L’EUROPA BRUCIA.

 L’EUROPA BRUCIA. TRANQUILLI: STIAMO COMPRANDO MISSILI.


Spagna. Grecia. Francia. Belgio. Friuli Venezia Giulia.


Boschi in fiamme, territori evacuati, siccità, centinaia di migliaia di ettari divorati dal fuoco.


Il nemico è arrivato.


Solo che ha avuto la scortesia di non essere russo.


Perché noi, nel frattempo, siamo impegnatissimi a prepararci alla grande invasione del 2030. Carri armati, munizioni, droni, missili, difesa aerea, aumento delle spese militari fino agli obiettivi miliardari concordati dalla NATO.


Putin nel 2030 avrà 77 anni, 78 da ottobre.


Magari salirà sul carro armato personalmente.


Intanto il fuoco non ha aspettato il calendario geopolitico.


È già qui.


E per quello?


Beh, lì diventiamo improvvisamente francescani.


Qualche Canadair.
Qualche elicottero.
Vigili del fuoco spremuti fino all’ultima goccia di sudore.
Volontari.
Protezione civile.
E possibilmente una bella conferenza stampa sulla resilienza.


L’Europa per l’estate 2026 ha predisposto nel meccanismo comune antincendio 22 aerei e 5 elicotteri.


Ventidue.


Per un continente.


Poi però ci spiegano che dobbiamo prepararci alla guerra totale perché tra qualche anno potrebbe accadere qualcosa.


Qualcosa che invece accade ogni estate sotto i nostri occhi sembra non meritare la stessa mobilitazione.


Ed eccoci al capolavoro.


Sul cambiamento climatico siamo capacissimi di inventare obblighi per il cittadino:


cambia automobile,
cambia caldaia,
rifai casa,
paga la tassa,
compra l’elettrico,
consuma meno,
sentiti in colpa.


Quando invece bisognerebbe costruire una gigantesca difesa europea contro gli effetti che sappiamo già essere inevitabili, improvvisamente manca la fantasia.


Dove sono le flotte europee di Canadair?


Dove sono i grandi bacini idrici?


Dove sono i tagliafuoco?


Dove sono migliaia di uomini in più nei corpi forestali?


Dove sono i sistemi permanenti di sorveglianza, prevenzione e pronto intervento?


Dove sono gli investimenti colossali nella gestione dei boschi e nella manutenzione del territorio?


Perché anche queste sono armi.


Solo che non fanno esplodere niente.


Impediscono che esploda tutto.


Ed è forse questa la più grottesca contraddizione europea: riusciamo a immaginare una mobilitazione economica gigantesca contro una guerra futura, ma continuiamo a trattare incendi, siccità, alluvioni e dissesto idrogeologico come fastidiosi imprevisti meteorologici.


No.


Sono sicurezza nazionale.


Sono sicurezza europea.


Sono vite, case, aziende, agricoltura, infrastrutture, acqua, energia.


E se davvero crediamo che il clima stia cambiando, allora smettiamola di ridurre tutto alla penitenza ecologica del cittadino.


Prepariamoci.


Non soltanto a emettere un grammo di CO₂ in meno nel 2040.


A spegnere un bosco domani mattina.


Perché mentre aspettiamo l’Armata Rossa del 2030, c’è già un esercito che avanza senza passaporto, senza sanzioni e senza negoziati di pace


LE FIAMME.


E quelle, purtroppo, non leggono i comunicati della NATO.


Don Chisciotte


Fonti: Reuters; Commissione europea/JRC-EFFIS; Commissione europea – Protezione civile rescEU; NATO; Regione Friuli Venezia Giuli


#DonChisciotte #Incendi #Europa #FriuliVeneziaGiulia #CambiamentoClimatico #NATO #Russia #Canadair #ProtezioneCivile #Sicurezza #Ambiente

Commenti

Post popolari in questo blog

Stephen Hawking “Vi spiego perché Dio non esiste”

TESTIMONIANZA DI UN EX TESTIMONE DI GEOVA

SALVATORE BRIZZI CENSURATO DA FACEBOOK