Entronauti
Scanziani si erge sull’Athos dopo il viaggio in India, lo scontro con l’Europa, ciclope scatenato, famelico. “Non mi riusciva più di leggere i giornali, d’ascoltare la radio, di guardare la televisione, d’assistere a uno spettacolo… Città di paure: atomica, insurrezione, cancro, scontri, assassini, tutto illustrato, ripetuto giorno su giorno, fino a ridurti atterrito tra atterriti. Città di violenze: automobili aggressive, pedoni imprecatori, lotte a coltello per un posto, odii implacabili fra individui e gruppi e, per svagarsi, la sparatoria omicida del cinema o l’urlo atroce dello stadio. Città di furori satirici: nudità femminili da per tutto, donne perpetuamente in fregola, uomini in permanente libidine, inversioni esibite, manie propagandate, sesso onnipresente onnipotente obnubilante. In tale cosmo di vibrazioni frenetiche, ho perduto ogni mio bene: la serenità, la presenza, la gioia”. * Come il pellegrino russo, spoglio di tutto, custodendo l’inquietudine in un’ampoll...