lunedì 31 ottobre 2016

LA SPERANZA ESISTE. PIRATI, ISLANDA, SVEZIA.

Premessa.

Mi scrivono decine di giovani italiani alla disperazione, ogni mese, e mi chiedono sempre la stessa cosa: “Barnard, ho un dottorato/master/laurea, dove espatrio per non morire?”. A loro rispondo di seguire queste parole. Ma anche voi.

_________________________________________

La speranza esiste, e, come la Mosler Economics ha sempre detto, la prerogativa assoluta è vivere in un Paese con sovranità monetaria; a seguire, vivere in un Paese con un popolo degno del nome di Popolo, non una fossa biologica come gli italiani che dai tempi dei pietosi ‘clientes’ della Roma Imperiale sono sempre stati dei servi inutili e sempre lo saranno. La speranza esiste, e queste ore lo dimostrano più che mai, ma fuori da qui, sorry.

La Svezia è nell’Eurozona? No.

L’Islanda è nell’Eurozona? No.

Sono Popoli? Sì.

Inizio da Stoccolma. Ovviamente il mefitico modello Neoliberista è arrivato anche lì, certo, e ha fatto il suo corso. Non mi sono mai aspettato dal Vero Potere che non ci provi, certo che ci provano, ovunque. Ma mi aspetterei che a un certo punto un Popolo capisca, e lo fermi. In Svezia è arrivato uno dei modellini più notori del Neoliberismo, il PSI, Private Sector Involvement, cioè quando il serpeggiante investitore si presenta dal governo e gli sussurra “Pssss… Governo… e se facessimo business insieme nelle tue prerogative?”. Prerogative del Governo significa soprattutto la Sanità, l’Istruzione, lo Stato Sociale, la Piena Occupazione. Stoccolma disse sì, e iniziò il percorso.

Il PSI è diventato realtà svedese nelle scuole, ospedali, e centri di assistenza, e talmente tanto da fare della Svezia il campione europeo del privato nei servizi pubblici. Mica scherzi. Ok.

Per 20 anni questo Paese nordico ha visto un’orda di Corporations e azionisti (le equity-backed companies) infiltrarsi ovunque, naturalmente previe leggi passate dal parlamento che gli hanno spianto la strada, cioè le famigerate ‘riforme’, eh? ne sappiamo qualcosina anche noi. La cosa che lascia sbalorditi di questo modello svedese è che i governi di Stoccolma hanno fatto ‘gli americani’ nel vero senso della parola, hanno cioè copiato il tragico esempio degli Stati Uniti dove lo Stato finanzia le maggiori ricerche e strutture (Pentagono o Dipartimento dell’Agricoltura o National Institutes of Health o MIT), e i privati se le pappano quasi gratis e ci fanno i profitti spaventosi. Esattamente questo hanno copiato gli svedesi.

Per esempio, nel loro sistema scolastico il PSI funziona così: fondi pubblici per le scuole, ma gestione e profitti ai privati. E la cosa sorprendente è che gli svedesi si sono ficcati in sta situazione con le loro mani e in modo, come si usa dire, bi-partisan, col consenso cioè di sinistra, destra, sindacati e lavoratori. Ma…

…ma appunto, gli svedesi sono un Popolo, e l’hanno capita la fregatura del Neoliberismo. Talmente tanto che oggi il malumore verso il PSI è sfociato in un sondaggio della Gothenburg University dove il 57% degli svedesi ha chiesto a gran voce uno sbarramento ai profitti dei privati nel settore pubblico. E’ successo che quando a questo Popolo è stato rivelato che i privati stavano scremando la bellezza di 20 miliardi di Corone di profitti ‘in eccesso’ sulle tasche dello Stato, si sono incazzati parecchio. Oplà…

E di nuovo, si sono incazzati bi-partisan, cioè l’elettorato di sinistra, centro e destra senza differenze sostanziali. Ed ecco che il governo oggi lavora a una legge che dovrebbe stabilire un tetto ai profitti ‘in eccesso’ dei privati che vogliono continuare a gestire scuole, ospedali e centri di assistenza in Svezia. SBAM! Porta in faccia. E che sberla. Guardate che se si esclude la Cina, non ci sono molti altri posti al mondo dove un governo, spinto dal suo Popolo, abbia avuto il coraggio di spezzare la Bibbia moderna del Diritto al Profitto, cioè letteralmente entrare a rinoceronte nei bilanci di aziende e investitori e dirgli “Stop ciccio, no, questi milioni sono troppi, e me li riprendo io Stato”.

La cosa mi entusiasma, ecco cosa fa un Popolo, altro che CIGL a culo perennemente a pecora, con tutti gli italiani a blaterare cazzate o al massimo a disperarsi per l’immondizia della Raggi, o inebetiti dalla Nano-Economia delle mance del caffè di Matteo Renzi. Questo fa un Popolo, si fa sentire, e incazzato nero, da sinistra a destra. La speranza in Svezia è, come dice la famosa frase, “viva e lotta insieme a…” no, non insieme a noi buffoni, ma insieme agli islandesi di certo.

E gli islandesi sono PIRATI. Yes.

Sappiamo dalla cronaca che l’Islanda è andata al voto proprio sabato. Anche gli islandesi sono un Popolo, e anche loro incazzosi, infatti queste elezioni sono arrivate a furor di popolo quando alcuni politici anche di governo sono stati pescati con le mani nella super marmellata dei Panama Papers, lo scandalo internazionale dei Paradisi Fiscali, e lì gli islandesi hanno inscenato le più massicce manifestazioni di strada della storia del Paese. Sono un Popolo.

Queste proteste hanno dato potenza a un partito nato dal Web e fatto di attivisti, anarchici e hackers, con a capo una poetessa, col nome di I PIRATI. Sembra uno scherzo, ma là cose di sto genere accadono, e i PIRATI mentre vi sto parlando rischiano di vincere le elezioni. Alè, così, perché quelli sono un Popolo.

Fra le tante proposte dei PIRATI c’è anche la promessa di offrire asilo politico a Edward Snowden, il super pentito della NSA americana che ha rivelato il sistema di spionaggio mondiale più grande della Storia, naturalmente operato dagli Amerikans. Il movimento 5 straccioni se l’è dimenticato per strada appena messo piede nella Trilaterale. Qui da noi sfidare gli americani fa venire il colon irritabile istantaneo a chiunque a Roma, sapete, Craxi l’ha pagata…

Ma la cosa fondamentale del Popolo islandese non sta nel fenomeno dei PIRATI, sta in eventi ben più lontani.

Quando l’Islanda nella crisi globale del 2008 è crollata sotto la bancarotta di 3 sue megabanche, l’intero arco politico e la Banca Centrale hanno immediatamente reagito imponendo controlli di capitali in entrata e in uscita, mica balle. SBAM, altra porta in faccia al turbo-Capitalismo, e hanno promosso misure protezionistiche per i cittadini e per le aziende nazionali. L’elettorato ha applaudito, certo, sono un Popolo.

Naturalmente la mega finanza internazionale li ha subito ricattati, minacciati, fatto boati spaventosi ecc. Ma l’Islanda ha moneta sovrana, e sa che cosa significa. Non si sono scomposti. Il Governatore della Banca Centrale ha semplicemente replicato: “Pagheremo tutti i nostri debiti appieno. Se gli investitori vogliono vendere, che si accomodino”. Li hanno distrutti? No. Invasi? No. Fatti fallire? No. Impossibile con moneta sovrana. Con moneta sovrana e sapendola usare, Wall Street incassa e va a spasso.

Provate… ma davvero provate a immaginare se Matteo Renzi o i 5 straccioni potrebbero dire una cosa del genere a Bruxelles, a Wall Street o alla BCE. Ci maciullano a poltiglia in 20 minuti, per forza, non abbiamo più uno straccio di sovranità monetaria né di bilancio. Siamo… Eurolesi.

Yes, la speranza c’è anche in Islanda. Ora chiudo, perché nella mia miserabile fantasia mi sogno che fra due ore mi parte un traghetto per la terra dei PIRATI. Ma ho una mamma cieca di 92 anni e devo rimandare. Ma voi che mi scrivete che aspettate?

Paolo Barnard

http://altrarealta.blogspot.it/2016/10/la-speranza-esiste-pirati-islanda-svezia.html



LONDRA – E’ passato poco piu’ di un anno da quando l’Islanda ha rinunciato ad aderire all’Unione Europea ma se qualcuno pensa che i membri del governo islandese si siano pentiti di questa scelta si sbaglierebbe di grosso.

A tale proposito pochi giorni fa il primo ministro Sigmundur David Gunnlaugsson ha dichiarato che rimanere fuori dalla UE e’ stata la migliore decisione presa dal governo perche’ ha permesso di far riprendere l’economia velocemente.

“Se l’Islanda avesse aderito alla UE, adesso si ritroverebbe in una situazione simile a quella greca o irlandese con un’economia in profonda recessione e un paese sull’orlo della bancarotta” aggiunge Gunnlaugsson, il quale non fa mistero del fatto che essere rimasti fuori e’ per lui un sospiro di sollievo.

Dopo essere cresciuto dell’1,9% l’anno scorso, quest’anno l’economia islandese dovrebbe avere una crescita del 3,5% e il debito pubblico che era dell’86% del Pil nel 2012 adesso e’ sceso al 64% e dovrebbe presto raggiungere il livello di prima della crisi del 34%. Un risultato semplicemente fantascientifico anche per nazioni come la Germania, figuriamoci per l’Italia, il cui dato è prossimo al 132%, non al 34%.


inoltre, grazie al fatto di avere una propria valuta, l’Islanda ha avuto piu’ margini di manovra e la svalutazione della krona ha fatto aumentare il numero di turisti nel paese scandinavo.

Se questo non fosse abbastanza, l’Islanda e’ stato anche l’unico paese al mondo che ha mandato in galera tutti i banchieri responsabili della crisi – cosa che in Italia perfino per la catastrofe MPS non è accaduto, strani “suicidi” a parte – e di recente ha anche offerto ai suoi cittadini il 5% della quota di una delle banche nazionalizzate durante la crisi degli anni scorsi a titolo di rimborso per le perdite subite da chi ne aveva acquistato le azioni.

Effettivamente cio’ che e’ accaduto in Islanda dovrebbe essere oggetto di studio in tutte le scuole d’Europa, ma cio’ non avviene perche’ alla nostra classe politica al governo conviene tenere il popolo ignorante, e non e’ un caso che questa storia sia stata censurata dai giornali di regime italico.

Noi non ci stiamo e ci auguriamo che i nostri lettori imparino dall’Islanda e capiscano che bisogna uscire dall’euro e dalla UE al piu’ presto possibile.

Fonte: IlNord

Tratto da: www.stopeuro.org

Nessun commento:

Posta un commento