sabato 22 marzo 2014

LA DIPENDENZA

Sta di fatto però che è quanto ci hanno detto tutti i mistici in passato. Non sto affermando che il “me”, il sé condizionato, non ricada talvolta nei propri schemi usuali. É il modo in cui siamo stati condizionati. La domanda però se sia concepibile vivere una vita in cui si sarebbe così totalmente soli da non dipendere da nessuno. Tutti noi dipendiamo gli uni dagli altri per ogni genere di cose, non è vero? Dipendiamo dal macellaio, dal fornaio, dal fabbricante di candele. Interdipendenza. Benissimo! Abbiamo organizzato la società in questo modo e assegniamo funzioni diverse a persone diverse per il benessere di ciascuno, così da funzionare meglio e vivere in modo più efficiente – o almeno speriamo che sia così. 
Ma dipendere da un altro psicologicamente – dipendere da un altro emotivamente – cosa comporta? Significa dipendere da un altro essere umano per raggiungere la felicità. Pensateci sopra. Perché se lo fate, la prossima cosa che farete, ne siate coscienti o meno, sarà esigere che altre persone contribuiscano alla vostra felicità. Poi ci sarà un ulteriore gradino – paura, paura della perdita, paura dell’alienazione, paura di essere respinti, controllo reciproco. L’amore perfetto esclude la paura. Dove c’è amore non ci sono pretese, aspettative, dipendenza. Io non esigo che voi mi facciate felice; la mia felicità non alberga in voi. Se mi doveste lasciare, non mi sentirei dispiaciuto per me stesso; godo immensamente della vostra compagnia, ma non mi abbarbico a voi. Godo della vostra compagnia sulla base del non-abbarbicamento. Non siete voi, ciò di cui godo; è qualcosa di più grande di voi e di me. É qualcosa che ho scoperto, una sorta di sinfonia, una sorta di orchestra che suona alla vostra presenza, ma quando voi ve ne andate, l’orchestra non smette. 
Quando incontro qualcun altro, suona un’altra melodia, altrettanto deliziosa. E quando sono solo, continua. Ha un grande repertorio, e non cessa mai di suonare. Il risveglio è tutto qui. Ed è per questo che siamo ipnotizzati, addormentati, che abbiamo subito il lavaggio del cervello. Sembra una cosa terribile da chiedere, ma si potrebbe dire che voi mi amate, se vi abbarbicate a me e non mi lasciate andare? Se non mi lasciate stare? Si può dire che mi amate se avete bisogno di me, psicologicamente o emotivamente, per la vostra felicità? Questo è in contrasto con gli insegnamenti universali di tutte le scritture, di tutte le religioni, di tutti i mistici. «Come possiamo non essercene accorti per tanti anni?» mi sono chiesto ripetutamente. «Come ho fatto a non accorgermene?». Quando si leggono quelle espressioni radicali nelle Scritture, ci si comincia a credere che tutti gli altri sono pazzi. «Se non odiate vostro padre e vostra madre, i vostri fratelli e le vostre sorelle, se non rinunciate per sempre a tutto ciò che possedete, non potete essere miei discepoli». Dovete abbandonare tutto. Non è una rinuncia fisica, lo capite: sarebbe facile. Quando cadono le vostre illusioni, finalmente siete in contatto con la realtà, e credetemi, non sarete mai soli, mai più. La solitudine non si cura con la compagnia umana. 
La solitudine si cura attraverso il contatto con la realtà. Oh, sono tante le cose da dire su questo argomento! Il contatto con la realtà, la caduta delle illusioni, il rapporto diretto con ciò che è reale. Qualunque cosa sia, non ha nome. Possiamo conoscerlo solo abbandonando ciò che è irreale. Si può scoprire cos’è lo stare soli quando si smette di abbarbicarsi, quando si smette di essere dipendenti. Ma il primo passo è vedere tutto questo come qualcosa di desiderabile. Se non lo si considera desiderabile, come si potrà mai arrivarci vicino? Pensate alla vostra solitudine. La compagnia umana potrebbe mai eliminarla? Servirebbe solo da distrazione. Dentro c’è un vuoto, non è vero? E quando il vuoto viene alla superficie, cosa si fa? Si fugge, si accende la televisione, si accende la radio, si legge un libro, si cerca la compagnia umana, il divertimento, la distrazione. Lo fanno tutti. É un gran business, oggi, un’industria organizzata per distrarci e intrattenerci.
Messaggio per un’Aquila che si crede un Pollo - Anthony De Mello
http://risvegliati.altervista.org/la-dipendenza/
http://altrarealta.blogspot.it/

Nessun commento:

Posta un commento