venerdì 16 novembre 2018

LA FAVOLA DI CRISTO

Invece di un Gesù storico, vediamo documenti storici privi di conferme dei vangeli, un ambiente teologico darwiniano brulicante di Gesù rivali, Cristi, vangeli e sette concorrenti lungo la frangia religiosa dell'Impero; indizi che il cristianesimo nasce come versione ebraica dei culti misterici, e che tutte le confuse, contraddittorie informazioni “biografiche” di Gesù derivano da una deliberata allegoria. Un'unica figura fondativa non è solo inutile per spiegare tutto questo, è ingiustificata.

Bonifacio VIII fu colui che inventò il giubileo e le indulgenze a pagamento. Dante lo mise nell'Inferno. Ma ingiustamente. In effetti aveva detto una verità storica su Gesù dicendo che non era figlio di Dio e che i Vangeli raccontavano solo favole, al di là dei contenuti morali della predicazione (peraltro contraddittori).Bonifacio VIII aveva capito che Gesù non poteva essere nato da una vergine, poiché gli stessi Vangeli parlano dei "fratelli" di Gesù (tra cui Giacomo il Giusto, da non confondere con Giacomo l'apostolo, e Simone) e delle sorelle (di cui però non vengono fatti i nomi). Nel 2002 è stata scoperta la tomba di Giacomo con l'iscrizione "figlio di Giuseppe e fratello di Gesù". E' incredibile che tutta la dottrina cattolica sia fondata sulla favola di Maria vergine. Che credibilità possono avere le varie apparizioni della madonna? Si può ricavare una verità da una favola?


PAPA BONIFACIO VIII (1235-1303)

Io do importanza alla vita di un altro quanto ne posso dare a un fagiolo. Gli uomini hanno un'anima del tutto uguale a quella delle bestie. Il vangelo insegna più menzogne che verità: il parto di una vergine è assurdo; l'incarnazione del figlio di Dio è ridicola; il dogma della transustanziazione è una pazzia. Le quantità di denaro che la favola di Cristo ha apportato ai preti è incalcolabile. Le religioni sono state inventate dagli ambiziosi per ingannare gli uomini. Gli ecclesiastici non possono comunicare con il popolo perchè la loro fede e la loro credenza non è la stessa. L'abbandonarsi ai piaceri sessuali con una bambina o con un ragazzo è un atto da considerarsi privo di peccato come stropicciarsi le due mani insieme. Il nostro solo scopo è quello di vendere nelle chiese tutto ciò che gli idioti vogliono. Queste parole pronunciate da papa Bonifacio VIII sono state riportate dallo studioso e storico Jean Villani nella sua opera "Cronaca" scritta durante il Giubileo a Roma nel 1300.

PAPA LEONE X (1513-1521)

Dichiarò al Cardinal Bembo: "Tutti sappiamo bene quanto la favola di Cristo abbia recato profitto a noi e ai nostri più stretti seguaci".

PAPA PAOLO III (1534-1549)

Dichiarazione a Mendoza, ambasciatore di Spagna al Vaticano: "Cristo non è altri che il sole adorato dalla setta mitraica e Giove Ammone rappresentato nel paganesimo sotto forma di montone e agnello. La sua incarnazione e resurrezione sono riprese da Mitra, così come l'adorazione dei re Magi. Mitra e Gesù sono la stessa persona, non esiste nessun documento storico valido per sostenere l'esistenza di Cristo e la mia convinzione è che non è mai esistito.

Le sacre scritture, lontane dall’essere un’opera di ispirazione letteraria o poetica, sono un vero trattato di insegnamento di guerriglia e di incitamento alla rivolta armata. Furono scritte unicamente per raggiungere degli scopi politici ben precisi, scopi che appariranno evidenti quando ci troveremo davanti a quel “partito giudaico” che porterà gli ebrei, in un crescendo di esaltazione “nazionalistica”, a concepire un programma di imperialismo universale.Che lo scopo della Bibbia sia quello di riunire un popolo, un popolo frustrato, facendo leva su quei sentimenti di odio e di vendetta, che erano andati accumulandosi in esso durante i secoli, pervia di quell’emarginazione a cui era stato costretto dall’inizio dei tempi, appare evidente da come gli ebrei si sono costruiti il loro dio, quel dio che ci viene mostrato, sin dalle primissime pagine, come capace soltanto di punire, maledire e ordinare stragi.


La vita di Mithra quale salvatore (
sotèr
), una volta disceso sulla terra, è del tutto simile a quellariportata dalle altre religioni riguardo ai loro dei, anche se nel suo
Vangelo
, a differenza degli altriculti dei misteri, si dà una spiegazione riguardo alla sua venuta sulla terra che lo vuole nato da unavergine che lo aveva concepito per opera dello stesso dio Aura Mazda. Cresciuto in virtú e saggez-za, dette inizio alla sua attività redentrice, predicando la morale mazdeista. Una morale che, indiriz-zandosi soprattutto agli umili e agli oppressi, veniva riassunta in una predica, detta delle
Beatitudi-ni
,
nella quale Mithra prometteva una ricompensa di felicità eterna dopo la morte a coloro che, conrassegnazione, avessero sopportato l’oppressione e le ingiustizie su questa terra. Nel
Vangelo
di Mi-thra venivano raccontati gli attacchi che egli aveva ricevuto da parte dei suoi nemici, i seguaci delprincipe delle tenebre Arimane e dei suoi demoni, gli «angeli del male». La sua «passionex è deltutto simile a quella degli altri salvatori appartenenti agli altri culti dei misteri. Ucciso dopo esserestato torturato, fu appeso a un palo e fatto resuscitare il terzo giorno dalla morte dopo essere discesoagli inferi. Nel
Vangelo
avestico viene riportata anche l’ultima cena che Mithra consumò con i suoiapostoli: dopo aver trasformato il pane e il vino nel corpo e sangue proprio e aver detto loro che, selo avessero mangiato e bevuto, avrebbero ricevuto la vita eterna, promise che alla fine del mondosarebbe ridisceso sulla terra su un carro tirato da cavalli per giudicare, dall’alto di una nube, i vivi ei morti che sarebbero usciti dalle tombe, ritornando in possesso dei loro corpi («resurrezione dellacarne»). Compiuta cosí la sua missione sulla terra e lasciato ai suoi discepoli il compito di propaga-re la sua dottrina, Mithra veniva fatto risalire in cielo, dove si riuniva con il padre Aura Mazda, inattesa del giudizio universale.Questo giudizio universale, operato su tutti i vivi e i morti, è l’ultimo atto della commedia a cuiabbiamo assistito. Dopo di che, con la fine del mondo, con l’annientamento della materia, ritornando tutto allo stato precedente la creazione, il sipario si richiude sulla stessa scena su cui si era aperto, cioè su Aura Mazda che, in qualità di pensiero, si ritrova a pensare, non si sa bene a che cosa, immerso in un’eternità fatta di nulla.A noi non rimane che battere le mani all’ideatore e al regista di questa commedia, anche se non possiamo nascondere una certa perplessità, che viene dall’interrogativo: “ma perché tutto ciò?”. Soprattutto se pensiamo che il risultato comporta la condanna di gran parte dell’umanità a un’eternità di dolore.Nella religione avestica, come la resurrezione di Mithra veniva festeggiata alla metà di marzo, a simboleggiare la rinascita della natura dopo la morte dell’inverno, cosí si celebrava la sua nascita ilventicinque di dicembre per esprimere, attraverso l’allungarsi del giorno, la vittoria della luce sulle tenebre. Nel rito che si svolgeva in occasione della natività venivano offerti al bambino Mithra, nato da una vergine, l’incenso quale simbolo di spiritualità, l’oro quale riconoscimento della sua regalità, la mirra come espressione del concetto di eternità.Tutto ciò che si riferisce alla religione mazdeista, anche se le sue concezioni-base provengono da antiche leggende babilonesi, si attribuisce al suo fondatore, Zarathustra. Tra le tante cose che si narrano di lui, come che fosse un principe di stirpe reale, c’era quella che faceva corrispondere la sua nascita (VII sec. av. n. e.) a un evento cosmico apportatore di luce, che si verifica ogni sette secoli con l’entrata di Giove e Saturno nella costellazione dei pesci. Fu in seguito a questa coincidenza che alcuni veggenti profetizzarono che al successivo verificarsi dello stesso avvenimento astrale sarebbe nato un “giusto” simile a Zarathustra, che avrebbe dato inizio a un’era di benessere, che si sarebbe conclusa con il trionfo definitivo del bene sul male.(Lo scadere di questi sette secoli coinciderà con l’era messianica.)Diffusasi subito in Iran, in Persia e in Siria, in seguito alla conversione del re Vishtaspa che l’impose ai suoi sudditi, la religione mazdeista si propagò in tutto il Vicino oriente, e in Grecia, dove fu incoraggiata da Alessandro il Macedone prima, e dai sovrani ellenistici che seguirono poi, e infine a Roma, dove fu infine dichiarata religione di Stato. I motivi per cui il mazdeismo si impose sulle altre religioni furono essenzialmente due:
1.
coinvolgendo tutta l’umanità in un concetto di salvezza universale, favoriva il sincretismo  tanto auspicato dagli imperialismi.
2.
Rivolgendosi in particolare a coloro che subivano ingiustizie sociali, con la promessa di una ricompensa che avrebbero ricevuto dopo la morte, se avessero sopportato le sofferenze con umiltà e rassegnazione, tendeva a rendere quieta quella massa di insoddisfatti che ha rappresentato sempre uno dei maggiori nemici della stabilità degli imperialismi.




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