Vanessa Redgrave
Nel 1978, davanti agli occhi dell’intera America televisiva, Vanessa Redgrave salì sul palco degli Oscar, strinse tra le mani la statuetta dorata, e con la grazia serena di una martire, pronunciò parole che incendiarono la platea: definì una parte del pubblico «una banda di teppisti sionisti». Fu un terremoto. Fischi, urla, sgomento. I produttori cercarono disperatamente di mandare la pubblicità. Bob Hope si coprì il volto. Ma lei restò immobile. Di una calma imperturbabile. Perché credeva, profondamente, in ogni sillaba che aveva appena pronunciato. Vanessa Redgrave era la nuova musa di Hollywood grazie al suo ruolo da brividi in Julia, in cui dava vita a una resistente antinazista. Un’interpretazione definita “trascendente”. Ma se l’industria osannava il suo talento, detestava le sue idee. Aveva finanziato The Palestinian, un documentario pro-palestinese girato in un Libano devastato dalla guerra. Pochi giorni prima della cerimonia, dei manifestanti armati sfilavano davanti al teatro...