venerdì 15 dicembre 2017

L'INCRETINAMENTO GENERALE PROSEGUE A PIENO RITMO

A volte si cercano le risposte sui libri o nella filosofia o chissà dove, quando le si ha lì davanti, proprio sotto il naso. Succede.

E succede che si pensa sempre che le risposte a una domanda difficile debbano essere, anch’esse, estremamente difficili; talmente difficili, che solo in pochi, in pochissimi, potrebbero essere capaci di decifrarle, posto che riescano ad arrivarci. E invece, magari, le risposte sono semplici, di una semplicità addirittura disarmante: proprio perché nessuno pensa che lo siano, tutti ci girano attorno e non le notano neppure, non le degnano d’uno sguardo, benché siano proprio lì, chiare ed evidenti, purché ci si lasci cadere la benda dagli occhi.

Perché è proprio quella benda che abbiamo sugli occhi, che c’impedisce di vedere le cose che abbiamo davanti; e, fuor di metafora, è il blocco mentale da cui siamo affetti, che ci inibisce di trarre le logiche deduzioni da tutti quei fatti che pure la nostra mente è in grado di registrare; ma poi si rifiuta di fare la somma e si perde in ricerche astruse, si mette a cercare la verità lungo strade improbabili, si dilunga e si attarda per sentieri impossibili, che non conducono da nessuna parte.
Libri e varie...

In altre parole, siamo stati condizionati a non pensare con la nostra testa, ma a lasciare che qualcun altro pensi per noi; siamo stati programmati per vedere solamente le cose che fanno comodo a qualcun altro, e per non vedere assolutamente le cose che tornerebbero utili a noi.

Ci stiamo affannando per capire il momento storico che stiamo vivendo, tuttavia manchiamo continuamente il bersaglio, perché non abbiamo la chiave, o, per essere più esatti, l’abbiamo smarrita;e, senza la chiave, non ci riusciremo mai. Possiamo solo mettere in fila parole, magari anche numeri, statistiche, grafici e diagrammi; possiamo fare dei discorsi molto convincenti, ma solo in teoria; scrivere trattati di sociologia, di psicologia e anche di teologia, e comporre belle tesi di laurea, di quelle da centodieci e lode: ma non ci avvicineremo a quel che stiamo cercando, neppure d’un centimetro.

Quel che dovremmo fare, per prima cosa, è de-condizionarci: toglierci la benda dagli occhi, sbloccare la nostra capacità di riflessione e di ragionamento, che, ora come ora, è completamente bloccata, come un motore imballato. Dobbiamo svegliarci dal sonno ipnotico in cui siamo scivolati: ma qui appare evidente il circolo vizioso: come è possibile svegliarsi, se non ci si rende conto di stare dormendo?

Chi pensa di esser perfettamente sveglio, perfettamente attento e capace di ragionare e di vedere, è ancora dentro il sonno ipnotico, e nessuna forza al mondo potrebbe destarlo. Per destarsi, bisogna avere almeno un vago sospetto di stare dormendo, e, più precisamente, di essere sotto l’effetto ipnotico di un malvagio incantesimo. In altre parole, bisogna avere almeno una centesima parte della propria mente non del tutto addormentata, non del tutto condizionata; bisogna aver conservato una sia pur minima facoltà di sentire e di pensare.

Altrimenti, se qualcuno ci verrà a dire che stiamo dormendo e che la nostra vita si svolge in stato di sonnambulismo, non ci crederemo mai; piuttosto, prenderemo in antipatia colui che ce lo dicesse, lo considereremmo un presuntuoso e un seccatore; e, avendo constatato che di persone come lui ce ne sono in giro pochissime, lo dichiareremmo malato di mente, se non addirittura disturbatore della tranquillità sociale. Le persone di questo tipo le tratteremmo alla stregua di nemici pubblici, da ridurre al silenzio o da mettere comunque in condizione di non dare più fastidio.

Perché questo è ciò che sta a cuore, supremamente e assolutamente, ai dormienti: di non essere destati, di non essere annoiati, di non essere infastiditi. Non vogliono che alcuno li riscuota dai loro sogni voluttuosi; e, se pure i sogni voluttuosi si sono trasformati in incubi, non vogliono essere destati lo stesso.Perfino così, perfino immerso nell’orrore di un incubo, il dormiente preferisce rimanere nel proprio stato: se non altro, s’illude di essere ancora padrone di se stesso; ma se qualcuno viene a dirgli che non lo è più, che si è ridotto alla stregua d’un burattino o di una marionetta, che altri stanno muovendo con dei fili neanche tanto invisibili, si sente assalito da un panico così atroce, da preferire la morte. O da preferire che le cose rimangano così: immerso nell’incubo, ma senza qualcuno che glielo dica.

Chissà, potrebbe sempre succedere qualcosa. Si è talmente abituato e rassegnato alla passività, che non riesce a immaginare di poter fare qualcosa da solo, di potersi e doversi destare; preferisce sperare, se mai dovesse avere un vago sentore di come stanno le cose, che qualcosa succeda per tirarlo fuori di lì, che qualcuno intervenga in suo favore; oh, ma con molta delicatezza, vale a dire senza fargli notare che è a se stesso che deve attribuire la causa principale della propria schiavitù, e che è a se stesso che deve chiedere di fare uno sforzo per liberarsi. No, molto meglio attendere un qualche maestro, un qualche guru, un qualche leader, un qualche taumaturgo che faccia tutto lui, che gli levi il fastidio di doversi destare e liberare da sé. Ecco, quella sarebbe una voce che potrebbe ascoltare, e ascoltare con piacere: la voce del “pifferaio magico”.

Ora, per capire che cosa ci è successo negli ultimi cinquant’anni, basta scendere in strada e osservare, con un minimo di attenzione, quel che ci si presenta davanti agli occhi. Chi ha almeno cinquant’anni, potrà fare un utile confronto coi suoi ricordi di bambino (confronto che potrà anche includere una certa dose di nostalgia, ma che, di per sé, con la nostalgia non c’entra affatto); chi non li ha, dovrà fare assegnamento solo sul proprio buon senso e sulla propria capacità di osservazione: e, sopra tutto, sulla propria capacità di trarre le conclusioni da ciò che vede.

La prima cosa che balza all’occhio, se si è desti e ci si è tolta la benda degli occhi, e se non si dà retta né a quel che dicono i giornali, né a quel che dice la televisione, è che le città non sono più città, ma agglomerati umani e dormitori pubblici; che non c’è più commercio, tranne che nei luoghi turistici, ove circola moneta pregiata, perché non si compra più quel che è necessario, ma quel che ha stabilito la pubblicità, ossia cose assolutamente superflue, quando non addirittura nocive; che non c’è più industria, per la stessa ragione e anche perché l’economia finanziaria, fatta di bolle speculative, di derivati, di astrazioni, si è mangiata fino all’osso l’economia reale, fatta di cose, di lavoro e di denaro autentico, e chi possiede ancora qualcosa, lo ha disinvestito dall’industria e dal commercio e lo ha investito in banca, cioè proprio lì da dove sono partiti la grande truffa e il grande saccheggio planetario;

che non ci sono più gli italiani, perché sono stati sostituiti da una folla eterogenea, drenata da ogni parte del Sud del mondo, la quale nulla sa e alla quale nulla importa dell’Italia, e si muove con l’inconsapevolezza e l’arroganza di chi pretende di trovare la sicurezza economica e magari anche il benessere, ma senza dare nulla; 

che non ci sono più persone, ma solo post-persone, perché, per essere persone, bisogna avere un’anima, bisogna essere desti, bisogna provare sentimenti veri ed essere capaci di pensare,mentre tutte queste cose sono andate perse chissà dove e sono state sostituite da sentimenti artificiali e da pensieri preconfezionati, cioè da non-sentimenti e da non-pensieri.

E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Non ci sono più bambini, perché sono stati sostituiti da precoci vecchietti che intristiscono sui telefonini e sui computer, ma non sanno più sognare e non sanno neppure giocare. Non ci sono più famiglie, perché al loro posto ci sono delle unioni incerte e fluttuanti, che durano fin che se ne ha voglia e poi si sciolgono, se ne formano di nuove, oppure nessuna, i figli stanno un po’ di qua e un po’ di là, i padri si cercano nuove compagne e le madri nuovi compagni, oppure i padri cercano un compagno e le madri cercano una compagna, e, per avere dei figli, ricorrono alle adozioni, magari con la pratica dell’utero in affitto, o alla fecondazione eterologa: e tutto ciò viene ancora chiamato famiglia. C’è un sindaco che legalizza simili unioni e fra poco ci sarà pure il prete, ma la vera famiglia è scomparsa, forse per sempre, annegata nella grande palude dell’edonismo sfrenato, della lussuria e delle passioni disordinate.

Non ci sono più genitori, ma uomini, e soprattutto donne, che comprano animali, specialmente cani, e li curano, li nutrono, li agghindano e li vezzeggiano come i figli che non hanno, o che hanno soppresso mediante l’aborto volontario. Osservate la scena, sempre più frequente, di due signore che s’incontrano per strada, ciascuna col proprio cane al guinzaglio: “Che carino! Quanti anni ha?” E l’altra: “Cinque: li compie proprio oggi”. E la prima: “Ma dài! Tanti auguri, allora, per il suo compleanno!”, “Guarda che amore, guarda quant’è carino!” Sono esattamente le stesse parole, le stesse frasi che le mamme, incontrandosi ai giardini, quarant’anni fa, si scambiavano a proposito dei loro bambini. Agghiacciante.

Non c’è più una scuola, né una università, ma, al loro posto, ci sono dei luoghi d’incretinimento accelerato e collettivo, nei quali si spaccia la menzogna per verità e si denigra la verità chiamandola menzogna; e dove, soprattutto, si insegna ai giovani a non pensare assolutamente, a non usare il proprio cervello, a non fidarsi di ciò che dice loro l’evidenza, ma a credere, piuttosto, a quanto c’è scritto nei libri, che è frutto, a sua volta, della Grande Menzogna con la quale il malvagio incantatore ha ipnotizzato tutto e tutti.

E avanti con il nostro elenco. Non c’è più lo sport, ma, al suo posto, ci sono delle squadre, formate in gran parte da stranieri, che funzionano solo come macchine per fare soldi, e che somministrano agli atleti sostanze chimiche per migliorare le loro prestazioni, ma per un giovane italiano “pulito”, che abbia voglia di fare sport, con passione, con perseveranza, non c’è più posto: nessuno saprebbe che farsene di lui.

Non c’è più il cinema, ma una mostruosa industria americana per l’incretinimento accelerato del pubblico, che ha ormai invaso tutte le sale e anche gran parte delle programmazioni televisive. Non c’è più arte: basta andare a qualche mostra di pittura, o ammirare – si fa per dire – l’ultima creazione di qualche archistar, tipo il ponte di Calatrava, a Venezia, o l’ultima chiesa modernista: c’è solo materia, ma nessuna idea, nessuna sensibilità.

Non c’è più letteratura, ma solo una industria editoriale che sforna libri stupidi, inutili e scritti malissimo, buoni per venderli e tradurli in decine di milioni di copie e per distribuirli anche nei supermercati, a prezzo scontato. Non c’è più artigianato, perché, se vi si rompe un oggetto personale o un elettrodomestico, vi conviene comperarlo nuovo: sia perché non vale la spesa farlo aggiustare, sia perché non trovate più nessuno che ve lo aggiusti: che si tratti di un paio di scarpe o della lavatrice. Nessuno ha più voglia di fare il calzolaio: si guadagna troppo poco, e inoltre si è smarrita l’arte, si è interrotta la catena generazionale delle competenze.

Oggi nessuno saprebbe più costruire, non diciamo la cattedrale di “Santa Maria del Fiore” a Firenze, o il “Duomo” di Milano, ma neppure il modesto capitello che ornava l’angolo di casa dei nostri nonni. Lo farebbero, sì, però male: costerebbe troppo e si logorerebbe in pochi anni. La verità è che non abbiamo più nemmeno muratori capaci di fare un piccolo lavoro a regola d’arte: abbiamo solo grandi società edili che tirano su palazzoni brutti e anonimi, ove dopo qualche anno sorgono problemi con le piastrelle, con le tubature, con il riscaldamento, con gli ascensori. Le cose fatte in serie sono programmate per non durare: sono non-cose, come gli aeroporti sono non-luoghi e come le folle che si aggirano per i quartieri anonimi sono non-persone.

Ma la cosa più grave di tutte, è la perdita della speranza. Osservate le facce della gente: non sono come quelle di trenta o quarant’anni fa. Sono assenti, atone; spesso sono tristi e preoccupate; ancora più spesso sono dure, con una luce cattiva nello sguardo. La gente si è indurita e incattivita, perché ha perso la speranza. Però non lo vuole ammettere, non lo ammetterebbe mai!

Ma se viviamo nel migliore dei mondi possibili: il mondo della tecnologia, della scienza, del progresso! Il mondo dei diritti umani e dei diritti civili finalmente rispettati! Il mondo dove ogni profugo, vero o falso, ha diritto di asilo; ogni omosessuale ha diritto di sposarsi e di avere dei figli; ogni cretino ha diritto di avere un diploma e anche una laurea; ogni asino calzato e vestito, di andare a votare; e ogni bambino ha diritto di avere due genitori… magari dello stesso sesso, di subire una decina di vaccini obbligatori, di andare a scuola a farsi rincretinire, e di avere il suo telefonino e il suo computer personali.

In un mondo così, non c’è ragione di essere tristi o preoccupati; soprattutto, non c’è ragione di svegliarsi. Meglio continuare a dormire; anche se i dolci sogni voluttuosi si stanno trasformando in incubi. Ma sono incubi di lusso, incubi progressisti: sono i costi inevitabili del benessere; bisogna pagarli senza fare tante storie.

Perdio, non si ha il diritto di essere così ingrati verso la modernità…

Articolo di Francesco Lamendola

Fonte: http://www.accademianuovaitalia.it/




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martedì 12 dicembre 2017

Non credete ...

«Non credete a ciò che avete udito; non credete alle tradizioni solo perché sono state tramandate per generazioni;

non credete in qualcosa solo perché ne è corsa voce o molti ne hanno parlato; 

non credete semplicemente perché vi viene citata un’affermazione scritta di un qualche antico saggio; 

non credete nelle congetture; non credete in ciò che considerate vero perché vi ci siete attaccati per abitudine. 

Non credete semplicemente all’autorità dei vostri maestri e degli anziani. Dopo osservazione e analisi, quando la verità che avete trovato si accorda con la ragione e contribuisce al bene ed al miglioramento di ognuno, allora accettatela, praticatela e vivete secondo essa».

Buddha
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Detachment - il distacco - lezione in classe sulla società modernahttps://youtu.be/VWI8Cm4u1wA

lunedì 11 dicembre 2017

USCIRE DALL' EURO , UNICA OPZIONE PER SALVARE L'ITALIA

La rivoluzione non si fa con il mitra ma con l' informazione
IN SOLI 6 MINUTI
smentite tutte le bugie sul disastro dall'uscita dell'EURO
http://youtu.be/ATvq-b5Wsso
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Articolo del 2016 del Ministro dell Finanze Tedesco
http://www.byoblu.com/…/ministro-delle-finanze-tedesco-se-u…
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Giornalista Tedesca caporedattrice di una testata economica 
chiarisce la VERA situazione tra Italia e Germania.
IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO L'ABBIAMO NOI
ma ovviamente nessuno lo dice al POPOLO
e i Burattini dei Poteri Forti devono seguire le direttive....
e consegnare il Paese e tutti i suoi beni...
a questi per poter costringere tutti a fare
gli Stati Uniti d'Europa .
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La Germania sa che l'Italia x riprendersi dovrà lasciare l'euro:
http://www.ilnord.it/c-3506_LA_STAMPA_TEDESCA_LITALIA_USCIR…
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Mentre siamo ancora in tempo a fare tutto.
Ma ci vuole un Popolo INFORMATO e DETERMINATO
che costringa i politici a fare quello che vogliamo.
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SPIEGEL : "Se l'Italia esce dall'euro ci guadagna, il danno è per la germania"
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Ottobre 2011 - Angela Merkel :
"Se cade l’euro cade l’Europa. Nessuno prenda per garantiti altri 50 anni di pace in Europa".
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PRODI : " L'EURO E' STATO FATTO PER AIUTARE LA GERMANIA"
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GRAFICI sulla situazione economica ITALIA e GERMANIA
prima e dopo l'euro
a conferma di quello che afferma Romano Prodi.
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PRODI dice che l'Euro è stato fatto per aiutare la GERMANIA.
Per avere gli Stati Uniti d'Europa, annessi agli USA, occorreva iniziare proprio
dalla Germania, che era divisa in due.
E siccome la caduta del muro di Berlino, ha comportato una profonda crisi,
allora gli si è promesso che con l'Euro, avrebbero non solo ripianato,
ma sarebbero diventati la prima potenza economica europea....INFATTI !
LORETTA NAPOLEONI:
"L'euro ha dato alla Germania la possibilità di essere la super potenza che è oggi.
La Germania nel 1989, con la riunificazione, si trovava in condizioni economiche molto
molto peggiori delle nostre, perché non dimentichiamo che la Germania dell'Ovest
ha riunificato ed ha eguagliato il marco della Germania dell'Est al marco della
Germania dell'Ovest. Lo sforzo economico è stato assolutamente enorme. Infatti
hanno alzato i tassi di interesse perché non ce la facevano e lì c'è stato un movimento
di capitali massiccio, perché chiaramente i capitali si spostano secondo il tasso di interesse,
ed hanno pagato questa riunificazione attraverso questa manovra finanziaria che
chiaramente gli è costata tantissimo, perché la Germania poi ha dovuto ripagare.
Però adesso con i tassi praticamente allo 0,75%, all'1%, sta guadagnando su questo
processo. Quindi ci ha guadagnato all'inizio e ci ha guadagnato anche alla fine.
Ma tutto questo perché c'è l'euro. Se non avessimo avuto l'euro tutto questo non
sarebbe successo, perché il marco tedesco oggi come oggi sarebbe alle stelle, quindi
questo avrebbe frenato l'esportazione.
La Germania è il secondo esportatore al mondo. Dopo la Cina c'è la Germania
e poi ci sono gli Stati Uniti."
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"LE BUGIE DEI POLITICI , DEI MEDIA e DEI COLLUSI E ASSERVITI"
COME SI ESCE DALL'EURO ,
con una ripresa molto veloce per l'Italia se vengono riassettate tutte le aziende nazionali e tutti i prodotti da esportazione.
Anzi la Germania ha PAURA , perchè l'Italia la distruggerebbe economicamente, visto le nostre risorse richiestissime all'estero e ovviamente che con la svalutazione del 20%
(insomma com ...quella del 92 quando uscimmo dallo sme)
, saranno RICHIESTISSIME.
LE BUGIE sul disastro del costo dei carburanti.
INSOMMA DA ASCOLTARE !
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"BASTA alle FROTTOLE di POLITICI e MEDIA
Questo e molto altro :
*La VOLONTA' di creare la Crisi x un piano preciso
*La Rovina che sta arrivando e il SION/AZISMO EUROPEO ke SARA'
*La volontà di DARE + POTERE a Banche e Multinazionali
*Le Riforme del Lavoro/SCHIAVITU' che ancora stanno x arrivare
*Sempre le bugie sulla catastrofe di uscire dall'euro
*Le bugie sulla Germania
*Le bugie sull'inflazione se si torna alla lira
*Le bugie sulla Pace che ha portato l'UE
*Il vero problema Italiano è la DISINFORMAZIONE
*La supremazia dell'UE nel bloccare la riconversione ecologica
*La totale mancanza di SOVRANITA' dell'Italia e del POPOLO
*La SFACCIATA Dittatura UE celata dalla disinformazione
*La bugia sulla irreversibilità dell'euro
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"Economista di FAMA MONDIALE ma libero
Alberto Bagnai dice a quelli che sostengono il Sistema:
" VOI VOLETE CHE LA GENTE DORMA !"
" Voi siete il Partito Unico dell'Euro "
" Voi volete gli Stati Uniti d'Europa"



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sabato 2 dicembre 2017

Ci hanno dato un euro falso ...


Occorre anzitutto fare un po’ di chiarezza sull’euro e su come è stato introdotto. Noi crediamo che per il bene del nostro Paese sia fondamentale ripristinare la sovranità monetaria, ma per far questo non occorre in realtà riscrivere o modificare alcun Trattato. Cerchiamo di chiarire perché. La moneta unica europea, benché la previsione relativa alla sua introduzione sia in effetti contenuta nel Trattato di Maastricht, fu adottata attraverso un semplice regolamento comunitario ( il n.1466/1997), il quale, in frode ai Trattato istitutivo dell’Unione, ha accelerato l’introduzione della moneta unica non rispettando neppure quanto disposto proprio dal Trattato medesimo. Il regolamento in questione, infatti,introduceva l’accordo dei cambi fissi e il perseguimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio,in aperto contrasto con la possibilità di spendere a deficit nella misura del 3% sul Pil, possibilità prevista da Maastricht.

Per queste ragioni, da tempo, Giuseppe Guarino afferma, in libri, articoli e interviste, che l’euro è stato introdotto in Europa con un “colpo di stato”: ci hanno dato un euro falso,un euro diverso da quello progettato dal Trattato di Maastricht, Trattato che all’art. 3 prevede inoltre la piena occupazione, il progresso sociale e la crescita economica, seppur nella del tutto discutibile cornice della stabilità dei prezzi e di un’economia sociale di mercato fortemente competitiva.

Tutti i parametri e le finalità di Maastricht – il punto merita di essere sottolineato – sono stati in seguito confermati anche dal Trattato di Lisbona. Nessun regolamento può modificare o essere in contrasto con un Trattato, e dunque da un punto di vista giuridico l’euro introdotto dal regolamento comunitario del 1997 non è valido, in quanto non conforme ad una fonte del diritto – il Trattato – gerarchicamente superiore. Solo con un altro Trattato si può modificare un Trattato precedente.

Per uscire dall’euro, quindi, non occorre né ridiscutere né riscrivere i Trattati. Sarebbe semmai preferibile che il nuovo governo italiano, richiamando l’interesse nazionale dopo anni di servilismo all’UE, avviasse quanto prima la procedura che dichiari la nullità di quel regolamento davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). E per farlo, il nostro governo dovrebbe invocare il mancato rispetto – da parte del regolamento del ’97 – delle finalità e dei parametri prescritti dagli stessi Trattati europei. Ci hanno dato un euro falso, un euro-truffa, che non è conforme neppure ai Trattati europei, per quale motivo dovremmo continuare a tenercelo?

Si dirà che una tale iniziativa servirà poco o nulla. Quando mai la Corte riconoscerà l’imbroglio da cui è nato l’euro? È probabile che sia così, ma l’iniziativa, coordinata con la richiesta di un protocollo ad hoc per l’uscita dall’euro, sotto il profilo formale simile a quello che l’Unione Europea aveva discusso con Cameron per evitare l’uscita del Regno Unito dall’Unione, potrebbe avere esiti dirompenti. Dimostrare che l’euro è stato introdotto in modo ingannevole, e che anche per questo è del tutto legittima la richiesta di un paese di uscire dall’eurozona, avrebbe un forte impatto mediatico non solo in Italia ma in tutta l’Europa.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi, 1 dicembre 2017.

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venerdì 1 dicembre 2017

SIAMO IN GUERRA!

"Non è una esagerazione né, tantomeno, una boutade. Siamo in guerra, una guerra non dichiarata, subdola, strisciante, un conflitto dove, fortunatamente, non si sparano colpi di cannone, di fucile o di pistola, ma qualcosa che, sia pure senza ferire a morte, fa molto male, ma, soprattutto, distrugge forse anche di più perché pur lasciando in vita, finisce per minare, smembrare, devastare, demolire ogni capacità di resistenza dell'individuo.


Loro hanno deciso. I signori del Nuovo Ordine Mondiale, i colletti bianchi inamidatigiacca e cravatta, i servi di quel sistema che un giorno volevano abbattere e nel quale, adesso, sono immersi fino all'ultimo dei pochi capelli rimasti, vogliono ridurre all'uniformità l'intero genere umano sotto la bandiera di una eguaglianza fittizia prodotto dell'annientamento sistematico e pianificato di ogni differenza.


Ci uccidono giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno e per farci digerire meglio il nostro funerale ci infliggono, complice una casta di giornalisti e intellettuali prezzolati e pagati per la loro obbedienza assoluta, i sensi di colpa più disparati al fine di farci sentire non solo peggiori, ma anche peccatori senza speranza, esseri umani mortificati nel loro desiderio di sentirsi sovrani laddove la stessa Costituzione, ormai bollita, assegna loro questa prerogativa.


Nelle aule di (in)giustizia, in TV, sui giornali, nell'Ideologia imperante madre del Pensiero Unico omologato, chi non si adegua, chi non si fa ombra di sé stesso, chi non si rende conforme, chi, soprattutto, rivendica il proprio diritto a scegliere, è un alieno, un uomo senza qualità, uno zombie privo di ogni capacità relazionale e per questo non in grado di essere accettato dai dispensatori di carte e tarocchi che pretendono di governare l'Umanità.

Siamo in guerra, una guerra dove la faccia fasulla e ipocrita di chi pretende di insegnare e detenere la verità assoluta affonda i suoi colpi a forza di mistificazioni, bugie, tradimenti, truffe linguistiche, contaminazioni razziali e antropologiche degne del miglior Victor Frankestein, mostruosa creatura sorta dal genio malato di un umano e sulla falsariga, nel secolo XIX, degli esperimenti sull'assiemamento di parti di cadaveri portati avanti dal più vecchio dei Darwin, Erasmus, nonno di Charles, il padre della teoria evoluzionista della specie.

Ci vogliono annichilire nelle poche certezze che abbiamo, soffocando l'unica cosa senza la quale un essere umano altro non è se non un ammasso di pelle e ossa:l'Identità.

Cercano in tutti i modi di compiere questo genocidio provando a farci comprendere che la trasgressione è la normalità, che persino l'identità sessuale, la più antica, la più evidente e la più, antropologicamente parlando, fondamentale, altro non è se non una impressione che può essere cambiata a proprio piacimento, esaltando una tendenza che annienta ogni diversità in nome di una massificazione insensata e senza riscontro con la natura.

Ma non basta. Sanno che un uomo senza radici è come un fiore reciso o una pianta conficcata in un vaso, senza alcun legame con chi o cosa l'ha generata.

E allora si sforzano in ogni modo di sradicare l'essere umano dal proprio terreno,intensificano i tentativi per fargli accettare che l'uomo non è cittadino della propria terra e padrone della propria anima, bensì cittadino di un mondo dove le anime vagano in cerca di un posto sicuro che non esiste più e che non troveranno mai, se non nella soppressione di ogni volontà e di ogni autonomia di pensiero, pronti soltanto a consumare ciò che il sistema proporrà loro.

E allora questi bastardi senza gloria e senza dignità importano a milioni esseri umanidi altre galassie per riempire i sacchi della loro assurda ignoranza e della loro smisurata presunzione.

Vogliono creare, al pari di Hitler e dei suoi seguaci, di Stalin, Lenin e di tutti coloro che non hanno mai accettato l'uomo così com'è, ma come avrebbero voluto fosse, l'Uomo Nuovo, fatto su misura, creato a tavolino, incapace di avere bisogni se non quelli dettati da coloro che detengono il potere, automi governabili a piacimento, una massa amorfa e modellabile ancor più facilmente di sempre, proprio perché senza identità e senza radici.

Ecco perché cancellano i confini, odiano la geografia, deportano migranti, impongono religioni e modelli di comportamento, stabiliscono nuove regole e si ritirano, per studiarle e applicarle, nei loro Transatlantici e nelle loro torri d'avorio protetti dai servi più o meno sciocchi che credono, così, di poter sopravvivere all'estinzione senza rendersi conto che ritardano soltanto la loro morte.

E per prima cosa uccidono il linguaggio, lo massacrano, lo deformano mascherandoquesta impietosa carneficina linguistica con lo sviluppo del progresso e la parità di genere quando l'unico genere che creano è un indistinto replicante senza passato e senza futuro.

Questo è il mondo dove stiamo andando e le responsabilità sono tutte in chi crede di poter modellare l'uomo come se fosse una pallina di pongo o di Das, in una classe politica inquinata e recalcitrante ad ogni sentimento ed emozione, tradizione e appartenenza, e in una Chiesa Cattolica che, invece di occuparsi del sacro, è scesa sul terreno del profano assumendo le sembianze di un ente benefico che piace tanto alla Sinistra perché, sostanzialmente, fa quello che piace a lei.

La Parola di Dio non è la parola di Bergoglio alias papa Francesco. E la parola di chi vuole ucciderci niente vale al cospetto della nostra capacità di non cedere, di non mollare, di essere pronti a combattere ogni giorno, ogni mattina, dal risveglio all'addormentarsi, una guerra senza confini, pronti a non fare cedimenti, a non accettare compromessi, a cercare in tutti i modi di trasmettere ai nostri e vostri figli ciò che i nostri avi, pur con tutti i problemi e difetti, hanno trasmesso a noi.

Arriva, fatale, un momento, nella vita di ognuno, in cui se non sarà lui ad occuparsi della politica, fatalmente sarà la politica ad occuparsi di lui. E di noi.

Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo permetterglielo.


Aldo Grandi
Sebirblu, 23 novembre 2017


Relazione: Sebirblu.blogspot.it


Fonte: gerardoms.blogspot.it


Fonte originaria: lagazzettadilucca.it

L’Italia sta andando a pezzi





La stanno smembrando, spezzando, svendendo.

La stanno trasformando in un luogo di dolore, la stanno gestendo in assenza di una guida politica che faccia i nostri interessi, la stanno trasformando in una donna di malaffare, una meretrice in vendita al miglior offerente.


“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”
Dante Alighieri



Da anni, il processo di deindustrializzazione italiana è all’opera. Vuoi sapere perché la tua famiglia ha avuto un abbassamento di reddito, perché sempre più ragazzi rinunciano perfino a cercare un lavoro, perché sempre più imprese chiudono e perché sempre più anziani devono pagarsi le medicine?

Perché stanno svendendo il nostro Paese.

A chi e perché?

E’ quanto contenuto in questo articolo.


Unione Europea, Francia e globalizzazione

Da anni vi prendono in giro, usando una parola che suona rotonda, quasi soave: globalizzazione.

Globalizzazione è il contrario di nazionalizzazione. I due termini vengono oggi proposti come antitetici e le logiche sottostanti sembrano opposte. Se leggete i giornali, ascoltate la televisione, vi accorgerete di questa cosa.

Negli ultimi mesi non è passata inosservata la decisione della Francia di nazionalizzare i cantieri navali Stx, dopo che erano già stati presi accordi tra l’Italia e la Francia stessa per la cessione e Fincantieri aveva rilevato all’asta i due terzi del capitale del gruppo.

La vicenda si è poi sbloccata con un compromesso, ma l’acquisto totale non è avvenuto.

I vertici francesi hanno spiegato che una delle motivazioni riguardava la tutela degli interessi dei lavoratori.


Bisogna tutelare i lavoratori?



Ma come, Macron, proprio tu, simbolo della Francia del grande capitale, della finanza, dei banchieri, ci vieni a dire adesso che bisogna tutelare i lavoratori?

Ma se per anni – rectius, per decenni – tu e quelli come te ci avete raccontato, in tutte le salse, che la nazionalizzazione e la difesa della moneta e dello stato nazionale sono un male e che l’Unione Europea, l’euro e la globalizzazione sono un bene?

La Francia del Banchiere Macron è un baluardo dell’Unione Europea; quell’Unione Europea anti democratica della quale scriviamo spesso su questo blog, che sposa il pensiero unico neo liberista in economia e la sua visione geo politica, cioè la globalizzazione.

La globalizzazione è un bene! – fanno scrivere ai giornalisti prezzolati da anni.

La globalizzazione è il futuro, è il progresso! – fanno eco i benpensanti sui “giornaloni” italiani, detenuti dal potere economico e finanziario estero vestito, spesso multinazionale.

L’Europa deve essere globale, perché solo uniti si risponde alle sfide globali! – chiosano i soloni sulle pagine di tutte le testate economiche e politiche italiane, da decenni.

E poi, mentre noi italiani abbiamo ceduto la testa a queste imposizioni basate su falsità mediatiche e stupidaggini economiche, proprio la Francia di Macron, del grande capitale bancario, nazionalizza?

Scusate, Macron, ma tu e gli altri come te non eravate gli europeisti convinti, i liberisti, quelli a favore del libero mercato e delle sfide globali?


Due pesi e due misure

Eh, ma nell’Europa “Unita” ci sono sempre due pesi e due misure.


“Tutti gli animali sono uguali,
ma alcuni sono più uguali degli altri.”



Lo scriveva già George Orwell, nella “Fattoria degli animali”, metafora della realtà umana.

Francia e Italia sono due Paesi con eguali diritti nell’Unione Europea, ma la Francia è più uguale.

Negli anni passati, in Italia le dinamiche sono state profondamente diverse, con decine di aziende eccellenti – rappresentative del Made in Italy – cedute ed acquistate a prezzo di saldo da parte di multinazionali estere. Questo ha impattato in modo assolutamente negativo sull’occupazione e sulla creazione di ricchezza interna, senza che i vertici italiani se ne preoccupassero in alcun modo.

Ogni operazione di questo tipo veniva nascosta dietro ad un termine: globalizzazione.

I nostri giornali, i quotidiani economici e politici, tutti gli organi di informazione di radio e televisioni vi hanno, per anni ed anni, fatto sentire dei retrogradi se non vi riempivate la bocca di questa parola. In realtà, si trattava di un uso della comunicazione tipico del regime totalitario nel quale viviamo, quello dell’Unione Europea.

Lo scopo era creare nel pubblico il seguente abbinamento mentale, a livello inconscio.


Globalizzazione = Progresso



Del resto, a parere degli esperti in comunicazione, suonava meglio che dire globalizzazione uguale ad escremento.


L’Italia prostituta

Per la precisione, solo alcuni italiani, in cambio di brillanti carriere a capo di organizzazioni politiche e finanziarie internazionali, si sono rivelati donne di bordello, come scriveva il nostro illustre conterraneo, il sommo poeta.

Costoro sapevano benissimo – come lo sapevano tutti gli economisti intellettualmente onesti – che inserire il nostro Paese in un sistema a cambi fissi (l’Euro) avrebbe distrutto la nostra competività industriale. Non potendo più svalutare, la sola via era quella della deflazione salariale, cioè della competitività difesa con l’abbassamento del reddito da lavoro, via deficiente, poiché deprime la domanda interna.

Ma loro, i soloni, vi hanno per anni detto un altro mantra neo liberista.


Bisogna esportare



Facendovi credere che un Paese possa, con questa frase da bar, gestire la propria bilancia dei pagamenti, in luogo di un normale processo di sostegno – mediante investimenti privati e pubblici – della domanda interna del Paese.

Opposte teorie, entrambe convincenti! – blatererà il neo liberista di turno.

No, caro signore, perché le teorie sono dimostrate dai fatti.

E allora, abbiamo dato incarico al Centro Studi WIN the BANK di fare una piccola ricerca; in questo articolo pubblichiamo i risultati.

Per citare alcune delle più grandi operazioni recenti che hanno riguardato l’industria alimentare e prodotti che tutti conosciamo:
Baci Perugina, Antica Gelateria del Corso, Buitoni, San Pellegrino acquistate dalla Svizzera Nestlè;
Salumi Fiorucci venduta agli spagnoli nel 2011;
Peroni venduta alla sudafricana Sabmiller nel 2003;
Riso Scotti acquistato in parte da una multinazionale spagnola;
Eridania Italia Spa venduta ai francesi;
Del Verde Industrie Alimentari Spa vendute ad un gruppo argentino nel 2008;
Carapelli ceduta agli spagnoli nel 2011;
Star venduta ancora agli spagnoli dal 2006 in poi.
Torroni Sperlari e caramelle Saila vendute agli svedesi nel 2013 e ai tedeschi nel 2017

Non vi basta?

Allora, vediamo altri esempi di come in pochi anni sia stato distrutto il nostro sistema industriale, per compiacere alle carriere personali, politiche e finanziarie, di pochi italiani, mediante l’ingresso nel sistema a cambi fissi che avrebbe dichiaratamente distrutto l’Italia: l’Euro.

Le cessioni hanno riguardato anche altri settori:
Wind Telecomunicazioni vendute nel 2005 ad un gruppo egiziano, passate poi ai russi;
Acciaierie Lucchini Spa vendute ai russi nel 2005;
Gucci e Bottega Veneta ai francesi;
Valentino in Qatar;
Poltrona Frau ceduta agli americani;
Italcementi acquistata dai tedeschi di Heidelberg Cement nel 2015.

La lista sarebbe molto più lunga, ma con queste siamo certi di aver reso l’idea.


Ma è convenuto privatizzare?

A chi è stato premiato dal regalo, certamente.

Ai cittadini, certamente no.

Fino ad oggi, ero uno dei pochi ad affermarlo. Lo facevo, dalle pagine di questo blog, conscio delle mie antiche colpe. Negli anni ’90, avevo ingenuamente creduto, come molti della mia generazione formati alle scuole di economia nate in epoca del neo liberismo, allo slogan:


Privato è bello, Pubblico è male



Chiedo pubblicamente scusa a tutti i miei lettori: all’epoca votai in Parlamento a favore delle privatizzazioni. A mia sola discolpa posso dire che lo feci ingenuamente, armato della mia inesperienza e con la testa indottrinata da maestri sbagliati, quando avevo ancora le braghette corte.

Anni dopo, mi pentii amaramente, quando mi accorsi del male che avevo fatto al popolo. Da allora, vado raccontando di tale errore, perché ho cambiato opinione. Solo gli imbecilli e i disonesti non cambiano opinione, di fronte all’evidenza del male. I primi perché non capiscono, i secondi per convenienza.

Fino a ieri, ero uno dei pochi economisti che scriveva da questo blog che le privatizzazioni erano funzionali al disegno neo liberista di agganciare l’euro, ma che il prezzo da pagare, per l’Italia, era stato altissimo. Le privatizzazioni sono costate allo Stato italiano, cioè a tutti noi, un patrimonio, e l’Italia, per entrare nell’Euro, ha pagato un conto salatissimo e poco noto.

Questo, scrivevo, dicendo che le manovre neo liberiste sono state un guadagno per pochi, ma una perdita per il Paese.

Oggi, lo ammette perfino il quotidiano La Repubblica.




Quanto rende investire in azienda in Italia?

Naturalmente, ci sarà – come sempre – colui che contesterà questo articolo, dicendo che ci sono altre spiegazioni, altre cause o concause.

Tutte le scuse sono immaginabili.

Sta di fatto che ci hanno prospettato l’Euro come un posto in cui avremmo lavorato un giorno in meno e guadagnato come sa avessimo lavorato un giorno di più.

A distanza di anni, le teorie sono tutte discutibili, ma i dati economici non lo sono. L’impresa italiana è andata meglio o peggio? Soprattutto, investire in una impresa italiana rende ancora come una volta?


Quanto conviene fare l’imprenditore in Italia?



È interessante vedere alcune cause e conseguenze che potrebbero aver portato a tutto ciò, attraverso l’utilizzo di grafici che esprimano indicatori rilevanti.

Il forte cambiamento del sistema economico e un insieme di azioni successive alla nascita dell’Unione Europea hanno portato a quella che oggi viene definita erroneamente “crisi economica”, i cui riflessi sono visibili da svariati punti di vista.

Partendo dall’osservazione dei dati di bilancio di 2060 grandi e medie imprese italiane, presentati da una ricerca del Centro Studi Mediobanca 2016, si può notare come la redditività di queste sia ai minimi storici.

Il Centro Studi WIN the BANK ha preso due indicatori di bilancio, fondamentali per dare una risposta, e cioè il ritorno sugli investimenti e il ritorno sul capitale investito dall’imprenditore.

Se consideriamo il ROI (Return On Investment) e il ROE (Return On Equity) l’andamento è fortemente negativo dal 2006 al 2015. Dal grafico elaborato dal Centro Studi WIN the BANK si dimostra come il ROI ed il ROE, espressi in termini percentuali, siano in forte calo rispetto ai valori che avevano assunto nel 2006: questo implica che le imprese non riescano a generare ricchezza e remunerare gli investitori come in passato, con una crescente perdita di valore.



Fonte: elaborazione Centro Studi WIN the BANK

Non so voi, ma a noi pare non una lieve discesa, ma un tracollo.

In dieci anni, hanno distrutto la redditività dell’impresa italiana.


L’Italia è fallita per salvare la Germania

Ma, come nel libro di Orwell, ci sono i maiali più maiali degli altri.

Quale era lo Stato Europeo con il maggior numero di fallimenti?

Sapete rispondere, cari neo liberisti amanti del libero mercato e della globalizzazione? E sapete rispondere alla domanda su quale Paese abbia più perso in termini di fallimento e quale paese invece si sia salvato dal processo anti democratico e illiberale che sarà giudicato dalla storia con il nome di processo di integrazione europea?

Il Centro Studi WIN the BANK vi fornisce la risposta, con i numeri ufficiali.

Se confrontiamo poi il numero di imprese fallite nei principali Paesi Europei, lo studio mette in luce i seguenti dati.



Fonte: elaborazione Centro Studi WIN the BANK

Oh, sorpresa!


La virtuosa Germania era quella con il più alto numero di fallimenti?
E dopo crollano i fallimenti in Germania ed esplodono in Italia?



Eh, sì.

Questo dicono i dati del grafico.

Analizzando il dato con le dovute proporzioni tra i diversi Paesi coinvolti, si può notare come la Germania abbia sensibilmente diminuito il numero di imprese fallite, a differenza di quanto avviene negli altri Paesi Europei. Il trend appare in diminuzione negli ultimi anni in Spagna, stabile in Francia e Regno Unito, e assolutamente in aumento in Italia, dove il dato triplica in poco più di 7 anni.


In 7 anni in Italia si triplica il fallimento del sistema impresa!



La maggior debolezza delle imprese e la loro scarsa redditività le espone infatti al fallimento, con precedente o conseguente facilità di acquisto da parte di aziende estere, qualora queste vedano potenzialità rilevabili a prezzo di saldo.


Perché il disegno era chiaro… ===> … comprarle a prezzo di saldo!



Comincia a chiarirsi il disegno, ora?


Hanno buttato la gente in mezzo alla strada

Ma come sarebbe?

Per decenni ci hanno indottrinato, spiegandoci che l’Europa Unita (1992) avrebbe ambiato il mondo e che l’Euro (2002) avrebbe reso i cittadini di quel mondo, senza più barriere valutarie, liberi di circolare, di girare, di spendere e di spandere la loro rinnovata ricchezza.


Spendere con quali soldi?



Ciò che non hanno spiegato alla gente è che non conta la valuta con la quale spendi, ma se hai un reddito che la produce. Quel reddito – con buona pace dei politici demagoghi che parlano di reddito di cittadinanza – si produce solo in un modo, nel lungo termine, in un sistema economico stabile:


Con il lavoro (doverosamente retribuito)!



Al contrario, presto entreremo in un’epoca nella quale, con altro lavaggio del cervello mediatico, i banchieri internazionali convinceranno milioni di persone che hanno perso il lavoro di poter vivere di sussidio statale, come nel tempo dell’antica Roma. Panem et circenses, dicevano i latini.

Basta dare al popolino il pane (oggi versione del reddito di cittadinanza) e gli spettacoli (oggi versione mediatica della televisione spazzatura).


L’importante (pensano i banchieri internazionali)…
… è che la gente non pensi.



Se la gente pensasse, capirebbe che dipendere dall’elemosina del banchiere rende le persone schiave, e non libere di decidere. Una persona libera è solo una persona indipendente dal lato economico e una persona indipendente non vive di elemosina statale, ma del proprio libero lavoro, doverosamente retribuito per il suo valore.

Se la gente pensasse, pretenderebbe il lavoro, non l’elemosina.

Ma questo è il punto che loro non vogliono: il lavoro si crea solo se si tutelano le imprese, in un sistema economico diverso da quello dell’economia a cambi fissi nella quale ci hanno condannato.

Si sta meglio o si sta peggio?

Le teorie non contano, se si esaminano i numeri. Noi non esponiamo delle opinioni, ma delle tesi sostenute dai dati economici. Il Centro Studi WIN the BANK pubblica i dati del lavoro in Italia; vediamo come l’Italia, a livello di Paese, abbia guadagnato nelle politiche neo liberiste e di globalizzazione, volute dall’Unione Europea, nell’ultimo decennio.

L’articolo si apriva citando la volontà della Francia di salvaguardare i posti di lavoro. È inutile dire che una situazione del genere, in Italia porta a questo:



Fonte: elaborazione Centro Studi WIN the BANK

Bello, anche questo trend, non è forse vero?

Il numero di occupati nelle grandi e medie imprese analizzate dalla ricerca è in sensibile calo dal 2006 al 2015; pertanto le difficoltà economiche delle imprese si manifestano in veri e propri disagi sociali, con crescente disoccupazione che genera un circolo vizioso.

Ora, noi andiamo controcorrente, e scriviamo cose che ci attireranno critiche, perché non viviamo di like e non siamo demagoghi politici che vivono di voti (e quindi devono mentire, al fine di tornare con il deretano sullo scranno in Parlamento).

Questo è un blog libero, non pagato da nessuno, finanziato da chi scrive con il proprio libero tempo e libero denaro derivante dal nostro lavoro, che non chiede un euro al lettore. Quindi, dato che siamo persone di libero pensiero e non rispondiamo a nessun editore, a nessun padrone privato o pubblico e a nessun partito o movimento politico, diciamo anche cose che obbligano la gente a pensare.

Le diciamo, anche se possono essere sgradite, per al sola ragione che diciamo ciò che pensiamo.

E ora, pubblichiamo la teoria di WIN the BANK sul “Circolo vizioso reddito/pensiero”.

Fig. 1 – Il circolo vizioso reddito pensiero






Divide et impera

Dividi e comanda, recita un altro adagio latino.
Del resto, molti conoscono anche la frase “mors tua, vita mea” (muori tu, vivo io).
E’ esattamente questa, la logica paradossale che si nasconde dietro gli inganni del diavolo.


“Il più grande inganno del diavolo
è stato far credere al mondo che lui non esiste.”
(“I soliti sospetti”, cit.)



Da anni, tutti gli organi di informazione al servizio del pensiero unico in economia, il neo liberismo, fanno credere agli italiani che sia colpa loro se l’Italia va male, e non del sistema economico nel quale sono stati a forza e illegalmente – perché in assenza di voto democratico – cacciati.

Ora pubblichiamo una delle tesi fondanti di questo blog.


Non esiste nessuna crisi,
ma solo un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico.



Naturalmente, ci sarà chi contesta anche questa affermazione.

Come sempre, noi rispondiamo con i numeri, con i dati economici, alle opinioni.

Se compariamo l’andamento di tale dato tra Italia e Germania, nel medesimo periodo, la situazione è inequivocabile.


Rispondete a questa domanda: dieci anni fa quale Paese aveva maggiore disoccupazione?
L’Italia o la Germania?



Rispondiamo anche a questo con i dati della ricerca del Centro Studi WIN the BANK.

Nel 2006 la disoccupazione in Germania era molto più elevata, quasi doppia rispetto all’Italia, ma dopo la cosiddetta “crisi”, dal 2008 si assiste ad un ribaltamento dello scenario, con un divario nettamente crescente negli anni successivi.




Non esiste nessuna discussione possibile…
… in un sistema a cambi fissi (euro) la retta rossa crolla (Germania)
e quella Blu esplode (Italia).



La spiegazione è che un sistema economico che ha salvato un Paese ha distrutto un altro, perché era adatto alla prima e non alla seconda economia e perché non esiste alcun meccanismo di compensazione, di eguaglianza, di sussidiarietà, di trasferimento di ricchezza tra i cittadini.


Esiste l’Europa, ma non il cittadino europeo.
Ci sono cittadini di serie A e quelli di serie B.



Insomma, gli animali sono tutti uguali ma i maiali sono più uguali degli altri. Si salvano alcune imprese (in alcuni Paesi), altre falliscono (in altri). Alcuni hanno più lavoro, altri vanno a casa.

Dall’articolo si capisce quindi che le imprese costituiscono un motore propulsivo fondamentale per il Paese, ed in particolar modo quelle di piccola dimensione, in assoluto tra le più diffuse in Italia. L’attenzione generale sembra però non considerarle, non pensando ai diversi risvolti che la cessione di queste a compagini estere potrebbe avere.

Così, mentre gli altri Paesi (come la Francia e la Germania) proteggono le loro realtà industriali, il nostro china la testa di fronte alle richieste – assurde – provenienti dall’Europa in termini di divieto di aiuti di Stato e inni di lodi sperticate alla globalizzazione.

E così pochi italiani, in assenza di qualsiasi processo democratico, hanno svenduto, come puttane, il nostro corpo industriale a prezzi di saldo.

Questo, ormai, si studierà un giorno sui libri di storia.

Ma il futuro?


Il disegno futuro

Le prime fasi di un processo decennale sono state ormai completate.

Il tessuto industriale è ormai irrimediabilmente perso, ma l’Italia fa gola agli speculatori stranieri perché ha una ricchezza quasi millenaria. L’Italia, dai tempi di Dante col quale abbiamo iniziato questo articolo, ha inventato la più grande rivoluzione economica di tutti i tempi, concependo un concetto rivoluzionario:


La banca



L’invenzione della banca, a differenza di ciò che pensa l’avvinazzato ignorante, un tempo dedito ad annoiare i suoi pari al bar ed oggi – come insegna il compianto Umberto Eco – tutta l’umanità su facebook, ha consentito il progresso dell’Umanità.

Si badi bene, non solo il progresso economico, ma anche quello culturale, filosofico, artistico, delle arti, delle scienze e delle professioni.

Se non fosse stato per questa invenzione, tutta italiana, probabilmente voi lettori sareste, come noi, ancora servi della gleba (poiché statisticamente erano pochi i membri del clero e dell’aristocrazia guerriera).

Senza quell’invenzione, non ci sarebbe stato il Rinascimento e tutto ciò che ne è conseguito, nei secoli.

E ora, oggi, l’Italia ha ancora un ricco e sviluppato sistema bancario e soprattutto uno dei tassi di risparmio più significativi, anche per via della cultura tipica del nostro Paese (ben diversa da quella dei Paesi continentali e anglosassoni).


Mettere le mani sul sistema bancario italiano e sul nostro risparmio
è il prossimo obiettivo della speculazione internazionale.



Per farlo, useranno le armi che già hanno usato in passato, come il terrorismo mediatico sul debito pubblico, il fantasma del rating, dello spread ed altri inganni.

Vedrete; nel prossimo anno ritorneranno a colpire gli italiani con quelle solite e altre nuove paure, artificialmente costruite, ai loro fini.

La situazione analizzata in questo articolo si ripeterà domani per il sistema bancario: se analizziamo infatti i medesimi dati, il processo si avvia verso gli stessi risvolti. Se le conseguenze nel caso delle imprese industriali sono state estremamente gravi, ma quando sarà il momento della cessione del sistema bancario le conseguenze saranno ancora peggiori, in quanto è imprescindibile avere il controllo del sistema bancario per garantire lo sviluppo del Paese.

Saranno loro, a gestire la ricchezza per pochi e l’elemosina per molti.

La comparazione di quanto avvenuto nel sistema industriale e di quanto invece sta avvenendo ed avverrà nel caso del sistema bancario, sarà oggetto di un prossimo articolo.

Ecco, dove vogliono arrivare.

Una volta che ci saranno in Italia non più di cinque od otto banche, secondo le nostre stime, nell’arco di uno o massimo due lustri, il disegno del diavolo sarà completo.

Basterà fare altre norme sulle fusioni obbligatorie (come quelle sulle banche popolari) per legge, basterà invocare una presunta stabilità del sistema, basterà distruggere la voce del pluralismo.

Avrà, in quel momento, in mano il nostro Paese.

Non ci hanno lasciato molti modi per protestare, perché la maggioranza degli organi di informazione non può scrivere queste cose, che sanno tutti gli addetti ai lavori di libero pensiero.

A voi, lettori, il diritto di scegliere se, con un semplice gesto del dito di una mano, condividerlo in internet.

Finché – sia chiaro – non interverranno con qualche legge europea per la censura sulla rete.

Per il vostro bene, diranno.


Un articolo di Valerio Malvezzi e Alberto Bastiani
http://www.winthebank.com/attualita/litalia-sta-andando-a-pezzi/



http://altrarealta.blogspot.it/

GESU' IL RIVOLUZIONARIO

Parlerò di Cristo ma non del cristianesimo..... Il cristianesimo non ha nulla a che vedere con Cristo..... Di fatto, il cristianesimo è anti-Cristo - esattamente come il buddhismo è anti-Buddha e il giainismo anti-Mahavira.
Cristo ha in sé qualcosa a cui non è possibile dare un’organizzazione: per sua stessa natura è ribellione, e una ribellione non può sottostare a un’organizzazione. Nel momento in cui ha un’organizzazione, è annientata. Allora ne resta solo il cadavere. Lo puoi venerare, ma non potrà trasformarti. Puoi portarne il peso per centinaia d’anni, ma ti opprimerà soltanto. 

Non ti libererà. Ecco perché, fin dall’inizio, vorrei che sia assolutamente chiaro: io sono per Cristo, ma nemmeno una briciola di me è a favore del cristianesimo. Se vuoi Cristo, devi andare oltre il cristianesimo. Se ti aggrappi troppo alla cristianità, non sarai in grado di capire Cristo. Cristo è al di là di qualunque Chiesa. Cristo è il principio primo di ogni religione. In Cristo tutte le aspirazioni dell’umanità vengono appagate. Egli è una sintesi rara. Normalmente un essere umano vive con angoscia, tormento, ansia, dolore, infelicità.....
Qualsiasi cosa hai sentito dire su Gesù, non parla di lui, dell’uomo reale; parla del Gesù che i cristiani hanno inventato, decorato per venderlo al mercato. 

Il Gesù cristiano è solo un bene in vendita; Cristo in sé è una rivoluzione. Attraverso di lui dovrete essere trasformati; egli è il battesimo del fuoco. Potete essere cristiani per comodità ma non potrete mai essere veri cristiani per comodità! Se siete veri seguaci di Gesù, vi troverete inevitabilmente nei guai.... Gesù stesso finì sulla croce.... voi non potrete finire su un trono......
Qualsiasi cosa possediate, per quella perdete la vita. Non è a buon mercato, è molto costosa. Un giorno avrete molti possedimenti, ma non ci sarete più voi. Gli oggetti sono lì, il padrone è morto. Un grande accumulo di cose ma colui che voleva vivere attraverso di esse, non c’è più. 

La gente continua a prepararsi a vivere - e muore prima che la sua preparazione sia completata. La gente si prepara, e non vive mai. Essere religiosi significa vivere la vita, non prepararsi a farlo. State facendo una cosa del tutto assurda: le prove per lo spettacolo continuano all’infinito, e la vera rappresentazione non inizia mai.....
Dio è Creatività..... Non è che Egli ha creato in un passato imprecisato, poi ha smesso e si è riposato. E cos’ha fatto da allora in poi? No, non è così, Egli continua a creare.... Dio non è un evento, è un processo.


Osho



http://altrarealta.blogspot.it/

domenica 26 novembre 2017

in Italia non governano più gli italiani, ma l'Europa. E non fa il nostro interesse


In un Paese come l' Italia, anestetizzato e abbindolato dalla propaganda e dalla disinformazione, non si è ancora capito in quale baratro ci hanno portato. E - per quanto possa sembrare incredibile - non lo hanno capito nemmeno quelli che ci hanno trascinato quaggiù. Intendo la classe politica.
Infatti, alla vigilia della corsa elettorale, sui giornali si leggono annunci di programmi mirabolanti che stanno per essere sfornati dai diversi schieramenti: dal taglio delle tasse alle pensioni, dal reddito di cittadinanza ai finanziamenti allo stato sociale, dai fondi per la scuola a quelli per lottare contro la disoccupazione fino al ritorno del famoso Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Bene. 

C' è solo un problema: le chiavi e il portafoglio di casa nostra sono ormai in mano ad altri. In Italia non governano più gli italiani.
In maniera molto chiara - quasi brutale - lo ha fatto presente ieri Sergio Fabbrini in un inciso del suo editoriale pubblicato dal Sole 24 ore, dove si legge: «I politici italiani continuano a pensare come se fossero all' interno di uno stato sovrano indipendente».
Attenzione, non sono parole pronunciate da un "pericoloso" sovranista, ma da un commentatore che - come il suo giornale - aderisce all' ideologia dell' Unione Europea. Rileggete quelle parole perché sono vere e drammatiche, sebbene quel commentatore - come la gran parte degli editorialisti dei giornali - ritenga tutto questo un gran progresso.
Bisognerebbe domandare agli italiani: a voi è mai stato detto che non siamo più «uno stato sovrano indipendente»? Vi è mai stata chiesta una chiara autorizzazione a disfarsi della nostra sovranità? Vi sono mai state spiegate le conseguenze?
Ci rendiamo conto che siamo praticamente sudditi della "Grande Germania" chiamata Unione Europea?
Per la verità alcune voci inascoltate lo hanno gridato ai quattro venti, ma sono state fulminate sui giornali con continue accuse di sovranismo, di populismo e di nazionalismo.

Oggi, in questa Italia, un Enrico Mattei verrebbe considerato un pericolo sovranista e nazionalista. Perché costruì l' Eni avendo come bussola il nostro interesse nazionale. Nel 2017 gli sarebbe impossibile. Il giornale della Confindustria ieri c' informava del «radicale cambiamento» che si è verificato ovvero che «lo stato nazionale non esiste più in Europa» (sic!). Ripeto: non sono parole di Salvini o della Meloni, ma degli stessi europeisti. È la realtà dei fatti.
Certo, in teoria è ancora in vigore l' articolo 1 della Costituzione secondo cui «la sovranità appartiene al popolo» italiano. Ma nella realtà non è più così. Lo abbiamo visto nel 2011 quando è stato rovesciato l' ultimo governo scelto dagli italiani e lo vediamo continuamente con la sottomissione alla Ue.

Quelli del centrosinistra sono stati così zelanti da andare perfino oltre ciò che l' Europa (o meglio: la Germania) chiedeva, attribuendo alle norme europee valore costituzionale. Giulio Tremonti in una intervista a Libero ha spiegato che «la sinistra italiana, tra il 2000 e il 2001» ha introdotto «non richiesta, nell' articolo 117 della Costituzione la formula della nostra sottomissione quando si afferma che il potere legislativo dello Stato è subordinato "ai vincoli derivanti dall' ordinamento comunitario", intendendo per ordinamento comunitario non solo i trattati, ma anche i regolamenti e le direttive europee».
È un' idea così geniale che ovviamente gli altri Stati d' Europa si sono ben guardati dal farsela venire. I volenterosi governanti italiani sono i soli ad averla escogitata.

Così siamo obbligati a recepire tutto, bail-in compreso e non importa se contraddice l' art. 47 della nostra Costituzione sulla tutela del risparmio. Ovviamente la decisiva perdita di sovranità c' è stata anzitutto quando abbiamo rinunciato alla nostra moneta, errore che paghiamo salatamente.
Eppure eravamo stati avvertiti anche da premi Nobel per l' economia, come Paul Krugman, che nel 1999, sul New York Times, scriveva: «Adottando l' Euro, l' Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera con tutti i danni che ciò implica».
Ecco la vera questione: non siamo più uno stato sovrano e indipendente, non abbiamo più una moneta e ci vengono imposte delle politiche e delle norme che fanno l' interesse nazionale altrui, non il nostro. 

Ci hanno ridotto a un fake Stato. Una colonia. La classe politica che ci ha portato a questo punto, e che adesso fischietta distrattamente facendo finta che esista ancora uno stato italiano sovrano e indipendente, deve rendere ragione di questa follia, alla luce dei risultati devastanti di questi anni.
Se le elezioni non affrontano questo problema saranno soltanto un altro modo per prendere in giro un popolo che è stato impoverito, ingannato, tradito ed espropriato perfino della sua sovranità.

di Antonio Socci


http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13282537/antonio-socci-elezioni-italia-non-governano-italiani-ma-europa-bruxelles.html

https://wwwmyblogsky.blogspot.it/2017/11/antonio-socci-in-italia-non-governano.html


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