la realta' è un'altra

giovedì 30 ottobre 2014

Il voto degli egoisti, il non-voto degli arresi


votoscambioPIN
Il futuro per Renzi è tornare indietro di 100 anni quando i lavoratori in piazza potevano essere malmenati e non esisteva alcun diritto, se non quello di tacere e a testa bassa accettare quello che “passa il convento”. Sullo scacchiere mondiale l’Italia deve diventare un Paese marginale di manodopera a basso costo. Così la Fiat, che per anni è vissuta con i soldi dello Stato (degli Italiani) potrà continuare a produrre nei suoi stabilimenti italiani, essere comunque concorrenziale sul mercato internazionale e portare i profitti aziendali negli Stati Uniti e quelli personali in Svizzera.
Renzi può fare tutto questo perché ha i voti di 7 milioni di pensionati che stanno bene (7 milioni su 17) e 4 milioni di dipendenti di alto livello nel settore pubblico e privato. In tutto 11 milioni di cittadini che vanno a votare puntualmente e con le idee chiare per tutelare i loro privilegi, infischiandosene del bene della Comunità. E gli altri 49 milioni di cittadini? La filiera produttiva degli artigiani, del settore agricolo, e delle piccole e medie imprese di prodotti e servizi non riesce ad aggregarsi, troppo impegnata a boccheggiare nel proprio spazio di egoismo e lamentela sempre più stretto e angusto. I disoccupati (3 milioni) sono divisi tra quelli assistiti, che hanno il lavoro in nero, e quelli disperati. Entrambi hanno cercato nella protesta di Grillo una chance, così come alcune categorie meno agiate del lavoro pubblico e privato. Purtroppo sono stati annientati nell’animo e perdono sempre più vigore.  Non c’è cosa peggiore che deludere i delusi.
I pensionati, quelli da 500 euro al mese, votano ancora Berlusconi con la speranza di una dentiera nuova, ma lui intanto pensa al suo di sorriso, facendo così buon viso a cattivo gioco con Renzi.
La Lega rimane l’unico sfogo per i piccoli e piccolissimi imprenditori, per quei lavoratori soprattutto del comparto privato che hanno ancora energia da spendere. Per il resto è la resa completa e progressiva di un Paese che vive nella paura e nell’egoismo. Diviso perennemente su tutto, incapace di fare i propri interessi perché si preferisce il “mal comune e mezzo gaudio”. Un Paese in cui 20 milioni di persone, il più grande partito che sia mai esistito se ne sta a casa, non va a votare perché nessuno di questi li convince o gli conviene.Ogni scusa è buona per accettare soprusi e schiavitù.
E quello che è successo a Roma con gli operai di Terni è solo l’inizio.
Intanto nel Paese cresce lentamente e progressivamente il Pin, un aggregato politico, culturale e sociale organizzato che vuole sollecitare un sussulto di coraggio che induca milioni di Cittadini a guardarsi allo specchio, non cercando più all’esterno la responsabilità del proprio malessere, ma accorgendosi che la Società è a immagine e somiglianza dei Cittadini. Dipende tutto da te! Supera l’orgoglio che ti spinge a vedere sempre responsabili “gli altri”, che possono essere i burocrati, i politici o i potenti di turno e mettiti in discussione domandandoti: cosa sto facendo concretamente per cambiare le cose? Quale progetto alternativo ho in mente e che coraggio ho di realizzarlo? Sono disposto a guardare davvero e aiutare chi ha un Progetto Alternativo? Oppure voglio solo lamentarmi perché é più comodo? Se da questa domanda scatta un sussulto interiore, allora sei di fronte ad un primo vero passo verso quella Società migliore che tutti al momento auspicano, ma solo a parole.
Un Progetto Alternativo e organizzato c’è, si chiama Pin e chi ha deciso di smettere di lamentarsi ci sta lavorando quotidianamente, senza il clamore dei media e il loro condizionamento, senza aspettarsi nulla in cambio per se stesso, ma sapendo di essere un tassello decisivo dell’evoluzione prima personale e di conseguenza sociale. Il Pin è un progetto aperto, che vuole una Società capace di mettere davvero al centro l’Uomo e la realizzazione dei suoi talenti, dei suoi scopi autentici, della sua bellezza, delle sue qualità migliori.Qualunque esse siano, purché non nuocciano al prossimo.  È questo il diritto che dobbiamo avere la forza di rivendicare, questa è la sfida del terzo millennio non solo per l’Italia, ma per l’intero genere umano.
Armando Siri

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mercoledì 29 ottobre 2014

La continua ricerca della Salute Perfetta

La Salute è un aspetto centrale della Vita. Sentiamo spesso dire che potresti anche avere tutto, ma se non c’è la salute non ti puoi godere la vita. Ed è un dato di fatto.
Conosco persone agiate che possono permettersi le cure più costose, senza una reale possibilità di guarigione con l’obiettivo di vivere non più in salute ma con il minor disagio possibile.
Nel mondo mainstream spesso ci sono code in farmacia, code negli ambulatori medici, code negli ospedali per richiedere visite specialistiche, code di persone in fila per avere qualcosa che possa ridare loro la salute.
Nel campo delle cure alternative chi si è reso conto che la medicina ortodossa, tradizionale, non è in grado di guarire realmente nessuno, passa da un naturopata all’altro, da un “guaritore” all’altro, segue il consiglio dell’amico che gli dice di andare da quello, che è davvero bravo, ha anche scritto dei libri, mi ha dato una dieta e dei prodotti da prendere che non sono medicine, sto davvero meglio.
Tuttavia dopo qualche tempo lo ritrovi di nuovo alla ricerca di qualcosa perché sta meglio ma sente che non ha davvero risolto il suo problema, c’è ancora qualche disturbo di cui vorrebbe liberarsi.
Quando sei giovane sembra che niente possa minacciare la tua salute. Mi ricordo di aver mangiato le cose più indigeribili, di un paio di sbronze da ritrovarmi disteso sul pavimento e un occhio semichiuso per una settimana, per poi ripartire alla grande come se niente fosse successo. Ma nella seconda metà della vita, e per molti molto prima, sembra che si paghi ogni sgarro presente e anche passato.
Allora iniziamo una dieta, prendiamo vitamine e minerali, beviamo succhi estratti di frutta e verdura, eliminiamo i prodotti confezionati, ci laviamo gli intestini con l’idrocolonterapia, non mangiamo porcherie, non beviamo più alcol, smettiamo di fumare, e iniziamo stare molto meglio.
Non stiamo più tanto male come prima, ma ancora non possiamo dire di avere una salute perfetta. Ci sono queste maledette ricadute. E allora andiamo da un altro terapeuta alla ricerca di nuovi rimedi. Facciamo venire l’esaurimento a Google inserendo in continuazione il termine del nostro disturbo, leggiamo su tutti i forum i consigli dei vari utenti, compriamo libri che parlano di infinite cure, facciamo la cura dell’aglio tormentando famigliari e colleghi, allora passiamo alla cura del limone, poi quella del carciofo, e così via, prendiamo indirizzi e cominciamo ad andare a fare visite e test di ogni genere e ritorniamo a casa con la nuova lista di cose da fare e da prendere.
Ricevo tantissime e-mail, molti si sono fatta l’idea che possa fare qualcosa per loro, mi parlano del loro disturbo e mi chiedono che cosa possono fare per ritornare ad essere in salute. Quando ho tempo rispondo spiegando che seguendo una determinata dieta, non prima di aver studiato i libri che possono portare a comprendere perché mangiando in un certo modo piuttosto che in un altro possono avere dei benefici, potranno migliorare la loro salute, se nel frattempo si prenderanno cura di altre condizioni presenti nel loro corpo che se trascurate renderanno vani i risultati del cambiamento di alimentazione.
Oltre a suggerire tutto quanto può essere fatto a livello del corpo fisico per migliorare la salute concludo sempre dicendo che è necessario occuparsi di tutte le componenti dell’essere umano. Tuttavia ho notato che quest’ultimo suggerimento non viene compreso o viene ignorato.

L’essere umano

Se vogliamo conseguire la perfetta salute non possiamo evitare di occuparci dell’essere umano a tutti i livelli. Abbiamo la tendenza di occuparci solo di quanto vediamo in questa dimensione che chiamiamo materiale, cioè del corpo fisico.
L’essere umano è fatto, metaforicamente parlando per fare un discorso intellegibile, a più livelli ognuno dei quali è la condensazione del precedente.
Possiamo suddividerlo grossolanamente in cinque livelli:
  • spirituale
  • mentale
  • campo magnetico
  • emozionale
  • fisico
(Le suddivisioni sono ad uso e consumo di questo articolo, sono solo delle allegorie e possono non corrispondere ad altre classificazioni.)
A livello spirituale troviamo le intenzioni, queste a livello mentale diventano pensieri che al livello successivo diventano emozioni che infine al livello fisico si condensano in alterazioni funzionali.
Per fare un esempio:
  1. Decido (mettere l’intenzione di) di odiare.
  2. Formulo quindi il pensiero di odiare una particolare persona (le motivazioni sono sempre e soltanto giustificazioni per sentirsi giusti nel farlo – per esempio: “Ti odio perché mi hai tradito”)
  3. Un nodo di vibrazioni di precise frequenze si forma nel campo magnetico (Intorno al corpo abbiamo un campo magnetico, potremmo definirlo la proiezione condensata di pensieri ed immagini, non voglio avventurarmi con elaborate spiegazioni perché c’è già molta confusione su questo procurata da differenti teorie di dottrine di diverso genere)
  4. L’emozione di rabbia e odio viene generata da quelle vibrazioni di conseguenza.
  5. Un eccesso di adrenalina viene prodotto sconvolgendo le funzioni di vari organi e sistemi.
  6. Rendendo tale intenzione persistente, spesso dimenticandoci di farlo, possiamo ritrovarci con disturbi e malattie (sintomi).
Andiamo poi in cerca di qualcuno che possa fornirci un rimedio per il nostro fegato dolorante.
È ovvio comunque che se io mantengo l’intenzione di odiare il sollievo che il rimedio può portare sarà solo temporaneo.
Per guarire veramente dovrò rimuovere anche l’intenzione di odiare o il risentimento espresso o inespresso che potremmo avere nei confronti di altre persone.
Ho prove personali di questo, ho visto i cambiamenti fisici dopo aver cambiato il modo di rapportarmi con le persone. Il benessere fisico non può essere separato dal benessere emozionale, dal retto pensare e da intenzioni supportate da benevolenza. E l’ho visto anche su altri.
A volte è sufficiente rimuovere il risentimento nei confronti di una persona e rendersi conto che l’acidità di stomaco che cercavamo di risolvere con cibi alcalinizzanti, acqua alcalina prodotta con costosi macchinari, prodotti alcalinizzanti e altro senza alcun risultato, ora non c’è più!
Altre volte invece è necessario intervenire anche a livello fisico quando il danno è andato oltre alla semplice alterazione di funzioni.
Se per esempio alcuni dei nostri denti si sono guastati irreparabilmente e abbiamo fatto ricorso alla devitalizzazione o a estrazioni fatte non secondo protocolli corretti, con conseguente necrosi delle pareti dell’osso che contenevano il dente, dobbiamo anche rimuovere il marciume che sta divorando la mandibola. In questo caso agire solamente ai livelli più sottili del nostro essere non è sufficiente.
Allo stesso modo, se soltanto intraprendessimo il cammino della bonifica dentale e se anche venisse fatto un lavoro perfetto, questo non impedirà ad altri denti ora sani di guastarsi, se non rimuoveremo intenzioni, pensieri ed emozioni negativi.
Questi livelli di differente densità è possibile vederli, almeno alcuni li vedono. Dipende dalla sensibilità e consapevolezza del singolo individuo. Faresti soffrire e guaire per il dolore un cane se soffiassi a lungo con forza in un fischietto ad ultrasuoni, mentre tu non sentiresti alcun suono. Ma il suono c’è.
Ho sempre avuto questa capacità di vedere oltre il corpo fisico, anche se non ho mai capito se non recentemente cosa vedessi realmente. Ed è possibile rimuovere questi “nodi” dal campo magnetico, con immediato sollievo di disturbi di cui la persona si lamenta. L’ho anche fatto qualche volta, ma credo che implichi delle responsabilità che forse non è il caso di farsi carico, perché quasi sempre la persona non fa il resto che deve fare, non rimuove l’intenzione malvagia e dopo una settimana la incontri e ti dice che è stata bene per un po’ ma ora il disturbo è ritornato.
Questo mi ha fatto pensare che ogni persona o cosa che la Vita ci fa incontrare è a nostro beneficio, anche la malattia. Non sono poche le persone che dopo aver contratto una malattia a un certo punto effettuano cambiamenti nel loro stile di vita e poi iniziano a guarire. E chi non lo fa ha a disposizione tutte le vite che gli servono per apprendere.
Siamo abituati a vedere le cose con noi stessi al centro di tutto. Ma siamo parte di un insieme perfetto, l’Universo. E abbiamo anche il libero arbitrio, possiamo crearci anche malattie, un mondo pieno di guerre e sofferenza, oppure il paradiso sulla terra, per citare Arnold Ehret. Guardando dal punto di vista dell’Universo, comunque vadano le cose, tutto è Perfetto.
La Salute Perfetta non è una questione strettamente personale. Puoi ricorrere ai rimedi migliori, al naturopata più gettonato, sistemarti i denti al meglio secondo i protocolli della Bonifica Dentale in linea con l’Odontoiatria Vitale, alcalinizzarti con l’alimentazione migliore che si possa trovare, fare tutto l’esercizio fisico necessario, ma per avvicinarsi ancora di più alla salute perfetta occorre curare il modo con cui ci relazioniamo con le altre persone, gli altri esseri viventi e l’ambiente.
Non possiamo parlare di perfetta salute solamente fisica. Non esiste. Esiste soltanto la Salute Perfetta dell’intero individuo. In assenza totale di uno stato di malattia, e quindi essere in Salute Perfetta, il corpo non potrebbe mai invecchiare né morire: la Salute Perfetta è solo appannaggio di un Immortale.

Luciano Gianazza
http://www.medicinenon.it/la-continua-ricerca-della-salute-perfetta
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martedì 28 ottobre 2014

CROZZA IL BUFFONE AL SERVIZIO DEL RE'


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LEGGE DI ATTRAZIONE O MAGIA NERA?

Quante volte avrete già sentito parlare della famigerata Legge di Attrazione, secondo cui gli esseri umani sarebbero in grado di Creare la propria Realtà, conformandola ai loro desideri più reconditi! Tuttavia, se anche voi avete notato che c’è qualcosa di impalpabilmente strano dietro la colossale operazione commerciale con cui le si è data risonanza; se anche voi avete provato a praticare con scarsi risultati le procedure propagandate; se anche voi avvertite che, dietro la facciata positivista, c’è un inafferrabile disallineamento rispetto alle genuine tradizioni spirituali, allora questo articolo fa per voi.
Per fare chiarezza sull’intricata questione, abbiamo tradotto, rieditato e pubblicato in lingua italiana il bellissimo trattato “True Reality Creation“, scritto da un pioniere del discernimento metafisico che risponde al pen name diMontalk, al secolo Thomas S. MinderleTrue Reality Creation è articolato in 2 parti e tratta in maniera chiara ed esaustiva l’arte della vera, corretta e autentica Creazione della Realtà.
Nella 1° Parte – Analisi delle mistificazioni New Age, che leggerete a seguire corredata da abstract e note a pié di pagina, sono analizzate in dettaglio le più importanti distorsioni, fallacie e mistificazioni diffuse e insegnate sia negli ambienti New Age sia nei corsi di “presunta” crescita personale; nella 2° Parte – La corretta Creazione della Realtà, attualmente in fase di preparazione e di prossima pubblicazione su Hearthaware, saranno esposte le corrette modalità per operare efficacemente la Creazione della vostra personale Realtà.

  • La dottrina New Age del “Tu Crei La Tua Realtà” (d’ora innanzi, abbr. in TCLTR), è fortementedistortamistificata e mal compresa, nonostante si basi su delle Verità Universali; il sistema TCLTR fa apparire la Creazione della Realtà molto più facile di quanto essa non sia, poiché è stato inflitrato dalle forze della gerarchia negativa STS allo scopo di piegarne gli effetti a proprio vantaggio;
  • L’atto della Manifestazione della Realtà è efficace soltanto se coinvolge esseri meno evoluti rispetto al manifestatore e ne rispetta il Libero Arbitrio. Se diretto verso entità superiori orientate negativamente, si trasforma in un atto di Magia Nera; l’atto della Richiesta o Preghiera è l’unico efficace quando si desideri coinvolgere entità superiori STO orientate positivamente, poiché ne rispetta la libertà di scelta nell’intervenire o meno in aiuto del richiedente;
  • ll Male non è assenza di Bene, ma una forza evolutiva con un’identità e un arbitrio propri. Le entità orientate negativamente, per sopravvivere alla loro natura parassitica ed entropica, hanno bisogno di consumare le energie animiche creative delle entità orientate positivamente;
  • Gli esseri superiori orientati sul sentiero STS hanno una maggior consapevolezza ma un minor Libero Arbitrio degli esseri umani: non possono essere forzati a cambiare rotta tramite l’invio di energie positive, a meno che non lo scelgano deliberatamente; qualora la scelta sia già stata compiuta, l’invio di energia non potrà cambiarne ma solo rafforzarne la polarità;
  • La vita sulla Terra 3D è caratterizzata da diversi tipi di Limiti: quelli illusori, quelli pratici e quelliimposti. Per avanzare lungo il sentiero dell’evoluzione è necessaria la rimozione di alcuni e lapermanenza di altri. I limiti autoimposti possono essere rimossi evolvendo fino allo stato di coscienza che li ha generati;
  • La compresenza e l’interrelazione fra esseri appartenenti ad entrambi i sentieri evolutivi (STS, diretto verso la polarità materiale, e STO, diretto verso la polarità spirituale) genera il giustoSforzo necessario al progresso di entrambi: l’evoluzione sarebbe impossibile in entrambi i casi estremi di sforzo insufficiente o sforzo insostenibile;
  • Lo Sforzo è una componente imprescindibile dell’evoluzione, diversamente dalla sofferenza. La sofferenza si manifesta proporzionalmente alla resistenza che la Personalità Inferiore oppone all’apprendimento delle lezioni karmiche: se proviamo sofferenza per motivi diversi dalla dissoluzione dei Programmi Subconsci o dalla Risoluzione Karmica, non stiamo agendo in linea coi dettami del nostro Sè Superiore;
  • La Risoluzione Karmica prevede l’apprendimento di una lezione evolutiva. Ogni volta che ne eludiamo una, l’esperienza relativa si ripresenta con una maggior sofferenza associata; il Sè Superiore sceglie le lezioni karmiche da apprendere durante la vita, la Personalità Inferiore determina il grado di sofferenza necessaria all’apprendimento delle lezioni;
  • In virtù dell’autorizzazione concessa dal vostro Sè Superiore, potete solo permettere o negare cose che abbiano un Libero Arbitrio inferiore al vostro: nessuna entità negativa capace di nuocervi esiste su un livello eguale o maggiore a quello del vostro Sè Superiore, poiché esso ha la giurisdizione e l’autorità di controllare e correggere tutto ciò che accade nella vostra vita. 
  • Ogni evento della vostra vita si verifica per una ragione. Conviene sempre riflettere saggiamente sui possibili significati ed estrarne la lezione in maniera efficiente, poiché in caso contrario, la lezione si ripeterà ancora, ma questa volta corredata da un’evitabile maggior sofferenza.
articolo completo
http://hearthaware.wordpress.com/2014/09/21/siete-davvero-i-creatori-della-vostra-realta-parte-i/#more-17219
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lunedì 27 ottobre 2014

MBST, La tecnologia per evitare operazioni e Farmaci boicottata da 15 anni dalle lobby farmaceutiche!





Come sempre, quando emerge una tecnologia che potrebbe danneggiare le lobby, viene fatta sparire! Che fine ha fatto la “molecola anti-tumore”? Ma questo non avviene solo in ambito sanitario: brevetti di motori non alimentati dal petrolio (ce ne sono diversi, tutti “sotterrati”, e alcune volte sotto terra c’è finito anche l’inventore… vedi Stan Meyer) le scoperte di Nikola Tesla (utilizzate solo in ambito militare…) quelle di Pier Luigi Ighina, i brevetti della Keshe foundation, il cui rilascio è stato bloccato da Obama e molto altro!

MBST, la tecnologia per evitare operazioni e farmaci boicottata da 15 anni, alle case farmaceutiche farebbe perdere soldi !!

Si chiama MBST e si tratta di un brevetto tedesco esistente da quindici anni.



Come tante invenzioni è stata scoperta per caso. Un ingegnere si è accorto che la risonanza magnetica, utilizzata come esame diagnostico, riusciva a “gestire” problematiche come l’artrosi e l’osteoporosi. È iniziato così lo studio del fenomeno. Prima in vitro, e poi, dati i risultati incoraggianti, è partita la sperimentazione sull’uomo.

In pratica, e in parole povere, alcune cellule del corpo, magnetizzate dalla macchina, riescono a rigenerarsi. Si tratta dei condrociti e degli osteoblasti. I primi servono a sintetizzare la cartilagine e quindi possono guarire l’artrosi mentre i secondi, rigenerando l’osso, possono guarire l’osteoporosi.

I benefici per i pazienti potrebbero essere enormi. Potrebbero rimandare l’intervento chirurgico evitando l’impianto di protesi e corpi estranei nel corpo, evitare la riabilitazione (che a volte dura una vita), evitare il trattamento farmacologico e risparmiare tanti soldini. Decisamente troppi benefici per i pazienti e troppe entrate che verrebbero a mancare alle case farmaceutiche e affini. Sarà questo il motivo per cui la tecnologia MBST, a distanza di quindici anni è ancora sconosciuta? Probabilemente sì.

Fonte
http://www.universo7p.it/mbst-tecnologia-per-evitare-operazioni-farmaci-boicottata-15-anni-dalle-lobby-farmaceutiche/

Videolink
MBST® - Nuclear Magnetic Resonance Therapyhttp://youtu.be/4q6FWBb8-4U

domenica 26 ottobre 2014

Crisi Grecia: tre cittadini su cinque vivono in povertà


Crisi Grecia. I numeri sono terribili. E il rapporto è del Parlamento. Tre cittadini su cinque, pensate un po’, vivono in condizioni di assoluta povertà. Un dramma di un popolo che non riesce ad uscire dalle tenaglie della crisi.

Come scrive l’Antidiplomatico:
Ebbene nel paese esistono 2,5 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà e altri 3,8 milioni di cittadini a rischio povertà. Parliamo di 6,3 milioni di persone su un totale di 10 milioni di persone. Più della metà. Le ragioni? “Privazioni materiali e disoccupazione”.
A portare a conoscenza dell’opinione pubblica questi dati è un rapporto dal titolo “Politiche sul reddito minimo nell’Unione Europea e in Grecia: uno studio comparativo” stilato da alcuni economisti per conto dell’Ufficio bilancio del Parlamento greco. Gli economisti, riporta Kathimerini, sostengono che a differenza degli altri paesi dell’Unione Europea “che attuano programmi per gestire le diseguaglianze sociali, la Grecia, che ha di fronte grandi fenomeni di estrema povertà e esclusione sociale, sta agendo in modo molto lento”. Gli autori hanno poi aggiunto che c’è una grande richiesta per assistenza sociale, mentre l’offerta da parte dello stato è “frammentata e piena di malfunzioni amministrative”.

Secondo Eurostat, riporta il blog Ktg, la Grecia è al primo posto nell’Unione Europea in termini di rischio di povertà e ha anche il tasso di povertà effettiva maggiore (23,1%). Oltre ad essere quarta, dopo Spagna, Romania e Bulgaria, in termini di disuguaglianza sociale.

La povertà relativa è definita dalla percentuale di proprietari immobiliari che guadagnano meno del 60% del reddito medio nel 2013: per una persona si tratta di 432 euro al mese; per un nucleo di quattro persone si tratta di 908 euro al mese.


http://www.lafucina.it/2014/09/27/crisi-grecia-cittadini-vivono-in-poverta/

Che ha detto MONTI? la Grecia è il più grande successo dell’euro AAHHH meno male ....
una frase pronunciata su Atene da Mario Monti in una puntata dell’Infedele (La7) del settembre 2011, due mesi prima di andare a Palazzo Chigi: la Grecia è il più grande successo dell’euro, appunto. Antar

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E IN ITALIA COSA SUCCEDE?

Le aziende italiane stanno pagando l'imposizione dell'euro a caro prezzo. Mentre una miriade di aziende fallisce, altre nonostante abbiano una tradizione, una storia e offrano prodotti di estrema qualità vengono acquistate e passano in mani straniere.
Dal 1998, quando la lira era già agganciata all'ECU (condizione postaci per poter entrare nell'euro), sono state vendute all'estero centinaia di imprese italiane che hanno fatto la storia e la fortuna del Made in Italy e del nostro Paese,tra queste: Locatelli, Algida, Fendi, Peroni, Lucchini, Wind, Riso Scotti. Solo negli ultimi quattro anni quasi 500 marchi nostrani sono passati in mano straniera. Uno degli ultimi marchi a perdere la proprietà italiana è stata la Garofalo a giugno di quest'anno, acquistata per il 52% da Ebro Foods. Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti il valore dei soli marchi alimentari italiani venduti all'estero dal 2008 ad oggi oltrepassa i 10 miliardi.
L'euro ha fatto dell'Italia terra di conquista e di vendita all'asta al ribasso dei nostri marchi più prestigiosi. I gruppi stranieri hanno speso circa 55 miliardi di euro per portarsi via i marchi italiani più famosi, soldi che non portano alcun valore aggiunto alla comunità che invece si vede depredata di una ricchezza inestimabile.
E' una strage delle imprese che porta l'economia al collasso.
Non c'è più tempo!
Fuori dall'euro per salvare le imprese del Made in Italy e recuperare la nostra identità.


Di seguito alcune della maggiori aziende italiane finite all'estero (fonte):

1998
Locatelli (Svizzera)
San Pellegrino (Svizzera)

1999
Algida (Unilever)

2000
Emilio Pucci (Arnault, Francia)
Fiat Ferroviaria (Alstom, Francia)

2001
Bottega Veneta (Francia)
Fendi (Francia)

2003
Peroni (Sudafrica)
Sps Italiana Pack Systems (Usa)

2005
Acciaierie Lucchini (Russia)
Benelli (Cina)

2006
Carapelli Sasso e Bertolli (Spagna)
Galbani (Francia)

2008
Osvaldo Cariboni (Alstom, Francia)

2009
Fiat Avio (divisione Fiat per il settore aerospaziale) (Usa,Inghilterra)

2010
Fastweb (Svizzera, aveva già parte delle azioni dal 2007)
Belfe (Sud Corea)
Lario (Sud Corea)
Boschetti alimentare (confetture) (Francia)

2011
Gancia (Russia)
Fiorucci (salumi) (Spagna)
Parmalat (Lactalis, Francia)
Bulgari (Francia)
Brioni (Francia)
Wind (Russia, prima Egitto)
Edison (Francia)
Mandarina Duck (Sud Corea)
Loquendo (leader nelle tecnologie di riconoscimento vocale) (Usa)
Eridania (zucchero) (Francia)

2012
Star (Spagna) Controlla i marchi RisoChef, Pummarò, Sogni d'Oro, GranRagù Star, Orzo Bimbo ed Olita
Ducati (Germania)
Eskigel (produzione gelati per varie catene di supermercati) (UK)
Valentino (Qatar)
Ferretti (nautica) (Cina)
AR Pelati (pomodori) (Giappone)
Coccinelle (Sud Corea)
Sixty (Cina) Proprietaria dei marchi Miss Sixty e Energie

2013
Richard Ginori (venduta a Gucci, Francese)
Loro Piana (Francia)
Pernigotti (Turchia)
Chianti Gallo Nero Docg (Cina)
Pomellato (Francia)
Scotti Oro (Spagna per il 25%)




http://www.beppegrillo.it

sabato 25 ottobre 2014

Chiuso per crisi: in tutta Italia scompaiono negozi e botteghe storiche


Da Torino a Napoli nessuno si salva. Tasse alte, adempimenti asfissianti, affitti che ti strozzano e concorrenza dei centri commerciali. A Milano non ce la fanno nemmeno gli esercizi commerciali a due passi dal Duomo. A Genova i cinesi sostituiscono le vetrine storiche della città.

Serrande abbassate, non è una questione di orario, giorno o stagione, sono abbassate perché il proprietario non ce la fa più, time out, addio, è stato bello finché possibile.
Un allarme che sbaglieremmo a considerare affare dei commercianti. I negozi, soprattutto le piccole botteghe, fanno parte del panorama e dell’identità delle nostre città. Senza le insegne illuminate, senza le vetrine che ci distraggono e ci accompagnano, si spengono le luci e anche la vita delle strade. Che diventano semplici luoghi di passaggio. Non solo: i negozi sono un presidio che assicura la cura e la pulizia delle vie. Sono, soprattutto, un fondamentale luogo di incontro. Per parlare, scambiare non solo merci, ma anche notizie sulla vita del quartiere e dei suoi abitanti. Sono un conforto, una compagnia per chi vive in solitudine.
Milano, Torino, Genova, Roma o il Sud Italia, è sempre uguale, secondo Confesercenti i più colpiti sono bar e ristoranti, librerie e negozi di abbigliamento: tra luglio e agosto di quest’anno, per ogni nuova impresa commerciale avviata, ben due sono defunte. A giugno 2014 più del 40 per cento delle attività aperte nel 2010 ha chiuso e bruciato investimenti per 2,7 miliardi di euro. Un collasso. Così basta passeggiare per le vie, non solo periferiche, ma anche centrali delle città per scoprire cartelli con su scritto vendesi o affittasi; in alcuni casi si parla di “obsolescenza”, riferito a tutte quelle attività colpite dallo sviluppo del commercio in rete, quindi le agenzie di viaggio, i negozi di musica, home video, le librerie o le edicole (quattro chiusure ogni due nuove aperture).
Alcuni numeri: i ristoranti segnano un meno 2.500, malissimo il commercio in sede fissa (-14mila negozi), il business delle sigarette elettroniche (4 chiusure per ogni nuova apertura), l’abbigliamento (addio a 3300 negozi). Inutile l’estremo tentativo dei saldi estivi: il Codacons stima che la quota di spesa media mensile dedicata al vestiario dalle famiglie italiane si è attestata dal 2012 al 5 per cento: quasi la metà del 13,6 registrato nel 1992, e che ci poneva, assieme al Giappone, al vertice della classifica mondiale.
Milano, guai perfino in centro 
Corso Vercelli, corso Magenta, via Meravigli, avanti fino alla centralissima piazza Cordusio. Se ne contano 20 di saracinesche chiuse lungo i due chilometri e mezzo di una delle principali direttrici dello shopping milanese. La crisi c’è ancora: “Gli affitti sono troppo alti per la situazione di oggi”, lamenta la signora dietro al bancone del Food & drink Rossomagenta. Qualche passo più in là, la parrucchiera sulla soglia del locale guarda a destra e a sinistra:“Qui i negozi aprono e chiudono”. Di fronte, proprio all’imbocco di corso Magenta, la bottega Luxury lingerie non ha superato l’estate: “L’avevano inaugurato appena qualche mese fa”.
Aprono e chiudono, i negozi. Sono più quelli che chiudono, a guardare i dati della Camera di commercio di Milano: a fine giugno 2014 le attività commerciali in città, esclusi bar e ristoranti, erano 12.216: 61 in meno di un anno prima. Soffrono di più i negozi di abbigliamento (-114), quelli di articoli da regalo e per fumatori (-55, soprattutto per il crollo delle vendite delle sigarette elettroniche), i giornalai (-25) e le cartolerie (-20).
Nemmeno le zone del centro vengono risparmiate. Anzi, qui le chiusure pesano per il 20% su tutte le cessazioni. Chi è fuori dai circuiti più fortunati del Quadrilatero della moda, di corso Vittorio Emanuele e di via Dante non sempre se la passa bene: per 100 metri quadri si pagano anche 100mila euro di affitto all’anno. Troppo, le vendite non sono più quelle di un tempo. “Il diradarsi di attività è un fenomeno che già da un po’ di anni colpisce le aree meno affascinanti – spiga
Alessandro Prisco, presidente di Asco Duomo, associazione di negozianti di 25 vie del centro –. Via Larga è piena di cartelli ‘affittasi’, la seconda parte di via Mazzini è desolante, come l’inizio di corso Italia”. All’angolo tra piazza Duomo e via Mercanti c’era un negozio di abbigliamento da montagna: via anche questo, s’è trasferito fuori Milano per lasciare il posto a un temporary shop che vende accessori per la cucina. Due passi in più, di nuovo piazza Cordusio. Poi l’inizio di via Meravigli: aperto il Big’s bar e il negozio di candele Ceratina. Giù le saracinesche della storica cartoleria De Magistris, del centro fitness, della farmacia che da un po’ s’è spostata in un centro commerciale, giù quelle della boutique Ilaria Folli e del negozio di specialità dolciarie regionali, un’istituzione da 50 anni. Resistono un altro bar, la bottega di numismatica e quella di biancheria per la casa. Per ora.
Genova, meno tre al giorno
“Certi giorni scendo in strada e non riconosco la mia città”. Annalisa Parodi ha 84 anni, è vedova, se ne sta sulla porta del suo condominio e indica, una per una, le saracinesche abbassate. Poi aggiunge: “Sa, per me che sono sola il negozio era più che un posto dove comprare. Io mi mettevo il vestito bello per andarci. Era un’occasione per parlare, per sentire le notizie del quartiere, per partecipare alla vita degli altri. E se avevo bisogno di qualcosa, se non stavo bene, il macellaio mio amico veniva a darmi una mano. Ma ora anche lui ha chiuso”. Annalisa abita a Sestri Ponente, storico quartiere operaio di Genova, semplice, ma pieno di dignità e di vita. Oggi nel Ponente soprattutto alcune vie secondarie sembrano le
strade di Atene durante gli anni più bui: una lunga fila di saracinesche abbassate. Succede qui e in tutta la città, come dimostrano i dati della Camera di Commercio. L’anno nero è stato il 2013: 573 aperture e ben 938 cessazioni di attività, per usare un termine burocratico che non racconta i dolori, talvolta i drammi, delle chiusure dei negozi. Alcuni con decenni di vita alle spalle. Accade nei quartieri meno ricchi, ma anche in quelli più benestanti, come Nervi (dove hanno casa
professionisti e giocatori di serie A, per dire): storiche insegne hanno lasciato spazio a banche. Poi anche queste hanno ceduto e sono arrivati i cinesi. Sempre aperti, tutti con la stessa merce. E i genovesi, con meno soldi in tasca, li affollano.
Paolo Odone, commerciante di vecchia data e presidente della Camera di Commercio, la spiega così: “Negli ultimi 5 anni il saldo fra le aperture e le chiusure dei negozi è stato sempre negativo, con un picco di -365 – un negozio in meno per ogni giorno dell’anno – nel 2013. La crisi economica non ha fatto che accentuare una situazione resa già critica dallo “sboom” demografico di una città che aspirava al milione di abitanti e si è ritrovata sotto i 600mila. In questa situazione, le famiglie dei commercianti hanno resistito spesso con il capitale, il cosiddetto fieno in cascina, ma oggi è finito anche quello. E con i prezzi in calo dello 0,2%, una Tari fuori da ogni proporzione e un sistema fiscale insostenibile, a fine anno rischiamo un nuovo tracollo”.
Chiudono i negozi, le strade si desertificano. E la città diventa più grigia. I ragazzi a volte si ritrovano nei centri commerciali – con la polemica delle tante Coop fiorite in ogni quartiere – ma anche i colossi stanno male.
A Roma lacrime diffuse
Via del Tritone, a due passi da piazza di Spagna, lacrime per chi si ricorda come era un tempo “qui giravano i soldi, ora siamo dei pezzenti”, parola di negoziante in crisi. Via Merulana, tra Colosseo e piazza San Giovanni, la situazione è
anche peggiore, difficile trovare una saracinesca alzata, è ruggine, polvere, malinconia, abbandono. In periferia, o comunque fuori dal centro, è anche peggio: la vecchia edilizia pensata e voluta da Caltagirone, prevedeva appartamenti sopra, attività commerciali sotto: ora è un perenne cartello vendesi. “Nei primi due mesi del 2014 sono stati chiusi 682 negozi”, raccontano i dati dell’Osservatorio Confesercenti e “nei tre settori di commercio, turismo e intermediazione, dove 451 fanno parte della categoria del ‘commercio al dettaglio in sede fissa’. Detto altrimenti, negozi e botteghe artigiane”. Ma complessivamente la situazione è anche peggiore e racconta di oltre diecimila locali commerciali sfitti o invenduti, con orafi, corniciai e falegnami inseriti nella categoria “Panda”. “Persino i centri commerciali accusano il colpo, mentre le uniche attività che sembrano tener lontano la crisi sono i bar e i ristoranti. Sempre secondo la Confederazione nazionale dell’artigianato, in nove anni gli esercizi di ristoro nel cuore della Capitale sono passati dai 48 del 2003 ai 153 del 2012. Bar e ristoranti gestiti sì, da italiani, ma che appartengono sempre più a stranieri, cinesi per lo più”. Così è normale vedere a Roma delle saracinesche sollevarsi do notte, un momento, un attimo, e qualcuno varca la soglia solo per dormirci: la tariffa è tra i 30 e i 50 euro a notte, nessuna licenza, solo “un racimolare qualche soldo, sono mesi che cerco di affittare ma
niente”, spiega un ex negoziante del centro. Quindi l’escamotage del dormitorio. “Ma se ha chiuso la Ferrari, pensa noi”, insiste. Vero. Saldi al 70 per cento per lo store del Cavallino, uno dei punti di gloria dell’era Montezemolo, ora non più, casse vuote, e nessuna voglia di ripianare, la soluzione è stata quella di mollare.
Napoli ‘a nuttata non passa
A Napoli citano Eduardo De Filippo e dicono: “Adda passà ‘a nuttata”. Ma la nottata del commercio partenopeo è buia e tempestosa. Nei primi sei mesi del 2014, tra Napoli e provincia, hanno serrato le saracinesche 2.244 negozi e 591 tra bar e ristoranti. L’elenco dei caduti vanta nomi illustri. Ha chiuso dopo 50 anni il negozio di abbigliamento De Vito. Hanno chiuso altri esercizi storici come Buonanno e De Nicola. Hanno svuotato i locali grandi firme come Diesel, in piazzetta Rodinò, Frette, un punto Armani. Alla fine dell’anno scorso ha chiuso dopo 95 anni la libreria Guida a Port’Alba dove acquistava Benedetto Croce e dove intere generazioni si erano rifornite di testi scolastici. Una recente inchiesta della Procura antimafia, pm Catello Maresca, ha dimostrato che gli interessi dei distributori di cd e dvd vergini e a poco prezzo, grazie all’evasione delle tasse, si saldano con quelli dei clan camorristici che con la pirateria audio-video ricavano ingenti profitti. Con la chiusura di un altro punto Guida e di Loffredo, l’intero quartiere Vomero, 200 mila abitanti, da dove proviene una nutrita fetta dell’intellighènzia napoletana (a cominciare dal sindaco Luigi de Magistris) è rimasta sprovvista di librerie. Per fortuna, o purtroppo, c’è Internet. Costrette alla chiusura, con centinaia di dipendenti sul lastrico, le grandi catene di elettronica e prodotti culturali come Eldo in piazza Matteotti, e Fnac.
Nel solo settore dell’abbigliamento il calo in Campania è stato del 10,5%, il peggiore in Italia (dati Federmoda – Confcommercio). Poi quando apre una nuova azienda non bisogna esultare subito. “Le nuove iscrizioni al Registro delle Imprese sono operazioni finanziarie per mascherare stati di crisi” spiega il presidente della Camera di Commercio Maurizio Maddaloni, “e troppo spesso per agevolare attività illegali, come accade per alcuni ristoranti o negozi di abbigliamento che
aprono e chiudono in poco tempo”. Ricorda il presidente Ascom, Pietro Russo: “Dal 2008 la provincia di Napoli ha perso 11 punti di Pil e 100 mila occupati, il 15% della forza lavoro. Poi ci sono tante criticità tipiche del nostro territorio: la vendita di merci contraffatte negli ultimi 5 anni ha tolto, solo in provincia di Napoli, ben 6 miliardi al circuito dell’economia legale; ed abbiamo una città a brandelli”.
Torino, dopo gli operai le librerie
Le ultime ad andarsene sono le librerie del centro di Torino. Qualche storico negozio lascerà gli spazi in cui stava da decenni: la libreria Zaniboni o la Dante Alighieri non riapriranno, mentre la Paravia si trasferirà in un quartiere meno centrale. La crisi ha colpito pure i negozi più grandi, come la Fnac che ha chiuso o la Coop che si è trasferita fuori città. Per rimanere in tema di libri, la trattoria Mama Licia, in passato frequentata dall’editore Giulio Einaudi, ha lasciato le sue cucine per gli affitti troppo alti. La situazione non cambia fuori dal centro fino alla periferia: che sia il ricco quartiere Crocetta o l’operaia Mirafiori, panetterie, piccoli alimentari, negozi d’abbigliamento e di sigarette elettroniche abbassano le serrande e i locali restano sfitti e invenduti per anni. In città, stando agli ultimi dati della Confesercenti, dall’inizio dell’anno hanno chiuso 543 attività, quasi 1.200 se si considera la provincia. Nel 2013 non era andata meglio: spariti 1.167 negozi, “con un saldo negativo di 181 esercizi in rapporto alle aperture”, stando all’Ascom e alla Camera di Commercio. È il sintomo di una crisi che è cominciata con la Fiat e i suoi operai, ha colpito il suo indotto e, a catena, i consumi e si ripercuote su tutta l’economia. A dare il colpo di grazia poi sono gli affitti sempre alti, soprattutto nella centralissima via Roma, tanto alti da soffocare anche attività economiche di lusso. Per abbattere i costi i gestori dello storico emporio alimentare Paissa hanno chiuso il locale di piazza San Carlo tenendo aperti gli altri locali più piccoli e dagli affitti meno alti in via Cernaia e in corso Alcide De Gasperi. Una libreria che chiuderà i battenti è la Dante Alighieri. Per Mimmo Fogola, che la gestisce insieme al fratello Nanni, il problema non è l’affitto: “La concorrenza delle grandi librerie: sebbene la legge imponga sconti fino al 15 per cento, loro arrivano al 25 per cento semplicemente chiamandole ‘promozioni’”.
di Alessandro Ferrucci, Luigi Franco, Vincenzo Iurillo, Andrea Giambartolomei e Ferruccio Sansa
Il Fatto Quotidiano, Lunedì 23 settembre 2014

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Armando Siri - no euro, riforma fiscale 15%





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