione della Libia avrebbe significato instabilità nel Mediterraneo, quindi lungo le coste italiane. Oggi assistiamo ad un ritorno dell’interesse nazionale al centro dell’agenda politica del governo italiano, con il ministro dell’interno Matteo Salvini che ha dichiarato di avere in programma un viaggio in Libia con l’obiettivo di risolvere definitivamente la crisi dei migranti, sulla falsariga di quanto già fatto dal suo predecessore Marco Minniti.

La Francia ha esteso i tentacoli della Françafrique anche in Libia a detrimento di un alleato, membro dell’Unione Europea e della Nato, che ha poi patito, e continua a patire, interamente i costi di quell’azione antistorica. L’Africa non conoscerà una vera crescita economica ed una duratura stabilità sociale fino a che la Françafrique esisterà, dal momento che essa si nutre del mantenimento del continente in uno stato di violento asservimento. Allo stesso modo, l’Italia non potrà risolvere la questione dei migranti che andando alla radice: il Sahel, perché è da lì che partono le principali carovane, e sempre lì la Francia ha dispiegati uomini e mezzi, e ha politici sul libropaga, potendo determinare l’arresto dei flussi migratori e generando condizioni di sviluppo che, migliorando la qualità della vita delle popolazioni locali, possano creare nel continente le opportunità che in migliaia continuano a cercare disperatamente alla volta dell’Europa.



di EMANUEL PIETROBON


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..GLI IPOCRITI CHE UCCISERO SANKARA

Segue un articolo di “Libreidee” http://www.libreidee.org/2018/06/magaldi-lottimo-salvini-e-gli-ipocriti-che-uccisero-sankara/ dal titolo “Magaldi: l’ottimo Salvini e gli ipocriti che uccisero Sankara”,che riprende un intervista che Gioele Magaldi (Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, Presidente del Movimento Roosevelt e autore del bestseller “Massoni. Società a responsabilità illimitata” - Chiarelettere: http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/massoni-9788861901599.php), ieri, lunedì 18 giugno, ha rilasciato a David Gramiccioli, per “Colors Radio”: http://www.colorsradio.net/

“Libreidee”: «Prima rapinano l’Africa, poi uccidono chi vuole salvarla. Quindi costringono gli africani a emigrare in massa, esponendo i lavoratori europei (già in crisi) a una concorrenza sleale, al ribasso. Ma naturalmente è tutta colpa di Salvini, il Signor No della nave Aquarius. Hanno avuto il coraggio di attaccarlo gli spagnoli, che hanno sparato sui migranti provenienti dal Marocco, e naturalmente i francesi, che hanno respinto in modo infame i profughi alla frontiera di Ventimiglia, senza alcuna pietà per donne e bambini. Quello che sta crollando – proprio grazie a Salvini – è un muro vergognoso di ipocrisia: per Gioele Magaldi, l’affare migranti non è che un capitolo della grande guerra in corso, a partire proprio dall’Italia, tra democrazia e oligarchia. Se l’Italia vincerà la sua battaglia contro i sepolcri imbiancati di Parigi, Berlino e Bruxelles, allora sarà un’ottima notizia per tutta l’Europa, dice il presidente del Movimento Roosevelt, che si prepara a celebrare – in autunno, a Milano – un convegno su Olof Palme, leader socialista svedese assassinato alla vigilia della svolta autoritaria da cui è nata l’attuale Unione Europea. Ma, accanto a Palme (e a Carlo Rosselli, martire antifascista e teorico del socialismo liberale) il convegno milanese accenderà i riflettori anche sull’ultimo grande eroe africano, Thomas Sankara, trucidato dal potere globalista per impedirgli di attuare la sua politica di riscatto per l’Africa, basata sulla sovranità economica del continente nero.
Sembrano storie lontane, ma sono vicinissime: probabilmente non sarebbe mai neppure esistita, una nave Aquarius carica di profughi, se il leader rivoluzionario del Burkina Faso non fosse stato assassinato nel 1987, dopo aver chiesto ad alta voce la cancellazione del debito per l’Africa e, al tempo stesso, la fine degli “aiuti” della Banca Mondiale e del Fmi. «I vostri prestiti diventano la nostra schiavitù», ripeteva. «L’Africa ha tutto, per farcela benissimo da sola; basta che ci lasciate in pace, liberi di svilupparci senza più il peso del debito, e delle multinazionali che portano via le nostre risorse». Il prestigio di Sankara stava infiammando paesi decisivi come il Senegal e la Costa d’Avorio, il Kenya, il Camerun. Che Africa avremmo, oggi, se in quei paesi fosse cresciuta una generazione di politici come Sankara? Certo non se lo domandano i buonisti della domenica stile Roberto Saviano, prontissimi ad aprire il fuoco contro i partiti del governo gialloverde, a cui la ex sinistra italiana (insieme ai media mainstream) non perdona di aver vinto le elezioni, il 4 marzo. Ragione in più per smascherare l’impostura dei finti amici dei migranti, che utilizzano la disperazione dei profughi solo per gettare fango sul neonato esecutivo.
Finalmente abbiamo un governo all’altezza della situazione, dichiara Magaldi a “Colors Radio”, «dopo tanti anni di premier imbelli e ministri imbelli, figure veramente mediocri che si sono succedute sulle poltrone ministeriali». Per il presidente del Movimento Roosevelt, «Salvini ha mostrato il minimo sindacale di carattere e di fermezza – e con lui Conte, che è un signore dai modi aristocratici ma che ha avuto posizioni ferme. E anche nel Movimento 5 Stelle c’è stata perfetta solidarietà rispetto alle posizioni di Salvini». Tra parentesi: gli italiani apprezzano. Sondaggi alla mano, in 7 su 10 approvano senza riserve l’operato del leader leghista. Certo, si registra anche l’inevitabile strascico polemico di apparati politici ormai alla deriva, completamente spiazzati dalla svolta italiana: «Rimangono ovviamente i latrati di alcune testate giornalistiche e di alcuni ambienti politici che giocano a mistificare la questione gridando al razzismo, al fascismo, alla xenofobia», dice Magaldi. «Peccato che poi scopriamo (con piacere) che anche in casa Pd e in alcuni ambienti della cosiddetta sinistra qualcuno ha detto: intanto Salvini ha fatto quello che Minniti avrebbe voluto fare e non ha potuto fare per via di quel baciapile un po’ ipocrita di Del Rio, che all’epoca – come ministro delle infrastrutture – impedì cose analoghe».
Perfettamente allineato a Salvini, invece, il neo-ministro Danilo Toninelli, che ha competenza sui porti e sulla Guardia Costiera. In sintesi: «Il governo Conte e il ministro Salvini hanno agito benissimo», scandisce Magaldi. «Hanno messo un freno a quella che è una modalità inaccettabile di gestione del problema immigrazione nel Mediterraneo». Attenzione: è un problema italiano, ma anche europeo e globale: «Dovrebbe farsene carico la Nato e magari anche l’Onu, se esistesse ancora e avesse una capacità di intervento». Già, appunto: dove sono, le Nazioni Unite? Non fanno altro che «promuovere le proprie agenzie – accusa Magaldi – ingrassando funzionari che spesso di tutto si occupano, tranne che di diffondere i principi di quella dichiarazione universale dei diritti umani che proprio all’Onu era stata approvata settant’anni fa». Brutto spettacolo: «Una struttura super-burocratica, l’Onu, che al pari dell’Europa è molto al di sotto delle sue potenzialità e anche delle sue retoriche». L’Aquarius? Siamo seri: «Non era una zattera alla deriva, ma una nave perfettamente funzionante. Ed è stata accompagnata, scortata, assistita con opportuni soccorsi sanitari». Parliamoci chiaro: «Ci sono Ong che lucrano sulla tratta di migranti, spesso poi utilizzati anche da associazioni criminali».
Molti, una volta sbarcati, vivono “fuorilegge”, non avendo titolo per essere accolti come rifugiati. Beninteso: «Hanno titolo, giustamente, per sognare una vita migliore in un nuovo paese: ma allora dovrebbero essere inquadrati in un progetto», sostiene Magaldi, che si dichiara «a favore dell’accoglienza a prescindere, e anche della libertà di emigrare». Ma qui non si tratta di scelte libere: è un esodo di disperati in fuga, di fronte al quale trionfa l’ipocrisia.
 
«Nessuno si fa carico di andare a risanare i paesi di provenienza dei migranti, in mano a dittature sanguinose, con popolazioni tenute in condizioni di vita non dignitose. Si preferisce invece farsi carico di trasportare questi poveretti nelle nostre società, dove già sono compressi i diritti, non c’è un clima di socio-economico espansione. E così si fomenta una guerra al ribasso: perché i poveri migranti lavorano spesso in nero, peggiorando ulteriormente le condizioni dei lavoratori italiani: diventano una concorrenza semi-schiavile al ribasso rispetto ai ceti meno abbienti occidentali». E poi, sinceramente: «Quanti di loro sono utilizzati dalla criminalità organizzata?». E ancora: «Che senso ha che vi siano addirittura navi che, per mestiere e per lucro, vanno a prendere i migranti e li scaricano in Italia, anziché in Spagna o in Francia?».
Quindi, ribadisce Magaldi, quella di Salvini è stata «un’ottima mossa», che infatti «ha indotto subito a più miti consigli quelli che in Europa avevano sempre ignorato le nostre richieste, reiterate ma velleitarie, da parte di altri governi, di guardare in modo collegiale al problema migrazioni». Nessuno – a Parigi o Madrid – può dare lezioni all’Italia. Al contrario, è ora che Bruxelles prenda nota: la pacchia è finita, per gli eurocrati che giocano allo scaricabarile, travestiti da crocerossine. E anche qui, buone notizie: «In molti hanno riveduto e corretto il giudizio sull’azione di Salvini, dopo aver visto le reazioni scomposte, ipocrite e pretestuose di alcuni governi europei, decisi a non accogliere i migranti a casa loro ma desiderosi di vedere l’Italia nel caos, lasciata sola di fronte a questo problema». 

La storia è feroce, quando diventa farsa: gli sponsor delle Ong sono gli stessi oligarchi che hanno distrutto il lavoro in Europa e fatto esplodere la fame in Africa. Ecco perché diventa emblematico, oggi, il nome del compianto presidente del Burkina Faso, marxista e massone, protagonista di una rivoluzione esemplare e non violenta in nome del popolo sovrano: l’ex Alto Volta come modello per un’Africa dignitosa e prospera, libera e decolonizzata. L’Africa per la quale Thomas Sankara perse la vita: un’Africa che, se oggi esistesse, di certo non esporterebbe disperazione.

Oggi, sottolinea Magaldi, proprio Sankara «potrebbe diventare il vessillo di un ripensamento delle politiche sull’Africa», aprendo la strada all’idea – formulata da Craxi nel 1990 – di andare finalmente ad “aiutare a casa loro” quei poveretti derubati dall’Occidente, in fuga da un continente abbandonato alla dittatura delle multinazionali e privo di investimenti in strutture politiche, economiche e sociali. «Proprio l’aver ucciso personaggi come Sankara – insiste Magaldi – è stato un modo, da parte di coloro che negli anni ‘80 stavano costruendo questa cattiva globalizzazione, per arrestare uno sviluppo autonomo e dignitoso dell’Africa. Un modo per continuare a depredarla, per poi determinare questi esodi biblici di disperati».

 Mano tesa all’Africa dei Sankara di domani? Se l’Italia è il primo paese europeo a fermare la tratta degli schiavi, potrebbe essere – nel prossimo futuro – anche il primo a rilanciare una nuova politica euro-mediterranea, come quella già perseguita dai vari Mattei e Moro? «Come annunciato, oggi l’Italia è finalmente al centro di una guerra tra democrazia e oligarchia: e se si vince la battaglia in Italia – dice Magaldi – forse si può cambiare molto, a livello globale.»
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FERMIAMO LE MANIPOLAZIONI


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mercoledì 20 giugno 2018

l'"addomesticamento" degli esseri umani

I bambini credono a tutto ciò che dicono gli adulti e la loro fede è così forte che il sistema di credenze controlla tutto il sogno della loro vita. Non abbiamo scelto quelle credenze, forse ci siamo addirittura ribellati a esse, ma non siamo abbastanza forti per poter avere successo nella nostra ribellione.Il risultato è la resa, che manifestiamo proclamandoci "d'accordo". Io definisco questo processo l'"addomesticamento" degli esseri umani. Attraverso di esso impariamo a vivere e a sognare. Durante il processo di addomesticamento, le informazioni passano dal sogno esterno a quello interno, creando il nostro sistema di credenze. Prima di tutto, al bambino vengono insegnati i nomi delle cose: mamma, papà,latte,bottiglia. Giorno dopo giorno, a casa, a scuola, in chiesa, alla televisione, ci dicono come vivere, quali comportamenti sono considerati accettabili. Il sogno esterno ci insegna in che modo dobbiamo essere umani. Per esempio ci formiamo una serie di concetti su ciò che significa "donna", o "uomo". Inoltre,impariamo a giudicare noi stessi e gli altri. I bambini vengono addomesticati nello stesso modo in cui addomestichiamo un cane o un gatto. Per insegnare a un cane a fare ciò che vogliamo, lo puniamo o gli diamo ricompense. Addestriamo nello stesso modo i figli che amiamo tanto: quando fanno ciò che mamma e papà dicono loro di fare, ricevono complimenti; in caso contrario, sono "cattivi". Ogni volta che andavamo contro le regole, da piccoli, venivamo puniti. Quando obbedivamo, ricevevamo una ricompensa. Tutto questo accadeva molte volte al giorno. Presto cominciammo a temere le punizioni e poi a temere anche dinon ricevere la ricompensa. Per ricompensa intendo l'attenzione che ricevevamo dai nostri genitori, o da fratelli, insegnanti e amici. Così abbiamo imparato presto ad agganciare l'attenzione degli altri per procurarci la ricompensa. Essere ricompensati ci fa sentire bene e continuiamo a fare ciò che gli altri vogliono che facciamo. Tra la paura di essere puniti e quella di non ricevere la ricompensa, cominciamo a fingere di essere ciò che non siamo, soltanto per accontentare gli altri, per essere "bravi" secondo i loro standard. Cerchiamo di compiacere mamma e papà, gli insegnanti, i sacerdoti e così cominciamo a recitare.Fingiamo di essere ciò che non siamo per paura di essere rifiutati. Questa paura si trasforma nella paura di non essere abbastanza bravi e alla fine diventiamo ciò che non siamo. Diventiamo una copia delle credenze di nostra madre, di nostro padre, della società, della religione. Tutte le nostre tendenze normali vann o perdute nel processo di addomesticamento. Quando siamo abbastanza grandi per capire, impariamo a diredi no. Gli adulti dicono: "Non fare questo, non fare quello" e noi rispondiamo: "No!". Ci ribelliamo per difendere la nostra libertà. Vogliamo essere noi stessi, ma siamo piccoli e gli adulti sono grandi e forti. Dopo un po' di tempo cominciamo ad avere paura, perché sappiamo che ogni volta che faremo una cosa sbagliata saremo puniti. L'addomesticamento è così forte che a un certo punto della vita non abbiamo piùbisogno di istruttori. Non c'è più bisogno che mamma, papà, la scuola o la chiesa ci dicano cosa fare. Siamo così ben addestrati che diventiamo noi stessi il nostro istruttore. Siamo diventati animali domestici e possiamo continuare da soli il processo, seguendo il sistema di credenze che ci è stato trasmesso e usando ancora il castigo e la ricompensa. Quando non seguiamo le regole imposteci dal nostro sistema di credenze, ci puniamo. Quando invece ci comportiamo da "bravi ragazzi", ci concediamo una ricompensa.

Don Miguel Ruiz i Quattro Accordi


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I quattro accordi
Guida pratica alla libertà personale. Un libro di saggezza tolteca
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LA FEMMINILITA’ AL ROGO – ANALISI DI UN GENOCIDIO di FABIO GARUTI

La ricerca della verità storica costituisce spesso, da sempre, una sorta di rompicapo inestricabile o quasi, soprattutto è sempre molto complesso reperire riscontri e prove che dimostrino un certo assunto in maniera inequivocabile ed indiscutibile.

Ebbene, nel caso del genocidio contro le donne, sbrigativamente liquidato da sempre come Caccia alle Streghe, è possibile, (e lo faremo in questo testo), dimostrare incontrovertibilmente che si trattò di un piano preordinato, pianificato e realizzato in maniera incredibilmente lucida e razionale, con il preciso intento di annientare le donne ed i concetti stessi di femminilità e di femminino.

Parole impegnative, me ne rendo conto, ma a loro supporto una documentazione straordinariamente dettagliata ed inoppugnabile, consistente nella traduzione dal latino e nel commento critico del saggio che a tutto questo orrendo sterminio fece da presupposto non solo teorico, ma soprattutto attuativo, al fine di indicare agli Inquisitori preposti all’azione giudiziaria contro le presunte Streghe una procedura da seguire, una strada maestra da percorrere in caso di dubbio, un testo su cui fondare castelli accusatori inesistenti. Soprattutto un qualcosa che permettesse di agire mettendo da parte ogni possibile perplessità, ogni eventuale rimorso di coscienza, ogni indugio. Andava fatto e basta.

Ci riferiamo al Malleus Maleficarum, testo latino pubblicato al termine del quindicesimo secolo e vero simbolo di un orrore infinito, durato, come vedremo, secoli e secoli: la cosiddetta Caccia alle Streghe. Parlarne non vuol dire andare a rispolverare un argomento sepolto (colpevolmente, colposamente e dolosamente) da un plurisecolare oblio, tutt'altro; significa fare chiarezza su uno sterminio, non ancora abbastanza, o del tutto, indagato, irradiare di luce una vicenda tenuta volutamente e colpevolmente nell'ombra, accendere i riflettori su una questione che continua, di fatto, a non essere stata ancora del tutto risolta: la condizione della donna.

Bisogna parlarne, e parlarne, e non solo il giorno 8 di marzo; parlarne andando in profondità, incidendo con il bisturi dell'analisi storica e documentale il bubbone purulento di una ipocrisia ormai non più solo secolare ma addirittura plurimillenaria, e di cui il genocidio spacciato eufemisticamente per Caccia alle Streghe rappresenta l'episodio più terribilmente cruento. Analizzare significa indagare la documentazione in nostro possesso, proprio laddove si è cercato di dare all'odio atavico contro le donne e contro la femminilità una parvenza di legittimazione non solo ecclesiastica, ma addirittura anche civile e giudiziaria. Ebbene, per quanto incredibile possa sembrare, il Malleus Maleficarum rappresenta tutto ciò, è una vera e propria codifica in tal senso, e non è mai stato analizzato in maniera approfondita per quanto riguardi l’invenzione vera e propria dell'odio contro donne e femminilità appunto.

La relativa analisi, puntata proprio su tutti gli aspetti che riguardano tali realtà, compresa una sorta di odio maniacale contro la sessualità femminile e contro il desiderio sessuale in genere, ci permetterà di asseverare in modo definitivo che la Caccia alle Streghe non fu una sorta di lotta contro l’eresia bensì una colossale strage, sui cui numeri effettivi molte stime al ribasso vanno assolutamente riviste; cosa che ci ripromettiamo di fare in una prossima ricerca, a nostro avviso doverosa, anche in considerazione del fatto che disponiamo già di elementi purtroppo più che evidenti in tal senso e di cui inizieremo a darvi conto già in questa sede. E' stata la caccia alla donna, al suo ruolo sociale, alla sua capacità, alla sua intelligenza, alla sua antica conoscenza medica, erboristica e naturale, al suo dare vita anziché togliere vita, alla sua sapienza e capacità psicologica.

E' stato il desiderio, riuscitissimo purtroppo, di annichilire, umiliare, calpestare in modo definitivo l'Universo Donna e, con esso, l'Universo Femminilità, escludendo dallo sterminio solo coloro le quali restavano, di fatto, segregate tra le mura domestiche, obbedendo prima al padre poi al marito, sottomettendosi totalmente prima all’uno poi all’altro e rinunciando così di fatto a qualsiasi ruolo sociale, pericoloso per l'establishment ecclesiastico, civile e scientifico. Marito signore e padrone assoluto, esattamente come il proprio padre, senza alcuna possibilità di realizzazione personale, di autonomia, di manifestazione del proprio pensiero. Milioni di donne torturate, trucidate, arse ancora vive sul rogo, grazie ad un disegno tanto astuto quanto perverso, diabolico studiato e realizzato fin nei minimi termini. Il Malleus Maleficarum ne è stato lo strumento dottrinario ed attuativo, scritto quando l'Inquisizione era già all'opera, e su cui basare nero su bianco l’attività dei tribunali dell'inquisizione, che a quel testo presero a rifarsi. Troppe volte, senza un testo base di riferimento, gli avvocati difensori erano riusciti a salvare le imputate, finché gli autori, uno dei quali aveva perso proprio una causa contro un valente legale della difesa, decisero di dare le regole affinché tutto divenisse chiaro. Con astuzia sottile, i vertici ecclesiastici del tempo non hanno mai approvato ufficialmente il testo, ma non lo hanno mai neanche messo all'indice, operando così, ma solo di fatto, una scelta ben precisa.

Perché parlare oggi di questo saggio di oltre cinquecento anni fa? Perché tradurlo? Svariate le ragioni. Innanzitutto perché la lettura dal Latino consente di cogliere sfumature molto importanti, anzi decisive, al fine di comprendere le vere intenzioni degli autori, e ve ne renderete conto leggendo i vari brani che ci interessano, poi perché le cause, o le motivazioni, o le ragioni alla base di un tale spaventoso genocidio durato secoli e secoli in tutta Europa non sono di certo casuali, o frutto di isolate azioni dettate da una qualche mente disturbata, bensì conseguenza di scelte molto precise, di valutazioni attente, di decisioni importanti e destinate a mutare status sociali nazionali e sovranazionali. In questo caso, da valutare quindi con estrema attenzione per comprendere cosa sia capace di architettare l’essere umano, è accaduto proprio questo: la condizione della donna è stata ridotta ad un nulla sociale da cui solo attualmente, ossia da pochi decenni, ci si sta finalmente riuscendo a liberare del tutto.

Era ora!



Fabio Garuti

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La Femminilità al Rogo
Analisi di un genocidio plurisecolare