La ruota del criceto
Immagina un presente che si ripete all'infinito.
Immagina di ripetere ogni giorno le stesse identiche azioni, un eterno presente, con l’illusione dei ricordi e la speranza di un futuro che non arriverà mai.
Credi di esserti svegliato dal sonno come ogni mattina, ma in realtà questo è ciò che ripeti all’infinito, continuando a dormire da sempre.
Forse dentro un’incubatrice, proprio come quella di un film, ma con una differenza: chi ha organizzato tutto questo non ha bisogno di farti simulare i giorni, gli anni, le vittorie e le sconfitte.
“Loro”, o forse “lui”, hanno soltanto bisogno di mantenerti in vita, con il minimo sforzo, azzerando ogni tuo ricordo ogni volta che credi di addormentarti pensando al domani.
Il sonno come fase di ricarica energetica e di azzeramento.
Il risveglio, l’illusione di una vita che non esiste.
Perché no?
In fondo, in un universo dove ogni cosa può essere messa in discussione, perché non dovremmo farlo con le nostre vite personali?
Le società dispotiche non hanno bisogno di eserciti o di fruste.
Basta convincerti che stai vivendo davvero.
Basta darti un lavoro da inseguire, una corsa quotidiana che ti spinge sempre in avanti, come una freccia lanciata verso un bersaglio che in realtà non esiste.
Corri, ti affanni, insegui obiettivi, accumuli date sul calendario…
Eppure ogni passo non ti porta avanti, ma ti riconduce allo stesso punto.
È il paradosso perfetto: una vita che si muove, ma non va da nessuna parte.
In questo schema anche la morte cambia significato.
Non è più un mistero, non è più un passaggio sacro.
Diventa uno strumento, l’ultima illusione che serve a rendere la vita “seria”, “urgente”, “pragmatica”.
Il limite come catena invisibile: senza la fine, forse non correresti.
Senza il pensiero della morte, forse smetteresti di credere alla gara.
E allora domandati:
se ogni giorno è solo una ripetizione, se ogni corsa è solo un’illusione…
che cos’è la libertà?
E cosa resta davvero della nostra vita, se non il dubbio che tutto questo sia stato scritto da qualcun altro?
Immagina di ripetere ogni giorno le stesse identiche azioni, un eterno presente, con l’illusione dei ricordi e la speranza di un futuro che non arriverà mai.
Credi di esserti svegliato dal sonno come ogni mattina, ma in realtà questo è ciò che ripeti all’infinito, continuando a dormire da sempre.
Forse dentro un’incubatrice, proprio come quella di un film, ma con una differenza: chi ha organizzato tutto questo non ha bisogno di farti simulare i giorni, gli anni, le vittorie e le sconfitte.
“Loro”, o forse “lui”, hanno soltanto bisogno di mantenerti in vita, con il minimo sforzo, azzerando ogni tuo ricordo ogni volta che credi di addormentarti pensando al domani.
Il sonno come fase di ricarica energetica e di azzeramento.
Il risveglio, l’illusione di una vita che non esiste.
Perché no?
In fondo, in un universo dove ogni cosa può essere messa in discussione, perché non dovremmo farlo con le nostre vite personali?
Le società dispotiche non hanno bisogno di eserciti o di fruste.
Basta convincerti che stai vivendo davvero.
Basta darti un lavoro da inseguire, una corsa quotidiana che ti spinge sempre in avanti, come una freccia lanciata verso un bersaglio che in realtà non esiste.
Corri, ti affanni, insegui obiettivi, accumuli date sul calendario…
Eppure ogni passo non ti porta avanti, ma ti riconduce allo stesso punto.
È il paradosso perfetto: una vita che si muove, ma non va da nessuna parte.
In questo schema anche la morte cambia significato.
Non è più un mistero, non è più un passaggio sacro.
Diventa uno strumento, l’ultima illusione che serve a rendere la vita “seria”, “urgente”, “pragmatica”.
Il limite come catena invisibile: senza la fine, forse non correresti.
Senza il pensiero della morte, forse smetteresti di credere alla gara.
E allora domandati:
se ogni giorno è solo una ripetizione, se ogni corsa è solo un’illusione…
che cos’è la libertà?
E cosa resta davvero della nostra vita, se non il dubbio che tutto questo sia stato scritto da qualcun altro?
Antonio Ruben
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