La stanchezza programmata
Antonio Ruben
La stanchezza programmata
Non vi siete mai chiesti perché, tornando a casa dal lavoro, così tante persone non vogliono fare nient’altro che sdraiarsi sul divano davanti alla televisione? Questa stanchezza oggi è considerata normale, ci siamo abituati. Ma il fatto che sia abituale non significa che sia naturale. Non è solo il lavoro a svuotarci: è un’intera struttura invisibile fatta di stimoli continui, informazioni incessanti, richieste implicite che non si fermano mai. Arrivati a sera, non restiamo senza energie per caso. Ci arriviamo già consumati.
Non serve immaginare un grande regista dietro le quinte. Il sistema non ha bisogno di un volto: funziona da solo. Come un organismo, cresce, si adatta, ottimizza. E per farlo ha bisogno di individui prevedibili, stanchi, facilmente orientabili. Non completamente spenti, abbastanza attivi da produrre e consumare, ma nemmeno abbastanza lucidi da fermarsi e mettere tutto in discussione. In questo equilibrio, l’essere umano perde progressivamente autonomia. Non decide più davvero: reagisce. Non sceglie: segue. E ciò che chiama libertà spesso è solo una gamma limitata di opzioni già previste.
I sensi, completamente allentati, si lasciano fendere. E tu, convinto di concederti un meritato riposo dopo una giornata che ti ha prosciugato, ti apri completamente: non solo davanti alla TV, ma anche al cibo. Lo stomaco si impegna nella digestione, la mente abbassa la guardia, il cervello si adatta e diventa una spugna. È in questo stato che tutto entra senza filtro.
La vera questione non è se esista o meno una “matrix”. La vera domanda è: quanta energia hai ancora per sottrarti? Per spegnere, per fermarti, per tornare presente? Perché è lì che si gioca tutto. Un sistema che vive della tua attenzione non può nulla contro una coscienza vigile.
Ma quella lucidità ha un costo: richiede energia, disciplina, volontà. Ed è proprio ciò che, giorno dopo giorno, viene eroso. Recuperarla non è un lusso, è un atto di resistenza. In un mondo che ti vuole stanco, restare lucido è rivoluzionario.
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