giovedì 27 aprile 2017

COME SEMPRE I POPOLI INGANNATI E MANIPOLATI

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La folla scelse Barabba, gli italiani Renzi , ed i francesi....MACRON! Ascoltate molto bene chi sarà il prossimo presidente della Francia.

lunedì 24 aprile 2017

MACRON ; LE GRAND MERDE (in TV stronzate a go go )

Per fare questo lavoro, soprattutto quando si ha a che fare con eventi importanti come il voto francese, occorre non limitarsi a leggere le analisi dotte, la stampa autorevole, i commentatori più illuminati. Bisogna scavare e guardare come reagisce la pancia del Paese a certe situazioni ma, soprattutto, è necessario capire come l’informazione dell’uomo qualunque – leggi i talk-show – raccontano l’esistente e tratteggiano il futuro. L’ho fatto e, tra molte atrocità che ho dovuto ascoltare pressoché a reti unificate, voglio estrapolare alcune perle assolute emersa da quelle trasmissioni di nicchia che non sono il talk classico, quelli li guardano in dodici e sanno a cosa vanno incontro ma nemmeno il cazzeggio puro. Insomma, si passa dalla Siria alla dieta detox senza soluzione di continuità: le più pericolose in assoluto, perché viste da gente che, tendenzialmente, non ha gli strumenti per capire la quantità di stronzate che gli vengono propinate.

Primo, Emmanuel Macron piace. Piace pressoché a tutti, essendo la trasposizione politica di Medioman della Gialappa’s Band: laureato nella fucina della classe dirigente francese, poi carriera alla Banca Rothshield, il nostro pupillo di Francia lo scorso agosto decide di mollare lo scranno da ministro dell’Economia e di fondare il suo movimento, En Marche!, proprio per puntare al bersaglio grosso delle presidenziali. Insomma, uno che non si era mai candidato a nulla, nemmeno a rappresentante di classe al liceo, sta qualche mese al ministero e poi subito Eliseo, il tutto a 39 anni. Non vi ricorda qualcuno, catapultato in politica con un partito inesistente e subito al potere, grazie anche a buoni uffici craxiani? Di fatto, Macron è un one-man-party come Silvio Berlusconi e En Marche! è un “partito di plastica” esattamente come Forza Italia ma guai a farlo notare: comunque sia, ha fermato l’ondata nera della Le Pen, quindi è strafigo. E, soprattutto, tutti ne parlano come se lo conoscessero da sempre, un po’ come fanno i fan quando parlano del loro cantante preferito, chiamandolo con il nome di battesimo.


Insomma, l’uomo perfetto: europeista convinto, contrario ai nazionalismi, aperto su tematiche sociali, liberale in economia, filo-atlantista (tanto che ha millantato hackeraggi russi in campagna elettorale, come se Putin sapesse chi cazzo è Emmanuel Macron e, soprattutto, lo cagasse di striscio). Di più, autore di un miracolo: la riabilitazione postuma – e temo, in molti casi, la scoperta assoluta dell’esistenza – di Charles De Gaulle da parte della sinistra italiana. La quale, dopo averlo trattato da reazionario conservatore da cui tenersi a distanza, ora l’ha praticamente elevato a nuovo Lenin liberatore dei popoli, visto che pur di andare addosso alla destra che si riconosce nella Le Pen, ha issato a bandiera di riferimento il fatto che il generale fosse il capo della Resistenza francese, scomodando l’OAS, Le Pen padre e temo anche “Casablanca”, di cui ho la certezza che nella ultime 36 ore siano schizzati alle stelle sia i download che la vendita di dvd, tanto per farsi trovare con la citazione cinematografica pronta, che fa sempre figo in casa PD, da Veltroni in poi.

Ma, soprattutto, il buon Macron è oggetto della pruderie peggiore. Perché diciamocela tutta, la cosa che interessa di più di Macron è la leggenda sulla sua presunta omosessualità e, soprattutto, il possibile sbarco all’Eliseo come premier dame di Brigitte, la moglie di 24 anni più grande che è stata sua insegnante: roba che Barbara D’Urso ci campa una sessantina di puntate. Insomma, al netto delle pippe su come Macron salverà la Francia e l’UE dal populismo, ciò che interessa è l’arrivo della milfona alla presidenza della Repubblica, tanto che il Daily Mail ha ironizzato, sottolineando come, se in America una prof va a letto con un 15enne, finisce in galera, mentre in Francia diventa first lady. E il tema, per quanto inutile, è saltato fuori ovunque, dalle trasmissioni più compassate della Rai fino a quelle più “popolari” di La7.

La quale, stamattina, sul tema ha sfoderato un asso tra i commentatori in studio a “L’aria che tira”: Simona Izzo, sedicente attrice e regista, meglio nota alle cronache come moglie di Richy Tognazzi ed ex di Antonello Venditti (praticamente alle soglie dell’anonimato sociale tra i vip, l’impersonificazione dell’aforisma di Andy Warhol rispetto ai 15 minuti di celebrità che spettano a tutti), invitata per presentare il suo ultimo film, immagino destinato a incassi al botteghino pari a quelli del settore ospiti di Milan-Empoli. Dotata di labbra a canotto, di cui è stata un’antesignana insieme a un’altra pasionaria della sinistra chic, Alba Parietti, la nostra ha esordito così: “Uno così lo voterei solo perché ha sposato una donna più grande e gli è restato fedele tutti questi anni”.



Ora, al netto che le natiche di Macron sono parecchio chiacchierate Oltralpe, questione che riguarda comunque soltanto lui, la domanda sorge spontanea: perché Myrta Merlino ha sentito il bisogno di interpellare Simona Izzo sulle presidenziali francesi? Se l’ospitata era la classica marchetta per il film in uscita, normalità assoluta per l’Italia, perché non riservarle uno spazio protetto a parte, evitando al pubblico uno scempio superiore a quello cui aveva già dovuto assistere dalla sera prima, tra inviati RAI nativi di Castellamare di Stabia che si lanciavano in accenti da Quinto Arrondissement e arrampicate sugli specchi per dimostrare che la Le Pen usciva sconfitta dal voto? Perché non invitare Checco Zalone a parlare di manovra correttiva, allora? Oppure Morgan a discettare di legge elettorale?

Perché deve passare questa moda, lanciata da Bruno Vespa che ne renderà conto a Dio, della starlette che oltre delle sue cazzate, parla anche per forza di politica? Meraviglioso, sul finale di trasmissione, il teatrino sul 25 aprile. Aizzati dalla Santanché, gli ospiti hanno cominciato a sciorinare il repertorio classico ma lei, Simona Izzo, novella Francoise Sagan, ha voluto leggere una poesia di Ungaretti dedicata ai caduti della Resistenza. Ora, al di là che l’eloquio aveva lo stesso trasporto regalatoci da Andrea Pirlo nello spot dello shampoo Fructis, perché una che nella vita ha gravitato attorno al mondo delle commediole scollacciate, girovagando tra un talk-show e l’altro per parlare unicamente di adulteri e famiglie allargate e vivendo con dodici domestiche e svariati lacché, deve diventare testimonial del 25 aprile in televisione? O parlare al pubblico di presidenziali francesi? Mistero. O forse no. Un dubbio enorme mi assilla: se ci trovassimo di fronte alla situazione contraria, ovvero la professore che concupisce la studentessa 15enne, salvo poi sposarla, tutte le Merlino e le Boldrini di questo mondo avrebbero detto che era una favola meravigliosa o avrebbero scomodato la parolina che inizia con la “p” e finisce con “filia”? Chissà.


Ma non basta, perché nella medesima trasmissione che mi ha accompagnato fino alle 13.30, è stato trattato un altro fatto di cronaca avvenuto nel fine settimana appena conclusosi: il raduno dei centri sociali meridionali sul pratone di Pontida, in nome dell’orgoglio terrone e in risposta alla visita di Matteo Salvini a Napoli lo scorso marzo. Per carità, in sé nulla di strano: erano in 1500 che hanno ascoltato musica dal vivo, ballato e bivaccato ma il fatto “sconsacrante” è stato farlo su quello che i leghisti ancora definiscono il “sacro suolo”, oltretutto con le scritte “Padroni a casa nostra” cancellate prima dell’arrivo degli ospiti, per non dare adito a provocazioni.

Ognuno fa ciò che vuole, se ti diverti a spararti 1600 chilometri avanti e indietro per ballare sul prato di Pontida, pensando di aver compiuto chissà quale atto rivoluzionario, il problema è solo tuo (e serio) ma non crea disagio alla comunità (se non a quella scientifica, nel vano tentativo di dare una spiegazione a certi fenomeni umani). Il problema è che a finire sotto accusa, divenendo notizia nella notizia, è stato il sindaco di Pontida, il quale ha emanato un’ordinanza di chiusura pressoché totale della città in concomitanza con il ritrovo terrone (si autodefiniscono loro così). Con una foga degna della madre nella Corazzata Potemkin, ecco che sempre Myrta Merlino parte all’attacco: “Cosa vuol dire, che tutti i napoletani sono pericolosi? Io sono napoletana e non mi pare di essere una black bloc”. Applausi della studio e degli ospiti in studio, delizia per l’orecchio buonista di bocca buona, quello che si masturba quando vede il poster di Che Guevara nelle stanzette da letto dai protagonisti delle fiction. Il problema è che questi



sono napoletani e sono, casualmente, gli stessi che hanno organizzato sia le contestazioni a Salvini a Napoli che la pagliacciata di Pontida: fanno capo al centro sociale Insurgencia e non sono esattamente delle dame di carità. Quindi, al netto delle buone intenzioni manifestate a parole, il sindaco è stato poi così fuori dal mondo a volersi cautelare? Per la Merlino e soci, sì, è stato un orrendo gesto razzista. Forse perché, tanto per non sembrare davvero in dodici di passaggio, i simpatici insorgenti terroni hanno imbarcato anche parecchie risorse, così da mandare un duplice, profondissimo messaggio politico e sociale a Matteo Salvini. Quasi a voler confermare che, dove non c’è da fare un cazzo e farsi strumentalizzare, loro sono sempre ben felici in prima fila. Ma cosa volete farci, l’aria che tira è proprio questo, miglior titolo La7 non poteva trovarlo per quella trasmissione.


Ma attenzione, perché a mettere del pepe ulteriore sull’inizio di settimana ci ha pensato il rientro in Italia di Gabriele Del Grande, il blogger-regista detenuto quasi due settimane in Turchia perché pizzicato senza permessi in una zona dove i giornalisti non possono operare (Erdogan sarà anche stronzo ma se siete tutti Travaglio con il culo degli altri, quando si parla di regole e legalità, devono valere anche per la meglio gioventù e la generazione Erasmus). Appena atterrato all’aeroporto di Bologna, ha dichiarato di non aver subito alcuna violenza fisica “ma istituzionale” e ha subito inviato un pensiero a tutti i giornalisti detenuti in Turchia. Salvo, poi, sottolineare il fatto di essere digiuno da sette giorni, visto che aveva ingaggiato uno sciopero della fame per protesta e che, quindi, il suo pensiero più urgente adesso era per il cibo: “Ne ho bisogno”. Ora, guardate la foto scattata all’aeroporto:

vi sembra patito? Vi pare uno che è stato costretto in un centro di detenzione turco e ha digiunato per una settimana? Ora, capisco che questo è il Paese che ha paragonato per anni i digiuni a colpi di cappuccini iper-zuccherati di Marco Pannella a quello un pelino più serio di Bobby Sands, credendoci oltretutto ma dovete proprio prenderci per il culo? Almeno chiamate gli “Elmetti bianchi” per un po’ di make-up serio, roba che lo tramuti davvero in uno che si è cagato addosso (o è stato gasato a Idlib, va bene uguale), altrimenti anche il minimo sindacale di credibilità che può avere un’operazione gestita da Angelino Alfano crolla miseramente. Eh già, il nostro ministro degli Esteri dall’inglese che fulmina e ricorda Shakespeare prima maniera avrebbe sbloccato l’impasse nella notte, tutto da solo, tramutando una detenzione che solo due giorni fa l’avvocato di Del Grande aveva definito “a rischio di prolungarsi parecchio” in un ritorno a casa lampo, un blitz da vero principe della diplomazia.

Casualmente, poi, liberato il giorno prima della festa della Liberazione: scommettete anche voi la cistifellea che, nelle duemila ospitate in cui dovremo sorbirci le pippe di Del Grande (Merlino in testa, state sereni), ci sarà un riferimento a questa coincidenza temporale? Per il resto, banco allo pari accuse contro il regime di Assad, propaganda pro-migranti e difesa a spada tratta del terzo settore, tanto per raschiare via un po’ di merda in via di essiccamento sulla reputazione di certe ONG, essendo Del Grande uno del grande giro di Soros e compagnia destabilizzante e invadente. Ultima certezza, questa legata all’esito favorevole dell’operazione diplomatica: abbiamo pagato. E tanto. Come sempre, come per Greta e Vanessa, come per tutti.

Quanto lo scopriremo in seguito ma state certi che Erdogan col cazzo che lo avrebbe liberato così rapidamente e senza una contropartita, soprattutto dopo la valanga di sterco che l’Italia, come tutta l’UE, gli ha riversato addosso dopo il referendum costituzionale. Ma ora occorre festeggiare: la liberazione di Del Grande, quella dell’Italia, i terroni in gita a Pontida e anche Simona Izzo che declama Ungaretti, anelando per un Macron e un Eliseo per ogni milf del mondo. L’eutanasia, a volte, non è l’epilogo crudele che sembra, guardando la realtà in faccia per quella che è.

sabato 22 aprile 2017

Più di 8mila sbarchi in 3 giorni: l’oscuro ruolo delle ONG private

Negli ultimi giorni l'Italia ha registrato un record di sbarchi senza precedenti. In poco più di 72 ore circa 8mila migranti sono approdati in Sicilia dopo una lunga traversata in mare. Numeri impressionanti, sopratutto se si considera che nel 2016 c'è stato un vero e proprio boom di arrivi sulle nostre coste: secondo i dati del Viminale, l'anno si è infatti chiuso con 181.436 arrivi. Nel 2017, con questi numeri, gli sbarchi potrebbero raddoppiare.

Con l'aumento degli sbarchi aumenta ovviamente anche la spesa interna dell'Italia. Nel Def (Documento di programmazione economica finanziaria) il governo ha indicato per quest'anno una spesa pari a 4,6 miliardi, vale a dire ben 1 miliardo in più rispetto al 2016. In pratica i flussi migratori ci costerebbero più della manovra e tutto questo mentre Padoan smentisce proprio Matteo Renzi, lasciando intendere che sì, anche quest'anno il Pd aumenterà le tasse agli italiani.

E' la solita solfa, con un'Europa che ci è totalmente estranea e indifferente, capace però di stringere un accordo di circa 10 miliardi con un apprendista rais come Erdogan per fermare la rotta balcanica. E l'Italia? E il Mediterraneo? Silenzio assoluto. L'unica voce ad oggi si è alzata da Vienna, che si è già detta pronta sigillare il Brennero nel giro di qualche ora nel caso di un nuovo boom di arrivi sulle coste siciliane.

Ma c'è un nuovo capitolo che sta emergendo in queste ore e che merita attenzione. Perché a quanto pare l'escalation di arrivi negli ultimi giorni potrebbe non essere casuale. Insomma, potrebbe esserci dietro una regia e a dirlo non è il M5S, bensì anche un'inchiesta aperta dalla Procura di Catania. Oltre ai trafficanti di esseri umani in Libia, sta emergendo la questione delle navi di alcune Ong private che soccorrono in mare sistemandosi al limite delle acque territoriali libiche (o spingendosi addirittura all’interno). Parliamo di circa una dozzina di ONG tedesche, francesi, spagnole, olandesi, e molte di queste battono bandiere panamensi o altre “bandiere ombra”. Se ne starebbero "parcheggiate" a Malta, per poi avvicinarsi a poche miglia dalle coste libiche, e sempre nella stessa area molto circoscritta in prossimità di Tripoli. Caricano i migranti -salpati su gommoncini economici adatti a percorrere quelle poche miglia-, e poi li consegnano ai porti italiani prima di ritornare alla loro base maltese.

Un meccanismo assai controverso, di cui si sa poco e nulla. Ad esempio non si capisce chi sono i finanziatori di queste Ong, il che non è certo un dato marginale. Se si pensa che l'operazione Mare Nostrum ci costava 10 milioni di euro al mese possiamo immaginare quanto sia alta la spesa di queste organizzazioni, in grado di armare navi da milioni di euro e persino di servirsi di droni. Da dove arrivano questi soldi? In base a quale accordo queste Ong se ne stanno a ridosso delle coste libiche per fare il pieno di migranti e portarli in Italia? Con chi si relazionano in Libia?

E il governo, in tutto questo caos, cosa sta facendo? Se pensavano di sfangarla con la pseudo-intesa firmata da Minniti ed al-Sarraj si sono fatti male i conti. Ci avevano detto che l'accordo avrebbe messo un freno ai flussi migratori. Il risultato, invece, è che gli sbarchi sono aumentati del 46%...

di MoVimento 5 Stelle

http://www.beppegrillo.it/2017/04/piu_di_8mila_sbarchi_in_3_giorni_loscuro_ruolo_delle_ong_private.html
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venerdì 21 aprile 2017

IL BUSINESS DELLE ONG

I coniugi Catrambrone gestiscono una Onlus basata a Malta: in tre anni ci hanno portato 33.000 stranieri. Adesso indagano i pm.

di MAURIZIO BELPIETRO per “La Verità” 21 aprile 2017

La bella coppia che vedete nella foto qui di fianco è responsabile di gran parte degli sbarchi di profughi sulle nostre coste. Sono loro, i coniugi Regina e Christopher Catrambone, imprenditori italoamericani trapiantati a Malta, a dirigere e finanziare le operazioni di «salvataggio» dei migranti a poche miglia dalla Libia. Sempre loro che, con navi, droni e da poco un aereo, pattugliano le acque del Mediterraneo alla ricerca di extracomunitari da portare in Italia. Nella sola giornata del sabato di Pasqua si vantano di avercene consegnati poco meno di 2.000, ma da quando operano nella zona, cioè dal 2014, il loro palóttoliere indica con orgoglio più di 33.000 persone. Certo, forse non tutte sono state sbarcate nei porti della Penisola, perché qualcuna è finita anche in Grecia, ma diciamo che il grosso dei «soccorsi» ci è stato donato da loro.


La loro fondazione, quella che sta dietro a tutti i salvataggi, ha sede a La Valletta, isola di Malta, dove Regina e Christopher hanno messo le radici delle lucrose attività nel ramo assicurativo e della copertura di chi opera in zone di guerra o a rischio terrorismo. È da lì. che partono le missioni nel Mediterraneo. Vi chiedete perché, se la nave della coppia esce dai porti della piccola repubblica mediterranea, non vi faccia poi ritorno dopo la pesca, cioè con il suo carico di migranti? Bella domanda.

Forse perché la polizia maltese ha già dato prova di non gradire il traffico di profughi su una nave che batte bandiera del Belize e ha già respinto le imbarcazioni cariche di stranieri che si avvicinano alle coste dell’isola? La risposta non c’è, ma è molto probabile che sia così. Mentre Malta respinge, noi accogliamo e i coniugi Catrambone dunque fanno la spola tra le acque di fronte alla Libia e i porti della Sicilia. Negli ultimi tempi, quello in atto sembra un regolare servizio di traghetto a diposizione di chi voglia emigrare.



Naturalmente, i due italoamericani non lo fanno per soldi, ma per filantropia. Fatta una vacanza a Lampedusa e avvistata sulla rotta verso Tunisi una giacca a mare, forse appartenuta a qualche profugo, i signori Regina e Christopher, decisero che invece di comprarsi una casa avrebbero acquistato una nave che facesse avanti e indietro da una sponda del Mediterraneo all’altra. Detto fatto, con una Onlus, cioè una fondazione che raccoglie finanziamenti senza dichiarare bene da dove arrivino, si sono fatti la navetta tra Libia e Italia. Risultato, in appena tre anni, 33.000 passeggeri. Bel traguardo e ovviamente gli italiani ringraziano, perché finalmente c’è qualcuno che porta un po’ di extracomunitari a domicilio.

Non ci bastava la nostra Guardia costiera, comandata in servizio permanente non a pattugliare le nostre acque, ma a svolgere un servizio di trasporto di cui approfittano gli scafisti e i trafficanti di vite umane. No, ci volevano anche gli imprenditori privati, i quali da un lato vendono assicurazioni e dall’altro si assicurano un posto in paradiso soccorrendo i profughi.


Adesso l’andirivieni di imbarcazioni e l’aumento del flusso di migranti consegnatici direttamente a domicilio cominciano a insospettire le forze politiche e perfino gli inquirenti, che si interrogano sul ruolo di queste cosiddette organizzazioni non governative.

Davanti agli esponenti della commissione parlamentare sono sfilati i procuratori che si occupano del fenomeno e anche alcuni dirigenti delle organizzazioni umanitarie. E dalle testimonianze è emerso il dubbio che dietro i salvataggi ci sia una struttura che si muove quasi in maniera militare, che i soccorsi non siano casuali, ma che ci sia una regia.

Finalmente qualcúno comincia dunque a chiedersi che ruolo abbiano le Ong, chi siano i loro finanziatori e quali obiettivi si pongano, e soprattutto quali accordi abbiano preso e con chi per riuscire a esercitare la cosiddetta ricerca attiva. Non più cioè soccorsi in mare a persone che rischiano di affogare, ma ricerca di chi vuole emigrare.

Il direttore di Save the Children, la più nota delle Ong, pare che in commissione abbia dichiarato che «quando girano .così tanti soldi, non si può escludere qualche affare sporco». Ecco, forse è il caso di fare un po’ di pulizia.

Perché se ormai le flotte private ci consegnano più profughi di quelli raccolti dalla Guardia costiera c’è qualcuno che ha interesse a farlo. E non è detto che l’interesse sia solo guadagnarsi un posto in paradiso.

ORO : LE BANCHE CENTRALI COLTE IN FLAGRANTE !

Come spiegato appena due giorni fa in questo articolo, la manipolazione dell’oro da parte di banche centrali e istituti di credito collusi è ormai sistematica. Al punto che possiamo stare sicuri che i livelli di guardia di 1300-1350 dollari l’oncia non saranno mai superati.
La prova? Non appena l’oro ha “osato” raggiungere il “pericoloso” livello di 1286 dollari, i manipolatori hanno scaricato le loro bombe di carta (i certificati “short” sull’oro).
La prima bomba è stata sganciata martedi:
La freccia rossa indica il ribasso provocato ad arte dalla vendita short dei contratti.
Ma come si vede dal grafico, l’oro ha resistito a questo attacco (quasi sfidando i manipolatori) arrivando a 1290 dollari (freccia verde)!
Ecco allora la seconda bomba sganciata ieri:
Ribadisco ancora una volta: finché alle banche verrà permesso questo comportamento disonesto, è inutile aspettarsi che l’oro abbia un comportamento “normale” basato solo sulle condizioni economiche e sul mercato.
Il prezzo dell’oro è e sarà sempre quello che decideranno le banche centrali.
Solo tre fattori potranno scardinare questo sistema criminale:
  1. una seria inchiesta da parte di qualche istituto regolatore che smascheri i delinquenti e li renda inoffensivi (improbabile)
  2. un evento traumatico (crash di borsa, guerre, ecc.), in cui però il prezzo dell’oro viene “liberato” solo per il tempo sufficiente a far rientrare l’evento nella norma
  3. un collasso dei depositi di oro che emettono questi certificati fasulli (in pratica, se tutti i possessori di questi certificati chiedessero nello stesso momento la risoluzione del loro contratto con la restituzione del collaterale di oro fisico, i depositi, non avendo oro sufficiente, andrebbero in bancarotta).
L’evento 3 sarebbe l’unico in grado di mettere davvero la parola fine a questo sistema manipolatorio, ma può essere scatenato solo da circostanze molto estreme.
Infatti chi possiede un certificato di deposito (o un suo derivato di borsa) sa benissimo di non avere altro che un pezzo di carta senza alcun corrispettivo reale nella disponibilità di oro fisico nei depositi.
Ma data la vastità di questo mercato, a tutti i possessori di certificati conviene mantenere questo “segreto di Pulcinella”, per evitare appunto che la corsa agli sportelli dei depositi polverizzi il valore dei loro pezzi di carta.
Un possessore di certificati di deposito si recherà a reclamare il suo oro fisico solo se costretto da eventi esterni molto gravi.
Mettiamo ad esempio che ci sia davvero un’inchiesta che metta in galera almeno gli esecutori, se non i mandanti di queste azioni disoneste.
A quel punto, forse alcuni possessori di certificati potrebbero pensare che il valore dei loro pezzi di carta sia a serio rischio di crollo.
Pur sapendo che i depositi non hanno oro sufficiente per tutti, andrebbero lo stesso a reclamare il loro collaterale, pensando di arrivare prima degli altri.
Alla fine, alcuni riusciranno ad ottenere il loro oro, ma la maggioranza resterà a bocca asciutta. E intanto i depositi faranno bancarotta e non potranno più emettere certificati, facendo mancare ai manipolatori la “materia prima” per continuare le loro azioni criminali.
E’ un sogno?
Per ora si, ma è anche vero che nessun sistema umano, criminale o no, è eterno, come aveva detto un certo giudice…
Personalmente, spero di vivere abbastanza da poter assistere al trionfo della giustizia.
Alla tua prosperità!
Il team di Segnali di Borsa

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giovedì 20 aprile 2017

L’uomo medio, come gli asini sopporta tutto, ma detesta gli uomini liberi che non vogliono restare schiavi come lui

La sopportazione dell’uomo medio, ovvero “se tutti facessero come me”

L’uomo medio sopporta molte cose, ma se c’è una cosa che proprio non sopporta, è sapere che qualcuno ha smesso di sopportarle.

Negli ultimi anni ho maturato una posizione sempre più aspra contro l’attuale sistema del lavoro. La mia reazione è stata “mollare tutto e partire”, nel contesto più ampio di una personale ricerca della Felicità.




Quando racconto la mia storia però, c’è sempre qualcuno che mi risponde: “eh, bravo, però se tutti facessero come te, chi fa il pane, dopo? La società crollerebbe”.

Oggi rispondo a questo:

Io non sono semplicemente uno che “ha mollato tutto ed è partito”, questo è l’aspetto più superficiale. Nella sostanza, io sono uno che negli ultimi cinque anni si è dedicato più alla ricerca della propria serenità che alla carriera o al denaro.
Se tutti facessero come me la società crollerebbe?

No, cambierebbe, ed è un’ottima ragione per insistere.


La società non è un ente astratto e immutabile, una scatola che ci contiene e determina i nostri confini. Siamo noi la società, ognuno di noi lo è, e se ci muovessimo tutti nella stessa direzione, essa seguirebbe di conseguenza.


Se tutti facessero come me, o qualcosa di simile, la società farebbe altrettanto, anteponendo il benessere delle persone al puro materialismo. I sistemi economici, produttivi e di governo evolverebbero per interpretare i nuovi valori. Non servirebbe più “mollare tutto e partire” per cercare la felicità.

Utopia? Certo che lo è! Ma una persona molto migliore di me disse, tanti anni fa: “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Nel mio piccolo e con tutti i miei limiti ho fatto un passo in questa direzione.

Non predico l’anarchia o lo sfascio delle istituzioni.
Io credo nelle società degli uomini, nella legge, nella cooperazione e nell’amicizia tra i popoli, ma ciò che abbiamo creato con la civiltà occidentale è sbagliato. Si basa su valori fasulli che vanno contro la serenità dell’individuo. Il profitto è premiato più che il progresso reale; il consumismo vince sulla sostenibilità; la ricchezza di pochi è più importante del benessere di tutti.
Come può restare in piedi un sistema così sbagliato?

Esso si basa su fondamenta stabili:
la capacità di sopportazione dell’uomo medio.
Perché l’uomo medio sopporta l’idea di scambiare la maggior parte dei suoi anni migliori in cambio di denaro, che nella migliore delle ipotesi non gli serve, e nella peggiore non gli basta.

L’uomo medio sopporta lo stress per undici mesi l’anno, poi spende i soldi guadagnati per riprendersi la salute che ha perso per guadagnarli.

L’uomo medio sopporta i lunedì mattina, anche se li odia. Poi aspetta tutta la settimana l’arrivo del weekend, e lo passa annoiandosi.

L’uomo medio sopporta di dare le chiavi della propria vita a una banca, e di lavorare trent’anni per comprare una casa in cui passa meno tempo che in ufficio.

L’uomo medio sopporta gli aumenti del costo dell’energia, le nuove tasse, i tagli all’istruzione e alla sanità, le sistematiche prese per il culo dei politici, i reality in televisione, l’informazione deviata, le notizie sui vip in vacanza e gli allarmi sulla pandemia annuale.

L’uomo medio sopporta anche l’inquinamento, le guerre pilotate, la deforestazione, i massacri, i fondamentalismi religiosi e l’odio razziale.

Ma se c’è una cosa che l’uomo medio proprio non sopporta, però, è sapere che qualcun altro ha smesso di sopportare tutta questa merda.

Perché ogni persona che dice “basta” è uno schiaffo alla normalità e alla routine. È una sveglia, che ci strappa all’improvviso dal sonno profondo e ci costringe ad osservare la realtà. E la realtà è che tutti gli anni passati a sopportare questa o quell’altra cosa non torneranno mai più indietro. Troppo occupati a fare i bovini da soma per qualcun altro, il tempo è scivolato via dalle nostre dita addormentate, i nostri figli sono cresciuti e se ne sono andati via di casa, e i nostri sogni sono sbiaditi, dimenticati in qualche cassetto.
La realtà fa paura, e la paura è insopportabile.


Meglio rimediare subito allo strappo, mettere una pezza all’abitudine, e trovare una scusa qualsiasi per tornare a dormire, come se nulla fosse.

Una scusa come: “eh, se tutti facessero come te…”

Sarebbe davvero così brutto?


Fonte

mercoledì 19 aprile 2017

I dubbi di Mosca sull’attacco chimico diventano macigni. Che schiacciano alcune “coscienze”






Ci sono notizie e notizie, ormai anche quelli di noi più distanti dalla dietrologia hanno dovuto accettare questa triste realtà: alcuni morti hanno il sangue più telegenico, alcune vite sono più degne di essere vissute, alcuni missili sono benedetti mentre altri sono il nuovo sterco del demonio. Prendete i 68 bambini sterminati nella strage di sfollati sciiti di Aleppo: chi ha piazzato il pick-up carico di esplosivo, prima di attivare il detonatore, è stato così carino da distribuire pacchetti di patatine, in modo che in bambini venissero richiamati a frotte. Poi, il botto. Il sangue. Le menomazioni. I pianti della madri. Ma per la CNN, come ci mostra questo brevissimo filmato,

CNN Reporter Nick Patton Walsh Calls Massive Car Bombing That Killed 126 Syrians A "Hiccup"


si è trattato di un “hicchup”, un contrattempo, un dettaglio, che comunque non ha fermato del tutto l’opera di evacuazione generale. Ma cosa volete, mica erano bambini uccisi dal sarin? Questi erano solo dei civili, oltretutto sciiti, magari pure cenciosi nel vestire e sporchi: va bene dedicargli un servizio in tv, va bene che ne parlino i giornali per un giorno ma non sperate in vendicativi missili Tomahawk che vadano a ripulire l’onta della loro inaccettabile morte o tantomeno aperture dei tg o prime pagine indignate. “Bellissimi bambini”, così Donald Trump ha definito quelli uccisi nell’attacco chimico del 4 aprile durante il discorso con cui annunciava la rappresaglia sulla base aerea dell’esercito siriano. Di più, si è saputo che a muovere il presidente USA verso questa decisione sarebbero state le lacrime della figlia Ivanka, cuore di mamma che non ha sopportato la vista di quelle immagini strazianti. E di queste cosa ne dici, cara Ivanka?

Quei bambini che corrono verso un pacchetto di patatine come si corre incontro alla fine di un incubo e che dopo pochi minuti, quando ancora le mani erano sporche di olio e si sgranocchiava via felici la paura, finiscono ridotti a brandelli dall’esplosivo, non ti fanno piangere? Loro possono morire? Le immagini sono ormai il cuore della guerra, perché creano l’unica vera informazione: quella emotiva. Quali immagini, però? In effetti, le uniche che abbiamo potuto vedere del famoso attacco chimico – debitamente censurate perché troppo cruente ed esplicite – sono quelle di due video casualmente girati dagli “Elmetti bianchi”, di fatto fiancheggiatori dei ribelli anti-Assad travestiti da protezione civile ma degni di Carlo Rambaldi, l’indimenticato papà di ET, quando si tratta di effetti speciali.

Insomma, diciamo che il mondo occidentale ha preso per buona una versione che definire di parte pare un garbato eufemismo. Ma si sa, qui c’è Assad da mettere in croce, lo stesso che Donald Trump ha definito “un animale malvagio” per ciò che ha fatto a quei bambini. Ad Aleppo, invece, non ci hanno nemmeno provato a tirare in ballo truppe siriane o russi per l’autobomba, quindi ci si è limitati ad archiviare in fretta l’accaduto come esente da responsabilità e a dimenticare quei bambini, ennesimi danni collaterali non meritevoli di una bella pioggia di Tomahawk in mondovisione. Per la CNN, poi, sono stati un dettaglio che non ha rallentato troppo le operazioni di trasferimento. Per gente così all’inferno deve esserci un girone speciale. Almeno spero.


Ieri mattina, però, nel silenzio generale dei media, è successo qualcosa. Mentre la sterlina andava in picchiata in vista della conferenza stampa a sorpresa di Theresa May, il portavoce del ministero della Difesa russo, il maggiore Igor Konashenkov, teneva una conferenza stampa per presentare la nuova base militare nell’Artico e, a margine dell’occasione, lanciava alcune accuse nemmeno troppo velate. Ecco le sue parole: “Sono passate due settimane dall’attacco chimico ma la zona dell’impatto a Khan Shaykhun, da dove gli abitanti dovrebbero essere stati evacuati, non è stata ancora identificata. La città continua a vivere la sua vita normalmente, né i cittadini, né gli pseudo-soccorritori hanno chiesto assistenza per medicinali, antidoti o agenti decontaminanti. E’ chiaro che, come in Libia e in Iraq, semplicemente non ci sono piani per portare avanti un’indagine qualificata da parte dei veri orditori dell’attacco chimico”.

E ancora: “Di quell’attacco, le uniche prove restano due video degli Elmetti bianchi. Nessuna tv britannica, statunitense o europea ha mostrato un singolo soccorritore o una persona colpita dai gas che non fosse tra quelli presenti nei due video”. Della serie, nessuno ha avuto interesse ad andare a fare un giro in zona nei giorni seguenti o a testimoniare quanto accadeva negli ospedali. Direte voi, avevano paura degli agenti chimici. Primo, come sottolineato da Konashenkov, la vita in città prosegue tranquilla e nessuno ha chiesto equipaggiamento o materiale particolare. Secondo, come hanno fatto gli “Elmetti bianchi” a operare praticamente in canotta e infradito subito dopo l’attacco, quando gli agenti sarebbero stati al massimo della mortalità? Ecco cosa ha detto stamattina Konashenkov, quando gli chiedevano dei dubbi espressi sull’accaduto da molti esperti: “Avendo conoscenza ed esperienza pratica, questi esperti non possono spiegare come gli “Elmetti bianchi” abbiano potuto lavorare in una zona colpita per così tanto tempo senza abiti protettivi e maschere anti-gas, pur restando vivi. Questi dubbi mettono in discussione le versioni diffuse da diplomatici e politici occidentali, i quali sono stati rapidissimi nell’accettarle e nel fornire un responsabile senza indagine o fact-checking”.

E qui non si tratta delle parole di un giornalista eterodosso o di un politico fuori linea, è il portavoce del ministero della Difesa russo – seppur con linguaggio diplomatico – a mettere in dubbio l’esistenza stessa di quella strage. O, quantomeno, la sua portata e dinamica. Lo stesso Vladimir Putin aveva parlato di un evento organizzato, ora l’esercito va oltre: che i russi abbiano in mano qualche prova schiacciante e che queste parole siano un monito al lanciatore di Tomahawk, il quale ha infatti saggiamente volto lo sguardo verso Oriente? Della serie, un altro errore in Siria e lo sputtanamento globale sarà di quelli senza precedenti?


Ma non ci sono solo morti di seria A e di serie B. Ci sono anche Ong credibili a prescindere, tipo l’Osservatorio per i diritti umani in Siria con sede a Coventry e finanziato dal governo britannico e AirWars, associazione formata da giornalisti, ex militari e ricercatori, i cui studi molto interessanti non godono però della stessa credibilità e della stessa eco mediatica. L’ultimo report, quello relativo al mese di marzo, ci mostra ad esempio che la coalizione anti-Isis guidata da USA e Arabia Saudita ammazza più civili con i suoi raid di quanto non facciano russi e militari di Assad: vi pare che dalla stampa mainstream si rifletta questo quadro? Eppure ce lo mostrano questo grafico

e anche i numeri: americani e soci avrebbero ucciso tra 1.782 e 3.471 civili, in gran parte sui fronti di Mosul (Iraq) e Raqqa (Siria), le due roccaforti dell’Isis. Ma non solo: per esempio, il 1 febbraio gli aerei americani (autori di oltre il 90% dei raid) hanno colpito un ospedale della Croce Rossa a Idlib, capoluogo della provincia siriana dove si è radunato il grosso dei jihadisti e dei ribelli (più o meno moderati) e dove ha avuto luogo anche l’attacco chimico che ha fatto piangere la povera Ivanka. E dove cazzo era Lucia Goracci? Perché non ha fatto uno dei suoi lacrimevoli report pediatrici? Forse perché non poteva incolpare i killer di Assad e Putin? Come vedete, ci sono anche ospedali di serie A e B. Oltretutto, nel mese di marzo le incursioni della coalizione internazionale sono diminuite del 21% sulla Siria (434 in tutto) e dell’1% sull’Iraq (268). Il problema è che ci sono meno raid ma il numero di bombe non cambia, quindi si sgancia di più: i membri della coalizione hanno sganciato un numero di ordigni del 13% superiore a quello di febbraio.

Insomma, si risparmia sul carburante ma il moltiplicatore del Pil deve trottare, quindi bombe come fossero noccioline in nome del warfare. Capita, però, che nella fretta un ospedale possa sembrare una casamatta. O un mercato possa apparire un campo di addestramento. O che una moschea diventi luogo d’incontro di miliziani di Al Qaeda. Ricordate, è successo lo scorso 16 marzo vicino ad Aleppo (se non ricordate non importa, i media hanno trattato con maggior interesse un intervento di Gianni Cuperlo). Rimasero uccise 38 persone, tutti civili: stavano partecipando a una funzione religiosa. All’epoca, il Comando militare americano del Medio Oriente (CENTCOM) aveva riconosciuto il bombardamento di una moschea nella provincia siriana di Aleppo, mentre il Pentagono aveva riferito che era stata colpita una struttura vicino ad una moschea. Mancava un drive-in a Milwaukee e la lavanderia dei Jefferson e poi le avevano dette tutte.

Tranne la verità, come spesso gli capita. E qual è la verità? “Gli Stati Uniti non sono riusciti a determinare che l’obiettivo del raid era una moschea dove era prevista una funzione religiosa. Inoltre, al momento del bombardamento nel luogo di culto islamico si svolgeva un seminario religioso… Una corretta analisi del target e di quello che si sarebbe svolto avrebbe potuto determinare almeno alcune di queste cose… Non è stata riscontrata alcuna prova che durante il raid nella moschea si svolgesse una riunione dei membri di Al-Qaeda o altri gruppi armati”. Perché ho messo le accuse tra virgolette? Perché non sono determinazioni del sottoscritto, bensì l’atto di accusa formale pubblicato sempre ieri mattina da Human Rights Watch (HRW), non esattamente un’emanazione non governativa del Cremlino o di Damasco. Un chiaro atto di accusa: di fatto, gli americani hanno bombardato a cazzo, fregandosene di prendere precauzioni e ammazzando civili che pregavano.

Indignazione al riguardo? Lacrime di Ivanka? Prese di posizione di Merkel e Hollande in seno all’UE? Un rutto per troppo cabernet da parte di Juncker? Nulla. Ma, soprattutto, vedrete che i media mainstream, quelli che sostengono le campagna contro le fake news dei blog, non dedicheranno spazio e indignazione a quanto denunciato da Human Rights Watch: eh già, perché le ong non sono soltanto buone o cattive, quando è necessario scatta la logica delle targhe alterne. Della stessa associazione, una notizia viene diffusa come se fosse la rivelazione delle tavole della legge, mentre un’altra interessa quanto il parere di Alfano al G7.

Ma loro sono la stampa autorevole, quella che si permette di fare le crociate, la caccia alle streghe contro le bufale, che si permette di sentenziare chi sia credibile e chi no nel raccontare gli avvenimenti. E non hanno vergogna. Nemmeno un pochino. Poco male, il dispetto più grande che gli si può fare è continuare a raccontare i fatti, sputtanandoli anche soltanto nel nostro piccolo mondo della Rete. Che poi tanto piccolo non è: sarà per questo che diventano ogni giorno più aggressivi e nervosi? Concludo con un messaggio per Funny: non provarci nemmeno ad arrenderti o ti vengo ad acchiappare. Se c’è un momento in cui ogni sforzo ha valore, è questo.

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martedì 18 aprile 2017

UN POPOLI DI CASTRATI GUIDATO DA CASTRATI

Avete temuto il Brexit? Vedrete come vi spaventerà Erdoxit…
Di Maurizio Blondet , il 18 aprile 2017 6 Comment

Altro che Brexit, l’Erdoxit. La Turchia diventa un gigantesco frammento dislocato e va per la sua rotta pericolosa e avventurista, e l’Unione Europea, la classe (cosiddetta) dirigente resta senza parole. Angela Merkel, quella che comanda su tutti noi, quella che ci ha fatto sborsare a tutti i 3 miliardi l’anno ad Erdogan per rimediare ad una sua ignobile follia, che fa? Auspica che il sultano apra “un dialogo rispettoso con le altre forze politiche e la società”; invoca Erdogan di “non mettere fine al sogno europeo”, cioè all’aspirazione di farsi ammettere nella oligarchia di burocrazie omologanti e stati de-sovranizzati e castrati: patetico, come se quell’ente che usurpa il nome di “Europa”, oggi prigione dei popoli, avesse ancora chissà quale capacità di attrarre, invece che di suscitare repulsione.

“La Turchia si allontana dall’Europa e si allinea al modo medio-orientale di far politica, a forma di governo autoritario”, riconosce Le Monde: è ancora ottimista, l’ex calciatore punta dritto al despotismo orientale, con in più l’arricchimento sfondato per sé e la sua famiglia. Ma almeno il popolo turco è tornato alla storia che è sua; ha riconquistato la sua identità, radicalmente anti-europea; s’è liberato dalle mascherature del carnevale UE, voterà la pena di morte (finalmente!), darà all’ex calciatore i poteri e prepotenze della Sublime Porta, e farà la sola cosa che sa fare, quella che fa meglio nella storia: distruggere, devastare dove passa.



L’eurocrazia mai così insignificante..

L’eurocrazia che sperava di irretirlo, castrarlo e neutralizzarlo – ciò che chiama “europeizzarlo” – avvolgendo il Turco nelle “direttive” e “normative”, scopre che l’antica bestia s’è liberata. La tristissima Mutti scopre persino che i “suoi” turchi “integrati alla Volkswagen”, insediati con le famiglie da generazioni, sono i più sfegatati erdoganiani, non le sono grati dei “diritti” e “parità” tanto lodati, anzi se ne infischiano; non sentono la lugubre Germania come la loro patria. Figurarsi se la sentiranno i 300 -500 mila l’anno che, secondo il progetto Kalergi adottato dall’eurocrazia, Boldrini e Mogherini, si integreranno nelle “normative” di Bruxelles e Francoforte.

Chiunque abbia ancora un resto di identità storica e nazionale, dalla UE vuole divincolarsi: i britannici e dall’estremo opposto, i turchi sgretolano l’utopica illuministica “unità”, l’Ungheria e la Polonia scalpitano e tirano le redini, e costringeranno Mutti a cedere.. Resta nella UE, e si fa comandare dalla Merkel e Draghi, da Juncker e Mogherini, solo chi vuole, solo perché “ha paura” della libertà e dei suoi rischi, di uscir dall’euro, dalla NATO…insomma chi ha accettato la castrazione. Sapete di cosa parlo: i media ci hanno riempito di paura per “le conseguenze della Brexit”, ora ci riempiono di paure infondate “se vince la Le Pen”, ed infatti fanno paura alle nostre maggioranze – castrate. 

Solo dei castrati, dei capponi, possono accettare quel che ci dicono e ripetono i media: “Non possiamo essere liberi, perché ci costerebbe troppo”, “perché Schauble ce la farebbe pagare”.
Solo che, o castrati e capponi, la storia che volete sfuggire , vi bussa alla porta: e voi avete come “capi” figure come Gentiloni, Merkel, Berlusconi, Boldrini. Gente piccola, che appare oggi anche più piccola. Gente che ha sbagliato tutte le sue politiche, e si è data una burocratizzazione flaccido-autoritaria. Gente che non ha alcuna legittimità per guidarvi nelle tempeste in arrivo. 

Juncker, Merkel ed Hollande non sono stati capacità di prevedere nulla di quel che sta arrivando: volevano Hillary e adesso vanno alle guerre di Sion con Trump, s’illudevano che Erdogan li rispettasse, che i turchi immigrati si fossero lasciati evirare. Hanno mormorato contro The Donald: “No, la NATO non è obsoleta!” (e dove andrebbero loro, senza NATO, il protettore?) e adesso Gentiloni si sente chiedere da Donald: manda i tuoi soldati a combattere nel carnaio di Mossul, mica speravi di ridurli a montare la guardia alla diga.

No, siete stati accontentati: la Nato non è obsoleta, ha detto Trump – una delle sue felici giravolte – e adesso combattete. Per chi, lo sapete già, anche se non ne dite il nome.
Donald e Erdo d’accordo: “Assad must go”.

Donald ha subito telefonato ad Erdogan. Non è vero che gli ha telefonato per congratularsi, era una telefonata pianificata da tempo. Tuttavia, telefonata importante: Trump ha voluto assicurarsi che Erdogan era con lui nel “ritenere Assad responsabile” (ovviamente, dal gas sui bellissimi bambini che hanno commosso lui e Ivanka). Ovviamente, come risulta dal comunicato della Casa Bianca, “i due leader si sono detti d’accordo sull’importanza chi chiamare a rispondere il presidente Bashar al- Assad”.

http://russia-insider.com/en/trump-and-sultan-erdogan-discuss-holding-assad-accountable/ri19629



Inutile che vi spieghi cosa ciò significa. Erdogan è di nuovo pronto a tradire Mosca, e gettarsi nella nuova-vecchia offensiva sionista-americana di smembrare la Siria e ritagliarsene un pezzo, a cui aveva dovuto rinunciare aderendo obtorto collo al progetto di pacificazione organizzato da Putin e Lavrov.

Il Deep State non vuole lasciare che Mosca abbia successo, che in Siria finisca la guerra; idrofobo per l’umiliazione che Mosca gli ha inflitto, vuole “far pagare un prezzo”, “dissanguare” le truppe russe e quelle iraniane e di Hezbollah; il Pentagono vuol far vedere che ce l’ha più grosso…Un miscuglio di ferocia e infantilismo, di mattana , inconsistenza impulsiva e di irresponsabilità nel disonore, unisce sicuramente Erdogan e Trump: sono fatti per comprendersi.

“LA Russia è la minaccia principale per la sicurezza Usa”, ha appena sancito il generale Mattis, uno dei manovratori del Donald. Ma anche una minaccia per voi, europei?

La NATO vi porta in quella guerra, europei. Lo scopo finale è quello voluto dai neocon e zio-con: che Assad sia trucidato e su Damasco sventoli la bandiera nera del Califfato wahabita. Voi pensate che Tel Aviv dovrebbe aver paura di trovarsi ai confini Daesh fatto stato? Ingenui, avverte “The Saker”. Daesh non ha mai torto un capello a un solo israeliano, ma ha solo massacrato sciiti e decapitato cristiani, alawiti, yazidi… Il Califfato wahabita a Damasco compirebbe l’opera di “dissanguare” Hezbollah e “salassare” le truppe iraniane in una guerra fratricida infinita, insomma neutralizzare quelli che Israele sente come i suoi veri, temibili nemici militari. Sion, per pretesti di “sicurezza” contro lo Stato islamico, si ritaglierebbe il suo pezzo di Siria, il Sud.

https://www.rischiocalcolato.it/2017/04/avete-temuto-il-brexit-vedrete-come-vi-spaventera-erdoxit.html


http://altrarealta.blogspot.it/