domenica 20 aprile 2014

VORREI AVERLO FATTO I 5 rimpianti piu' grandi in punto di morte


Vi siete mai chiesti quale sarebbe il vostro più grande rimpianto se oggi fosse il vostro ultimo giorno di vita? Cosa vorreste aver fatto, cosa vi pentireste di non aver mai provato?

Bronnie Ware, un'infermiera australiana nella rete delle Cure Palliative per i malati terminali, che assisteva i moribondi nelle loro ultime 12 settimane, ha riportato per anni le loro ultime parole e desideri in un blog intitolato "Inspiration and Chai" che ha avuto un seguito talmente grande da convincerla a scrivere un libro intitolato “I 5 più grandi rimpianti dei morenti”.

Quando la Ware ha chiesto ai suoi pazienti di eventuali rammarichi, o su qualcosa che avrebbero fatto diversamente, sono venuti fuori molti temi comuni. Nessun accenno al non aver fatto più sesso o a non avere provato a fare sport estremi, ma il rimorso di non aver speso più tempo con la propria famiglia, coltivato le amicizie o cercato con più accortezza la via della felicità.

Questi i cinque più comuni rimpianti, secondo la testimonianza dell’infermiera:

5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice.

"Questo è un sorprendentemente comune a tutti. Molti non si rendono conto, finché non è tardi, che la felicità è una scelta. Sono rimasti bloccati nelle loro abitudini e nella routine. Il cosiddetto 'comfort' di familiarità si è espanso anche alle loro emozioni, perfino ad un livello fisico. La paura del cambiamento li fa fingere con gli altri e mentire a se stessi, convincendosi di essere contenti, quando nel profondo, non desideravano che ridere a crepapelle e un po’ di infantilità nella loro vita. "

4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici.

"Spesso non sono riusciti ad apprezzare quale privilegio magnifico fosse avere dei vecchi amici se non nelle loro ultime settimane e non sempre era stato possibile rintracciarli. Molti erano così concentrati sulle proprie vite che hanno perso per strada delle amicizie d'oro nel corso degli anni. Molti rimpiangevano profondamente di non aver dato alle amicizie il tempo e lo sforzo che si meritavano. Ognuno sente la mancanza dei propri amici quando sta morendo."

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.

"Molte persone sopprimono i loro sentimenti in modo da mantenere il quieto vivere con gli altri. Di conseguenza, si accontentano di un’esistenza mediocre e non diventano mai chi erano realmente in grado di divenire. Come risultato, amarezza e risentimento diventano delle malattie che si sviluppano dentro. "

2. Vorrei non aver lavorato così duramente.


"Questo è venuto fuori da ogni paziente di sesso maschile che ho assistito. Si sono persi l’infanzia dei loro figli e la compagnia dei propri partner. Anche alcune donne hanno menzionato questo rimpianto, ma come se fossero di una vecchia generazione, molti dei pazienti di sesso femminile non erano stati capifamiglia. Tutti gli uomini che ho curato hanno rimpianto profondamente l’aver trascorso così tanto della loro esistenza a dedicarsi sfrenatamente al lavoro. "

1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.

“Questo il rammarico più comune per tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e ripensano ad essa tirando le somme, è facile rendersi conto di quanti sogni sono rimasti insoddisfatti. La maggior parte delle persone non aveva realizzato nemmeno la metà dei loro sogni e doveva morire con la consapevolezza che era a causa di scelte che aveva compiuto. La salute offre una libertà di cui in pochi si rendono conto, fino a quando non la perdono.”

La Ware testimonia di come le persone alla fine della propria vita acquisiscano un’incredibile lucidità di visione e che noi tutti potremmo imparare dalla loro saggezza.

Come diceva il poeta Henry David Thoreau: “Vivere con saggezza, vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto”.

Viviamo. Prima che sia troppo tardi.



http://www.newswiki.it/newswiki/salute/86-rimpianti-malati-terminali-alla-morte
http://altrarealta.blogspot.it/


Vorrei Averlo Fatto Bronnie Ware

Vorrei Averlo Fatto
I cinque rimpianti più grandi
Bronnie Ware

Compralo su il Giardino dei Libri


Avvicinai la sedia al letto di Lenny che giaceva addormentato e lessi per
un po’. Ma la mia mente era con lui. Dopo un poco si mosse e si accorse
che ero lì. Batté la mano sul letto in cerca della mia; gliela porsi. Sorridendo
scivolò nuovamente nel sonno e passò qualche ora. Di tanto in tanto si
muoveva e allora gli davo un sorso d’acqua o solo un bacio sulla mano.
“È stata una vita felice” disse piano nel silenzio, quando si svegliò. “È
stata una vita felice.” Si assopì di nuovo mentre lo guardavo amorevolmente.
Mi faceva male il cuore e qualche lacrima prese a scivolare lungo il mio
viso. Mi domandai perché non avessi optato per un lavoro più semplice
senza attaccamento emotivo. A volte era davvero troppo doloroso. Eppure
sapevo che un’altra attività non mi avrebbe offerto i doni che avevo ricevuto
grazie ai miei clienti.
“Mhmm, una vita felice” ripeté, aprendo di nuovo gli occhi stanchi e

sorridendomi. Vide le mie lacrime e mi strinse la mano. “Non preoccupar
ti ragazza mia, sono pronto.” La sua voce non era che un sospiro.
“Promettimi una cosa.”
Volevo singhiozzare, ma mi limitai a sorridergli attraverso le lacrime.
Non era un vero e proprio sorriso, solo il tentativo di una persona che
cerca di farsi coraggio senza riuscirci. “Certo, Len.”
“Non dare peso alle cose meschine. Non contano niente. Solo l’amore
conta. Se ti ricorderai che l’amore è sempre presente, allora avrai una vita
felice.” Il suo respiro si stava alterando ed era sempre più difficile per lui
parlare.
“Grazie di tutto, Len” riuscii a dire tra le lacrime. “Sono contentissima
che ci siamo conosciuti.” Sembravano parole così infantili in un certo
senso, perché c’era tanto altro che avrei potuto e voluto dire. Ma alla fine,
esprimevano i miei sentimenti nel modo più semplice. Mi chinai su di lui
baciandogli la fronte e mi accorsi che si era assopito di nuovo.
Rimasi seduta a piangere senza frenarmi. A volte basta solo togliere il
tappo alle lacrime per scoprire che ce n’è un’intera collezione lì pronta a
venir fuori. Non sai nemmeno per cosa sono. Avevo tolto il tappo e mi sciolsi
in pianto. Lenny continuò a dormire nelle ore successive. Poteva darsi che
non si sarebbe più svegliato. Quando non ci furono più lacrime, restai seduta
in silenzio, guardandolo con tenerezza. Poi ovviamente arrivò Roy.
Mi venne voglia di ridere, sapendo che Lenny avrebbe colto l’ironia
della situazione se fosse stato sveglio. Ma dormiva e il mio sorriso cortese,
con gli occhi rossi e stanchi per i litri di lacrime versati, diedero a Roy il
quadro completo della situazione. Lenny poteva non svegliarsi più.

dal libro Vorrei averlo fatto

estratto da libro da scaricare Rimpianto n5
http://cs.ilgiardinodeilibri.it/data/allegati/vorrei-averlo-fatto-rimpianto5.pdf

Non approfondiamo in questo post il motivo per cui sono diventati terminali,Quali cure distruttive
hanno dovuto subire, prima avveleniamo i pazienti fino al punto di non ritorno poi si cerca di sostenere
il paziente con l'assistenza delle cure palliative ci si preoccupa della situazione emotiva, IPOCRITI
un sistema sanitario IPOCRITA E ASSASSINO con la maschera della bonta'

Poi c'è il discorso dell'eutanasia da fare, ma perchè se uno è arrivato a un punto di nonritorno non puo' scegliere di morire? semplice perchè vogliono sfruttarti e guadagnarci su qualche mese in piu' qualche giorno in piu', questa la tristissima verita' , certo sono BUONI sono quelli BUONI

Antar Raja

http://altrarealta.blogspot.it

Nessun commento:

Posta un commento