venerdì 30 settembre 2016

I “quasi morti” delle metropolitane di Tokyo fotografati da Michael Wolf


Che Tokyo e il Giappone tutto fosse uno dei paesi più popolati al mondo è storia antica; ma quanto ha denunciato Michael Wolf con “Tokyo Compression” supera anche la più fervida immaginazione.


Il fotografo, nato in Germania e adesso residente tra Hong Kong e Parigi, porta a compimento un progetto fotografico dal forte impatto visivo e immediatamente dopo emotivo; le sue fotografie evidenziano il normale e quotidiano svolgersi dei fatti in una ordinaria giornata presso la metropolitana di Tokyo. Maggiormente nelle ore di punta la metropolitana si trasforma nell’ultimo posto in cui vorresti essere e no, non solo perché molto probabilmente devi arrivare al lavoro o a quell’appuntamento che proprio non hai potuto evitare ma perché rischi di non respirare più, di sentirti morire.


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Nello specifico, i vagoni accolgono un numero di persone talmente elevato da trasformarsi in luoghi pericolosi in cui non vi è la possibilità di muovere un braccio fino al punto di schiacciare il proprio viso al finestrino. Osservando le fotografie la prima cosa a cui ho pensato, dopo aver provato un senso di angoscia nel tentare di immedesimarmi in quelle persone prive anche dell’aria per respirare, è stata disumanizzazione. Può una persona essere costretta a vivere quotidianamente un tale stress? Una metropoli come Tokyo non fronteggiare una tale situazione?


Visi che diventano tutt’uno col finestrino, corpi schiacciati l’un l’altro, nessun confine personale, nessuna intimità, aria rarefatta e non sufficiente per il numero di persone presenti; e, nonostante tutto, costretti a vivere tutto ciò perché il lavoro chiama e bisogna rispondere. Donne e uomini sofferenti, boccheggianti, con espressioni facciali che chiedono aiuto, annaspando in uno spazio vitale ridotto al minimo, da sembrare morti e inscatolati come sardine, ammassati senza ritegno.


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Michael Wolf da sempre si dimostra attento osservatore di dinamiche sociali che denuncia con tutti i mezzi a suo disposizione, primo fra tutti quello fotografico che produce una forte risonanza per via dell’immediatezza visiva con cui fa giungere il messaggio allo spettatore; diretto e violento come un pugno nello stomaco, doloroso come uno schiaffo in pieno viso, pronto a risvegliare le coscienze dal torpore in cui spesso ci avvolgiamo fatto di pressioni dal mondo esterno, di tempistiche da rispettare, in una estenuante e priva di senso gara al raggiungimento di un fittizio equilibrio vitale.


Un progetto fotografico che è un po’ uno specchio del momento storico-sociale che stiamo vivendo, una corsa contro il tempo che ci fa perdere contatto con noi stessi.

giovedì 29 settembre 2016

Con la povertà non si scherza, giù le mani dal Reddito di Cittadinanza

ULTIM'ORAAbbiamo sventato in Commissione Lavoro il colpo di mano del Pd. Il reddito di cittadinanza non sarà abbinato al provvedimento truffa del Governo.
di Nunzia Catalfo
Oggi si è riunita la Commissione lavoro del Senato per parlare del Reddito di cittadinanza. L’obiettivo della maggioranza è chiaro: annacquare il nostro disegno di legge, affossandolo di fatto. Vorrebbero abbinarlo al cosiddetto "ddl povertà" presentato dal Governo. Una legge truffa, che nulla ha a che vedere con un sostegno al reddito. Una misura quella del governo che inganna milioni di cittadini che da anni sono in attesa di un aiuto concreto per avere una vita dignitosa.

La nostra proposta e quella del Governo sono due provvedimenti completamente diversi. Non è neanche come "mischiare mele con pere". Qui siamo al pesce fresco che si vorrebbe condire con una torta avariata, quella del governo. Mentre il Reddito di cittadinanza, che è equiparabile ad una vera e propria manovra economica e sociale, prevede un investimento serio (14,9 miliardi di euro) e azzererebbe di fatto la povertà come certificato dall’ISTAT, il cosiddetto "ddl povertà" destinerà poco più di 1 miliardo di euro e non risolverà in alcun modo il problema.
Si tratta, infatti, della solita misura slogan diretta a dare qualche "bonus", ma che lascerà senza alcun tipo di aiuto i milioni di cittadini che sono rimasti ai margini. Diversi anche i beneficiari. La misura del governo è destinata soltanto a 250 mila famiglie ed escluderà addirittura tutti quei nuclei familiari che hanno un reddito pari a 0 e che l’Istat ha quantificato in 389 mila. Il Reddito di cittadinanza, invece, ridarebbe dignità a circa 3 milioni di famiglie che sono a rischio di povertà. Famiglie che sono in momentanea situazione di difficoltà economica perché magari qualche componente ha perso il lavoro e che con il reddito di cittadinanza del M5S verrebbe sostenuto, qualificato e nuovamente reinserito nel mondo del lavoro.
Una misura fallimentare, quella del Governo, che verrà inoltre collegata all’ISEE e che abbandonerà di conseguenza tantissime famiglie che, nonostante risultino possedere un bene immobile o una vecchia auto, vivono nella miseria più totale perché impoverite dalla crisi economica. Famiglie che invece troverebbero tutela con il reddito di cittadinanza da noi proposto. Nei fatti il disegno di legge presentato dal Governo, ci allontanerà ancora una volta dalle misure di sostegno al reddito che esistono già in tutta Europa.

Il MoVimento 5 Stelle non si fermerà. Abbiamo dato battaglia in Commissione lavoro al Senato e continueremo a farlo, perchè sappiamo che il Reddito di Cittadinanza è dignità, oltre che salvezza per tutte quelle persone che ricattate dalla politica sono costrette a vendere, in cambio di un pasto, persino il proprio voto. Questa volta nessuno si azzardi a dire che le risorse non si trovano: il Jobs Act che è stato un vero e proprio fallimento ci costerà più di 20 miliardi. Il bonus degli 80 euro ci costa ogni anno 10 miliardi di euro. Il Governo spreca miliardi di euro per rendere il lavoro sempre più precario, indebitando pesantemente il Paese senza ottenere alcun risultato come dimostrano tutti i dati economici. A tutto questo il presidente del Consiglio aggiunge il rilancio dell'inutile Ponte di Messina che costerebbe 8 miliardi di euro...
Con la povertà non si scherza, giù le mani dal Reddito di Cittadinanza



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ECCO COME FABBRICANO IL MIELE TRUFFALDINO

Sciroppo a base di riso, un po’ di polline e l’aroma giusto per la varietà richiesta. “Ormai in Cina il miele neanche lo raccolgono, lo fabbricano direttamente e una frode del genere è anche difficile da smascherare”. Diego Pagani è il presidente della Conapi, il Consorzio nazionale apicolo che in questi giorni ha lanciato l’allarme: “Nel 2016 è crollata la produzione a causa dei cambiamenti climatici e dell’uso dei pesticidi e l’annata si preannuncia la peggiore da 35 anni a questa parte. Di conseguenza i prezzi aumentaranno e con loro anche il rischio delle frodi“.

POLLINE, RISO E…

Cina e Bulgaria sono i paesi dove maggiormente si concentrano le contraffazioni. Ma i metodi, ci spiega Pagani, sono diversi. L’insidia maggiore è quella cinese: “La contraffazione a base di sciroppo di riso è difficile da scoprireperchè gli zuccheri contenuti sono talmente simili a quelli naturali del miele che anche con le analisi isotopiche – le più specifiche previste, ndr – è complicato smascherarla”. Non solo. I sistemi usati per adulterare il miele cambiano in continuazione e purtroppo “i sistemi analitici sono sempre un passo indietro“.

“STOP AL MIELE BULGARO”

L’altra “fonte” del pericolo viene dalla Bulgaria. “Gli apicoltori aderenti a Conapi non comprano più miele dalla Bulgaria. Devo dire che sporadicamente ci si approvvigiona con il miele bulgaro: negli anni passati alcune partite modeste sono state importate solo per sopperire alla carenza produttiva, in Italia e negli altri paesi a vocazione come Serbia e Ungheria”. Ma da dove nasce il problema? “Può succedere che il miele – spiega Pagani – vengatagliato con sciroppo di zucchero. L’adulterazione avviene in due modi: o viene miscelato al prodotto finale oppure viene usato per alimentare le api duranti il raccolto”. Anche in questo caso si ricorre all’analisi isotopica. “La frode si riconosce però se pensiamo che fino a qualche anno fa agli isotopi si ricorreva in modo limitato e che invece oggi è quasi diventata una prova di routine possiamo capire quanto sia diffusa la pratica di aggiungere zucchero in modo truffaldino“.

LA TRIANGOLAZIONE E LE MAGLIE APERTE DELLA SPAGNA

Il falso miele, nonostante i controlli e le precauzione sull’import adottate dagli apicoltori, spesso trova sponda in operatori compiacenti e in maglie troppo larghe di alcune frontiere. “La triangolazione – aggiunge il presidente Conapi – è la classica operazione attraverso la quale un miele extracomunitario entra illegalmente in un paese membro e diventa comunitario. Purtroppo per quello cinese la Spagna resta una porta troppo aperta ma anche Belgio e Inghilterra dovrebbero vigilare più attentamente”.

Cosa occorrerebbe fare? “Rafforzare i controlli – conclude Pagani – e ripristinare il progetto di monitoraggio BeeNet che è stato fermo in questi due ulitmi anni. SU questo punto il Andrea Olivero, viceministro Mipaaf con delega al settore apistico, si è detto pronto a far ripartire il progetto. Da ultimo ai consumatori un consiglio: fateattenzione all’origine del prodotto e se potete scegliete quello italiano: abbiamo 40 mieli diversi la più vasta varietà di miele al mondo da quest’anno arricchiata anche dal miele di coriandolo“.


https://www.testmagazine.it/2016/09/09/ecco-come-fabbricano-il-miele-truffaldino/12574

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mercoledì 28 settembre 2016

TIBET; LA VOCE DELLA RESISTENZA

DHARAMSALA, India – Al tempo in cui Sonam Dorjee era un monaco buddista nel monastero Debung della capitale tibetana di Lhasa, non avrebbe ucciso neppure un insetto. Dopo tutto, quella mosca che ronza fastidiosamente vicino al tuo orecchio potrebbe essere la reincarnazione di un beneamato membro della tua famiglia. Tuttavia, quando nel 1959 i soldati cinesi hanno aperto il fuoco sui rifugiati tibetani con cui Dorjee stava fuggendo attraverso l'Himalaya, l'allora monaco 25enne ha imbracciato un fucile ed è passato al contrattacco.


«È stato un viaggio per diventare un uomo diverso», ha raccontato Dorjee, adesso 81enne, durante un'intervista nella sua casa, nel paese di McLeod Ganji, ubicato sulla nebbiosa montagna alle porte di Dharamsala. «Ho dovuto sviluppare una mentalità completamente diversa», ha continuato. «Ho perduto il mio Paese e ho visto i cinesi uccidere molte persone davanti ai miei occhi. Il fatto di trovarti in una situazione del genere contribuisce a convertire il tuo pensiero, e io sentivo che dovevo fare qualcosa per il mio Paese, non c'era altra scelta».

Dopo che nel 1959, i soldati cinesi hanno iniziato a bombardare Lhasa, Dorjee è fuggito attraverso l'Himalaya assieme a un gruppo di monaci e di altri profughi che erano scortati dai guerriglieri della Chushi Gangdruk, e quando i soldati cinesi hanno attaccato il suo gruppo, lo spirito combattivo dei guerriglieri tibetani ha ispirato il giovane monaco. «Se non fosse per la Chushi Gangdruk», ha detto, «né Sua Santità né nessun altro tibetano sarebbero fuggiti dal Tibet». «Hanno salvato il Tibet», ha aggiunto. «Vedevo quello che stavano facendo e ho pensato che anch'io avrei potuto imbracciare un'arma e combattere per il mio Paese».

Sei anni più tardi, il 31enne Dorjee ha deciso di abbandonare per sempre la sua veste da monaco e si è unito all'Establishment 22, un'unità segreta dell'esercito indiano unicamente costituita da tibetani, istituita nel 1962 dopo che la Cina ha attaccato l'India nella guerra sino-indiana. Per l'ex monaco, diventare un soldato significava abbandonare alcune delle sue filosofie e credenze più fondamentali, tra cui la proibizione di uccidere. «È stato molto difficile abbandonare le vesti del monaco», ha spiegato. «Era una vita totalmente diversa. In qualità di monaci, eseguivamo i nostri rituali e recitavamo le nostre preghiere, da soldati invece ci addestravamo per uccidere la gente».

Inizialmente, l'addestramento e gli equipaggiamenti dell'Establishment 22 erano forniti dalla Cia, e Dorjee, che ricorda con affetto i suoi istruttori, ha detto che il loro sostegno ha dato al movimento di resistenza tibetano una spinta morale. «L'America ci ha addestrato e ci ha fornito cibo e armi. Nutro una profonda stima e un grande rispetto per l'America».

Prima di venire selezionato per fare da guardia del corpo al Dalai Lama, un incarico che ha ricoperto per 11 anni, Dorjee ha prestato servizio nell'Establishment 22 per dieci anni. L'unità segreta non ha mai affrontato i soldati cinesi in battaglia, tuttavia ha combattuto negli scontri con il Pakistan, durante la guerra indo-pakistana del 1971. L'Establishment 22 è tuttora operativa e arruola reclute tra i profughi tibetani dell'India e del Nepal.

L'81enne Sonam Dorjee, veterano dell'Establishment 22 ed ex guardia del corpo del Dalai Lama. (Nolan Peterson / The Signal Daily)

Una disputa riguardo ai sussidi ha attenuato il sostegno dell'unità da parte di Dharamsala, tuttavia, la possibilità di trascorrere una giornata a combattere i cinesi alletta ancora oggi le reclute tibetane. «Quando sono entrato nell'esercito, l'ho fatto perché volevo uccidere i cinesi. Tutto quello che volevo era semplicemente uccidere anche un solo soldato cinese. Ero molto arrabbiato». «Non è quello che è successo», ha continuato Dorjee. «Mi sono rammaricato di non aver ucciso nessun cinese. Tuttavia, nonostante non mi penta dei combattimenti, adesso non odio più la Cina. Ho fatto del mio meglio, ma non covo più rabbia dentro di me».


l'Afghanistan prima...

La celebre fotografia dal titolo “Ragazza afghana” fu pubblicata sulla copertina di National Geographic nel 1985. La foto, scattata da Steve McCurry in un campo profughi afghano, ritrae una giovane orfana. I suoi meravigliosi occhi verde ghiaccio e lo sguardo intenso, un misto di paura e di fierezza, hanno fatto il giro del mondo e l'immagine è diventata il simbolo dei conflitti afghani di quegli anni.

Secondo i dati ufficiali, l'Afghanistan è uno dei paesi più poveri del mondo..

Dei suoi 23 milioni di abitanti solo il 5 % delle donne sa leggere e scrivere. Ma non è sempre stato così: nel 1940 l'Afghanistan era una terra culturalmente vivace e piena di opportunità.

Edifici moderni, tecnologia e istruzione arricchivano un paesaggio arido nel quale le donne indossavano gonne, guidavano, ascoltavano musica liberamente e frequentavano l'università.

Le fotografie di quel periodo sono state raccolte in una pagina Facebook, a testimonianza di un'età dell'oro fatta di tolleranza, così lontana dall'oscurantismo, dall'ignoranza e dalla miseria che regna oggi in Afghanistan.

Mohammad Qayoumi, creatore della pagina, è cresciuto a Kabul tra gli anni '60 e '70 e ha offerto le sue fotografie per sensibilizzare la popolazione mondiale su quanto accaduto nella sua terra. Scrive sulla sua pagina: “Mezzo secolo fa, le donne afghane perseguivano una carriera nel campo della medicina, uomini e donne si mescolavano nei teatri e nei campus universitari di Kabul; fabbriche suburbane producevano tessuti e altri prodotti di serie. C'era una tradizione di legge e di ordine e un governo in grado di portare avanti grandi progetti infrastrutturali nazionali, come la costruzione di impianti idroelettrici e strade. La gente comune aveva un senso di speranza, la convinzione che l'educazione avrebbe potuto offrire opportunità a tutti e che si prospettava un brillante futuro. Tutto ciò è stato distrutto da tre decenni di guerra.”

Ecco l'Afghanistan prima... 



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lunedì 26 settembre 2016

META' DELLA RICERCA MEDICA E' FALSA


he Lancet, 11 aprile 2015
"Gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, potrebbe essere semplicemente falsa. Le problematiche sono molteplici: studi con campioni di piccole dimensioni, effetti molto piccoli, analisi esplorative non valide e palesi conflitti di interesse, insieme a un'ossessione per il perseguimento di tendenze (mode) di dubbia importanza. La scienza ha preso una piega verso il buio”. Così scrive Richard Horton, caporedattore del Lancet.
Il dottor Horton ha recentemente dichiarato che moltissime delle ricerche pubblicate sono, nella migliore delle ipotesi, inaffidabili, se non completamente false. Quindi le cosiddette riviste mediche credibili stanno sempre più perdendo credibilità agli occhi degli esperti, e perfino dei collaboratori delle riviste stesse.
La colpa è di molti attori in gioco: da una parte i redattori delle riviste che aiutano ed incoraggiano i peggiori comportamenti, dall’altra c’è una enorme quantità di ricerca spazzatura che fa comodo alle lobbies per sostenere le teorie ufficiali e andare contro al nuovo che si sta facendo breccia nella scienza.


MA PER QUALE ASSURDO MOTIVO SIAMO ANCORA NELLA UE ?


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Come agiscono le medicine

"Frustate un cavallo stanco ed egli lavorerà di più, ma crollerà prima."

Ogni volta che nell'organismo vivente si verifica un qualsiasi fenomeno dovuto a fattori estranei, si genera uno stato di attività tipica degli esseri viventi, in contrasto con l'inerzia, che è la caratteristica principale della morte.

Qui si cela il grande inganno dei farmaci venduti come salvavita.

Ad esempio si pensa che purganti o lassativi aiutino l'azione dell'intestino o del fegato, non è così. Agiscono al contrario come irritanti, la reazione chimica dei sali (o di qualsiasi altro farmaco) con uno dei liquidi o dei tessuti del corpo, li distrugge, indebolendo la loro struttura e la loro funzione. Irritano in proporzione diretta alla loro distruttività...


Così l'intestino agisce per eliminarli, non fa altro che svolgere la sua naturale funzione, per autoconservazione, cercando di eliminare la dose di sali nel corpo. L'azione dell'intestino è un azione vitale, viene svolta dalle forze vitali, non da sostanze introdotte dall'esterno (lassativi) che non fanno altro che indebolire progressivamente...

Tutte le cose morte come i farmaci sono completamente passive e l'unica proprietà che possiedono è l'inerzia, la tendenza cioè a rimanere ferme fino a che non vengono disturbate da qualcos'altro: è insomma la forza di non fare nulla.


Invece la forza vitale, quella usata e consumata in ogni azione vitale o medica, proviene dall'interno dell'organismo e non dall'esterno. È la forza vivente, non la medicina, che agisce.


La forza vitale è la causa dell'azione; il danno che minaccia l'organismo (farmaco e stimolante) è invece l'occasione per agire. Le materie viventi non tollerano la presenza delle materie morte. Le sostanze dannose vengono prontamente attaccate, neutralizzate ed eliminate in modo tale da produrre per l'organismo il minor danno possibile. L'effetto secondario sull'organismo vivente di qualsiasi atto, abitudine, agente chimico, indulgenza ecc. è l'esatto contrario del primo effetto. Ad esempio l'eccitazione e l'indulgenza sessuale accrescono prima la forza vitale e la forza, poi si ha debolezza e sonnolenza.


Un anestetico aumenta quasi tutte le funzioni del corpo: ronzio nelle orecchie, bagliori luminosi negli occhi, aumento dei battiti cardiaci, deglutizione involontaria, aumento della secrezione salivare, respirazione accellerata, aumento dell'irritabilità riflessa. Questo periodo di eccitazione è seguito da un calo delle funzioni, fino a che cessa ogni movimento volontario.

Anche il tè, il caffè, il cioccolato, le spezie, la carne ecc. hanno come primo effetto aumento delle energie (stimolazione) e come effetto secondario, invariabile e durevole, l'indebolimento, proporzionato alla forza che sembrano dare.

Nessun organismo è in grado di utilizzare energia nelle azioni vitali senza che abbia, di conseguenza, bisogno di riposo per rigenerarsi..

Il riposo mentale e fisico può accompagnarsi a quello fisiologico che può essere assicurato in parte dall’interrompere momentaneamente l’alimentazione. Il cibo fa lavorare lo stomaco, l’intestino, il fegato, i polmoni, il cuore, le ghiandole ecc. e quando la quantità di cibo consumato viene ridotta, la quantità di lavoro che questi organi devono svolgere, diminuisce.

Frustate un cavallo stanco ed egli lavorerà di più, ma crollerà prima.

I medici illudono i pazienti mostrando solo i primi effetti temporanei dei farmaci e ignorano del tutto gli effetti secondari e durevoli. Una volta che capirete come funzionano i farmaci e gli altri stimolanti potrete capire il raggiro incredibile cui siete vittime, mentre credendo ciecamente a tabelle, formule e parole del quale non conoscete il significato, farete solo arricchire le industrie farmaceutiche e i medici che vi assistono.

Anche i tonici rafforzano per poi debilitare. I purganti producono stitichezza, I diuretici producono l'inattività dei reni, gli espettoranti portano all'aridità dei polmoni, e via dicendo. Se il consumatore costante di un farmaco smettesse di usarlo per pochi giorni si accorgerebbe degli effetti secondari.

La forza vitale non esce dal brandy per andare a finire nel paziente, ma viene consumata dal paziente per espellere il brandy.

Fonte: Il sistema igienistico di H. Shelton

Tratto da: Alimenti Vivi


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domenica 25 settembre 2016

Olimpiadi 2024 Ecco come avevano già cominciato a mangiarsi i nostri soldi ...

Olimpiadi 2024: viaggi, contratti e consulenze (d’oro). Ecco come avevano già cominciato a mangiarsi i nostri soldi, senza fare i conti con la Raggi – Sfido che ora sono incazzati!!

Olimpiadi 2024: viaggi, contratti e consulenze (d’oro). Come ha speso i soldi il comitato organizzatore del Coni

La cifra dei 20 milioni di danno erariale che l’organizzazione guidata da Malagò sarebbe pronta a chiedere alla Raggi non è ricostruibile nei dettagli. Ma nel bilancio del Coni 2015 e in quello di previsione 2016 si trovano tracce di almeno 10 milioni di spese già stanziate o effettuate: dal rifacimento degli uffici, a 450mila euro di supporto tecnico legale, fino alle diverse figure professionali arruolate con contratti biennali da 200mila euro più “quote variabili”. E ancora, 150mila euro di trasferte e 785mila euro di “altri costi per servizi”


Viaggi e campagne promozionali, nuovi uffici e convegni, contratti e consulenze d’oro. Anche da 200mila e passa euro all’anno. Vincere le Olimpiadi ha un prezzo. E per aggiudicarsi quelle di Roma 2024 il Comitato promotore ha già speso diversi milioni di euro. Su cui adesso che la candidatura sembra ormai arrivata a fine corsa, rischia di spostarsi la battaglia con il Campidoglio. Se il consiglio approverà la delibera di revoca della candidatura, Giovanni Malagò è intenzionato a rivolgersi alla Corte dei Conti per “danno erariale”: “Qualcuno dovrà rispondere del fatto che sono stati spesi dei soldi pubblici”. Già, ma come?


LA MINACCIA DEL DANNO ERARIALE – È questa la domanda che è stata posta da più parti, specie dal Movimento 5 stelle: “Visto che il presidente Malagò ha tirato in ballo la sindaca dicendo che chiederà questi 20 milioni di euro di danni, vorrei sapere come sono stati spesi e se ha intenzione di rendicontare”, ha detto il deputato Simone Valente. “Il Coni è un ente pubblico e tutte le spese sono online”, la replica del numero uno dello sport italiano. A inizio 2016 il presidente Luca Cordero di Montezemolo aveva stimato il costo complessivo della candidatura in 24,9 milioni di euro, di cui 5 privati. Di qui la cifra dei 20 milioni di cui si parla. Alcuni progetti non vedranno mai la luce, altri sono già stati realizzati: difficile quantificare con esattezza il totale, che poi è la cifra che potrebbe essere eventualmente contestata davanti alla Corte dei Conti. Forse superiore ai 10 milioni di euro: una rendicontazione al dettaglio, infatti, ancora non è disponibile. Sicuramente non sul sito del Comitato promotore (che però è solo una branca della Coni Servizi Spa). Ma cercando fra le pieghe delbilancio Coni 2015 e della previsione per il 2016è possibile farsi un’idea di come siano stati spesi i soldi per promuovere una candidatura ormai quasi fallita.

spese-roma-2024-2015
LA SEDE AL FORO ITALICO E LE CONSULENZE D’ORO – Gli sforzi della Coni Servizi si sono mossi essenzialmente in tre direzioni: mettere a disposizione del Comitato una sede e unostaff, predisporre il dossier olimpico nelle sue varie fasi e step (lo stesso che è stato consegnato al Cio e bocciato dalla giunta M5s), realizzare le attività di comunicazione del progetto. Tutti e tre i punti hanno avuto i loro costi. Di viaggi in giro per il mondo per promuovere l’immagine di Roma e la sua candidatura, ad esempio, solo nel 2015 (ancora di rodaggio) se ne sono andati circa 150mila euro. Tra gli investimenti strutturali dello scorso anno ci sono anche 590mila euro, di cui una parte è servita per riqualificare l’immobile adibito a sede dell’unità operativa per Roma 2024. Malagò aveva promesso di fare tutto “in house”, e così è stato: la casa del Comitato è stata individuata all’interno del Parco del Foro Italico, già di proprietà del Coni. Uffici comunque nuovi di zecca. Ma a colpire l’attenzione sono soprattutto i costi del personale. SeMontezemolo ha svolto il suo incarico da presidente a titolo gratuito, lo stesso non si può dire degli altri rappresentanti e collaboratori vari del Comitato. La coordinatrice Diana Bianchedi, ad esempio, ha firmato un contratto biennale dal valore di 190mila euro (l’anno, ovviamente), a cui bisogna aggiungere altri 38mila euro di quota variabile. Per il direttore della Comunicazione Fabio Guadagnini, volto noto di Sky e Fox Sports, sono previsti 200mila euro, più 40mila di possibili premi (chissà se raggiunti, a questo punto). E ancora: 90mila euro perRoberto Daneo, advisor del dossier che aveva già svolto lo stesso incarico per Expo 2015; 100mila euro per il planning managerSimone Perillo, 45mila euro per il programma multimedialedi valorizzazione artistico/sportiva della città. Ma anche 40mila euro per chi ha curato il progetto del bacino remiero, o 25mila euro per quello delle gare di vela (che non si disputeranno mai). Alcuni di questi contratti erano a progetto, altri sono già stati stipulati fino al 31 dicembre 2017. E salvo sorprese o rinunce dovranno essere onorati.
2,2 MILIONI NEL 2015, PIÙ DEL TRIPLO NEL 2016 – Dal punto di vista tecnico, funziona più o meno così: il governo stanzia dei fondi, il Comitato promotore di Roma 2024 spende quei soldi attraverso la Coni Servizi (la società per azioni che rappresenta il braccio operativo economico del Comitato olimpico). E quest’ultima al termine delle operazioni si fa riaddebitare dall’Ente i costisostenuti. Il tutto ovviamente al di fuori del contratto di servizio, che vale da solo 124 milioni di euro di contributi pubblici l’anno. Nel bilancio 2015, già approvato e pubblicato, si legge che lo scorso anno sono stati spesi 2,2 milioni di euro per le attività di Roma 2024. La voce più alta è tutt’altro che definita nel dettaglio: 785mila euro di “altri costi per servizi”. Ma ci sono anche 450mila euro di supporto tecnico legale, 485mila euro di collaborazionie prestazioni professionali, 150mila euro di viaggi e di trasferte, più altre uscite minori riconducibili a catering, convegni, materiali, merci. Solo un anticipo delle spese ben più consistenti del 2016: nel budget per l’anno corrente, infatti, sono segnati 7,5 milioni di euro di costi previsti. Un +5,1 rispetto al 2015, visto che le attività “avranno particolare impulso considerando che si tratta dell’anno precedente a quello in cui il Cio designerà la città ospitante l’evento”. Quando verrà approvato il consuntivo 2016 si saprà cosa e quanto è stato speso con precisione. Al conto, poi, manca anche il 2017: nell’ultima legge di stabilità il governo aveva stanziato 8 milioni di euro con vincolo di destinazione per le attività del Comitato promotore nel prossimo anno. Almeno questi verranno recuperati, anche se una parte potrebbe essere già stata impegnata. Come più volte ribadito dal Coni, sono tutte spese lecite, autorizzate dalla legge e da quella mozione con cui proprio il Campidoglio aveva presentato domanda di candidatura. La stessa che ora la Giunta guidata da Virginia Raggi deve revocare per chiudere ogni discorso su Roma 2024. Nell’ottica del Comitato solo un investimento (inferiore rispetto a quello sostenuto da Los Angeles e Parigi) per vedersi assegnata la manifestazione (e con essa 1,7 miliardi di contributi dal Cio). Adesso, però, la candidatura di Roma 2024 se ne va, i costi restano. In fondo è proprio questa la tesi del danno erariale.

di  –  Il Fatto Quotidiano del 22 settembre 2016
http://lapillolarossa15.altervista.org/olimpiadi-2024-viaggi-contratti-consulenze-doro-gia-cominciato-mangiarsi-nostri-soldi-senza-conti-la-raggi-sfido-ora-incazzati/

Commento

ecco il commento del mio amico Andrea, che è stato ai vertici dello Sport friulano per anni....
Ciao Antonio.
Penso che sia giunto il momento di saper dire NO!!! Come Stoccolma, St. Moritz, Monaco, Cracovia ecc...
Recuperare tutti gli impianti sportivi abbandonati a Roma per causa dei soliti “Faccendieri”;
Di recuperare la città di Roma con tutti i suoi servizi ormai perduti da tempo;
Di eliminare il CONI, un carrozzone che ci costa € 400.000.000 all’anno;
Di fondare il Ministero dello Sport come in tutti i paesi del mondo più progrediti;
Di cambiare gli statuti delle Federazioni sportive e, soprattutto, gli emolumenti dei loro presidenti;
Di riportare lo sport nelle scuole con una politica e una visione di almeno 25 anni per formare nuove generazioni di atleti;
Di far pagare a coloro che hanno costruito gli impianti abbandonati perché fuori norma o fatti male tutti i danni di una loro demolizione;
Di pubblicare sui giornali a beneficio del popolo Italiano i dati positivi/negativi di tutti gli eventi che si sono succeduti in Italia, vedi
Olimpiadi 1960 - Mondiali calcio 1990 - Olimpiadi invernali di Torino - Universiadi - Mondiali nuoto Roma - ecc…ecc… e le fotografie
delle “cattedrali nel deserto” che sono rimaste in giro per il paese.
Di riproporre una nuova politica sul “doping” sportivo con un unico ente di controllo che sia statale e non privato;


Antonio Miclavez

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BEPPE GRILLO A PALERMO, 24 settembre 2016


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