lunedì 5 dicembre 2016

HA VINTO IL POPOLO DELLA RIVOLTA

ha vinto il popolo della rivolta il popolo della rivolta DICE NO al boy scout Renzi il CAZZARO e a tutte le sue balle, il popolo della rivolta si é svegliato con un potente ruggito e ha detto NO a un governo pilotato dai poteri forti Ha detto No alla tecnocrazia europea, ha detto No ai giochi di palazzo ha detto No al tentativo di limitare la democrazia, nonostante  l'imponente impegno mediatico e pubblicitario, economico il fronte del Si é caduto, questo é solo un passo nel cammino verso la vittoria finale,  ora SUBITO AL VOTO POLITICO

IvanoV Antar Raja


I primi vincitori sono i cittadini che hanno alzato la testa e sono andati a votare in massa fregandosene delle TV e dei giornali per bocciare la riforma costituzionale e chi l'ha proposta senza nessun mandato popolare.
Questo voto ha due conseguenze rilevanti.
1) Addio Renzi
2) Gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c'è già: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l'insediamento di un governo tecnico alla Monti. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c'è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale. Si deve votare il prima possibile. I partiti faranno di tutto per tirarla per le lunghe e arrivare a settembre 2017 per prendere la pensione d'oro. Non glielo permetteremo e l'unica soluzione è quella che proponiamo. Chiediamo agli italiani di stare al nostro fianco in questa battaglia.

Il MoVimento 5 Stelle ha fatto la sua parte. Siamo andati in tutta Italia a fare informazione per mesi, nessuno di noi si è risparmiato. Ringraziamo tutti i portavoce e tutti gli attivisti che hanno reso possibile il treno tour senza spendere milioni di euro. Grazie a tutte le persone che ci hanno ospitato e che ci hanno rifocillato lungo il percorso.
Dalla prossima settimana inizieremo a votare online il programma di governo e in seguito la squadra di governo.
Auguriamo buon lavoro al Presidente Mattarella in questo momento cruciale. Come prima forza politica del Paese siamo disponibili a fare tutti i passi necessari per arrivare alle elezioni politiche.
Una lezione per tutti: non si può mentire per sempre al popolo senza subire conseguenze.

Beppe Grillo


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domenica 4 dicembre 2016

NO ALLA STRATEGIA RENZI

Il piano era di creare euforia e consenso legati alle riforme di Renzi per trasformare l’Italia in un paese governabile marionettando un solo uomo, cioè il segretario del partito di maggioranza relativa; per costituzionalizzare la subordinazione di Roma a Berlino e Parigi; e per completare il trasferimento-svendita a grandi banche straniere del controllo delle banche italiane, soprattutto di Banca d’Italia, dei loro assets positivi, e di altre aziende strategiche.

L’euforia e il consenso dovevano venire da una costellazione favorevole di fattori esterni all’Italia, dei cui effetti positivi su economia e occupazione si sarebbe però gloriato Renzi: bassi tassi, bassi prezzi del petrolio, basso corso dell’Euro, BCE che compera tutta la nuova emissione italiana di debito pubblico.

Ma, nonostante questo straordinario insieme di fattori propizi, l’economia italiana non si è riavviata – segno questo che è il sistema Italia è alla frutta. Il deficit e il debito pubblici sono peggiorati, come pure la produttività e la competitività rispetto agli altri paesi OCSE; e aumenta l’emigrazione di capitali e cervelli. A parte gli effetti provvisori e già scemati della costosa decontribuzione, il jobs act ha ridotto i diritti del lavoro e non ha aumentato strutturalmente gli impieghi. Le promesse di superare l’austerity merkeliana ed europea si sono dissolte o sono rinviate sine die di fronte al nein di chi comanda in Europa.

Inevitabilmente, malgrado le mancette degli 80 euro, l‘euforia si è sgonfiata e consensi per Renzi sono fortemente scesi dal 40% iniziale dovuto al marketing e all’effetto novità. I sondaggi danno stabilmente il “No” tra il 55 e il 53,5%. Salvo un loro errore clamoroso, il piano è fallito, anche perché Renzi e la Boschi si sono legati personalmente a questa riforma. Una riforma scellerata (nel senso latino del termine), che mira ad abolire lo stato di diritto, la rappresentanza democratica, la possibilità di opposizione e alternanza interna al sistema giuridico, e insieme, come dicevo, a costituzionalizzare, col nuovo art. 117, l’obbedienza dell’Italia a Berlino e Parigi via UE, dietro la simulata polemica con la Commissione europea e il governo Merkel. La dimostrazione delle mie affermazioni sulla riforma costituzionale si trova sul mio blog www.marcodellaluna.info nei miei articoli ART. 117: ITALIA SOTTOMESSA A BERLINO http://marcodellaluna.info/sito/2016/11/11/art-117-italia-sottomessa-a-berlino/ e LA PSEUDO- COSTITUZIONE RENZIANA http://marcodellaluna.info/sito/2016/06/04/3124/

Al governo e ai potentati che esso serve non resta che puntare su brogli massicci per vincere il referendum e insieme prepararsi a guidare gli sviluppi, in caso che perdano, mediante i soliti strumenti delle premi e dei ricatti finanziari e giudiziari. Per contrastare tale azione, sarà utilissimo far sapere all’opinione pubblica che, come ampiamente documentato dal dr Alessandro Govoni, la principale occupazione dei governanti italiani, perlomeno da Andreatta in poi, è stata quella di trasferire, senza che l’opinione pubblica capisse che cosa facevano, il risparmio, le risorse finanziarie, le migliori aziende, le imprese strategiche, tra cui soprattutto la Banca d’Italia, a multinazionali finanziarie straniere, in cambio di carriera assicurata in patria, in Europa, o nelle grandi banche saccheggiatrici che essi hanno servito, secondo il noto schema delle “porte girevoli”. Questo è il regime predica tanto su corruzione ed evasione, e presenta il supergarante Cantone. Il governo Monti, solo per citarne uno, ha raccolto 57 miliardi di tasse in più dagli italiani, affondando il settore immobiliare ed esasperando così la recessione, per dare aiuti alle decotte banche greche e non solo, con cui pagassero alle banche franco-tedesche i loro illeciti profitti ottenuti con prestiti predatori precedentemente concessi. Fu un enorme aiuto di stato a banche private, imposto dall’”Europa”; però ora l’”Europa” non consente al governo italiano di aiutare le proprie banche in crisi: devono essere spolpate da JP Morgan e soci, il cui uomo di fiducia, Morelli, è già stato messo da Renzi a capo di MPS.

Questi governi sopravvivono solo perché e finché la BCE continua ad assicurare artificialmente l’acquisto dei loro titoli pubblici, quindi perché e finché fanno ciò che chiede loro da BCE. La BCE li tiene in vita in questo modo per evitare che collassino mentre procede il programma di espianto e trasferimento all’estero delle risorse italiane: capitali, cervelli, aziende, mercati…

27.11.16 Marco Della Luna

venerdì 2 dicembre 2016

LA VITA COME UN ALGORITMO

Benvenuto nel mondo dove un agente sociale ha deciso chi sei e comprato il tuo tempo, dove il lavoro è automazione e l’intelligenza è praticamente solo artificiale. Il paradigma è l’algoritmo del capitale. La percezione di una minaccia è il nuovo progresso. Sono i bot, i profili fake sui social network, è la “gig economy” di Uber dove il boss è un algoritmo e i lavoratori sono gestiti attraverso il loro stesso smartphone. Sono le società che studiano i trend attraverso i dati internet. È la "sentiment analysis", bellezza. Ma sono le storie che ci raccontiamo a determinare le nostre percezioni, molto più di tante inascoltate analisi scientifiche. E guidare questo storytelling è la nuova faccia del capitalismo.

Lo aveva raccontato Zygmunt Bauman a “I diavoli”: «La prima cosa che balza alla mente quando viene menzionato il “progresso” è la prospettiva che sempre più posti di lavoro per gli esseri umani siano destinati a scomparire per essere sostituiti da computer e robot; come se si trattasse dell’ennesima collina ripida da oltrepassare nel corso di una battaglia per la sopravvivenza che ha necessariamente bisogno di essere combattuta. La maggior parte dei Millennials si aspetta che il futuro porti un peggioramento delle loro condizioni di vita, invece di aprire la strada a ulteriori miglioramenti, così come accaduto ai loro padri, che gli hanno insegnato a esigere e lavorare in questa direzione. Una tale visione di un “progresso” vissuto come inarrestabile fa presagire la minaccia di una perdita, invece di auspicare nuove conquiste; ed esso ora viene associato più ad una dislocazione sociale e ad una degradazione delle proprie condizioni, che alla possibilità di un avanzamento e di una evoluzione».

Dunque, sono le storie che ci raccontiamo a determinare le nostre percezioni, molto più di tante inascoltate analisi scientifiche. E a guidare questo storytelling è la nuova versione del capitalismo.

Ma come in ogni tumultuosa fase di passaggio, se è certo ciò che ci si lascia alle spalle, non è altrettanto certo ciò che si ha davanti. E quando l’immagine dell’avvenire pare troppo nitida, sorge il dubbio che a renderla tale provveda un inganno prospettico. Ovvero, quel “reincantamento del mondo”, figlio di un certo feticismo tecnologico, di uno storytelling intriso d’ottimismo e di una concezione “mitico-utopica” dei paradigmi scientifici, che può ottenebrare persino il pensiero critico.
Gli approdi, infatti, non sono mai perfettamente visibili all’orizzonte, anche se lo sguardo lungo e la lettura tendenziale paiono accorciare le distanze.
Da “Il capitalismo è morto. Anzi no”

http://www.idiavoli.com/2016/11/30/la-vita-come-un-algoritmo-capitalismo-robot/









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IL CONFRONTO CHE NON VEDRETE MAI IN TV, RENZI VS DI MAIO

di MoVimento 5 Stelle

Renzi si è finora sottratto al confronto pubblico con i portavoce del MoVimento 5 Stelle. E' comprensibile, ha paura perchè le sue balle non durerebbero un attimo davanti a un contradditorio informato sulla riforma costituzionale. In questo video (sotto la trascrizione integrale) c'è un confronto virtuale tra Luigi Di Maio e Renzi. Se il premier invece vuole un confronto diretto lo aspettiamo domani da Mentana su La7, ci sarà sempre Luigi ad aspettarlo. Renzi scapperà ancora?

Con il Sì non si elimina la disoccupazione

Renzi (legge la domanda di una ragazza precaria e risponde): Francesca Florio, "Già le dico con molto piacere che voterò NO. Ho 21 anni e non ho un contratto di lavoro stabile. Se non lavoro, chi mi aiuta ad affrontare le spese universitarie?" Cara Francesca, le auguro di cuore di trovare prestissimo un lavoro, ma noi siamo arrivati qui e lei aveva 18 anni, e probabilmente non ricorda come stavano le cose, se lei ha deciso di votare NO in bocca al lupo. Mi piacerebbe che si votasse sì o NO sulla base del quesito.

Di Maio: Il premier Renzi che risponde ad una ragazza che non trova lavoro con le "riforme costituzionali" è un premier che prende in giro i cittadini italiani. Perché queste riforme, se dovesse passare il sì, non risolveranno i problemi della disoccupazione, del problema di arrivare a fine mese per le famiglie, e dei pensionati minimi. Questi problemi si risolvono con leggi ordinarie.

Con il Sì non si eleggeranno più i senatori

Renzi: Quei 100 che vanno al Senato ve li scegliete voi. Contenti voi contenti tutti.

Di Maio: E su questo a smentire Matteo Renzi è la sua stessa riforma costituzionale. Perché nel testo della riforma che lui ha firmato c'è scritto "i Consigli regionali e i consigli delle province autonome di Trento e Bolzano eleggono i senatori tra i propri componenti". Ora loro dicono che faranno una legge elettorale del Senato con la quale concederanno ai cittadini il diritto di voto al Senato: mi devono spiegare come faranno, se nella Costituzione, nella loro riforma costituzionale, c'è scritto che il nuovo Senato se lo eleggeranno tra consiglieri regionali e consiglieri delle province autonome di Trento e Bolzano. Quindi una cosa è certa e c'è scritto nella nuova riforma: noi non potremo più votare il Senato, ma non aboliranno il Senato, aboliranno la scheda elettorale con la quale abbiamo sempre votato.

Con il Sì non si taglia lo stipendio ai parlamentari

Renzi: Beppe Grillo è venuto a Firenze lunedì, ha fatto un assegno da 80 milioni, ha detto "In 6 anni con le indennità degli eletti 5 stelle in tutta Italia, tantissimi, hanno restituito 80 milioni di euro." Bravi. In 5 giorni possono restituire 500 milioni l'anno.

Di Maio: La Ragioneria generale dello Stato ha già smentito Matteo Renzi sui risparmi. Non si risparmierà un miliardo di euro, non si risparmieranno 500 milioni di euro, e il Senato continuerà a costare ancora tantissimo: 450 milioni di euro. Se volevano veramente ridurre i costi della politica approvavano la nostra legge, la legge Lombardi che tagliava lo stipendio a tutti i parlamentari e faceva risparmiare 90 milioni di euro.

Con il Sì ci sarà il caos istituzionale

Renzi: Il tema è "Perché votare sì o votare NO". Io voto sì perché voglio un Paese più semplice, basta, semplice, semplice. Chi vota sì semplifica le regole del gioco.

Di Maio: Lui dice che semplifica le regole del gioco, in realtà complica le regole del gioco. Dice che con questa riforma si supererà il bicameralismo perfetto, non è vero. Il bicameralismo perfetto continuerà ad esistere, ma sarà ancora più complicato, perché ci saranno leggi che dovranno essere discusse solo dalla Camera, alcune dalla Camera e dal Senato, e chi deciderà quali leggi si dovranno discutere alla Camera e al Senato? I due Presidenti. Perché l'articolo 70 dice che i due Presidenti si dovranno mettere d'accordo ogni volta che una legge dovrà essere discussa dai due rami del Parlamento. Facciamo un esempio: se c'è una legge anticorruzione il nuovo Senato potrà dire "noi questa legge la vogliamo discutere e la vogliamo modificare, perché qui dentro ci sono delle materie di nostra competenza". Allora succederà che il nuovo presidente del Senato, che potrebbe essere Vincenzo De Luca, andrà dal Presidente della Camera e comincerà a pretendere di discutere quella legge. Se non trovano un accordo si blocca tutto, non è sicuro neanche che possano andare alla Corte Costituzionale a discutere di quale sia la camera che debba discutere questa legge, facendo piombare il Parlamento nel caos.

Con il Sì non si risolvono i problemi del Paese

Renzi: In questo referendum trattando il futuro dei disoccupati -perché le politiche attive del lavoro riguardano i disoccupati, trattando del futuro della sanità - perché il Titolo V tocca la sanità -, trattando le spese che vengono risparmiate dai costi della politica, trattando attenzione la stabilità anche economica del Paese...

Di Maio: A parte quello che abbiamo già detto e che smentisce Matteo Renzi sulla questione delle politiche del lavoro, questa riforma ci illude che prendendo le competenze delle Regioni in materia lavorativa (che in questo momento sono in mano al Pd, perché la stragrande maggioranza delle regioni sono in mano al PD), prendendo quelle competenze e portandole a Roma risolverà il problema delle politiche attive del lavoro. Allora diamo una notizia a Matteo Renzi: non è che prendendo il lavoro dal Pd regionale e portandolo al Pd di Roma si risolve il problema del lavoro in Italia. Il vero problema è che in questo Paese muoiono 280 imprese al giorno. Le nostre piccole e medie imprese hanno oltre il 50% di tassazione, e allo stesso tempo siamo uno dei Paesi più corrotti d'Europa. Se veramente vuole risolvere il problema della tassazione sulle imprese, faccia una seria legge anticorruzione -se Verdini e Alfano gli danno il permesso, quelli che gli hanno votato questa riforma-, cominci a togliere i soldi dai costi della corruzione per lo Stato e li metta in abbassamento delle tasse alle piccole e medie imprese, vedrà che nasceranno nuovi posti di lavoro. E non ci sarà bisogno di spendere 16 miliardi di euro col Jobs act per drogare il mercato del lavoro e aumentare la precarietà e i licenziamenti. Lo stesso vale per la sanità su cui mente spudoratamente, perché le competenze della sanità resteranno a livello regionale, resteranno nelle mani dei politici regionali che le utilizzano come un bancomat, le sanità regionali, lo abbiamo visto con De Luca. De Luca dopo aver invitato al voto di scambio per il sì in Campania, è stato premiato con un emendamento in una notte qui in Parlamento, come commissario regionale della sanità. Che cosa significa? Che continuerà a nominare i suoi uomini come dirigenti della sanità campana, e come si fa in Campania si fa nel resto delle regioni. Se veramente Matteo Renzi e Beatrice Lorenzin, che parlano sempre di Sanità più efficiente, quando parlano di questa riforma vogliono risolvere i problemi della sanità in Italia, tolgano la possibilità ai politici di nominare i dirigenti della sanità. E questo si fa con la legge ordinaria, non serve una legge costituzionale.

Ora a me piacerebbe discutere di questi temi direttamente con Matteo Renzi e non dovendolo smentire a mezzo video come stiamo facendo in questo momento. Forse è per questo che si rifiuta di confrontarsi con noi in un dibattito televisivo. Manca poco al referendum del 4 dicembre, è ancora in tempo per confrontarsi con noi sui temi della sua riforma. E se non ha paura di essere smentito, se non ha paura di fare una figura barbina, scelga lui il luogo e il giorno e venga a confrontarsi con noi dopo essere scappato per tutta la campagna referendaria.

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giovedì 1 dicembre 2016

SI MUORE DI CANCRO O DI CHEMIO?

Ogni anno in Italia 363.300 persone ricevono una diagnosi di cancro, sono esclusi i carcinomi della pelle.
Ogni anno in Italia oltre 170.000 persone soccombono alla malattia.
Questi numeri però non devono essere interpretati e tradotti come la percentuale di mortalità del cancro, perché si verrebbe fuorviati. Se 360.000 persone scoprono il tumore e 170.000 muoiono non significa che il cancro ha una mortalità all’incirca del 50% (170.000 su 360.000 = 47%), perché non è così: la mortalità è molto più alta!


Va infatti precisato che la stragrande maggioranza di quei 360.000 tumori che ogni anno vengono scoperti non sono cancri fulminanti ma sono sovradiagnosi, cioè tumori innocui, incistati (in situ) che non creano nessun problema e nessun rischio per la vita della persona. Ma una volta scoperti - grazie agli screening - vengono catalogati come tumori e spesso curati come tali, facendo lievitare le statistiche di incidenza da una parte, i danni e le morti dall’altra.

La statistica è impietosa: nel corso di una vita media, ci dicono, circa 1 uomo su 2 e 1 donna su 3 sarà toccata dal cancro.
Ovviamente queste sono stime e sappiamo bene che con i numeri l’oncologia può affermare tutto e il contrario di tutto. Non si sta dicendo che il cancro non sia un problema serio che interessa sempre più persone, e non servono certo i matematici e/o gli oncologi a dircelo perché è la Vita stessa che parla da sola, ma va tenuto in seria considerazione il fatto che la maggior parte dei tumori è sovradiagnosi.

SOVRADIAGNOSI
Si tratta del pericolo più serio della diagnosi precoce, gli screening.
Consiste nel mettere in evidenza lesioni o tumori in situ che non sarebbero MAI evoluti nel corso della vita, ma sui quali, una volta individuati, ci si sentirà obbligati ad intervenire, questo soprattutto da parte del medico che vive e trasuda medicina difensiva.

L’Industria farmaceutica ha gentilmente sviluppato tecnologie - con il plauso del mondo intero - in grado di identificare le più piccole anomalie, ha poi modificato le soglie che definiscono la normalità e creato nuove malattie.
La grande maggioranza di queste anomalie scoperte in persone soggettivamente sanissime risulta inconsistente, cioè non darà MAI sintomi o problemi nel corso della vita, ma una volta individuate queste difformità? Cosa si fa?
La PAURA in questo frangente è deleteria, perché non lascia il tempo di pensare e riflettere...

Grazie alle nuove tecnologie diagnostiche (TAC, risonanze, ecc.) e alla risoluzione sempre più alta si creano molte potenziali sovradiagnosi e quindi molti interventi inutili, ma assai dannosi.
Fa molto riflettere la dichiarazione di un radiologo americano che dopo aver analizzato più di 10.000 pazienti arriva a dire che “in realtà, con questo livello di dettaglio, non ho ancora esaminato un paziente normale”…
Qualsiasi radiologo onesto intellettualmente e moralmente libero può solo confermare questo dato di fatto.

Qualche esempio concreto di sovradiagnosi?
Il British Medical Journal il 9 luglio 2009 ha pubblicato una ricerca dal titolo: “Stimare la sovradiagnosi di tumori al seno negli screening”. Lo studio ha revisionato i dati di paesi come Inghilterra, Canada, Australia, Svezia e Norvegia e il risultato è un preoccupante 52%.
Questo vuol dire che 1 mammografia su 2 è sovradiagnosi! Un tumore su due NON andrebbe toccato in quanto innocuo e non pericoloso.

Il New England Journal of Medicine il 18 agosto 2016 pubblica uno studio sulla tiroide e in questo caso i dati sono ancora più incredibili: dal 50 al 90% dei tumori alla tiroide sono sovradiagnosi.
La quasi totalità dei tumori alla piccola ghiandola alla base del collo NON andrebbero curati.

Il tumore alla prostata è senza dubbio il più sovradiagnosticato e il trattamento ufficiale sta portando all’invalidità (impotenza e incontinenza) decine di milioni di uomini sanissimi.
La stragrande maggioranza dei tumori alla prostata scoperti con il PSA, il test più fallimentare che la medicina conosca, infatti, non causerebbe alcun tipo di problema se non venisse individuata.
La maggior parte degli uomini trattati starebbe benissimo se non sapesse di quel cancro. Ad affermarlo è nientepopodimenoché il prof. Richard Ablin, il medico scopritore nel 1970 del PSA stesso. E se lo dice lui qualche pensiero sarebbe bene farselo…

Ogni anno in America a 240.000 uomini (35.000 in Italia) viene diagnosticato il cancro alla prostata.
Gli uomini hanno un rischio del 3% nella loro vita di morire di cancro alla prostata, il che significa che il 97% degli uomini avrà il test del PSA che probabilmente causerà maggiori danni che benefici, assieme alle immancabili terapie successive alla diagnosi.
La lettura di questi dati è inquietante: la sovradiagnosi nel cancro alla prostata mediante PSA è del 97%.

Alcuni uomini muoiono di cancro della prostata,
ma quasi tutti muoiono con il cancro alla prostata!

Dopo quello che è stato appena detto sorgono delle domande: le persone stanno morendo a causa del cancro o a causa delle cure? Le persone che hanno il cancro e seguono i protocolli guariscono o no? Cosa accade a tutte le persone sovradiagnosticate?
Per rispondere a queste delicate domande è importante conoscere l’origine storica della chemioterapia…

ORIGINE STORICA DELLA CHEMIOTERAPIA
Innanzitutto è necessario occuparsi di guerra chimica, la cui paternità va attribuita al chimico tedesco Fritz Haber.
Allo scoppio della Grande Guerra il dott. Haber dirige il prestigioso Kaiser Wilhelm Institute a Berlino e il suo laboratorio chimico ha un ruolo centrale nello sforzo bellico: sviluppa gas irritanti utili per stanare dalle trincee i soldati nemici.
Tra tutti i gas studiati uno solo emerge per caratteristiche utili allo scopo: il cloro.
Questo gas dal colore gialloverde è estremamente tossico ed è caratterizzato da un odore soffocante che penetra violentemente nelle vie respiratorie.

Il 22 aprile 1915 l’esercito tedesco scarica oltre 146 tonnellate di gas di cloro (detto dicloro o diossido di cloro) a Ypres in Belgio: le truppe francesi, britanniche e canadesi prese alla sprovvista cadono come mosche cercando di proteggersi le vie aeree con banali fazzoletti.
Fu una vittoria straordinaria per i tedeschi, ma Fritz Haber pagherà molto caro questo attacco perché, qualche giorno dopo aver usato il gas, sua moglie Clara Immerwahr, chimico pure lei, si suicida con un colpo di pistola direttamente al cuore usando l’arma di servizio del marito che per questi servizi era stato promosso al grado di capitano…

Gli Alleati nel frattempo si sono dotati di maschere antigas per cui il cloro non è più un problema. Fatta la legge e trovato l’inganno. Haber per ovviare il problema maschera mette a punto il fosgene, costituto da una miscela di dicloro e monossido di carbonio. Meno irritante per naso e gola del cloro stesso ma rappresenta la più letale arma chimica preparata a Berlino, poiché attacca violentemente i polmoni riempiendoli di acido cloridrico.
Verso la fine della Guerra quando le vittime dei gas si contano a decine di migliaia Haber lancia il suo ultimo ritrovato: il gas mostarda, detto anche iprite. Il nome deriva dalla località in cui è stato sperimentato: le trincee di Ypres in Belgio.

Gli effetti del gas mostarda sono terribili: provoca vastissime vesciche sulla pelle, brucia la cornea causando cecità permanente e attacca il midollo osseo distruggendolo e inducendo la leucemia.
Proprio da questa leucopenia (diminuzione dei linfociti nel sangue) nasce il concetto medico di chemioterapia.
Ma andiamo per ordine.

La sera del 2 dicembre 1943 il porto di Bari era gremito da quasi una quarantina di navi cariche di preziosi rifornimenti, tra queste la nave americana John Harvey partita dal porto di Baltimora. La Harvey, a differenza delle altre navi, aveva le stive piene di bombe all’iprite. Oltre 100 tonnellate di iprite (gas tossico e vescicante) sotto forma di bombe lunghe 120 centimetri e del diametro di 20. La nave sarebbe stata scaricata il giorno seguente.
Alle 19,30 uno stormo di aerei della tedesca Luftwaffe arrivarò nel porto di Bari bombardando le navi.
La John Harvey colpita prese fuoco e l’iprite mescolata alla nafta delle petroliere affondate formò un velo mortale su tutta la superficie del porto, mentre i suoi deleteri vapori si sparsero ovunque intossicando i polmoni dei sopravvissuti .
Il numero esatto di morti non si saprà mai, ufficialmente si parla di circa 1000 cittadini baresi uccisi.

Nel rapporto che seguì l’incidente vennero evidenziati dei fatti interessanti: le persone colpite da iprite svilupparono una grave aplasia del tessuto linfoide e del midollo osseo. Il colonnello statunitense Steward Alexander nella sua relazione finale notò che dalle autopsie dei morti per iprite si notava una notevole soppressione dei linfomi e dei mielomi.
Questo rinforzò l’ipotesi che solo un anno prima Goodman e collaboratori avevano fatto sull’impiego di derivati dell’iprite.
I dottori Goodman, Gilman e Dougherty somministrarono mostarda azotata (derivata dell’iprite) in sei pazienti affetti da linfoma maligno registrando un miglioramento iniziale delle condizioni cliniche e una riduzione delle lesioni neoplastiche. Poco importava se tale terapia era risultata devastante sotto altri punti di vista: questo era quanto bastava perché venisse pubblicato nel settembre del 1946 uno studio di portata epocale sull’effetto dell’iprite nei linfomi. Tale studio venne pubblicato sulla rivista Science con il titolo: “Azioni biologiche e indicazioni terapeutiche delle beta-cloroetilamine e dei sulfidi”.

Tutto ciò diede inizio - purtroppo per noi – all’utilizzo della chemioterapia che giunge fino ai nostri giorni.
Negli attuali bugiardini dei chemioterapici alla voce Categoria terapeutica viene riportato: “Analoghi della mostarda azotata”.
“Le mostarde azotate - ce lo dice il Ministero della Salute alla voce Emergenze sanitarie - furono prodotte per la prima volta negli anni Venti come potenziali armi chimiche. Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate. Sono in grado di penetrare le cellule in modo rapido e causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo”.

Quindi la chemioterapia è nata grazie ad un incidente di guerra ed è una vera e propria arma chimica!
Lo scrivono nei bugiardini le stesse case farmaceutiche che li producono e lo conferma il Ministero della Salute.
L’utilizzo in guerra di tali armi chimiche è vietato da numerose convenzioni: Dichiarazione dell’Aja del 1899, Convenzione dell’Aja del 1907, Protocollo di Ginevra del 1925 e Convenzione di Parigi del 1993, ma nella guerra al cancro non solo sono legittime ma sono anche le uniche riconosciute.

Oggi ad un qualsiasi malato di cancro viene iniettato un mix di sostanze chimiche vietate in guerra per la loro pericolosità dalla Convenzione di Ginevra.

SOPRAVVIVENZA AL CANCRO E ALLA CHEMIO
Una persona col tumore a cui vengono iniettati nel sangue farmaci derivati dall’iprite e dalle mostarde azotate (vescicanti e distruttori midollari) guarisce o no?
La risposta è che nonostante questi trattamenti alcune persone sopravvivono (non tanto al cancro ma alle cure ufficiali) e le testimonianze ovviamente non mancano. Ma tali persone avevano un cancro fulminante? Rientravano invece nella diffusissima sovradiagnosi? E tutto questo a che costo?

Come sempre i pro e i contro vanno soppesati e valutati entrambi.
Al Sistema interessa solo screditare mediaticamente tutte le persone che decidono di non fare i protocolli, ma evitano accuratamente di parlare di tutte le centinaia di migliaia di persone che muoiono ogni anno facendo le cure ufficiali. Come mai?
Forse i morti non sono tutti uguali: ci sono quelli di seria A e quelli di serie B?

Sui pericoli e sull’inutilità della chemioterapia citotossica nella sopravvivenza vi sono alcuni studi magistrali.
Il 5 agosto del 2012 la rivista Nature ha pubblicato uno studio nel quale si evidenzia come la chemioterapia usata per il cancro alla prostata in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita tumorale stessa rendendo immune il tumore a ulteriori trattamenti.
I ricercatori dello studio hanno spiegato che i risultati “indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita cinetica del cancro”, e questo ha trovato conferma, oltre al tumore alla prostata, anche in quello al seno e alle ovaie.

Del dicembre 2004 è la faraonica ricerca scientifica a firma di Grame Morgan (professore associato di radiologia al Royal North Shore Hospital di Sidney), Robyn Ward (professore oncologo all’University of New South Wales), Michael Barton (radiologo e membro del Collaboration for Cancer Outcome Research and Evaluation del Liverpool Health Service di Sidney).
Lo studio intitolato: “Il contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti” viene pubblicato su una delle più prestigiose riviste di oncologia del mondo, Clinical Oncology.
La meticolosa ricerca si è basata sulle analisi di tutti gli studi clinici randomizzati condotti in Australia e Stati Uniti nel periodo compreso tra gennaio 1990 e gennaio 2004.
L’analisi ha interessato 225.000 persone malate nei 22 tipi di tumori più diffusi e curate SOLO con chemioterapia.
Quando i dati erano incerti gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia.
Nonostante queste accortezze la conclusione non lascia spazio a tante interpretazioni:

Sopravvivenza Australia > 2,3%
Sopravvivenza Stati Uniti > 2,1%

“Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro”, scrivono nell’introduzione gli autori.
“In realtà - continua il professor Grame Morgan - malgrado l’uso di nuove e costosissime combinazioni di cocktails chimici… non c’è stato alcun beneficio nell’uso di nuovi protocolli”.
Se la chemio citotossica contribuisce alla sopravvivenza a 5 anni per un miserrimo 2% cosa è accaduto al rimanente 98% dei pazienti? E dopo 10 anni, ci sono dati?
Domande prive di risposta….

Un’altra ricerca interessante è quella del dottor Ulrich Abel, epidemiologo tedesco della Heidelberg/Mannheim Tumor Clinic. Abel chiese a circa 350 centri medici sparsi nel mondo l’invio di tutti gli studi ed esperimenti clinici sulla chemioterapia.
L’analisi durò parecchi anni e alla fine quello che risultò è la non disponibilità di riscontri scientifici in grado di dimostrare che la pratica della chemioterapia prolunghi la vita in modo apprezzabile.
Quindi da oltre sessant’anni stiamo usando farmaci citotossici che non solo non funzionano, ma che inducono più problemi e danni della malattia stessa.

CANCRO: IL BUSINESS INTOCCABILE
Non serve andare oltre per comprendere che la chemioterapia da oltre 70 anni sta facendo molto male alle persone, ma molto bene alle casse delle industrie che li producono.
Ecco qualche esempio di chemioterapico con tanto di prezzo in euro (Farmadati, 2013):

Ibritumomab (Schering), 1 fiala: 14.894 euro
Sunitinib (Pzifer), 30 compresse: 8.714 euro
Sorafenib (Bayer), 112 compresse: 5.305 euro
Erlotinib (Roche), 30 compresse: 3.239 euro
Pemetrexed (Eli Lilli), 1 fiala ev.: 2.265 euro
Topotecan (Glaxo), 5 fiale: 1.752 euro.

Questi veleni oltre ad essere i farmaci più tossici sono anche quelli più costosi nella storia della medicina e non si usano quasi mai singolarmente, perché gli oncologi preferiscono mescolarli e potenziarli nei loro cocktails, per cui il costo e i danni lievitano esponenzialmente.

Questo è uno dei motivi per il quale i protocolli NON si devono toccare: sono il business per eccellenza.
Tutto il resto è secondario, anche la morte…

CONCLUSIONE
Iniettare una sostanza citotossica, cioè velenosa e mortale per le cellule malate e sane, per il sistema immunitario, per il sangue, per la linfa, per il midollo osseo, per il cervello e quindi per la Vita stessa non può essere considerato un trattamento terapeutico, ma una vera e propria aggressione e guerra chimica.
Se fosse vivo oggi il chimico Fritz Haber molto probabilmente farebbe la stessa fine della moglie: si sparerebbe un colpo in testa nel vedere le armi chimiche mortali, scoperte da lui in periodo di guerra, usate nei protocolli oncologici nella Grande Guerra al Cancro….

Tratto dal nuovo libro di Marcello Pamio: “Cancro SPA”, rEvoluzione edizioni, 2016

Cancro SPA
Il business intoccabile: le cose da sapere che possono salvarti la vita - Prefazione di Giuseppe Di Bella
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere
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mercoledì 30 novembre 2016

Votare NO significa, votare contro la tecnocrazia sovranazionale

di Luciano Lago

Mentre il coro servile dei media di regime ci presenta la contro-riforma costituzionale adottata dal governo Renzi, il denominato DDL Boschi , come ” la più importante razionalizzazione delle istituzioni mai realizzata nel nostro paese”, messa in opera da quella che sarebbe una “classe politica nuova”, giovane e risoluta, i più qualificati giuristi indipendenti ci avvisano che, in realtà, ci troviamo di fronte ad “una delle più grandi mistificazioni politiche e culturali degli ultimi 50 anni di Storia di questa Repubblica”.

Le argomentazioni utilizzate, per motivare e giustificare questa truffa legalizzata, sono riconducibili all’esigenza di far recuperare efficienza al nostro sistema politico, dopo decenni di politica degenerata e corrotta, sotto la direzione direzione di una “nuova classe politica” efficientista e moderna, ove in realtà i “nuovi” sarebbero gli oligarchi del PD (come Renzi e la Boschi ) ineletti ma cooptati al Governo da un Parlamento giudicato incostituzionale (dalla Corte Costituzionale) ed un Presidente del Consiglio nominato da quel personaggio, che risponde al nome di Giorgio Napolitano, autore delle peggiori violazioni della stessa Costituzione e dimostratosi al totale servizio dei potentati finanziari che hanno diretto e dirigono la politica ed il sistema economico italiano.
Si nasconde all’opinione pubblica chi siano i reali “suggeritori” ed ispiratori della riforma costituzionale che possono essere individuati nei centri di potere finanziario che hanno messo la camicia di forza a questo paese condizionando e pilotando le sue scelte in materia di gestione politica e di gestione economica, ad ogni livello.



Dobbiamo chiarire che, per quello che ci riguarda, noi non siamo mai stati fra gli apologeti della Costituzione del ’48 in quanto ben sappiamo che questa fu, in qualche modo, influenzata dalla sconfitta e dalla conseguente perdita di sovranità che ha subito l’Italia nel 1945 con l’occupazione (non” liberazione”) degli anglo americani. Prova ne sia che, a parte la presenza ancora oggi di circa 113 basi militari USA nel nostro paese, risulta che la nostra Costituzione, non per caso, vieti qualsiasi referendum popolare sui trattati internazionali, oltre ad altre limitazioni evidenti alle forme più dirette della sovranità popolare (referendum propositivi), inesistenti in altri paesi. Non siamo quindi mai stati dalla parte dei “giullari di regime” come Roberto Benigni che magnificavano ad ogni piè sospinto la “Costituzione più bella del mondo” salvo poi sconfessarla per adeguarsi alle direttive ricevute. Quando però risulta evidente che interviene una “mano esterna” nell’imposizione della riforma, allora la misura diviene colma e conviene difendere, per quello che vale, quella Costituzione che dovrebbe contenere i principi fondamentali dello Stato italiano.

Non a caso, nei giorni scorsi, è apparso sul “Corriere della Sera” un articolo in cui George Soros, il miliardario di origine ungherese, ebreo e cittadino USA, dispensava buoni consigli a Renzi su come vincere il referendum costituzionale. In questo modo il più famoso di quei moderni banditi internazionali che sono i grandi speculatori finanziari internazionali confermava ciò quello che alcuni di noi sanno bene. I potentati finanziari ed il potere bancario (il vero potere ) sono le entità hanno suggerito la legge di riforma costituzionale e quelle che hanno il vero interesse nella vittoria della controriforma della nostra Costituzione. Per ottenere il loro fine, questi personaggi sono disposti ad utilizzare ogni mezzo, approfittando del loro totale controllo dei principali media (giornali e Tv), scatenando una campagna per il Sì a reti unificate, per convincere e raggirare l’opinione pubblica.

Il pronunciamento a favore di Renzi e della sua riforma da parte di Soros, che fa seguito a quello di Confindustria, dei top manager delle multinazionali, dei principali giornali finanziari come il Financial Times e l’Economist, nonchè dei banchieri italiani ed europei, ci dimostra quale sia la dimensione sociale dello scontro sulla controriforma costituzionale.

Bisogna essere consapevoli che , contrariamente a quanto affermato dai suoi estensori, la controriforma di Renzi/Boschi contiene proprio il fine ultimo di affossare la prima parte della Costituzione del 1948, quella dei principi generali.
Questa controriforma Renzi/Boschi avalla e consolida di fatto le “pseudo riforme” liberticide imposte dai Trattati Europei che esautorano le politiche economiche nazionali ed hanno reso superflui i principi democratici costituzionali fra i quali in primo luogo l’art. 1 che recita “…..L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
E’ noto che, con il Trattato di Maastricht, adottato nel 1992 ma con particolare accentuazione negli anni successivi, a partire dall’ingresso dell’Italia nell’area della moneta unica, le più importanti istituzioni europee e mondiali (Commissione europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale del Commercio, G-8) insieme ai governi più forti e influenti dell’occidente hanno a più riprese auspicato e poi imposto al nostro paese le tanto sbandierate “riforme”, cioè: – le riduzioni delle tutele e del potere di acquisto del lavoro e delle pensioni; – l’esautoramento di ogni autonoma politica economica nazionale; – l’adozione e la ratifica dei successivi e cogenti trattati europei, tanto invasivi quanto scellerati (fiscal compact, six pack accolto questo con l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, ). In tal modo sono state poste le premesse per la distruzione dell’apparato produttivo industriale, pubblico e privato del paese e il conseguente impoverimento generale, come in fatti è avvenuto, ed è stata preclusa al paese l’adozione di sue proprie politiche di sviluppo a tutto vantaggio dei paesi più forti dell’Europa, Germania in testa, che in questi anni hanno goduto, anche grazie a ciò, di un ulteriore vantaggio competitivo.
Tuttavia questo, con tutta evidenza, non era ancora sufficiente per l’oligarchia finanziaria.

Diventava, infatti necessario (come raccomandato da J.P. Morgan Chase Bank, nel maggio 2013 con un sua informativa) mutare la cornice generale della convivenza civile e politica all’interno di ciò che rimane della residua sovranità popolare degli stati europei, specie nei paesi più fragili e periferici, e dunque attuare unsuperamento definitivo delle Costituzioni nazionali ove ancora è presente il riconoscimento dei diritti sociali, ed in particolare della nostra Costituzione che viene vista dai responsabili dell’elite finanziaria come un residuato“ideologico” novecentesco di compromesso tra capitale e lavoro da superare secondo il volere dei ” mercati” dell’oligarchia finanziaria.

I Governi al servizio dei potentati finanziari, che negli ultimi anni si sono succeduti alla guida del paese, hanno tutti attuato politiche controproducenti sul versante dello sviluppo in quanto indirizzate ad attuare il dogma imposto da Bruxelles dell’austerità; con gradazioni diverse tra l’uno e l’altro, si sono dimostrati i più diligenti esecutori dei voleri del grande capitale transnazionale e, così facendo, hanno aggravato la crisi, aumentato le disuguaglianze sociali, con l’effetto di smantellare una buona parte dell’apparato industriale manifatturiero (a vantaggio della Germania) processo tuttora in corso, distruzione di buona parte del risparmio e svalutazione del patrimonio edilizio, aggravando la disoccupazione e la condizione di povetà di un largo strato della popolazione, di sottosviluppo del Mezzogiorno , spingendo l’Italia (e gli altri paesi deboli del sud Europa) in una situazione di crescente “stagnazione”, ossia sempre più nelle retrovie dello sviluppo.
Per effetto dei trattati europei, sono già risultati disapplicatati i principi fondamentali della Costituzione a partire dal principio di uguaglianza, dal riconoscimento e dalla tutela dei diritti sociali e del lavoro, ripudio della guerra, limitazioni di sovranità in condizioni di parità, ecc..I Trattati europei hanno tradotto in economia un programma di impronta neo-liberista ed hanno consolidato di fatto una tecnocrazia oligarchica sul versante politico.

Da notare che la legge Boschi sistematizza i processi di riduzione dei poteri e dei diritti popolari e del lavoro, di centralizzazione del potere, che già erano iniziati negli anni ‘80 del secolo scorso ed hanno trovato la loro piena attuazione nei programmi neo-liberisti di assoluta preminenza dei mercati elaborati dalla oligarchia euopea di Bruxelles. Questo per chiarire quale fosse il disegno sociale ed economico del decisionismo rivendicato oggi dai gerarchetti del PD. Nel mondo attuale dei mercati globalizzati e della speculazione finanziaria dominante si suggerisce che sarebbe indispensabile procedere a un nuovo tipo di sistema politico, più conforme al Consiglio di Amministrazione di una SPA che non ad un governo che si incarichi di rappresentare la volontà popolare.

Se si ripercorre la Storia della Repubblica, si vede che, in contemporanea allo smantellamento di quei vincoli di carattere costituzionale, che ancora permanevano nell’ordinamento italiano, quelli che limitavano mercato e potere d’impresa, fu sulla fine degli anni ‘80 che si diede il via alla piena affermazione del potere della finanza sul bilancio pubblico. Nel 1982 venne decisa la separazione del Tesoro dalla Banca d’Italia, per cui da quel momento l’amministrazione pubblica per i suoi bisogni avrebbe dovuto indebitarsi con le banche e la finanza internazionale a prezzi di mercato, invece che ricorrere alla Banca d’Italia come nei decenni di crescita precedenti. In pratica negli anni 80 si misero in campo tutte le basi delle politiche liberiste contro il lavoro e i diritti sociali, privatizzazioni e svendita del patrimonio pubblico, poi sviluppatesi nei trenta anni successivi.

Ora tocca a Renzi ed ai suoi gerarchetti del PD, eterodiretti, di portare a conclusione tutti i progetti di riforma autoritaria della democrazia nati oltre trenta anni fa, contemporaneamente ed assieme all’affermazione delle politiche economiche e sociali ai danni del lavoro e dei dirittti sociali.

Votare NO nel referendum costituzionale significa, dunque, votare contro la tecnocrazia sovranazionale che, grazie alla presente manomissione della Costituzione potrà appoggiarsi ad una autocrazia nazionale, ancor più vassalla delle oligarchie europee e del capitale transnazionale, che continuerà ad affossare lo sviluppo del paese che sarà ancora di più subalterno ad interessi stranieri .

Votare NO nel referendum significa dare un calcio a questa classe politica al sevizio dell’oligarchia finanziaria ed a un governo ineletto del “fiorentino” e dei suoi degni “compagni di merende”.


http://www.controinformazione.info/la-grande-truffa-del-referendum-costituzionale-voluto-dai-potentati-finanziari/





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Il turco Erdogan getta la maschera e rivela i suoi piani di espansione

di Luciano Lago

L’autunno è quella stagione che fa cadere tutte le foglie dagli alberi ma, in questo autunno del 2016, oltre alle foglie cadono anche le miserabili maschere utilizzate dai personaggi della scena internazinale.
Si era iniziato con la Hillary Clinton, la ex segretaria di Stato USA ed ex candidata alla Casa Bianca, la quale, a seguito delle sue mail desecretate, aveva rivelato il suo vero volto di persona corrotta, finanziata dai monarchi sauditi, oltre che dal trio Wall Street /Goldman Sachs/George Soros, ed era stata chiaramente individuata come responsabile dell’aggressione USA in Libia e della guerra per procura in Siria.

Adesso è la volta del “neo sultano” Recepit Erdogan il quale ha inviato le sue truppe in Siria mascherando l’operazione di intervento militare nel paese confinante come “necessità di combattere contro l’ISIS”, poi in aggiunta con la decisione di contrastare i “terorristi curdi”. Adesso lo stesso Erdogan finalmente afferma, in un discorso pubblico tenuto in data odierna, che le forze del suo paese si trovano in Siria per “mettere fine al Governo del Presidente Bashar al-Assad”.



“Il territorio siriano appartiene ai suoi veri padroni (i turchi). Noi ci troviamo là per stabilire la giustizia (sic!). Siamo entrati (in Siria) per mettere fine al “tiranno” ed al terrificante impero di Al Assad”, ha affermato questo martedì il presidente turco, Recepit Erdogan.
Bene finalmente cadono le maschere ed il comodo specchietto per le allodole dell’ISIS (creato appositamente per questo) ed i responsabili del massacro e della distruzione della Siria dichiarano le loro vere intenzioni.

Dopo il neo sultano ottomano, mancherebbe il terzo elemento, il Presidente Barack Hussein Obama, a confessare perchè ha dato inizio al conflitto per procura ed a quale fine i suoi servizi di intelligence abbiano armato e finanziato i gruppi terroristi che combattono in Siria. Anche Obama si è nascosto dietro la necessità di combattere l’ISIS ma in realtà lo sanno anche i sassi che sono stati gli USA a creare i gruppi terroristi di Al Nusra e dell’ISIS, per avere il pretesto di portare a termine i loro piani di divisione della Siria e dell’Iraq, con il fondamentale aiuto dell’Arabia Saudita, del Qatar e delle altre monarchie petrolifere.

Per quello che riguarda i turchi, dallo scorso Agosto le forze dell’esercito turco stanno portando avanti una operazione, denominata come “Scudo dell’Eufrate”, nel nord della Siria, con il pretesto di combattere il gruppo terrorista dell’ISIS (con cui hanno collaborato fino a ieri) e dei miliziani curdi, questi ultimi nemici di lunga data di Ankara.

Nonostante questo è la prima volta che Erdogan rende pubblico il vero obiettivo delle sue truppe in Siria, fatto che avviene nonostante il recente riavvicinamento della Turchia alla Russia, che, al contrario di Ankara, è intervenuta in Siria dopo averne ricevuto richiesta dal Governo di Damasco.

Lo stesso Erdogan, nel suo discorso, si è posto una serie di interrogativi retorici, affermando che loro (i turchi) “non possono più sopportare di assistere alla carneficina che si sta verificando in Siria”, dove secondo i suoi calcoli ci sono stati circa un milione di morti, visto che neanche l’ONU è voluta intervenire. Il turco rivela quindi, inaspettatamente, di avere un “animo sensibile”, quasi nessuno lo avrebbe detto.

Naturalmente Erdogan si guarda bene di specificare che la Turchia ha consentito il passaggio dal territorio turco alla Siria di un numero calcolato approssimativamente in circa 50.000 miliziani jihadisti inviati a combattere contro le forze dell’esercito siriano, tanto meno di dichiarare che questi miliziani hanno ricevuto assistenza e rifornimento di armi e munizioni dai servizi di intelligence turchi e dalla NATO, visto che proprio in Turchia si trovano i campi di addestramento e le centrali di arruolamento dei miliziani.
“Al principio abbiamo portato pazienza”, ha affermato il turco, “poi non abbiamo più potuto sopportare e ci siamo visti obbligati ad entrare in Siria assieme all’Esercito Libero della Siria”, l’ELS, (una formazione di ribelli appoggiata dalla Turchia e dalla NATO) come informa anche il giornale turco Cumhuriyet.

Queste le affermazioni del premier turco che rendono evidente le finalità di espansione della Turchia a spese della Siria, dove da tempo Erdogan reclamava la appartenenza all’Impero Turco dei territori del nord della Siria inclusa la città di Aleppo.
Alla Turchia sono però arrivati gli avvertimenti di Damasco che ha denunciato la violazione della sua sovranità commessa dalle forze turche che al momento hanno preso il controllo delle località di Jarabulus, Al-Rai e Dabiq. Risulta che attualmente le forze turche si siano concentrate sull’obiettivo di conquistare la citta di Al-Bab, e dirigersi poi verso Manbiy (anche in direzione di Aleppo), che si trova sotto controllo dei reparti curdi.

Tuttavia anche l’Esercito siriano ha iniziato le operazioni per riprendere il controllo della citta di Al-Bab, da dove distano pochi kilometri, e lo scontro con le forze turche appare sempre più probabile.

Erdogan sta sottovalutando, ancora una volta, anche gli avvertimenti ricevuti da Mosca che non ha intenzione di consentire l’ingresso di forze turche oltre 12 Km. dalla frontiera e per questo ha tracciato una “linea rossa” che i turchi non devono marcare.

Si aspetta quindi una prossima reazione anche da parte dei russi che hanno stanziato un possente apparato di forze aereonavali sul territorio siriano e non sembra che Putin abbia intenzione di dare partita vinta al turco Erdogan con cui rimane anzi da regolare un “vecchio conto” dell’aereo russo abbattuto proditoriamente in Siria.

Un vecchio adagio russo dice che “la vendetta è un piatto che va servito freddo” e sembra calzare precisamente con la situazione attuale dei rapporti Mosca-Ankara.

Fonti: Hispan Tv

Al Mayadeen

martedì 29 novembre 2016

"Ho 28 anni, mi licenzio e non voglio lavorare mai più"

"Ho 28 anni, mi licenzio e non voglio lavorare mai più". Un ex dipendente disegna la sua settimana di lavoro full time in un blog

"Ho 28 anni e dico addio al mio lavoro. Anzi, non voglio lavorare mai più". È questo il titolo di un blog apparso sul sito Vox, in cui un giovane programmatore di computer spiega cosa lo ha portato a scegliere di licenziarsi e a rifiutare anche solo il pensiero di un futuro impiego. Nonostante un buon stipendio e un lavoro full time, "Eevee" (questo il nome a firma del post, ndr) è convinto della sua decisione: "Maledizione, il vero sogno è fare poter fare qualcosa che si ami, non diventare l'ingranaggio della macchina di qualcun altro"..

Nel blog, condiviso più di 4000 volte, l'ex dipendente illustra con una metafora cosa significa riempire quasi interamente le giornate con il lavoro. Dice di amare molto i picnic e di volerne fare quanti più possibile, ma, ovviamente, la settimana lavorativa di 40 ore è un ostacolo. Nel primo disegno, lunedì, martedì, mercoledì etc sono giorni assolati e "pieni di possibilità - scrive -. Posso fare un picnic dove voglio, vicino ai fiori, sotto l'ombra dell'albero. Solo il sonno separa un giorno dall'altro, ma è una piccola distanza e non è difficile, la mattina dopo, riprendere da dove ho lasciato".



Ma ecco cosa accade se al quadro si aggiungono le ore da lavorare: improvvisamente fulmini e pioggia arrivano a dividere letteralmente in due la giornata. C'è ancora spazio per il picnic, ma è uno spazio ridotto, da ricavarsi e da godersi appieno prima che le nuvole tornino di nuovo il giorno successivo. "Il picnic deve essere inserito in quello spazietto e tutto il tempo non fai altro che guardare e pensare alla tempesta. Magari ogni tanto ci sono weekend senza lavoro, ma sono meno comuni del brutto tempo".

Dunque, l'ex dipendente arriva ad una conclusione: "Ecco in cosa il lavoro si è trasformato per me: una costante, cupa interruzione". Nonostante la decisione di abbandonare il suo impiego, ribadisce l'amore per la programmazione e spiega che ha moltissime idee che gli circolano per la testa, per videogame e nuovi linguaggi. Ma c'è un problema: "Molti di questi sono grandi sogni e hanno poco in comune con i sogni del mio datore di lavoro. Ho fatto del mio meglio per cercare un punto in comune tra questi due piani, ma alla fine la voglia di prendere uno stipendio ha avuto la meglio. Eppure, ad un certo punto, la tensione è diventata insostenibile e qualcosa o qualcuno andava sacrificato. Ho scelto di sacrificare il lavoro".

Fortunatamente a fargli da "cuscinetto" ha trovato alcuni vecchi progetti da rispolverare e da far fruttare. Non sa ancora cosa accadrà in futuro, con le spese quotidiane e il mutuo da pagare. "Mi sono licenziato solo da una settimana, ho l'impressione che sia stata un lungo weekend di libertà. Sono più felice, dormo meglio, mi lascio interrompere dal mio gatto". Scrive che spera che ognuno riesca a trovare un equilibrio tra lo stipendio e la sopportazione del lavoro: "Il sogno dovrebbe essere quello di fare ciò che ami, non essere l'ingranaggio della macchina di qualcun altro. Spero che tutti, prima o poi, troveremo il modo di arrivare a questo".

Ilaria Betti, L'Huffington Post


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C'ERA UNA VOLTA IL SISTEMA IMMUNITARIO



Nel corso degli anni sono avvenuti molti cambiamenti…
Ci sono state trasformazioni, evoluzioni e scoperte ma anche recessioni e passi indietro.
Ci hanno spesso ipnotizzato con credenze o convinzioni che poi si sono riscontrate infondate, altre colte hanno ingigantito il problema per far si che ognuno potesse abboccare..

L’ennesima ipnosi di massa cui siamo stati sottoposti riguarda la teoria dell’”immunizzazione da vaccino”..

Vi siete mai chiesti come mai fosse sempre pronto il l’antidoto miracoloso sotto forma di vaccini, ancor prima che arrivasse il ceppo influenzale????????????????????
Era già pronto per essere messo in commercio…

Vi hanno mai elencato le controindicazioni di un vaccino anti-influenzale?????
Ebbene, nonostante i possibili danni di tale medicina (perchè comunque è un farmaco a tutti gli effetti) il cittadine viene disinformato sulle eventuali reazione avverse….
Dovete sapere che VOI quando decidete di vaccinarvi date un consenso, e quel consenso comporta anche il diritto all’informazione. Dobbiamo sapere quali sono gli effetti, i vantaggi e gli svantaggi…
VE LI HANNO MAI DETTI? Scommettiamo che vi hanno risposto che avreste avuto solo un piccola “febbricciola”???

Pochi decenni fa ci hanno fatto credere che un’ inoculazione contenente metalli pesanti (veleni pericolosi per il nostro corpo) dovesse sostituirsi a ciò che per millenni era stato il nostro sistema immunitario.
(GUARDATE IL VIDEO partendo dal 4° minuto…)

Da allora le nostre difese immunitarie, sottoposte a vaccinazione hanno alzato bandiera bianca e con loro la nostra salute.

Ci hanno fatto credere che tutto ad un tratto esistevano delle “malattie incurabili” e pandemiche le cui cause non si conoscevano e che senza il vaccino avrebbero ridotto l’umanità all’ estinzione ed assieme ad essa anche il nostro sistema immunitario.
MA OLTRE AI BENEFICI DI TALI VACCINI, VI HANNO MAI ELENCATO I POSSIBILI EFFETTI COLLATERALI???????
Tutto tace…..

Hanno saputo coinvolgere Università le quali era abbondantemente finanziate dalle solite banche ed industrie farmaceutiche, hanno tirato in ballo professori e medici per portare avanti il piano di promozione della vaccinazione.
Hanno saputo toccare in maniera strategica tasti delicati come la paura: l’industria dal più alto fatturato che sia mai esistita esista.

Ovviamente non vogliamo dire che essi non servono a nulla, ognuno è libero di credere e agire come vuole, ma è una convinzione errata è pensare che questi vaccini siano la soluzione primaria al nostro benessere…

Forse ci vogliono smemorati all’occorrenza, perchè così conviene e quindi:

– hanno “dimenticato” di dirci che nel latte materno da sempre ci sono tutti gli anticorpi e le sostanze nutritive che difendono il bimbo da tutte le malattie. Gli permettono una crescita sana e robusta ricca di tutto quello che serve.
Eh si…Perché doverlo dire? Anzi… In tv invece di promuovere l’allattamento materno, pubblicizziamo le varie marche di latte artificiale pieno di olio di palma!
– Hanno “dimenticato” inoltre di dirci che se non mangiamo cibo adatto alla nostra specie animale nasce la malattia. Dopotutto solo se il terreno è fertile per lo sviluppo di batteri e virus questi si sviluppano.
– Hanno “dimenticato” che la scarsità di condizioni igienico-sanitarie influisce sullo sviluppo delle malattie esantematiche.
– Hanno “dimenticato” di sensibilizzare l’opinione pubblica anche sui rischi e sulle controindicazioni.

Questi grandi “smemorati” nel 2009 NON hanno dimenticato di terrorizzare l’umanità con la cosiddetta influenza A (influenza più debole di un comune raffreddore, ma che secondo loro poteva portarci all’ estinzione di massa).
Ci hanno detto che dovevamo vaccinarci in massa su scala globale. Nonostante il terrorismo mediatico dei Tg la gente non ha abboccato, i vaccini stavano ancora nei magazzini a marcire a Natale, quando improvvisamente… la suina è morta. Non se ne è saputo più nulla. Chissà, forse con le feste sarà finita su un bel piatto di lenticchie.


Questi “smemorati” NON hanno dimenticato di terrorizzarci con l’ epidemia da Ebola nel 2013/2014… Altro virus creato in laboratorio. Eppure mi pare che vi siano stati tanti casi di guarigione GRAZIE AL MIRACOLOSO ANTIDOTO OVVIAMENTE CREATO IN LABORATORIO…Eh si, più miracoloso dell’acqua Santa. Magari questi scienziati avevano un legame stretto con Dio il quale ha passato loro la cura rigenerativa! O forse è più facile pensare che chi ha creato il virus in laboratorio è stato anche capace di eliminarlo??? Ovviamente utilizzandolo sono per chi fa comodo…Tanto che importa se qualcuno ci rimette le penne! Fatto sta che si andava sempre a cercare il morto oltre oceano, in luoghi dimenticati da tutti. Il Video dura 40 minuti ma vi chiediamo vivamente di vederlo! Caricateleo al 4° minuto ed ascoltate attentamente le parole.Troverete un ulteriore passaggio importante anche al minuto 14:30. E’ troppo interessante per passare inosservato! Dobbiamo diffondere perchè la gente deve sapere e non deve dimenticare!

http://renovatio-zak.blogspot.it/2013/10/cera-una-volta-il-sistema-immunitario

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domenica 27 novembre 2016

OSHO UCCISO PERCHE' PERICOLOSO PER IL SISTEMA

Osho venne sottoposto a «una serie di procedimenti illegali», e tenuto in stato di arresto per molti giorni in più rispetto a quella che sarebbe stata la normale procedura, senza che i suoi avvocati fossero avvisati dell’arresto. Venne trasferito in 12 giorni prigioni diverse, «senza motivo e senza una regolare procedura». In un carcere fu registrato col falso nome di David Washington: perché?

Fu tradotto in un penitenziario di contea e non nel carcere federale, dove per giunta rimase 4 notti anziché una, come previsto in genere per i prigionieri in transito. Leggendo la sua biografia, e il libro che alcuni suoi discepoli hanno scritto sulla sua morte, saltano agli occhi poi alcune cose.

Anzitutto la testimonianza di un detenuto in carcere per omicidio, Jonh Wayne Hearu, che al processo dichiarò di essere stato avvicinato per gettare una bomba sulla comunità di Osho.
Furono addirittura insabbiate le testimonianze di alcuni agenti federali, che dichiararono che stavano indagando su un’altra bomba, destinata non alla comunità di Osho ma al carcere nel quale il leader spirituale era stato tradotto. Gli uomini dell’Fbi fecero capire che si trattava di «telefonate partite da centri istituzionali», ma «l’inchiesta su questa vicenda venne insabbiata e il funzionario che stava indagando venne trasferito».


Il giorno dell’arresto, continua Franceschetti, erano pronti centinaia di militari che avevano circondato la comunità di Osho.

Erano «in assetto da guerra e con elicotteri da combattimento».

Il leader spirituale però «fu avvertito della cosa e quel giorno si fece trovare a casa di una sua seguace, dove si consegnò pacificamente».

Per giunta, da giorni, i suoi legali chiedevano notizie circa l’eventuale possibile arresto di Osho «il quale, nell’eventualità, voleva consegnarsi spontanemente».

Le autorità americane rassicuravano gli avvocati, ripetendo che non dovevano temere nulla. Eppure, «l’arresto fu effettuato a sorpresa e con la preparazione di un vero esercito».


Motivo? «A mio parere – dice Franceschetti – avevano preparato una strage, che fu sventata dall’allontanamento di Osho dalla comunità». Probabilmente, «per il governo la cosa migliore sarebbe stato provocare un incidente per poter uccidere Osho direttamente il giorno dell’arresto».

Giornali e televisione, che avevano sempre creato problemi alla comunità dipingendola come un covo di satanisti orgiastici, avrebbero liquidato l’eventuale Discepoli di Osho a Raineeshpurammassacro come l’inevitabile esito di un atto di ribellione da parte di fanatici fondamentalisti, una rivolta «repressa con le armi dall’eroico esercito americano».

Altro fatto inspiegabile: Osho disse di essere stato in carcere per 11 giorni, quando invece i giorni erano stati 12. «In altre parole, per un giorno Osho perse la memoria. Non fu mai chiarito il perché e il come». Resta il fatto che al guru fu riscontrato un avvelenamento da tallioche lo portò alla morte in pochi anni.

«Nei giorni successivi all’arresto, Osho fu trattenuto in carcere più del dovuto perché doveva prepararsi l’avvelenamento da tallio», che avvenne probabilmente «spargendo la sostanza nel letto dove Osho dormì». Era solito dormire su un fianco, e la parte del corpo che risultò agli esami maggiormente contaminata era proprio quella dove Osho aveva dormito. Una morte così sospetta, da mettere in allarme politici e intellettuali anche in Italia, firmatari di una denuncia scritta. Tra questi Lorenzo Strik Lievers, Luigi Manconi, Marco Taradash, Michele Serra, Giorgio Gaber, Lidia Ravera, Giovanna Melandri, Gabriele La Porta. «Il quadro dei fatti è impressionante», scrissero, «e gravissimi sono gli interrogativi che ne escono».

Per cui, «se coloro cui spetta non vorranno o non sapranno dare risposte persuasive, saranno essi a legittimare come fondata la denuncia dei discepoli di Osho». I firmatari chiesero l’apertura di un’inchiesta internazionale, per «far luce su questa pagina oscura», e per sapere «se, ancora una volta nella storia, il “diverso” sia stato prima demonizzato e poi eliminato nell’indifferenza generale».

Perché fu ucciso, Osho Rajneesh?
I suoi allievi accusarono «i fondamentalisti cristiani, che vedono Satana in tutto ciò che non è cristiano». Secondo Franceschetti, erano completamente fuori strada. Tanto per cominciare, «Bush padre, come il figlio e come Reagan (presidente al tempo dell’arresto di Osho) non sono cristiani nel senso “cristiano” del termine». Il cristiano vero «dovrebbe essere tollerante e amorevole verso tutti, e non dovrebbe per nessun motivo uccidere».

Loro? «Sono cristiani nel senso “rosacrociano”; fanno parte cioè di quel ramo dei Rosacroce deviato, l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro», e quando parlano di Dio e di Cristo «intendono questi termini in senso esattamente opposto al senso cristiano: non a caso in nome di Dio scatenano guerre uccidendo milioni di persone».

Bush ha spesso ha ripetuto che “Dio è con lui”. Già, ma «il Dio in nome del quale scatenano la guerra è il loro dio, Horus, non il Dio dei cristiani». Bush quindi «non è un cristiano», mentre Reagan e BushOsho «è più cristiano di molti “cattolici”, in quanto seguiva alla lettera i principi di amore e tolleranza che sono scritti nei 4 Vangeli».

Franceschetti indaga il profilo spirituale del crimine e la sua traduzione politica: «La comprensione e l’interiorizzazione dei principi su cui si basa la filosofia di Osho è idonea a scardinare proprio quei capisaldi su cui la massoneria rosacrociana basa la sua forza: ovvero il concetto della morte e il concetto del denaro».

Di fatto, con i suoi scritti, «Osho incita a non temere la morte, e a viverla come uno stato di passaggio, in cui addirittura si vivrà meglio che nel corpo fisico».

Quanto ai soldi, «nonostante girasse in Rolls Royce, non era attaccato al denaro: da giovane insegnava all’università ma rifiutò una promozione perché, disse, non voleva regalare ancora più soldi allo Stato con le tasse». Non si preoccupò mai del denaro, «perché sosteneva che nell’universo arriva sempre esattamente ciò di cui hai bisogno, nel momento giusto».

Le Rolls Royce?
«Arrivarono perché la sua comunità attirava anche gente ricca, e ciascuno metteva in comune ciò che aveva: gli avvocati gestivano gratis i problemi della comunità, i muratori costruivano, i medici curavano, i docenti di varie discipline insegnavano e, ovviamente, chi aveva soldi, donava soldi».

Secondo Osho, «il denaro e il lusso sono un mezzo come un altro, possono esserci o meno, ma non devono intaccare la serenità interiore, che invece si acquista con altri mezzi». Insegnava ad amare la vita, ma non ne era attaccato. Lo dimostrano le testimonianze dei seguaci che raccontano la sua ultima notte: rifiutò l’assistenza del medico personale.

«E’ il momento che me ne vada», disse. «Inutile forzare ancora le cose. Ormai soffro troppo, in questo corpo».

Per Franceschetti, dunque, «Osho faceva paura perché il sistema massonico in cui viviamo si basa su due fondamenti, la paura della morte e la paura della perdita economica».

Senza queste paure, il potere, che vive di minacce dirette o indirette (se ti opponi perderai il lavoro, perderai la vita, perderai l’onore perché ti infagheremo) non potrebbe resistere.

Senza la paura della morte (tua e dei tuoi cari) svanisce anche il ricatto familiare che si riassume nella frase: non ti opporre al sistema, se tieni alla tua famiglia.
A questo sistema la comunità Franceschetti di Osho contrapponeva un modello alternativo, basato sul mutuo aiuto: baratto e libero scambio di beni e competenze quotidiane, senza mercificazione.

«Anche dal punto di vista religioso, Osho poteva far paura», conclude Franceschetti. «Non ha fondato una sua religione, né si ispirava ad una religione particolare. Nei suoi libri e nei suoi discorsi utilizzava il Vangelo quando parlava a persone cattoliche, i Sutra buddisti quando parlava a buddisti, i Veda indiani quando parlava a induisti, e attingeva da fonti ebraiche, sufi e chassidiche».

Tra i tanti libri, scrisse anche “Le lacrime della Rosa mistica”, quella a cui si ispirano i Rosacroce. «Si possono leggere i suoi scritti, quindi, pur restando buddisti, cristiani, o ebrei. Ma dava una lettura dei testi sacri più moderna e al passo coi tempi, il che poteva far paura a coloro che ancora ragionano con schemi che risalgono a migliaia di anni fa, e che usano la religione come uno strumento per tenere sotto controllo le menti degli adepti».
Osho, in altre parole, «fu ucciso per lo stesso motivo per cui furono uccisi altri leader spirituali famosi, come Gandhi e Martin Luther King».

Soprattutto, «fu ucciso per la stessa ragione per cui vengono uccisi tutti quelli che si ribellano al sistema denunciandolo fin nelle fondamenta, dai cantanti, agli scrittori, ai registi, ai magistrati, ai giornalisti».

Il potere aveva ragione di temerlo: «La diffusione delle idee di Osho poteva contribuire a scardinare il sistema».

Se non altro, il suo pensiero non è andato perduto: lo testimonia la continua ristampa dei suoi libri, sempre più diffusi. «Per certi versi, Osho è più vivo che mai».

Fonte: http://www.libreidee.org/2015/05/insegnava-a-non-avere-paura-per-questo-osho-fu-ucciso/

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